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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, ottobre 05, 2007

Cristo


La storia è fatta di corsi e ricorsi come diceva Giovan Battista Vico. Ci sono periodi storici in cui prevale il raziocinio, altri in cui prevalgono la spiritualità o addirittura il misticismo. Dopo il lungo periodo medioevale, l’illuminismo dette la stura a tante speranze dell’uomo compresse dall’oscurantismo clericale, dall’inquisizione, dai roghi, dalle persecuzioni e cominciarono ad emergere la Scienza, la Cultura, la tecnologia. Ma già il romanticismo era alle porte, e l’uomo, stanco di obbedire alla fredda ragione, si tuffò nelle braccia del sentimento, nello "Sturm und Drang", ( tempesta ed impeto) con l’esplosione delle passioni e del soggettivismo. Si esaltarono l’amor di patria, la lealtà, l’amicizia, mentre la malinconia ed il dolore divennero compagni inseparabili dell’uomo. Si esaltarono la morte, l’angoscia ed il terrore, mentre i sepolcri ispiravano i poeti di questa età romantica. Il positivismo, col primato della biologia e col ritorno della scienza, iniettò nuovo ottimismo, nuovo entusiasmo all’uomo tecnologico che presto precipitò di nuovo nel decadentismo dove ancora una volta l’uomo venne avvolto da un senso di languore, di smarrimento, di angoscia mentre l’immagine della morte tornò a dominare la scena. Forse sono prolisso e tutto questo ragionamento è superfluo, ma io ritengo che l’uomo singolo racchiuda in se stesso, la stessa evoluzione dell’Umanità, esaltando la sua ragione o rifugiandosi nella fede, ultimo baluardo che lo riscatti dal terrore di essere annichilito ed inglobato nel grande mistero che lo sovrasta. Ho letto attentamente Odifreddi che analizza lucidamente tutta la Bibbia. Egli dimostra l’assurdità dei tempi, dei costumi, della morale di cui essa è pervasa, ma non mi ha convinto del tutto. Sono passato ad assaporare la più sottile analisi del costume che fa Comte Sponville ne “Lo spirito dell’ateismo” dove si dimostra che non essere credenti non significa ripudiare la propria cultura, le proprie origini cristiane. Ho riletto poi Hawking che mi ha trascinato nell’infinito mondo di un Universo in espansione, in uno spazio-tempo che diventa un' opinione od una sensazione come un sapore, un odore, un colore. Ho capito che tutto è relativo, mi ritrovo alla fine del viaggio più frastornato di prima ma ho compiuto il percorso, tutto quello che il sapere degli altri mi può trasmettere ed almeno, prima di buttarmi nelle braccia della fede, ho voluto sfamare la mia ragione che mi fa gridare con Nietzsche : “Dio è morto, Dio è morto” ucciso si dalla ragione e dalla scienza, ma anche dall’ipocrisia di chi predica dagli altari povertà e bontà con i salmi e le parabole, mentre nuota nel lusso, nella magnificenza, nell’agiatezza e nell’arroganza. A noi resta l’immagine di Cristo, da me interpretata, in questo lavoro, come espressione silente di un’ Umanità carica di dolore, di stupore, di angoscia ma anche di timida speranza.
Dino Licci

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