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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, dicembre 02, 2007

Il papa boccia l'illuminismo

Secondo Popper, perché una teoria sia veramente scientifica, occorre che possa essere falsificata. La corretta interpretazione della frase, è un invito opposto al messaggio del papa che boccia il relativismo, la crescita, l’evoluzione, il progresso. Unificare nella condanna illuminismo e marxismo è di per sé un errore concettuale perché il primo rientra nell’ambito della razionalità essendo verificabile e falsificabile per definizione, il secondo nella folta schiera delle verità teoriche con sapore vagamente trascendente, motivo per il quale forse ha meritato, da parte del depositario assoluto del Vero, una condanna più mite. Nella vita tutto è relativo, sia nella vita quotidiana, sia nella formulazione delle teorie. Senza il confronto, la dialettica, il dialogo e la verifica, cammineremmo ancora a quattro zampe e cureremmo i nostri mali con l’esorcismo e la magia, condannando la medicina che è figlia della biologia che a sua volta deve molto al genio di Darwin che ha illuminato il cammino della conoscenza. “Sapere aude” diceva Orazio gia 2000 anni fa e prima della nascita di Cristo. ”Sapere aude “ gli fa eco Kant mentre proietta l’uomo nella modernità e nell’illuminismo. Ed ora qualcuno che predica la povertà di Cristo, mentre ci accostiamo al Natale che è la festa della rappacificazione e della fratellanza, questo Pontefice che dovrebbe guidarci secondo il messaggio evangelico verso la concordia e la tolleranza, la povertà e l’umiltà, si erge a giudice supremo, boccia la ragione che, secondo la sua stessa dottrina, dovrebbe essere un dono di Dio, boccia la comunione con le altri fedi parallele, ed avvolto da mantelli dorati tempestati di gemme, assiso su troni impreziositi dalle offerte di un’umanità speranzosa di riscatto e di pace, grida la sua intransigenza tra cori di pecoroni impauriti che gli belano attorno l’assenza completa del libero pensiero.

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