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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, maggio 30, 2008

Pensieri (la teoria delle stringhe)

Pensieri


« L'uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna che pensa. [...] Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero.. [...] »

 
Lo disse Blaise Pascal che dedicò al “pensare” tutta la sua vita bocciando senza mezzi termini il ricorso ai divertissement, termine che bisogna tradurre come “distrazione dal tema dominante o “ "deviazione dalla pura meditazione" .Non mi trova d’accordo Pascal come non mi trova d’accordo la sua famosa scommessa, quella che, basandosi sulla legge delle probabilità, gli faceva scegliere la fede nell’al di là per puro calcolo, scadendo nel ridicolo ed abbassando l’anelito verso Dio a mero ragionamento matematico. Io boccio la sua tesi perché vivo di distrazioni: il lavoro, l’amore, la pittura, la poesia, la chitarra non sono che i mezzi che io uso per evitare di pensare, ma certamente tutte le distrazioni del mondo non bastano a sedare la mia “curiositas”, quella che mi trova insonne, curvo sui libri a rimuginare, analizzare, comparare il mio pensiero con quello dei grandi pensatori della storia: filosofi, biologi, teologi, tutti proiettati da millenni a chiedersi con angoscia chi siamo, da dove veniamo e soprattutto dove andiamo.


Ai primordi della vita pensante, quando l’uomo guadagnò la stazione eretta l’animale uomo non s’interrogava ed il suo obiettivo, il suo fine ultimo era solo la sopravvivenza. Poi venne la coscienza, un coacervo di reazioni chimiche che sfociarono nell’astrazione e l’uomo diventò: l’animale che sapeva di dover morire. Una certezza sconvolgente, inaccettabile, gravosa ed allora l’uomo s’inventò le religioni. Con le religioni la vita diventava solo un attimo della sua esistenza, mentre la sua anima sarebbe vissuta in eterno trasmigrata in altri corpi, relegata nell’inferno o innalzata verso i cieli infiniti a bearsi dell’eterna visione di Dio. Questo placò la sua anima illudendolo per secoli. Ma la cultura, la scienza, la tecnologia erano in agguato e la poesia delle vecchie credenze fu distrutta dalla ragione, dall’illuminismo prima, dal positivismo poi : “Dio è morto”-griderà Nietzche -_ “distrutto dalla ragione ”. Ma il mondo deterministico della scienza, la sequenza causa –effetto che giustificava ogni cosa, ben presto fu superato da due sconcertanti scoperte: la teoria della relatività generale da un lato, la meccanica quantistica dall’altro. Teorie affascinanti, verificate e calcolate sapientemente ma quasi in contrasto tra loro perché le leggi che valgono per l’infinitamente grande, non si possono applicare all’infinitamente piccolo.
Forse, si forse, perché oggi si fa strada la teoria delle stringhe.
Ed il mondo comincia a vibrare: vibra nei quark, che perdono la prerogativa di essere l’oggetto più piccolo della natura, vibrano nelle supernove, vibrano nei buchi neri e tutto è musica come se miriadi e miriadi e miriadi di corde di violino arrotolate in spazi milioni di volte più piccole della materia visibile, le stringhe appunto, suonassero una sinfonia infinita liberando, concretizzando energia che non è altro che materia trasformabile. L’uomo arranca dietro questi concetti. L’uomo è programmato per “vedere” con i suoi sensi uno spazio tridimensionale, forse quadridimensionale oggi che si sa che la spazio- tempo sono indissolubilmente legati, ma è quasi cieco perché la matematica e la teoria delle stringhe appunto, prevedono almeno undici dimensioni che egli può calcolare ma non vedere, neanche con l’aiuto della tecnologia. E chi conosce l’effetto fotoelettrico scoperto da Einstein, capirà perché Heisemberg coniò il suo famoso “principio d’indeterminazione” che fece crollare le speranze degli ottimisti come Laplace. E le nostre speranze, le nostre che pur rimaniamo estasiati dalla visione di Dio, non certo il Dio di Abramo dei cosiddetti teisti che si nutrono di favole e promesse, ma il Dio di Spinoza, il Dio della Natura che trascende le nostre conoscenze ma che c’inebria e c’illumina, facendoci sentire parte vivente in questo turbinio infinito che ci sovrasta e sgomenta.

I misteri dei cieli