Informazioni personali

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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

martedì, agosto 11, 2009

Lu cane

LU CANE
Cce bbole,cu me mozzica stu cane
Ca sta mme face tuttu stu casinu?
Ci la criatu !e nu sse staie cittu
Crai senti sorma e puru lu vicinu!!!

Ma cce lli zzicca,furmine e saietta:
ole cu ssimu,armenu cussì pare,
ma addhruè cca scire,cce bole,na purpetta?
Nà,teni e cittu e lassame mpannare!

E cce la spiccia!,essi,essi,vane,
sangu ,cce fusce,l’aggiu sicutare
cu visciu propriu ieu cce l’ha ziccatu
furmine de lu focu mpizzicatu!!!

............Eccu ca mo se spiega la commedia :
sintia ndoru de fimmina stu cane…………..
Guarda come la ndora nnamuratu,
guarda comu la gira e mò è zumpatu!

Sciamune a casa,Dinu,lassa stare,
lassali stare suli st’animali:
a menzu a quistu munnu discraziatu
cu spiccia bonu armenu pelli cani!!!


Il cane
Ma che vuole mordermi questo cane
Che mi sta facendo tanta confusione?
Ma chi lo ha creato? E continua a far chiasso
Domani si lamenteranno mia sorelle e gli altri vicini!!!

Ma che gli prende fulmini e saette:
vuole che usciamo ,almeno così sembra
ma dove vorrà andare? Vorrà una polpetta?
Ecco tieni ,sta zitto e lasciami dormire!

Ma non la finisce! Si va bene vai
Ma come corre, lo devo seguire
Per vedere proprio che gli è preso
Per tutte le scintille di un fuoco acceso!

…..Ecco che ora si spiega la commedia:
sentiva odore di femmina questo cane…..
guarda come la odora innamorato
guarda come le gira intorno ed ora le è saltato sopra!

Andiamocene a casa Dino, lasciamo perdere,
lasciamoli stare soli questi animali:
in mezzo a questo mondo disgraziato
che finisca bene almeno per i cani!!!

domenica, giugno 21, 2009

Personale di Pittura Luglio 2009

Personale di pittura di DINO LICCI


Maglie “Galleria Capece” 1-15 Luglio 2009

Più che una mostra di pittura è un invito al dialogo. Vorrei poter comunicare con i miei quadri, dove cerco di trasfondere la mia essenza più vera, il mio bisogno insoddisfatto di Dio, i miei dolori, le mie angosce, i miei dubbi, le mie speranze, le mie aspirazioni. Sono agnostico, ma anche un instancabile ricercatore di Verità. In tempi remoti ma non lontanissimi, ho criticato Leibniz e Berkeley e Sant’Agostino e Plotino. Poi ho dovuto ricredermi. Ho dovuto imparare che possono esistere e convivere tante diverse realtà. Ho dovuto imparare che il tempo è relativo, che la gravità è solo una deformazione spazio-temporale, che un fenomeno non è solo oggettività ma è creato in parte dall’osservatore cosciente. Insomma, mentre cullato dalla soavi note di Chopin o spronato dal profondo lamento di Ciajkovskij, la mia mano guida i pennelli sulla bianca tela durante le mie piacevoli notti insonni, la mia mente corre lontano, corre a far rivivere persone a me care che mi hanno guidato nell’età più tenera o i grandi del passato che mi accompagnano costantemente, da decenni, ogni notte, con pagine e pagine di profondissime meditazioni. Scopro con Einstein che il tempo si contrae con la velocità e col principio d’indeterminazione di Heisenberg, la caducità del determinismo positivista, scopro la teoria delle stringhe e la possibilità che esistano universi paralleli. Scopro infine che la realtà virtuale può diventare pensiero vitale e che recentissimi esperimenti relativi alla meccanica quantistica, conducono inevitabilmente verso la sorprendente concezione di un “universo mentale” dove non si è più spettatori dei fenomeni ma protagonisti di essi. E scopro che l’armonia prestabilita di Leibniz, così assurda a prima vista, nasconde la verità di un ordine connaturato alla profondità dell’Universo intero. Scopro che tutto ciò che osserviamo, che tocchiamo, che ascoltiamo, potrebbe essere un’immensa e perpetua allucinazione, una realtà che non sarebbe fatta solo di materia ma anche di un’ indescrivibile spiritualità.
Ed allora fisso questi miei concetti sulle tele e la fatica sconvolgente della ricerca, si concretizza sul volto mesto di un Cristo umanizzato o sul corpo sinuoso di una donna sensuale, quasi a significare l’inesistente dicotomia del mio essere, fondendo insieme sacro e profano, immanenza e trascendenza, così come nella nostra mente misteriosa, che riassume in sé tutte le contraddizioni dell’animo umano, distruggendo una volta per tutte il concetto manicheo che ammorba di dogmatica staticità il nostro meraviglioso divenire.

Nel bosco

video

mercoledì, giugno 03, 2009

4 Giugno 1989

4 Giugno 1989

I ragazzi di Pechino sono morti a migliaia
Nella notte del sangue!

E mescolano odore di morte
Al profumo dei fiori.

E spengono le loro primavere
Nella piazza della pace!

I ragazzi di Pechino volano gli spazi
E varcano le soglie delle case

E le loro immagini graffiano i cuori
E sconvolgono menti…….a milioni!

I ragazzi muoiono inermi e ……..disperati
E le nostre coscienze tremano

Straziate dal dolore ,incredule ed attonite,
costernate e avvilite!

Che cosa c’è nelle nostre menti
Fatte a somiglianza di Dio?

Dino Licci

venerdì, aprile 10, 2009

Il Terremoto

Vorrei che Leibniz fosse vivo. Mi piacerebbe sentirlo argomentare sull’armonia prestabilita e sul “migliore dei mondi possibili” ora che tutto crolla, tutto muore, tutto si distrugge nel sangue e nelle lacrime, nell’angoscia infinita dei senza tetto, senza niente, senza compassione. Vorrei stringere la mano a Voltaire quando nel novembre 1755, in pieno secolo dei lumi, a Lisbona la terra tremò in un terribile terremoto proprio quando l’ottimismo regnava sovrano in tutto l’occidente, e lui urlava la sua rabbia col famoso poema che cominciava così:

Poveri umani! e povera terra nostra!
Terribile coacervo di disastri!
Consolatori ognor d'inutili dolori!
Filosofi che osate gridare tutto è bene,
venite a contemplar queste rovine orrende:
muri a pezzi, carni a brandelli e ceneri.
Donne e infanti ammucchiati uno sull' altro
sotto pezzi di pietre, membra sparse………….


Che senso ha cercare caparbiamente, ostinatamente, un Dio che non esiste, che senso ha continuare a credere che la sofferenza terrena sia il lasciapassare per il Paradiso? E quale Paradiso potrà mai ripagare una madre, un padre che vedono il proprio bambino, le sue membra sparse tra calcinacci e corpi dilatati e contorti sotto la macerie e la terra che trema e che tuona e ti parla coi suoi boati spaventosi? Si vogliono cercare le responsabilità, qualcuno incolpa perfino Lui che non c’è, mentre la Chiesa, che grida al miracolo per una Madonna che piange ad opera di qualche lestofante, glissa la sua impotenza con le solite preghiere, i soliti inutili rosari e nasconde i suoi dubbi e le sue stesse angosce ed il suo segreto timore.
Meglio forse le religioni orientali che cercano il nirvana, l’atarassia, l’annullamento del Karma, come dire la non vita, ma senza ascrivere ad alcuno né meriti né colpe, con un solo bisogno profondo: quello di lenire il dolore e sconfiggere il tormento. Tale è la condizione umana: siamo fuscelli leggeri alla mercè del vento, animaletti pensanti dotati di un potere che insieme è una condanna. Siamo animali coscienti di sé. E se un Dio esiste davvero, forse è da ricercare in quella naturale empatia che in casi come quello che tutti stiamo vivendo, sembra emergere rafforzata. E sembrano prendere consistenza quei neuroni a specchio di cui la Scienza moderna si sta interessando e che ci fanno apparire tutti, come in un alveare in cui il singolo individuo non ha significato, tutti, dicevo, appartenenti e fusi in un'unica matrice vitale, quella “matrix divina” che qualcuno ipotizza e che forse è alla base di un’oscura, fumosa, supponibile verità.

domenica, marzo 29, 2009

E' morto Flop


Tredici anni con noi, come il più caro degli amici, come un eterno bambino. Se n'è andato in silenzio ed ha lasciato il vuoto ed un immenso dolore.

domenica, marzo 15, 2009

La cometa


La cometa

Un angelo si fece cometa
e, volando nel cielo,
seminava la luce
come stille
d’amore!

Poi la corsa finì
E nel buio più buio
Spuntarono le stelle
A ricordarne il nome.

mercoledì, gennaio 14, 2009

La scommessa di Pascal



Il cattolicissimo Pascal demandava alla matematica, al calcolo delle probabilità, la convenienza o meno di credere . A me sembra ingiurioso e limitativo un ragionamento del genere. La grandezza dell’universo mi affascina e sconvolge a prescindere dalla mia personale convenienza, a prescindere persino del bene di tutta l’umanità. Il Mistero incombe su di noi e, seppure tale deve rimanere, pure mi sento di levare dal più profondo del cuore un inno all’Immenso, come una corda di violino tesa allo spasimo in un suono ora acuto ora grave ma che vibra con noi nella ricerca del vero o nell’estasi profonda che il trascendente ci procura.
Mente un rabbino litiga col papa ed un musulmano s’immola per la gloria di Allah , due scienziati dello Scripps Research Institute - sono riusciti a sintetizzare degli enzimi dell’RNA che riescono a replicarsi autonomamente.
Sono un vecchio biologo ed ormai , dopo decenni di studio e riflessione, potrei anche definirmi un vecchio filosofo. Ho imparato a coniugare con gli anni, Scienza e Fede, Biologia e Filosofia. La genetica c’insegna che non siamo tutti uguali, l’etologia c’insegna che l’apprendimento, l’imprinting, la cultura , rivestono grande importanza nella formazione di un individuo. Quello che appare logico e scontato ad un biologo non lo è altrettanto per un teologo e, fra le due opposte visoni della vita , la filosofia s’incunea cercando di mediare, quasi volesse rubare le funzioni al corpo calloso che coniuga l’emisfero dell’astrazione e quello del calcolo e della ragione. Non ho dubbi, non ne ho alcuno, che presto si arriverà a far scoccare in vitro la prima scintilla vitale, non ho dubbi neppure che l’Universo sia autosufficiente (basta leggersi “La grande Storia del Tempo” di Stephen Hawking per convincersene) e non ho dubbi sul Big Bang iniziale: basta osservare il fondo nero del cielo o ripercorrere all’indietro l’espansione dell’Universo secondo le osservazioni effettuate da Hubble ed elaborate da Garnow nel 1946 per persuadersene. Ma per quanto si sintetizzino nuove molecole, per quanto si avalli (ed io ci credo scientemente e razionalmente ) la teoria di Darwin, si arriverà sempre a quello che Aristotele chiamava “Primo motore” e Kant “noumeno” o Hegel cosa in sé, all’inverificabile, al trascendente che non è, non può essere il Dio dei teisti, non il Dio abramitico che fonda sul dogma o sulle assurde prove ontologiche di Anselmo la sua esistenza. Dio, a mio avviso, è qualcosa di molto più grande, la cui misura ci sfugge, ma intanto ci abbaglia ed ammanta di sublime se riesce a scatenare in me, in voi , in tutti gli individui del mondo, emozioni tali da sfociare nel “Chiaro di luna” di Beethoven , nella “Patetica” di Ciajkoskij:” o in brevi, prodigiosi versi come “M’illumino d’immenso” o “ il naufragar m’è dolce in questo mare” che compendiano in poche righe, tutta la grandiosità del Trascendente che piccoli uomini e religioni immanenti, dogmatiche ed aprioristiche, vorrebbero relegare nell’angusto spazio di tradizioni ammantate di lotte fratricide e coperte di sangue, oscurantismo ed intransigenza. Dino Licci