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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, aprile 10, 2009

Il Terremoto

Vorrei che Leibniz fosse vivo. Mi piacerebbe sentirlo argomentare sull’armonia prestabilita e sul “migliore dei mondi possibili” ora che tutto crolla, tutto muore, tutto si distrugge nel sangue e nelle lacrime, nell’angoscia infinita dei senza tetto, senza niente, senza compassione. Vorrei stringere la mano a Voltaire quando nel novembre 1755, in pieno secolo dei lumi, a Lisbona la terra tremò in un terribile terremoto proprio quando l’ottimismo regnava sovrano in tutto l’occidente, e lui urlava la sua rabbia col famoso poema che cominciava così:

Poveri umani! e povera terra nostra!
Terribile coacervo di disastri!
Consolatori ognor d'inutili dolori!
Filosofi che osate gridare tutto è bene,
venite a contemplar queste rovine orrende:
muri a pezzi, carni a brandelli e ceneri.
Donne e infanti ammucchiati uno sull' altro
sotto pezzi di pietre, membra sparse………….


Che senso ha cercare caparbiamente, ostinatamente, un Dio che non esiste, che senso ha continuare a credere che la sofferenza terrena sia il lasciapassare per il Paradiso? E quale Paradiso potrà mai ripagare una madre, un padre che vedono il proprio bambino, le sue membra sparse tra calcinacci e corpi dilatati e contorti sotto la macerie e la terra che trema e che tuona e ti parla coi suoi boati spaventosi? Si vogliono cercare le responsabilità, qualcuno incolpa perfino Lui che non c’è, mentre la Chiesa, che grida al miracolo per una Madonna che piange ad opera di qualche lestofante, glissa la sua impotenza con le solite preghiere, i soliti inutili rosari e nasconde i suoi dubbi e le sue stesse angosce ed il suo segreto timore.
Meglio forse le religioni orientali che cercano il nirvana, l’atarassia, l’annullamento del Karma, come dire la non vita, ma senza ascrivere ad alcuno né meriti né colpe, con un solo bisogno profondo: quello di lenire il dolore e sconfiggere il tormento. Tale è la condizione umana: siamo fuscelli leggeri alla mercè del vento, animaletti pensanti dotati di un potere che insieme è una condanna. Siamo animali coscienti di sé. E se un Dio esiste davvero, forse è da ricercare in quella naturale empatia che in casi come quello che tutti stiamo vivendo, sembra emergere rafforzata. E sembrano prendere consistenza quei neuroni a specchio di cui la Scienza moderna si sta interessando e che ci fanno apparire tutti, come in un alveare in cui il singolo individuo non ha significato, tutti, dicevo, appartenenti e fusi in un'unica matrice vitale, quella “matrix divina” che qualcuno ipotizza e che forse è alla base di un’oscura, fumosa, supponibile verità.