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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

mercoledì, marzo 10, 2010

L'anima

L’anima

La donna dal camice bianco si avvicinò premurosa. Gli sorrise come si sorride ai bambini, controllò i suoi valori pressori, i battiti cardiaci, il ritmo degli atti respiratori e gli carezzò dolcemente la testa. L’uomo era immobile, le mani legate al lettino ad impedirgli di staccare tutti quei fili che gli donavano gli ultimi sprazzi di vita. Vita? Così la chiamavano i “saggi” quell’infinita agonia, quei momenti di enorme sconforto, quando si è prigionieri del proprio corpo, incapaci di urlare tutta la propria rabbia per quella “pietas” decretata da altri, tenutari infallibili di dogmatiche verità. I suoi occhi rivelavano una sofferenza indicibile, un desiderio inesprimibile di farla finita con quella farsa che ben conosceva. Quante volte lui, medico, aveva discusso con me sul ricorso all’eutanasia? Quante volte avevamo fatto notte a comparare il complesso chimismo cerebrale col concetto di anima? Quante volte avevamo discusso sul concetto di morte? Sulla vita vegetativa, priva della primigenia facoltà dell’uomo di relazionarsi con gli altri?
“Avvicinati ti prego, non temere, prendimi. Ti vedo, sai, nascosta tra le ombre dei tendaggi. I tuoi capelli fluttuano come onde del mare. Sembrano enormi cavalloni sospinti da un vento benefico e ristoratore. Quanti gabbiani solcano il tuo mare! Sembrano garrire gioiosi per la nuova preda del tuo immenso cielo. Li sento volteggiare sopra di me, sempre più numerosi, sempre più vicini, in un vortice di luce che mi abbaglia e seduce. Accoglimi, ti scongiuro, nel tuo ventre pietoso, portami lontano, dove non possano raggiungermi le flebo, gli aghi, l’ossigeno, i pianti strazianti dei miei parenti esausti , che mi ruotano attorno come fantasmi inquieti.”
Finalmente arriva. Una quiete sovrumana s’impossessa di lui. Vede la grande madre accoglierlo delicatamente in un velo leggero come la sua anima diafana e delicata. E non ha più nessuna importanza che essa sia immortale o inesistente o eterea come un sospiro. La sua anima è la libertà finalmente acquistata e si libra alta nel cielo turchino, coi suoi amici gabbiani, con le foglie caduche trasportate dal vento. E canta, canta un inno di gioia e serenità e non ha importanza se la sua voce sia ascoltata da qualcuno, non ha più importanza neanche che voce ci sia, che qualcosa ci sia. Che un giudizio ci sia. La sua anima è lo zefiro leggero che ci sfiora al calar della sera, è la spuma del mare che si frange contro gli scogli, è il miagolio di un gatto lontano che canta al cielo la vita e il suo eterno ritorno in una girandola misteriosa e sublime!

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