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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, dicembre 31, 2011

IL COMMA 22 ED IL PRINCIPIO D'INDETERMINAZIONE DI HEISEMBERG


Mettere insieme diverse discipline e farle interagire tra di loro è stato sempre il mio sogno perché non esiste una verità assoluta e forse rendersene conto, potrebbe apportare grandi benefici ad un’umanità più consapevole dei suoi limiti e dei suoi errori di valutazione concettuale. Perfino il concetto di realtà viene messo in discussione dalle moderne conoscenze della fisica, cosa che rende attuale il pensiero di un altro grande filosofo. In uno dei miei ultimi scritti rivalutavo in un certo senso la teoria dell’armonia prestabilita di Leibniz che pure ci appare abbastanza aberrante. Oggi voglio farlo con Berkeley che a suo tempo mi scandalizzò con la sua strampalata ipotesi e che oggi invece mi fa meditare. Egli asseriva che la materia non esiste o meglio che gli oggetti materiali in tanto esistono, in quanto vengono percepiti dai nostri sensi. Ebbene la meccanica quantistica, le cui leggi non mi sembra il caso di illustrare in questi ridotti spazi, porterebbe agli stessi risultati, almeno stando alle conclusioni tratte in un convegno internazionale da alcuni illustri scienziati e note come “l’interpretazione di Copenhagen”. Ne parlavo giorni fa con alcuni amici che mi sono sembrati abbastanza interessati all’argomento per cui ne scrivo brevemente qui. E’ indubbio che lo studio delle scienze abbia prodotto grandi vantaggi per l’umanità. Le capacità predittive dell’uomo, dagli astronomi ai meteorologi, dai medici ai fisici, sono enormemente aumentate, la tecnologia ha fatto passi da gigante, l’elettronica ci strabilia con i suoi computer, con i suoi cellulari, con la sua possibilità di comunicazione istantanea, ma questo solo nel mondo tridimensionale in cui noi operiamo o nel campo macroscopico aggredibile dai nostri sensi, perché in campo subatomico le cose non sono così semplici. Le leggi della meccanica quantistica ci mostrano un mondo governato dal caso in cui nulla è veramente prevedibile con l’esattezza che credevano di aver raggiunto. Agli inizi del secolo XIX sulla scia dei successi della fisica e della biologia, il marchese de Laplace sosteneva che l’Universo era totalmente deterministico e cioè che, sulla base dei calcoli scientifici, sarebbe stato possibile predire qualsiasi accadimento futuro. La meccanica quantistica smonta totalmente la sua tesi ma non solo. Essa ridimensiona del tutto le stesse capacità cognitive dell’uomo anzi stigmatizza la sua impossibilità di conoscenza, cosa che mi ha fatto pensare al famoso Comma 22.

Questo comma, che è anche il titolo del famoso libro di Joseph Heller, è una feroce critica alla guerra condotta dall’ aviazione americana durante la seconda guerra mondiale e riporta i regolamenti cui gli aviatori erano soggetti, e fra questi due articoli contraddittori:



Articolo12,Comma1

L’unico motivo valido per essere esentati dalle missioni di volo, è la pazzia.



Articolo12,Comma22

Chiunque chieda di essere esentato dalle missioni di volo, non può essere pazzo.

Avrete capito la sottile ironia che albergava nel famoso comma 22, il quale è perfettamente adattabile alla condizione umana riguardo la sua capacità di conoscenza. Apprendiamo infatti che ogni fotone della luce è ricco di energia tanto maggiore quanto maggiore è la sua frequenza. Un quanto di luce ultravioletta conterrà molta più energia del suo equivalente di luce infrarossa per esempio. Ora, per studiare una particella, noi dobbiamo illuminarla, ma illuminarla significa contemporaneamente investirla con un’energia che ne sposterà la posizione. Quanto più esattamente vogliamo studiare una particella, più dovremo investirla con un forte raggio di luce, il quale, più forte è, più la devierà dalla sua posizione iniziale. Quindi non potremo mai conoscere esattamente la sua posizione. Questo fatto è noto come “principio d’indeterminazione di Heisenberg” e ci obbliga ad un compromesso: di una particella non potremo mai conoscere contemporaneamente velocità e posizione. E la stessa regola vale anche per gli elettroni per cui capirete che il discorso si complica enormemente, ma non voglio introdurvi ulteriormente per questo impervio sentiero. Il discorso è lungo e variegato perché implica concetti difficili ma anche affascinanti, di quelli che ti fanno venire il mal di testa ma che schiudono la tua mente a nuove conoscenze facendoti capire che non sai ancora niente della realtà dei fenomeni che ti circondano ma solo quelli che la Natura ti consente, avendoti dotato di organi sensoriali limitati alla tua utilità e non alla tua curiosità. E forse quel “Comma 22” non è poi così strampalato facendoci capire che dobbiamo adattarci ai limiti che la nostra condizione di umani c’impone. E quando pensiamo di aver messo ordine in alcuni nostri concetti fondamentali, la fisica con la sua relatività e con la sua quantistica, interviene a dirci che la conoscenza è come un fiocco di neve, che si scioglie in mano non appena lo prendiamo per osservarlo meglio. Cosa che faceva dire ad Einstein , spaventato dalle sue stesse scoperte:" Dio non gioca a dadi " Ma pare che le cose stiano proprio così.

venerdì, dicembre 30, 2011

L’AMORE IMMORTALE






Quando saremo là dove non v’è domani,
se e quando ci saremo, se non saremo vani,
cercami tra i sospiri dei corpi ormai diafani,
cercami nel ricordo, se sarà già domani.

T’aspetterò dovunque quando non ci saremo,
aspetterò l’essenza del tuo profumo vero,
m’aspetterò dolcezza dalle tue care mani,
ancora trepidante…carezzami domani.

Dammi già in segno, un bacio che suggelli l’incanto,
promessa di riaverti nel mondo non più stanco.
Voglio carpir l’essenza del tuo labbro imbronciato,

del tuo seno accogliente, del tuo ventre infuocato.
Voglio darti la Vita, come già nella vita
Io fondermi con te anche quando è finita !


Auguri anche e soprattutto al pianeta terra!

      

Sconcerto, turbamento, confusione.
La mente mia vacilla: un’eruzione
di galassie, comete, nebulose
un girotondo immenso, un’esplosione!

E tutto questo immenso, eterno mare,
fatto di fuochi, nebule e scintille,
ruota nel cosmo ed infinito appare:
al mio pensiero il limitar scompare.

Piccola terra, sembri una bambina
vestita a festa con l’azzurro mare.
Tu sola colorata ed animata
tra tanti fuochi sola a navigare.

Pensare che ti stiamo rovinando:
inquinamento, guerre, distruzione,
mentre tu giri ignara ritmando
ancora giorno e notte e le stagioni.

Potessimo vederti da lontano
forse ci sentiremmo più fratelli
raccolti in un puntino luminoso,
splendenti come fossimo gioielli!!!


giovedì, dicembre 29, 2011

Contro la caccia



Ma che senso ha ormai cacciare

se non serve più a sfamare

quest’umanità che cresce

che consuma carne e pesce?

Con la scusa della rima,

tolgo l’uomo dalla cima

cui s’è assiso come un re

mentre un altro mondo c’è.

C’è il castoro e l’elefante,

la balena e l’elegante

cinguettio di un uccellino,

la cicala e il ciclamino.

Tutti figli delle stelle

e se rischiano la pelle

per mangiare e procreare,

non è giusto né morale

che si debbano ammazzare

divertendosi a cacciare.

Siam costretti a gareggiare

per poterci poi sfamare.

E’ una legge di natura:

chi è più forte più la dura.

Ma ammazzare gli uccellini

per diletto è da cretini!

Quella canna da fucile

ci starebbe proprio bene

in un posto che non dico

per rispetto: son pudico!




Filastrocche



Ha scritto  un'amica:

Temporale

Stanotte il cielo è nero

non c'è neanche una stella

la pioggia si prepara

la luna s'ammantella

le raffiche di vento

s'inseguono fischianti

i cani nei cortili

rispondono ululanti

il lampo guarda bene

che tutto sia perfetto

fa cenno di sbrigarsi

a un gatto sopra il tetto

la pioggia trepidante

è ferma lì che aspetta

Il tuono dà il segnale

tre colpi di bacchetta

ed ora che abbia inizio

lo scroscio torrenziale

che firma un sodalizio

fra terra cielo e mare

e senza chieder niente

annega e spazza via

il buio della notte,

la sua malinconia.

(A......)
ed io le rispondo:

Ma ora un vento amico

ha ripreso a soffiare:

compare già una stella,

svanisce il temporale…

la luna già risplende

col suo mantello d’oro,

un gufo allegro grida

e ricomincia il coro.

Un cane già si scrolla,

nell’aria ripulita,

odorosa d’ozono,

rifiorisce la vita.

Risplendono le foglie,

la terra tutta intrisa

di pioggia rugiadosa,

profuma e una formica

s’affaccia timorosa,

curiosa a controllare

che tutto sia finito.

Lontano il temporale

spara un ultimo tuono

a guisa di saluto

e se ne va felice

del lavoro compiuto!














mercoledì, dicembre 28, 2011

Come gabbiani



E mentre il vento carico d’ozono

insaporiva l’aria dardeggiata,

il tuo profilo si levava al cielo

e gli occhi tuoi specchiavano saette.

 


Sul cristallo dell’auto una lumaca

traccia strade d’argento

e nel bagliore dei lampi accecanti

e nel frastuono dei tuoni,

 
è dolce averti accanto e carezzarti,

per poi librarsi, come due gabbiani,

nei cieli immensi, gravidi d’amore!





PERSONALE DI PITTURA 
DI

DINO LICCI





Sanarica – palazzo municipale

Dal 29 Dicembre 2011 al 15 gennaio 2012

***************************
Ingresso libero nelle ore di apertura degli uffici comunali

 

Per informazioni chiamare il numero: 338 39 96 408


martedì, dicembre 27, 2011

Raggio di luna




T’ho cercata nei campi di grano,

ti ho cercata fra le onde spumose,

e nel buio più buio di un faro

ormai spento e fra i rovi e le rose.

E sentivo confuso il tuo pianto,

mi guidava quel triste lamento

che ore sono? Son mute le sfere:

l’orologio è già fermo da tempo.

Nel profondo del cuore sentivo

che tu c’eri: vibrante il mio canto

ti chiamava con grande tormento

quasi un urlo, ero proprio sgomento.

Poi ho cercato nei mesti ricordi

e sei apparsa più bella che mai:

voli in alto, farfalla giuliva,

nella notte silente ten vai.

Si appannava frattanto la vista,

lacrimavo di gioia e dolore,

finché un raggio di luna pietoso

ti raccolse in attesa del sole.



La mia soffitta


Solo soletto cerco nel mio covo,
di soddisfare la mia fantasia:
una vecchia chitarra e un cavalletto
mi fanno, notte tempo, compagnia.

Così prendo una tela, i miei pennelli,
e comincio a volare in armonia
col suono di Chopin se sono triste
o con Rossini perché lieto sia.

Le note mi raggiungono soavi
e guidano la mano in allegria:
appare un mare azzurro tra le travi
e intanto pur compongo una poesia..

Mi guardo intorno e vedo levitare
galline, pecorelle ed un giullare
col volto triste quasi a dimostrare
il doppio volto dell’umano andare.

Son tutte proiezioni della mente
che la mia mano esperta fa parlare
vincendo la mia innata timidezza,
riesco in questo modo a dialogare!


Dialogo notturno tra la ragione e la speranza



Dino Licci-Notte e giorno -acrilico su tavola di grandi dimensioni


La notte mostrava la faccia sublime dell'Universo. Pallide ombre di ulivi secolari sembravano porgergli le braccia nodose quasi a segnargli la strada, mentre mille foglioline argentate cantavano in coro una frusciante cantilena. L'uomo sedette ai bordi di un muretto e si lasciò andare al ritmo del vento. Era lui, era il vento che batteva il ritmo, che gli parlava dappresso sussurrandogli parole a volte melodiose e carezzevoli, a volte dure e minacciose e sinistre."Che fai, che fai, uomo, vagando nella notte? Che cerchi, che cerchi, uomo, nel cuore della notte buia?" E una nuvola prese le sembianze di una giovane fanciulla e sembrava essere lei la voce del vento. Ed era insistente, sinuosa, carezzevole e svolazzava col suo vestito bianco tra i rami degli alberi frondosi e mille ricami correvano sulle pieghe argentate e a tratti svaniva eterea e impalpabile, a tratti sembrava vera, vicina, concreta.

"Cerco l'amore — le disse l'uomo-cerco la poesia, cerco l'essenza, quella Verità che il sole disgrega durante il giorno con le genti che corrono, col lavoro che incalza, con la luce che acceca. Cerco la mia fantasia, i miei sogni, i miei desideri, le aspirazioni e le speranze"

"Le speranze?"Ora il vento aveva aumentato la sua forza e un leggero sibilo serpeggiava nella fitta vegetazione. La giovane fanciulla era scomparsa e prendeva forma lentamente una donna spigolosa ed emaciata, scavata nelle guance con un sorriso ancora indefinito sulle sue labbra sottili che si schiudevano appena "Le speranze, tu che hai rinnegato la fede? Tu che hai analizzato, soppesato, vagliato dogmi e teorie, credenze e religioni, miti e leggende? Tu che hai elevato la ragione a regina della tua Vita?"

"Il giorno-si difese l'uomo-solo durante il giorno ma la notte… la notte vivo il tepore, la gioia, l'abbandono della mia fantasia. La notte posso gridare al vento tutto il mio dolore e posso elevare un'umile preghiera a un Dio che non conosco o che intuisco appena e posso ammirare gli astri che di giorno si spengono perdendo il loro splendore e che ora invece catturano il mio pensiero e lo trascinano, volando, oltre i confini dell'Universo, più veloce della luce, ai confini della follia. E la notte cerco il fiore, il fiore dell'amore che di giorno è nascosto dall'orgoglio, dalla passione dal calcolo, dal pregiudizio, dall'invidia, dalla gelosia. Ma mentre sto per raccoglierlo, mi accorgo che si piega lentamente sul suo stelo rugiadoso e dolcemente, silenziosamente china la testa e muore, mentre io torno alla vita ormai racchiuso nella mia malinconia che distrugge l'incanto col primo raggio del Sole.

domenica, dicembre 25, 2011

L'aurora e il ragno


                                              Dino Licci- L'Aurora-acrilico su tela - 90X120

T’aspetto, dolce aurora, alla finestra,

scruto tra i rami un segno, quel bagliore

che mi ridesti dalla notte mesta,

che fughi la tristezza dal mio cuore.



Finora m’ha tenuto compagnia

un ragno ballerino che tesseva

lesto leggiera tela e levitava

e al suono dei miei ansiti danzava.



Un soffio un po’ più forte, un movimento

e lui si ferma immobile a scrutare.

Sembra si chieda che cos’abbia in testa,

dove lo porti questo lento andare.



Che vuoi pensare ragno ballerino

con quel cervello tanto limitato?

Lo stesso errore l’ho già fatto io,

Sommerso come te nel gran Creato.



Torna a danzare sulla lieve tela

ch’è trappola di mosche e di zanzare

ma che l’incanto della notte mesta

ha trasformato in pista per ballare!



giovedì, dicembre 22, 2011

Lucrezia Borgia


Conoscete la celebre cavatina del “Barbiere di Siviglia” sulla calunnia? Quella meravigliosa pagina di Rossini affidata alla bravura di celebri bassi che continuano ad immortalarla nei più prestigiosi teatri d’Europa? Ebbene, ogni volta che l’ascolto, penso ai danni irreversibili che la calunnia può provocare in chi deve subirla. Essa è forse la forma più subdola di aggressività cui l’uomo possa ricorrere per avere la meglio sui suoi avversari. Nel mondo animale, che andrebbe, almeno da questo punto di vista rivalutato, mai si assiste a nulla del genere. L’etologia ci insegna che la lotta per il predominio territoriale o per il possesso di una femmina, scatena nei maschi scontri terribili, a volte fatali, ma che mai una gerarchia instaurata con una vittoria leale, può venire sovvertita da un’azione collaterale. Nel nostro mondo avviene spesso il contrario e non basta lo scontro frontale per instaurare una gerarchia, anche perché l’uomo nelle sue facoltà primarie, annovera, oltre alla forza, l’astuzia, l’intelligenza, la dialettica e l’inganno.

Una vittima illustre della calunnia fu per esempio Lucrezia Borgia. Questa donna assurse a simbolo di meretricio ed infedeltà soprattutto ad opera dalla penna sferzante di Ferdinand Gregorovius, lo storico tedesco di origine polacca, che ha dedicato la sua vita per tratteggiare la perenne competizione tra Chiesa ed Impero. Ma ultimamente ed a ragione, almeno dalle letture dei libri chi io ho potuto consultare, la figura di Lucrezia viene rivalutata e questo revisionismo sta inducendo lo stesso comune di Ferrara, dov’ella visse gli ultimi anni della sua vita, ad una serie di iniziative tese a restituirle la dignità perduta.

Lucrezia era figlia di quell’Alessandro VI, papa Borgia, noto per le sue turpitudini ed immoralità e sorella di quel Cesare, il duca Valentino, cui il Machiavelli dedicò “Il Principe”, trattato che giustifica ogni azione delinquenziale, la più iniqua, purché idonea a rafforzare il potere. Stretta tra la morsa dei due potenti che la usavano come merce di scambio politico, Lucrezia fu data sposa tredicenne a Giovanni Sforza, nipote di Ludovico il Moro, che si riconobbe impotente dopo che fu accertata la verginità della sposa. Bisogna però riportare anche altre versioni di questo episodio che raccontano come, durante il processo per l’annullamento del matrimonio, Giovanni sia stato forzato a dichiararsi impotente, mentre la bella Lucrezia si concedeva, restandone gravida e partorendo di nascosto un bambino, ad un certo Perotto Calderon, poi assassinato dal duca Valentino. Altri cronisti del tempo riportano come certo che ci pensarono il padre Alessandro VI ed il fratello Cesare a riparare alla forzata verginità della giovinetta e credo che non conosceremo mai la verità. Sciolto comunque questo matrimonio, lo Sforza fu subito rimpiazzato dal duca di Bisceglie, Alfonso, di cui Lucrezia s’invaghì perdutamente ma che le fu sottratto dal pugnale del fratello, che se ne disfece per motivi di calcolo politico. Lucrezia fu quindi “venduta” ad Alfonso d’Este, figlio del duca di Ferrara, Ercole, e qui finalmente, più volte madre, morì di parto a quarant’anni, non prima di aver dato prova di morigeratezza e buon senso. Infatti ella si fece molto apprezzare per il suo mecenatismo verso l’arte e per la sua vita tanto morigerata da sfociare infine in una crisi mistica, che la vide terziaria francescana dedicare molte ore della sua giornata alla preghiera ed al raccoglimento ascetico. Altre fonti le attribuiscono però, prima di questa conversione almeno altri due amanti: Pietro Bembo , che poi sarebbe diventato cardinale ed il cognato Francesco II Gonzaga. Volendo dar credito ad un grande nemico dei Borgia, certo Burcardo di Strasburgo, maestro di cerimonie, ella organizzava, in combutta col padre e il fratello il “ballo delle castagne” una sorta di orgia o sabba satanico durante il quale accadeva di tutto. Lucrezia avrebbe ideato un anello cavo, fornito di uno spillo, al cui interno inseriva la “ cantarella”, un veleno di sua invenzione che uccideva chiunque fosse stato da lei carezzato. Onestamente non so se dare credito ai detrattori o agli estimatori di una Lucrezia, della cui bellezza almeno non si dovrebbe dubitare sempre che il ritratto che le fece il Pinturicchio non sia falsato dalla molto probabile cortigianeria dell’autore.

Le religioni degli altri, l'animismo, il politeismo



                                                 Dino Licci-Le religioni-acrilico su tela 50X70

La storia dell’uomo parte da lontano e dal momento dello scoppio iniziale, l’ormai famigerato Big Bang, si dovranno aspettare molti milioni di anni perché compaia la vita sul pianeta e l’uomo in particolare è una creatura recentissima se paragonata ai tempi geologici che caratterizzano l’evoluzione della terra. L’evoluzione dell’uomo è lentissima come pure il suo sapere. Quando l’uomo credeva che il Sole fosse un Dio od immolava vittime agli dei impaurito dalle forze della natura, egli non sapeva ancora come si producesse un fulmine o cosa fosse una stella. La maggiore conoscenza lo portò ad abbandonare questa antiche divinità che costituivano l’essenza stessa dell’animismo, una delle forme più antiche di religiosità ancora presente in alcune sperdute tribù del nostro pianeta. Così l’uomo cominciò a ricercare altre forme di religione, altre credenze che si sarebbero evolute al pari della crescita della sua conoscenza. Ogni regione più sparuta del pianeta sviluppò un suo modo diverso di credere e dapprima queste credenze furono tramandate per via orale, poi furono invece trascritte, almeno in molti casi, in testi sacri da amanuensi che spesso sapevano scrivere senza saper leggere come ci ricorda Raffaele Gorgoni col suo libro “Lo scriba di Casole” .

Seguendone la collocazione geografica e la loro diffusione, si potrà facilmente arguire come anche per esse sia valsa la regola della selezione naturale, che ha oscurato quelle che non rispondevano ai dettami delle società sempre più evolute.

Ma ecco come si presenta oggi la distribuzione delle religioni nel mondo:

Musulmani: 1.188.240.000 pari al 19,6 %

Cattolici: 1.063.608.000 pari al 17,6 %

Protestanti: 720.829.000 pari all’ 11,8 %

Ortodossi : 215.129.000 pari al 3,6 %

Non credenti: 918.249.000 pari al 15,2 %

Induisti: 811.337.000 pari al 13,5 %

Buddisti : 359.982.000 pari al 5,9 %

Ebrei: 14.434.000 pari allo 0,2%

Religioni orientali* : 404.990.000 pari al 6,7 %

Religioni tribali: 228.367.000 pari al 3,8 %

Altre(nuove): 102.356.000 pari all’ 1,7 %

* taoisti, confuciani, scintoisti ecc;

(leggero arrotondamento delle percentuali.)

Occorrerà ora spendere qualche parola sulle peculiarità di ogni religione sia pure in forma superficiale ed approssimativa non avendo io competenza specifica di questo delicato settore della conoscenza umana:
                                    Dino Licci-animismo-acrilico su tavola

L’ANIMISMO
Come ci dice la stessa parola, l’animismo crede in esseri sovrumani che, sotto forma di ombre o demoni, vagano dai vivi ai morti, dalle piante agli animali o viceversa e si manifesta in eventi naturali più o meno terrificanti come i fulmini, i tuoni, le cascate, le meteore, le eclissi e quanto di più inspiegabile esista in natura. Per quanto sia una credenza tipica delle popolazioni più primitive, alcune delle quali ancora vivono in sperdute zone del pianeta, questa forma di religiosità mi affascina e coinvolge. Lodevole la sua modalità di partecipare agli eventi naturali come il sorgere del Sole o il mutare delle stagioni facendo sentire l’uomo parte integrante della natura stessa con un rispetto del mondo circostante che noi moderni dovremmo imparare a recuperare.



                                                                  Dino Licci - Politeismo-acrilico su tela  90X110

IL POLITEISMO



Il politeismo rappresenta la naturale evoluzione dell’animismo in un mondo divenuto più complesso e con un’organizzazione sociale più specializzata. Gli eventi naturali vengono declassati dal loro status di deità, mentre compaiono entità superiori che hanno creato il tutto e che sovrintendono alle varie attività umane. Gli dei costituiscono un pantheon con compiti specialistici ( esiste il dio della guerra, quello dell’amore, della sapienza e così via) e sono assoggettati ad una gerarchia che rispecchia quella delle società cui sovrintendono. Dall’alto dei cieli seguono le vicende umane nelle quali a volte si lasciano trascinare personalmente e spesso litigano tra di loro, essendo dotati di eterna giovinezza e immortalità ma anche delle stesse passioni che albergano nell’animo degli uomini. Il politeismo era diffuso in ogni parte del mondo prima di essere soppiantato dalle religioni monoteiste: dall’India alla Persia (prima dell’avvento di Zarathustra), dalla Mesopotania all’Egitto ed dall’antica Grecia fino a Roma ed ancora nelle popolazioni nordiche. I celti in particolare, credevano che queste divinità vivessero nel sottosuolo cui si poteva accedere attraverso stagni o comunque pozze e raccolte d’acqua. Ritrovamenti archeologici anche recenti ci mostrano pozzi contenenti alberi e resti umani ascrivibili a sacrifici che garantissero la fertilità del suolo. Pare che le cerimonie fossero presiedute dai druidi che, fra canti e balli, portavano in processione gli alberi fino a seppellirli nei pozzi come omaggio agli dei.

Pur essendo il politeismo una forma molto elementare di religiosità, essa, a mio avviso, espletava una funzione ansiolitica sulle vicende umane. Incolpando gli dei degli eventi nefasti che turbavano la vita dell’individuo, si allontanava il senso di colpa che oggi alberga nell’individuo moderno. Il Dio monoteista è per definizione buono e giusto per cui la colpa di un evento infausto ricade sempre su chi lo ha subito, che deve vestire i panni del penitente sempre in debito verso chi l’ha creato. Questo induce a sensi di colpa l’umanità e, negli individui più deboli, può addirittura scaturire in pericolose nevrosi e crisi di panico conclamate. Nel mondo greco antico invece spesso si riversavano le colpe delle azioni cattive sugli dei che si divertivano a danno dei mortali o, se li prendevano in simpatia, li proteggevano da ogni male. Vedremo come nel tempo anche il politeismo si sia trasformato in religiosità più evolute.

Tratto da "Lettere a un'amica" di Dino Licci



Cattiva giornata

                                           Dino Licci-Pioggia. acrilico su tela 50X70


Dovrei tagliare l’erba che del prato

ha fatto una foresta inospitale,

e verniciare pure lo steccato



in più punti sbucciato… e poi fissare

coi chiodi un asse che par voglia crollare.

Ma appena mi son messo a lavorare



un forte vento ha preso ad ululare,

raffiche d’acqua mi hanno fatto andare

fin sotto il tetto a farmi riparare.



Mentre le mani piene di vernice

cercavano il cappello di fermare,

ho messo un piede in fallo sul rastrello



che m’è volato in faccia a farmi urlare.

Il cane spaventato dalle grida

mi si è strusciato addosso in modo tale



che ormai il vestito è tutto colorato

di terra rossa e fango ed imprecare

m’è venuto spontaneo in modo tale



che mia moglie, pensando stessi male,

mi viene incontro e inciampa nel giornale.

Finisce in terra e vuole litigare!



Fra urla e grida e pioggia e vento tale

da far tremar l’ulivo secolare,

or me ne torno a casa a raccontare



in rima e versi questo inospitale

venti Dicembre, un giorno da scordare.

Ridete pure, amici del portale!

mercoledì, dicembre 21, 2011

La papessa Giovanna


Cicerone avrebbe esclamato: “O tempora, o mores” a significare il degrado cui, intorno all’anno 1000, si era ridotta la Chiesa. I papi cominciarono ad essere eletti non già da un conclave di cardinali, ma da giochi di palazzo e di potere. A Roma spadroneggiavano potenti e ricche famiglie non più controllate dalla forza imperiale. I Crescenzi da Spoleto ed i Tuscolo dalla Toscana si palleggiavano il potere mentre i papi toccavano il fondo dell’amoralità sprofondando nella corruzione e vivendo nel lusso più sfrenato che si possa immaginare. I depositari delle leggi mosaiche, i cultori dell’etica e della morale, si circondavano di servitori e concubine, allestivano pranzi luculliani e festini d’ogni genere e la mattina, dopo aver celebrato la messa, montavano a cavallo per andare a caccia seguiti da uno stuolo di cani e cortigiani.

Per farsi un’idea di quali fossero i tempi, basti pensare a un episodio che, seppur non veritiero, pure generò confusione persino nel novero e nel nome dei papi che furono ben 33 fra l’873 ed il 1003 tra antipapi e laici nominati appunto dalle potenti famiglie romane. L’episodio, passato alla storia, pare che trasse origine in un periodo posteriore a quello narrato e negli ambienti di Federico II, quando lo “stupor mundi” entrò, com’è noto, in conflitto con la Chiesa di Roma. Esso riguarda l’ascesa sul soglio pontificio di una donna: la papessa Giovanna. Era costei inizialmente, una ragazza adottata da un chierico vagante e come un chierico appunto fatta vivere, con vestiti ed educazioni maschili forse per sfuggire agli stupri cui le donne andavano incontro durante le lunghe peregrinazioni. Comunque sia, la ragazza si fece strada negli ambienti ecclesiastici fino al punto di diventare papa col nome di Giovanni VIII, da non confondersi con il suo omonimo di cui ho parlato in un altro inserto. Ma durante una processione pasquale, forse un Venerdì santo, il cavallo che trasportava l’incauta donna che evidentemente non conosceva l’uso degli anticoncenzionali, s’imbizzarrì e, per lo spavento, la papessa partorì per strada, svelando il suo segreto e pagando con la lapidazione la sua truffa. Il racconto doveva risultare convincente se anche Guglielmo d’Occam ci cascò. Si narra ancora che, a seguito dell’episodio, per non incappare mai più in simili imposture, fu realizzata una sedia gestatoria, la sedia col buco appunto, attraverso cui il più giovane dei cardinali, quando veniva nominato un nuovo papa, infilava castamente la mano a verificare, con scrupolosa palpazione, l’esistenza degli attributi maschili rassicurando quindi gli astanti con la magica formula : “testiculos habet” o semplicemente “habet” per non incorrere in ulteriori errori d’identità. Più certo naturalmente e storicamente accettabile, il ritorno ad una sovranità della Chiesa per l’elezione del pontefice, che tornò ad essere eletto da un conclave di cardinali con l'avvento di Ildebrando di Soana(papa Gregorio VII), che cominciò quella "lotta per le investiture" che gli vide ccontrapposto Enrico IV e che si concluse con il concordato di Worms stipulato tra Enrico V e Callisto II nel 1121.


martedì, dicembre 20, 2011

LO SHINTOISMO

                                                                Izanagi e Izanami
Mi viene da pensare che, tra tutte le religioni che ho trattato in questo mio paziente lavoro di ricerca, parlare dello shintoismo, che solo casualmente ho lasciato per ultimo, mi sta impegnando oltre misura. “In cauda venenum” avrebbero detto i romani e non avrebbero avuto torto. Infatti per una mente come la mia abituata, per deformazione professionale, a sposare solo un discorso deduttivo e razionalmente scientifico, entrare, sia pure momentaneamente ed a scopo di studio, in una varietà di credenze, miti, superstizioni, fedi, che hanno il fascino dell’incredibile, dell’esoterico e del fiabesco, risulta oltremodo difficile anche se stupefacente. Lo shintoismo è la religione nazionale giapponese basata sulla fede in esseri superiori che prendono il nome di KAMI. E cominciano già le prime difficoltà.

Perché non è facile capire chi o cosa siano i Kami. In senso generale la parola Kami fa riferimento a tutti gli esseri divini presenti sia sulla terra che in cielo, di cui parlano i testi classici giapponesi. Se cerchiamo invece di entrare nello specifico, troveremo la parola kami ad indicare gli spiriti che abitano nei santuari, ma anche tutto ciò che è misterioso o straordinario o spaventoso: Kami può essere il male in astratto, ma kami può essere un albero, un uccello, un qualsiasi animale, una montagna, un oceano, un vulcano, un terremoto. Su questo immenso pantheon scintoista, troneggia il kami supremo, AMATERASU, la dea del sole, figlia di Izanagi ed Izanami dalla cui unione ha preso origine il mondo, e che è la progenitrice del MIKADO, il divino imperatore.

Izanagi e Izanami erano a loro volta discendenti da altre divinità che ordinarono ai due di creare il Giappone solidificando la terra dispersa. Così Izanagi intinse la sua lancia ricoperta di gemme nell’acqua dell’oceano e poi la ritirò. Le gocce che cadevano dalla sua lancia bagnata coagularono formando la prima isola giapponese, Onogorojima, che divenne la loro alcova così da generare le altre isole e tante altre divinità come il mare, il vento, gli alberi, le montagne, il fuoco.

Di questi miti è colma la tradizione giapponese e spesso essi assumono un significato cosmogonico o tale da giustificare una genealogia divina per la stirpe dell’imperatore. Vediamone un altro: Izamani muore nel dare alla luce il fuoco (il dio distruttore) ed allora Izanagi scende nell’inferno (o qualcosa di analogo all’Ade greco) per recuperarla e non solo non riesce nell’impresa, ma rimane contaminato dal mondo degli inferi. Per purificarsi, ricorre ad un’ abluzione magica durante la quale nascono: Amaterasu dal lavaggio dell’occhio sinistro, la luna dal lavaggio

dell’occhio destro e Susanoo (un dio violento contrastato e poi vinto da Amaterasu), dal lavaggio del naso.

Non c’è proprio da sorridere se pensiamo come tutte queste leggende siano la struttura di base della società giapponese, e poi, se è praticamente impossibile giustificare l’esistenza di Amaterasu con tutte le conseguenze che ciò comporta (la divinità dell’imperatore in primis), altrettanto difficile è per la tradizione ebraica giustificare l’esistenza dello Yahweh o per il cattolicesimo dimostrare la natura divina di Gesù. Ma nel Giappone moderno fortemente tecnologico e scientificamente progredito, accettare il mito come base per un governo ufficiale, risulta oltremodo imbarazzante, per cui si tenta di giustificare, come molti in occidente fanno con la genesi biblica, la mitologia, attribuendole un significato puramente allegorico.

E’ altresì degno di nota ricordare come nel corso dei secoli e in più occasioni, il Giappone abbia tentato anche con la forza di imporre lo shintoismo come religione di stato e non ti sto parlando di tempi lontani perché risale al 1932 un decreto del ministro dell’Istruzione creato a questo scopo mentre, con la fine della seconda guerra mondiale, le autorità americane costrinsero l’imperatore a disconoscere le sue origini divine.

Comunque sia, le strutture di base di questa religione, avevano una natura sciamanica e animistica, finché non furono contaminate in senso positivo prima dal buddismo e poi dal confucianesimo. Si ebbe però non un sovvertimento dei valori religiosi primitivi, ma una loro elaborazione con complicate manipolazioni atte a giustificare la fusione delle diverse credenze. Si arrivò, per esempio, a definire anche il Budda come un Kami, il che la dice lunga sulle mie difficoltà ad inquadrare il tutto.

Quello che appare evidente, volendo fare una comparazione col nostro occidente è che c’è una correlazione tra l’opera di civilizzazione culturale operata dai greci nei confronti dei romani e quella operata dai cinesi nei confronti dei giapponesi. La raffinata passione per l’arte e la filosofia degli uni trova terreno fertile nella facilità di apprendimento e nella volontà di crescita dei secondi, che sopperiscono alla mancanza di creatività con una ferrea e caparbia disciplina. Per ultimo voglio ricordarti come, oltre che una professione di fede, lo shintoismo sia una vera e propria istituzione dipendente da norme dettate da un ufficio governativo, che puntigliosamente entra nella scelta della musica sacra, nella sorveglianza dei religiosi, nell’accoglienza degli stranieri e persino nella scelta delle tombe. Forse per questo la venerazione dei Kami, di forte sapore politeistico e magico, sopravvivrà alla forte critica razionalistica e agnostica, di cui viene fatta oggetto.