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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, agosto 13, 2011

La comparsa del linguaggio

In un paese a forte tradizione cattolica, infarcito di dogmi, credenze e verità rivelate, parlare di evoluzionismo, di etologia, di Scienza, potrebbe sembrare irriverente (se addirittura si voleva eliminare Darwin dalla scuola), ma la Conoscenza non può avere limiti prefissati e la storia dell’Uomo, la sua corsa irrefrenabile verso l’autodeterminazione, non può essere irretita in fosche superstizioni, in una visione oscurantista della Vita che invece è movimento, dinamica, continua trasformazione. La stessa crosta terrestre fa rumorosamente parlare di se lanciando un segnale di vita a tutti gli esseri che la abitano, quasi un monito, un simbolo, una presenza impalpabile e vera nella sua abissale drammaticità. La deriva dei continenti non è un fatto remoto ma attualissimo e tale che la crosta terrestre muta continuamente di forma anche se l’osservazione andrebbe valutata in migliaia di anni. La lava, i lapilli, le eruzioni vulcaniche, i terremoti, i maremoti, sono il respiro della terra, sono la sua vita, la stessa vita che si manifesta con l’atmosfera, i temporali, le maree, le stagioni, le eclissi, le aurore boreali, le nostre albe e i nostri tramonti. Tutto scorre, come diceva Eraclito tanti secoli fa, e tutto si modifica, anche la nostra materia cerebrale che si arricchisce di nuovi strati, di nuove strutture, frutto della conoscenza che stimola i neuroni a modificarsi, complicarsi, evolversi in un “continuum” infinito che interagisce con i nostri cromosomi, col nostro patrimonio genetico, in un gioco più grande di noi che ci spaventa e ci affascina, ci sprona e c’inchioda al nostro, a volte tragico, destino.
Nell’enciclica “Humani generis” del 1950, la stessa Chiesa cattolica ammette la teoria evolutiva di Darwin, che qualcuno ancor oggi si ostina ad osteggiare, intendendo la creazione dell’uomo come l’immissione di un’anima immortale in un corpo animale, fatto che sarebbe avvenuto nel primo pleistocene e cioè circa 800.000 anni fa.(Hans Hass -Noi Uomini-pag 19). E non è cosa da poco se pensiamo all’inquisizione, alla fine che facevano i grandi pensatori dell’antichità come Giordano Bruno, arso vivo a “campo dei fiori” perché asseriva la pluralità dei mondi o Galileo costretto ad abiurare verità oggi date per scontate. E appunto Darwin, in campo metafisico, oltre che filosofico e biologico, ha attuato una vera e propria rivoluzione copernicana. Come Copernico ci ha liberati dalla visione tolemaica del mondo, che vedeva la terra centro dell’Universo, così egli ci ha liberato da quella visone antropocentrica della vita che relega il mondo animale e vegetale in una condizione di servilismo innato di tutte le specie viventi nei confronti dell’uomo, signore incontrastato di tutta la natura. La chiave di lettura è diversa e va ricercata appunto in un contesto evolutivo che ci veda proiettati verso il futuro, verso una condizione superiore che ci trovi, chissà quando, chissà come, possessori di tali qualità recettive capaci di spiegarci quei fenomeni metafisici cui tutti aneliamo ma che sfuggono, senza un passivo atto di fede, alla nostra conoscenza razionale. Quando l’umanità sarà in grado, semmai lo sarà, di trasformare il “noumeno”di kantiana memoria in fenomeno verificabile, la sua corsa verso la conoscenza sarà compiuta. Prima di allora il povero transeunte striscerà sulla terra, sia pure con balzi eccelsi che hanno il sapore della musica, dell’arte, della poesia, chiedendosi instancabilmente chi è, da dove viene, dove va e soprattutto il perché del suo misterioso divenire.
Ma in questo contesto, stretti un uno spazio necessariamente angusto, l’argomento che vorrei trattare (comparsa del linguaggio e rapporti ecologici con le altre specie viventi), non può certo essere esposto in modo esaustivo ma, per prima cosa, potrei cercare, alla luce delle moderne conoscenze, di riabilitare il mondo degli animali col tentativo di “entrare nei loro pensieri” attraverso la conoscenza elementare delle loro strutture cerebrali.
Intanto, carte anatomiche alla mano, possiamo dimostrare come i sentimenti, il dolore, il piacere, la gelosia, l’emozione, l’affetto, la simpatia, la permalosità e così via, siano caratteristiche comuni a tutti i mammiferi perché il cervello (evidente per chi conosce la neurologia comparata) è composto come da più strati sempre più complessi man mano che si progredisce verso l’alto nella scala zoologica .

Per esempio al TRONCO ENCEFALICO, il cosiddetto cervello RETTILIANO (midollo spinale, midollo allungato, ponte di Varolio, mesencefalo), che si è formato circa 500 milioni di anni fa, nel corso dell’evoluzione si è aggiunto (200-300 milioni d’anni fa) il CERVELLETTO e quindi il SISTEMA LIMBICO (fornice, talamo, ipotalamo, ipofisi, ippocampo, amigdala) detto anche MAMMALIANO perché tipico dei mammiferi e sede dei sentimenti che ho appena elencato.
Questo fa sì che anche gli altri mammiferi soffrano, godano, palpitino d’amore e gelosia proprio come noi, mentre invece in nessun caso essi saranno capaci d’astrazione perché non hanno le strutture atte a sviluppare tali pensieri. Quando si formerà la CORTECCIA che sarà sede d’astrazione, pensiero, idea, allora l’animale sarà diventato Uomo, l’animale che sa di dover morire, e appunto egli comincerà a chiedersi chi è ed eleverà al cielo le sue braccia, le sue preghiere, le sue aspirazioni o s’invaginerà in se stesso, conscio dei propri limiti, schiavo della sua cavità cranica che non è ancora abbastanza sviluppata da svelargli il mistero della sua esistenza, ma abbastanza capiente da contenere i suoi dubbi, le sue angosce, le sue ansie, l’immagine elaborata e infinita dell’universo intero.
Con la comparsa della corteccia compare il linguaggio e compare la capacità di muovere la mano in senso completo, col pollice opponibile che consentirà a questa creatura di crearsi l’organo accessorio, dalla clava al computer, dalla ruota all’astronave, con un ‘enorme amplificazione delle sue potenzialità accresciute dalla capacità acquisita col linguaggio, di trasmettere ai posteri le proprie conquiste e moltiplicare enormemente le proprie conoscenze.
E il linguaggio non dipende soltanto da un’evoluzione del nostro apparato vocale, ma soprattutto dall’evoluzione del nostro cervello che aggiunge alle aree di cui vi ho parlato prima e con la corteccia, la capacità d’astrazione, la capacità di elaborare concetti, immagini, suoni e opinioni trasformandole in idee che il centro di BROCA traduce in linguaggio. Questo centro, si trova nella nostra corteccia, nell’emisfero di sinistra e fu scoperto da Broca nel 1860 quando il grande fisiologo si accorse, a mezzo dell’esame autoptico, che tutti i pazienti che avevano sofferto di difficoltà di linguaggio (l’afasia di Broca oggi si dice), mostravano anche una lesione nel loro lobo frontale sinistro. Interessante, molto interessante, sottolineare che questi pazienti erano in grado di capire il linguaggio ma non sapevano elaborarlo mentre altri pazienti, che erano in grado di scrivere e di parlare, non erano in grado di capirlo e questi ultimi, come scoprì successivamente un altro grande neurologo, Karl Wernicke, avevano invece una lesione nella zona parieto-temporale sempre dell’emisfero sinistro. Questa fu detta area di Wernicke dove arrivano gli stimoli (visivi dal lobo occipitale ed uditivi dal lobo temporale), per venire poi trasformati in una specie di “codice neurale“ del linguaggio e trasportati attraverso una via nervosa (il fascicolo arcuato) al centro di Broca, dove finalmente il linguaggio prenderà forma. Insomma il cervello è molto più complesso di quanto crediamo ed è il grande mistero della biologia. Mi spiego meglio: a ogni parte del corpo (come cominciarono a dimostrare fin dal 1870 Fritsch e Hitzig e come oggi è più facile vedere anche in vivo attraverso la tomografia assiale e la risonanza magnetica funzionale), corrisponde un’area corticale che, se stimolata, ne induce il movimento o l’attivazione (col cosiddetto Homunculus di Penfield se ne proietta un’immagine didattica). Quindi, nel caso della parola, è il nostro cervello sinistro, la corteccia, a produrla con una interreazione di più aree, più regioni che collaborano insieme per il raggiungimento di uno stesso fine. Il linguaggio, nel senso letterale della parola, è, come abbiamo visto, una conquista dell’uomo ma questo non vuol dire che il resto del mondo vivente non comunichi con i suoi simili. E non sono solo i cani, i gatti, i nostri animali domestici a strabiliarci con le loro capacità innate od acquisite di comunicare tra di loro, ma anche i pesci, i rettili, gli insetti e perfino forme di vita ancora più elementari. Tutto sta nel saper decodificare i messaggi nascosti come in un gioco crittografico dei nostri quiz enigmistici . Ma di questo parleremo un’altra volta.

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