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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

giovedì, settembre 29, 2011

Lettera in risposta a Vincenzo corredata dalla poesia:"Preghiera d'agnostico"

Caro Vincenzo,


devo dire che il papa questa volta mi ha veramente sorpreso. Ho letto di recente dei libri veramente illuminanti: “Poteri forti” di Ferruccio Pinotti, “L’entità” di Eric Frattini, “Vaticano Spa” di Gianluigi Nuzzi, “In principio era la gioia” dell’ex domenicano Mattew Fox , “Wojtyla segreto” di Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi. Questi libri, che puoi venire a consultare quando vuoi se già non li possiedi, mi hanno chiarito molti dubbi sulla storia recente della Curia romana.”L’entità”, in verità, parte da molto lontano facendo la storia degli efficacissimi servizi segreti di cui dispone il Vaticano. Ma ciò che mi ha colpito delle dichiarazione del papa, è stata questa apertura addirittura ecumenica, quasi sulle orme di papa Roncalli, che col concilio Vaticano II stava modernizzando l’apparato di una Chiesa curiale, che oggi appare lontanissima dall’essenza stessa del cristianesimo. Papa Ratzinger, che, come tu ben sai, rivestiva la carica di prefetto della “Congregazione per la dottrina della fede”(ex Santo Uffizio voluto da Paolo III con la bolla “Licet ab initio” quasi a mascherare la “Santa inquisizione”), si stava fino a ieri muovendo sulle orme di papa Giovanni Paolo II, che a me appare come il più conservatore degli ultimi pontefici. Io non sono un anticlericale per fede ed anzi sono convinto che noi uomini abbiamo nel nostro patrimonio cromosomico il gene della religiosità, che è cosa ben diversa da una qualsiasi religione immanente ma della quale, come già diceva Crizia molti secoli prima di Voltaire e ben quattro secoli prima della nascita di Cristo, non si può fare a meno. Non sono schierato contro la Chiesa sostenendo anzi che esistono due Chiese, una evangelica e meritoria di ogni devozione e rispetto, ed una temporale, che si arrocca in un potere plutocratico, verticistico e maschilista oltre ogni dire. C’è poi il fenomeno dell’ingerenza politica da parte delle alte sfere della Chiesa su problemi di etica e lo stesso papa Benedetto XVI , in questa illuminata occasione, ha dichiarato di voler combattere il vergognoso fenomeno della pedofilia dimenticandosi che la stessa Chiesa col documento “Crimen sollecitacionis” praticamente ordinava ai vescovi di mantenere il silenzio sugli scandali sessuali dei sacerdoti cattolici. Ti ricordo, a questo proposito che Giovanni Paolo II si è adoperato per coprire le malefatte di Marcial Maciel , fondatore dei “Legionari di Cristo” e del gruppo sacerdotale “Regnum Christi”, personaggio notoriamente pederasta e tossicomane nonché padre di 4 figli avuti da donne diverse. Se poi andiamo nel campo della finanza, rabbrividisco al pensiero che Giovanni Paolo II . dotato certamente di un immenso carisma, abbia potuto coprire le malefatte di Paul Marcinkus, presidente dello IOR , cui si ascrivono, come sai, malefatte di ogni tipo (riciclaggio denaro sporco, fallimento del banco ambrosiano, tanti dubbi sulla morte di Sindona, Roberto Calvi, la stessa morte di papa Luciani, che non era per niente uno sprovveduto ma acerrimo nemico dello IOR. Si racconta che le enormi somme deviate attraverso il “banchiere di Dio” verso la Polonia ed i paesi sud americani, siano serviti a sconfiggere il comunismo ed io ci credo, ma proprio un papa doveva mettere in pratica il pensiero di Machiavelli che si è soliti sintetizzare con la frase “Il fine giustifica i mezzi”? Alla luce di quanto ti ho esposto, non credi che un agnostico il cui fine ultimo è la ricerca della verità, del Dio delle galassie, delle nebule, dei mari, dei venti e dell’Universo intero, sia più meritevole davvero, nel suo estenuante impegno, di chi pedissequamente recita rosari di cui non conosce neanche bene le parole e si affida ad un Credo, che sciorina misteri scaturiti da lotte intestine tra Nestorio, Cirillo, Alessandro, Ario nei vari concili che hanno creato i misteri inaccettabili per chiunque non voglia rinunciare al bene più prezioso di cui Dio, quello inconoscibile, ci ha dotati? Chiudo con una mia vecchia poesia molto ma molto esplicativa e manifestandoti, con questa mia lunga lettera stima ed affetto:



Preghiera d’ agnostico



Ti sento, Cristo Dio nel tuo Creato,

Ti sento nella vita che m’hai dato,

e nelle canne al vento, nel Tuo Sole

e guardo a Te con infinito amore.



Ma sei Gesù, sei Buddha, sei Mandè?

che dubbi per un uomo come me!

Son polvere di stelle, sono nato



Come ogni altra cosa del Creato

Dallo scoppio iniziale, dal Big Bang

Perché ti cerco? e gli altri cercan Te?



Ti cerca il pesciolino che ho allevato

Nell’acqua dolce della mia cucina?

E ti cercava il ragno che ho schiacciato?

Ti cerca la bertuccia, mia cugina?



Nel mezzo degli spazi siderali,

tra miliardi di astri e nuovi soli,

il mio pensiero scruta, s’arrovella,



mi stanno per scoppiare le cervella.

Aristarco, Platone e voi di Samo,

ora voi lo sapete chi noi siamo?



Conoscete il mistero, l’Esistenza?

Perché nell’uomo oggi c’è Coscienza?

Uomo scimmione, uomo troglodita,

quant’era più felice la tua vita!



Uomo di Grecia, uomo d’Afrodite,

voi ora che pensate, che ne dite?

La via lattea non è latte di Era



E siamo imprigionati in questa sfera

Più del passato, molto più di prima

Perché s’è fatta avanti la Regina.



La dea Ragione non ammette errori,

ne fa brandelli dei tuoi vecchi voli.

Anche Tu sulla croce sei cascato,

Lei t’ha falciato, t’ha disintegrato.



Così la vita è angoscia, è un gran tormento,

però, Signore Iddio, io ancor Ti sento:

Ti sento nel profumo d’un bel fiore,



Ti sento negli abeti e nelle viole.

Ma Tu lo senti il grido, il nostro pianto?

E dì, lo senti, senti il nostro canto?





Dino

mercoledì, settembre 21, 2011

Universi paralleli




Le grandi conquiste della fisica moderna, la quantistica e la relatività, pur essendo, dopo le necessarie sperimentazioni e verifiche, entrate di prepotenza nel vivere quotidiano, sono in aperta contraddizione tra di loro. E’ per questo che gli scienziati di tutto il mondo si stanno adoperando senza sosta, per mettere a punto una “teoria del tutto” che superi le antinomie connesse alle grandi, attuali scoperte. L’ipotizzata esistenza delle stringhe, particelle subatomiche, molto più piccole dei quark e vibranti come corde di violino, nel mentre rendono elegante e musicale il nostro Universo, lo vogliono anche multidimensionale con l’esistenza di Universi paralleli che sconvolgono la nostra mente e la nostra capacità di comprensione. Ma se ci spostiamo in campo biologico, scopriremo che di Universi paralleli ce ne sono tanti quante sono le diverse specie viventi, perché il mondo dei suoni, dei colori, degli odori che saturano la natura, sono molto diversi a seconda degli organi sensoriali di cui una creatura è provvista.


Il filosofo Berkeley, quando ero studente, mi scandalizzò sulle sue teorie intorno alla percezione del mondo. Egli, acerrimo nemico del materialismo, sosteneva che un oggetto intanto esiste, in quanto viene osservato da un essere umano o da uno spirito celeste. Oggi egli viene rivalutato da parte di molti filosofi e scienziati ed io stesso ho finalmente capito quanto sia sbagliato giudicare una teoria scientifica o filosofica prima di averla opportunamente vagliata. Un oggetto, per esempio, è identificabile dalle sue qualità che possiamo recepire in base ai recettori sensoriali di cui disponiamo. Se sul mio tavolo c’è una penna di color rosso, io saprò subito riconoscerla basandomi sulla vista ed eventualmente sul tatto. Ma in tanto ci riesco in quanto il colore rosso ricade in quel limitato campo della luce visibile che, per il mio occhio, va da 400 a circa 700 nanometri. Ma se le onde elettromagnetiche che costituiscono la luce fossero superiori o inferiori a questa scala, io non vedrei nulla mentre ci sono altri esseri viventi che la vedrebbero benissimo come vedrebbero tutti gli oggetti ricadenti in una fascia del visibile diversa da quella dell’uomo. La stessa cosa avviene se ci spostiamo nel campo dei suoni. L'uomo è infatti in grado di udire suoni la cui frequenza è compresa dai 20 ai 20.000 Hz. Ma molti altri animali, i pesci per esempio, sono in grado di udire infrasuoni con frequenza inferiore a 20 Hz o ultrasuoni con frequenze superiori a 20.000 Hz. A questi esempi a noi più congeniali, se ne possono aggiungere molti altri che ci mostrano come gli animali siano forniti di recettori sensoriali completamente diversi dai nostri e tali che a loro l’universo, o sarebbe più giusto dire l’ambiente in cui operano, appare completamente diverso da come lo vediamo noi. Esistono insomma universi olografici, una sorta di universi paralleli, che ognuno di noi si crea nella propria testa a seconda dei recettori di cui la Natura l’ha dotato. La mosca ha un occhio formato da centinaia di ocelli, piccolissimi occhi che le consentono una visione migliore quando essa vola. E pensate che l’intelligenza animale di cui spesso non sospettiamo l’esistenza, arriva a fare tessere al ragno una tela i cui segmenti sono disposti in modo tale che la mosca in nessun modo possa vederla. E’ questa l’intelligenza che gli etologi chiamano specialistica, tipica degli animali cosiddetti inferiori, i quali reagiscono ad uno stimolo sempre nello stesso modo. I mitili, per esempio, reagiscono al pericolo sempre serrando fortemente le valve, ed una pianta carnivora, la drosera, imprigionerà un incauto insetto che le si sia avvicinato, intrappolandolo coi suoi tentacoli, che reagiscono solo se stimolati per due volte consecutive. Mano a mano che si sale nella scala zoologica, troviamo invece animali generalisti la cui intelligenza è in grado di far fronte in modo diverso alle diverse situazioni cui incappano. Un esempio è quello dei topi o degli scarafaggi, dai quali non riusciamo a liberarci facilmente, perché essi “ragionano” scegliendo ogni volta un modo diverso e più conveniente per sfuggire al pericolo ed alle diverse trappole che noi tendiamo loro. Ma non voglio allontanarmi troppo dal tema che mi ero prefisso e cioè meditare su come lo stesso ambiente appare diverso a seconda di chi lo guardi. Anzi mi spingerei a dire che, in alcuni casi, per alcune specie animali, esso non esiste per niente. Noi stessi non possiamo certo vedere l’ambiente dei pipistrelli che sfruttano il sonar per localizzare, nel buio più completo, un piccolo insetto che si alzi in volo e non riusciremmo mai ad orientarci, senza l’aiuto di una bussola, in una navigazione aerea come invece fanno gli uccelli migratori. Insomma ogni specie vivente ha i sui recettori specifici e quindi si “crea” un ambiente congeniale alle sue esigenze. Ne viene di conseguenza che noi potremmo trascorrere la nostra esistenza in un ambiente che, come tale, esiste solo nella nostra mente, mentre lo stesso ambiente è completamente diverso se guardato con i recettori sensoriali di altre specie viventi. Vediamo, ancora per esempio, una zecca. Essa, cieca, vive sopra il ramo di un albero aspettando che il suo olfatto sia stimolato dall’acido butirrico secreto dai follicoli piliferi di un mammifero. Quando ciò avviene, si lascia cadere trovando spazio tra il pelame del malcapitato fino a succhiargli il sangue. Poi, sazia, si lascia cadere, depone le uova e muore. Questi studi sull’ambiente furono effettuati la prima volta dal biologo tedesco Johannes Johann von Uexküll e presto la filosofia, soprattutto per via di Heidegger e Derrida, se ne impossessò travisando, a mio avviso, l’importante scoperta dello studioso tedesco, che certamente non vedeva, in questa diversità, una limitazione ontologica dell’animale rispetto all’uomo, come invece sostennero i due importanti filosofi , ma una diversità di “pares inter paribus” , insomma un altro colpo contro l’antropocentrismo di cui purtroppo si “nutre” l’Umanità.




domenica, settembre 18, 2011

Lilith, la luna nera

Ho voglia di parlare di Lilith. Voglio provare a condensare, in una paginetta, chilometri di scritti che riguardano la stessa nascita del “Male, la cabala, lo Zohar, la Torah, la bibbia cattolica depurata sapientemente da una figura ingombrante e sensuale come Lilith. Avete mai provato a leggere la Bibbia? Non so quanti italiani l’abbiano letta, anzi studiata perché non è certo un libro che si legge facilmente. E’ piena di contraddizioni e le numerose traduzioni e trascrizioni fatte da amanuensi spesso analfabeti (copiavano i segni), la rendono oltremodo tenebrosa e contraddittoria. Io ne ho diverse versioni, alcune delle quali sono decorate sapientemente dalle illustrazioni del Dorè, che mi consentono di riassumere e sfruttare la memoria fotografica. V’invito a leggera cercando di estrapolare le verità storiche che emergono da essa se letta con la dovuta attenzione e spirito critico. Prima di parlare di Lilith, ho dovuto fare queste premesse, invitando eventuali lettori ad estendere le loro ricerche ove lo riterranno opportuno, su numerose pagine che troveranno comodamente seduti davanti al proprio computer.


Il mito di Lilith o almeno i suoi primordi, sono da ricercarsi nella cultura assiro-babilonese ricca di formule magiche atte a scongiurare la presenza di Lilith che, accompagnandosi al suo partner maschile, Lilù, vagava nella notte tenebrosa alla ricerca di partorienti o neonati da strangolare. Ma è nella mitologia ebraica che questo demone acquista grande importanza con diverse versioni a volte contraddittorie sulla sua nascita e sulle sue prerogative. La versione più accreditata è che sia stata creata prima di Eva e assieme ad Adamo. L’uomo fu forgiato da sabbia finissima, la donna da una miscela di fanghiglie e melma. La donna dimostrò un carattere ribelle e oltremodo passionale che Adamo non gradì. In particolare Lilith si sarebbe rifiutata di giacere, durante l’amplesso, sotto il compagno, avendo tendenze dominatrici paragonabili a qualche valchiria nostrana, probabile sua discendente. Per questo Adamo la scacciò chiedendo al Signore di creare una nuova compagna e questa volta, per non correre rischi, il creatore, per forgiare la donna, si servì di una costola dell’uomo. Interessante notare che, per quanto i commentatori cattolici si siano sforzati di cancellare ogni traccia di Lilith dal racconto biblico, la sua presenza si può dedurre anche da questo passo della Genesi 2:23:

Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta».

Un altro accenno a Lilith,nella Bibbia cristiana si trova in Isaia 34,14:

I gatti selvatici si incontreranno con le iene, e

I satiri si chiameranno l’un l’altro;

vi farà sosta anche Lilith e vi troverà tranquilla dimora.

Questo accenno alla tranquilla dimora si riferisce al fatto che, una volta scacciata dal paradiso, Liith fuggì nel deserto del Mar Rosso, dove si accoppiò con altri demoni generando numerosissimi figli.

Dio cercò allora di riportarla da Adamo inviandole tre angeli (Sanvi, Sansanvi e Semangelaf), ma Lilith si rifiutò di tornare.

Dio allora per vendicarsi (ai tempi della stesura biblica non era ancora stata abolita la vendetta con le leggi di Dracone del VI sec, a.c. o quelle augustee o finalmente quelle del diritto romano di Giustiniano), le uccise le centinaia di demoni (Lilim) che ella aveva generato accoppiandosi con le creature del Mar Rosso. A tale affronto lei risponde aggirandosi nottetempo nelle contrade ed entrando nelle case per cercare e strangolare i neonati. Ma non cercava solo neonati. Era bella alta, slanciata, i suoi capelli avevano riflessi bluastri ed i suoi occhi bellissimi diventavano rossi per la foga che metteva negli amplessi con cui seduceva gli uomini amandoli fino allo sfinimento totale. Pare che emettesse il grido della civetta dopo le sue prestazioni orgastiche e che metà del suo corpo si trasformasse in serpente. Alcune versioni bibliche raccontano che fosse lei il serpente che tentò Eva inducendo il Signore a scacciarla dal Paradiso.

Ma la figura di Lilith si arricchisce di nuove leggende in campo astrologico. Infatti la donna, o dovrei dire il demone è anche identificata come un satellite invisibile dalla terra e per questo chiamata "Luna Nera". Gli antichi egiziani chiamavano Nephtys questo astro nero, invisibile perché assorbirebbe, senza rifletterla, la luce del Sole.

Questo astro invisibile stigmatizza appieno l'archetipo di Lilith, che viene anche rappresentata con delle incisioni (glifo), che ci mostrano un Saturno rovesciato con una croce in basso (la malinconia ed il cattivo umore sono caratteristiche di Saturno in Astrologia e la croce in basso ancor oggi in genetica rappresenta il simbolo femminile contrariamente alla freccia in alto, che rappresenta la mascolinità).

Gli amanti dei racconti dell’orrore troveranno grande giovamento a raccontare di questa donna bellissima che, mentre ipnotizzava gli uomini sussurrando nelle loro orecchie infuocate oscenità senza fine, trasformava le sue mani carezzevoli ed affusolate in artigli taglienti che dilaniavano la pelle del compagno, miscelando la frenesia dell’orgasmo in spasmodici sussulti e confondendo il seme appena emesso col sangue rutilante che sgorgava da atroci ferite. Un’ultima cosa vorrei aggiungere e cioè che molte congreghe di carattere esoterico trovano in Lilith una dea ispiratrice e come ogni grimorio contenga riferimenti più o meno espliciti a questo demone femminile. La nostra civiltà si sforza di cancellare la figura di Lilith, ma essa resiste all’usura del tempo essendo l’essenza stessa del male che con il bene è compenetrato e onnipresente con buona pace dei manichei che lo vorrebbero isolare come cosa a se stante e tale da essere emarginata o sconfitta

Lilith mi ha ispirato una poesia ed anche un quadro che spero non debba turbare le persone più sensibili che dovessero osservarlo.

Lilith

Se all’improvviso senti un gran fervore,
e il vento che ti avvolge in mille spire,
guardati intorno e da lontane cime
udrai d’una civetta il gran stridire!

trema viandante e cerca di scappare
perché Lilith t’ha preso a corteggiare:
prima ti bacia e sazia di moine
ti stringe in un amplesso senza fine,

poi ti sussurra dolci le parole
che arriveranno dritte fino al cuore
come una lama, come uno stiletto,
ormai sei morto, rigido nel letto.

Tale Lilith che fu prima di Eva
La prima donna bella e menzognera,
fu scacciata da Dio per punizione
ma vive di vendetta e di rancore:

uccide nella culla i bei bambini,
porta disgrazia, morte e confusione,
la sua bellezza è grande tentazione,
fuggi da lei, ma senza esitazione.








domenica, settembre 11, 2011

La strage

La Strage




Ed ora, ora dove sono le idee?

Dove corrono le idee di quegli uomini,

delle donne, degli artisti, dei bambini

falciati nel crollo voluto dai folli?



Dove sono le speranze, le passioni,

le gelosie, le ambizioni, gli amori

di quei corpi fumanti, contorti

nello spasmo dei loro ultimi istanti?



Si perdono nell’Etere supremo?

sublimano gli spazi? saziano finalmente

la loro eterna ricerca di Dio?

O restano qui, nelle nostre menti,



impresse col fuoco come pietre miliari

a sancire per sempre l’ umana follia?

Vecchio Ulivo




Quanti ricordi , vecchio ,caro ulivo,

e il vento che filtrava le tue fronde

e il tronco che cresceva qui muschiato

dall’altra parte secco ed assolato!



Eri un fuscello quando t’han piantato

Ora sei forte, grande, imperituro!

Rugoso certo e curvo e già solcato

Da forze avverse e pure tormentato.



Ma ancora svetta alta la tua chioma

E il vento la carezza con amore!

Fruscian le foglie, sembrano pregare

Lontano giunge un suono di campane!

Eppur si muove

Galileo lo asserì sfidando le ire della Chiesa ma, alla luce delle moderne conquiste della Scienza, che senso ha dire che è la terra a muoversi intorno al Sole e non viceversa? Non dipende forse tutto dal punto di osservazione? Oltre al fatto che entrambi i corpi celesti ruotano intorno al loro centro di massa che cade all’interno del Sole solo grazie alle enormi dimensioni di quest’ultimo, che senso ha, alla luce delle moderne conoscenze astronomiche, dare un centro all’Universo o al sistema solare? Le leggi di Tolomeo che dovevano fare ricorso agli epicicli, non erano forse in armonia con un osservatore posto sulla terra e la teoria copernicana non comporta uno spostamento mentale dell’osservatore dalla terra, dove si trova realmente, sul Sole al solo scopo di facilitarne i calcoli matematici? Se dovessimo comportarci in armonia con i nostri recettori sensoriali e prescindendo dall’evoluzione gnoseologica dell’umanità, dovremmo tornare all’idea della terra piatta, ma qual è il momento di demarcazione tra l’accettazione delle teorie scientifiche moderne e una vita di relazione compatibile con la realtà? Intendo dire che, se dovessimo, nel quotidiano, vivere secondo le leggi della quantistica o della relatività, tutto il nostro modo di vivere deterministico ne risulterebbe contaminato. E allora, fin dove possiamo consentire alla verità scientifica di correggere l’immagine che i nostri sensi inviano ai centri cerebrali? Per chi non fosse ferrato in fisica, chiarirò alcuni punti di quanto ho appena scritto. La legge gravitazionale prevede che “due punti materiali si attraggono con una forza di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse ed inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa” Ciò comporta, nel caso degli astri, che siano i corpi più piccoli a girare intorno ai più grandi anche se sulla forza di gravità la Scienza non è ancora riuscita a fare chiarezza. Insomma le leggi di Newton sono valide anche se la natura della forza gravitazionale risulta ancora oscura ed assoggettata, nella relatività generale, alla deformazione dello spazio-tempo. Ma, se non conoscessimo la fisica, noi vedremmo, basandoci sui nostri sensi, la terra ferma ed il sole girare, cosa che, se spostassimo il nostro punto di osservazione al di fuori dell’Universo, perderebbe quasi d’importanza perché l’Universo non ha nessun centro ed ogni corpo celeste potrebbe essere considerato il suo centro. Questi ragionamenti, mentre esaltano l’Uomo per le sue capacità di astrazione, contemporaneamente lo fanno sentire piccolo e sperduto nella trottola infinita dell’Universo. La stessa sensazione che noi uomini proviamo quando entriamo nei meandri della fisica quantistica che ci conduce nell’interno dell’atomo fino ai quark ed oltre, ipotizzando addirittura l’esistenza delle stringhe, molto più piccole perfino dei quark e tali da prevedere un mondo multidimensionale. Dobbiamo crederci basandoci su complesse equazioni matematiche e la verifica pratica che convalida la veridicità di queste conquiste teoriche, ma mai potremmo pensare di “vedere”, semplicemente con i nostri recettori sensoriali, neanche un elettrone per quanto della sua esistenza nessun fisico ormai dubiti. Insomma, nel corso dei secoli si è passati da una visione mistica ad una visone scientifica della vita, anche se molte conoscenze, sia pure in modo approssimativo, erano già presenti nella mente e nelle teorie di molti filosofi greci che abitavano la nostra terra intorno al VI secolo a.c. Durante quel periodo, Aristarco, Empledocle, lo stesso Talete si erano avvicinati moltissimo a verità scientifiche riscoperte soltanto quando gli eroi della Scienza quali Bruno, Vanini, Galileo, Copernico, Keplero, Newton, temerariamente sfidando i dettami della Chiesa arroccata nel mondo sublunare ipotizzato da Aristotele, ebbero il coraggio di renderle pubbliche a volte dopo decenni delle loro strabilianti scoperte. Ma queste scoperte, soprattutto la relatività e la fisica quantistica, ci costringono ad accettare ipotesi vere ma fortemente contro intuitive come la negazione del tempo assoluto o l’esistenza di Universi paralleli, facendo crollare molte nostre certezze e soprattutto l’idea di un mondo deterministico in cui il positivismo credeva.

venerdì, settembre 02, 2011

La farfalla

Ho aperto la finestra

nella notte d’inverno.

Ho aperto la finestra

ed è comparso il cielo.

E come fosse preso

da un bisogno d’affetto,

ha invaso la mia casa

portandole tepore.

E’ entrata una farfalla

nella notte d’inverno.

Piccola e silenziosa,

si è messa a volteggiare!

E’ entrata una farfalla

a farmi ricordare

che, anche con il freddo,

si può ancora volare!!!





giovedì, settembre 01, 2011

Leggere nuoce fortemene all'ignoranza



E’ la frase che si accompagna allo “Scrigno”, un sito letterario dove spesso mi reco a respirare un po’ d’aria buona, sicuro d’incontrare gente come me, amanti della lettura, prosa o poesia che sia, ma capace di farti volare al di sopra delle mille problematiche che affliggono la tua quotidianità. Se un autore è bravo, riuscirai immediatamente a immedesimarti nel personaggio fino a rubargli la personalità e ti sentirai di volta in volta, cavaliere, bandito, vecchio, bambino, fata o vampiro, mentre leviti nel mondo incantato della fantasia, che la lettura è riuscita a creare intorno a te. Altre volte la lettura ti aiuta a crescere culturalmente, diventando studio, impegno, istruzione e allora, armato di una matita multicolore, consumi le ore cercando di capire concetti, equazioni, teorie che accrescano la tua conoscenza e sazino la tua voglia di sapere. E dialoghi coi grandi del passato, entrando nelle loro menti, tuffandoti nell’antica Grecia, nel mondo fiabesco dell’oriente, o nel pantheon incantato di lontane e pittoresche deità. Inutile leggere se questo esercizio non è per te piacere, inutile sprecare il tuo tempo, se leggere non ti conduce per mano a godere di antichi concetti o moderne teorie che ti spronino alla ricerca, allo scambio di esperienze eterogenee e difformi che, col dialogo, annullino o affievoliscano le distanze e le differenze culturali. Leggendo si diventa più tolleranti e la mente si apre, sprigionando a sua volta tutte le potenzialità che restavano latenti, in un angolo remoto dei tuoi meandri cerebrali, aspettando forse che una frase, una parola, un concetto, ne ridestino la volontà di fare, in un mondo dinamico e suscettibile di ogni evoluzione e progresso.


Alla base della lettura c’è il libro, quel volume cartaceo che forse sarà sostituito da microscopiche librerie, capaci di contenere in una scatoletta non più grande di un accendino, l’equivalente dell’intera biblioteca d’Alessandria, ma non credo che ciò avverrà. Troppo bello il profumo di vecchi testi ingialliti dal tempo, magari quelli scolastici dove hai attinto i primi rudimenti del sapere e che sanno di fanciullezza, di tenero e nostalgico ricordo del tuo infantile divenire. Platone diceva che non si deve scrivere. A suo dire scrivere impedisce l’esercizio della memoria ma, se neanche lui avesse scritto come il suo maestro Socrate, come avremmo noi potuto attingere alla sua sapienza, alla sua logica, al suo complesso dialogare? Eppure nell’antica Grecia solo gli schiavi leggevano e questo compito era considerato scadente e disdicevole e soprattutto passivo (anche con riferimenti vagamente sessuali) perché lo schiavo doveva leggere ciò che altri avevano creato ed esprimere concetti magari contrari alle proprie opinioni. Alcune raffigurazioni presenti in antichi vasi dorici, ci confermano la realtà di questa usanza che già nell’antica Roma si andava modificando laddove i cantori e i rapsodi che, a differenza dagli aedi, si limitavano a ripetere creazioni altrui, pure venivano considerati degli artisti con una notevole evoluzione sociale rispetto ai lettori greci.

E nella Roma antica gli stessi scrittori cominciavano a leggere in pubblico le loro opere, diventando al tempo stesso, soggetti ed oggetti dei loro scritti e dei loro pensieri.

Nei secoli successivi la cultura sia greca che latina o ebraica, era relegata nei conventi e nei monasteri, laddove la lettura assurse quasi al rango di preghiera, perché tutti i monaci leggevano contemporaneamente come se stessero pregando ed infatti questa usanza prese il nome di “murmuratio” ed era veramente prerogativa di pochi, mentre sempre nei monasteri, alcuni amanuensi copiavano minuziosamente i testi antichi e i testi sacri senza neanche capire ciò che andavano scrivendo.

La stampa sarebbe nata infatti alla fine del 1400 anche se con tirature ridottissime, appannaggio di ecclesiastici e pochissimi dotti e questa usanza, retaggio del periodo medievale, si sarebbe protratta fino al secolo dei lumi, ma sempre con tirature ridotte ma che cominciavano ad annoverare tra i lettori, anche artigiani, medici, avvocati e qualche nobile più o meno stravagante.

Era talmente elitario l’uso della lettura, che alcuni medici parigini assimilavano la lettura alla masturbazione, vuoi perché si legge in solitudine, vuoi perché si pensava conducesse alla cecità come qualche prete di campagna si ostina a predicare da dietro i confessionali. L’esplosione della lettura si ebbe coi primordi del romanticismo e assunse aspetti maniacali. Tutti leggevano e dappertutto, preda di passioni incontrollabili come il romanticismo comandava e non per niente il fenomeno ebbe maggior consistenza in Germania dove lo Sturm und Drang (tempesta e impeto) assurse a simbolo della nuova corrente pittorica e letteraria. Da allora non si è più smesso di leggere e alla lettura è affidata la nostra educazione, la nostra cultura, il nostro piacere. Leggere intensamente un autore ti fa diventare l’autore stesso, condividere le sue emozioni, significa regalargli la vita, il soffio vitale dell’esistenza. Un libro non letto è come un cadavere in putrefazione. Sfogliare le sue pagine, godere della magica sequenza di tante parole che si combinano, danzano, cantano sotto i tuoi occhi, significa trasformare la materia inerte in magico splendore, che ha illuminato i nostri padri e potrà gratificare infinite generazioni che verranno dopo di noi.




Libertà

La mia tana