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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, ottobre 15, 2011

Atteone e la conoscenza


                                       Dino Licci - Atteone e la conoscenza- acrilico su tela 180X110


Sto leggendo l’ultimo saggio si Stephen Hawking “Il grande disegno” e la sua lettura, benché non si tratti di una passeggiata, mi appassiona oltre ogni dire. Ho deciso di farne dei riassunti, secondo il mio costume, mano a mano che procedo nella lettura per due motivi:

-il primo è egoistico perché riassumere ciò che si è letto ricontrollando l’esattezza dell’argomento trattato, aiuta a fermare nella mente i concetti;

-il secondo è altruistico perché mi piace condividere con gli amici la gioia di una nuova scoperta scientifica o la discussione costruttiva che può seguire ad una pubblicazione di tal genere.

Ma prima di cominciare voglio ricordare due figure che sono state immolate alla scienza dalla Santa Inquisizione. Si tratta di due domenicani. Il primo, noto a tutti, è Giordano Bruno, il secondo, meno conosciuto, è Giulio Cesare Vanini, mio conterraneo che non ebbe migliore sorte. Anzi leggendo nei dettagli il profilo biografico trattato dal filosofo Cesare Teofilato, padre del mio caro amico Glauco, credo che le torture cui fu sottoposto, superarono addirittura quello che furono inflitte a Bruno. Colpa dei due religiosi fu l’aver dubitato della SS Trinità ed aver asserito l’esistenza di altri mondi, quelli della cui esistenza che oggi nessuno più dubita. Ma come poteva una mente libera come quella di Giordano Bruno che precorreva i tempi nella visione della pluralità dei mondi, accettare decisioni dogmatiche prese sulla scia del fanatismo, trascurando del tutto la ragione e la conoscenza? Per capirlo appieno voglio ricordarvi il mito di Atteone e il diverso significato assiologico che il nostro attribuì alle azioni del cacciatore. Io sto dipingendo, in questi giorni, un enorme quadro che ha come protagonista proprio Atteone e, dietro di lui, la filosofia di Bruno. Mi piacciono molto i miti perché nascondono sempre una verità di fondo anche se diversamente interpretabile come in questo caso. Dunque Atteone si inoltra per una selva fitta e impervia fino a raggiungere un laghetto dove si bea della visione di Diana che fa il bagno nuda e, per tale motivo, viene trasformato in cervo e sbranato dai suoi cani che non lo riconoscono. Il significato del mito era interpretato in senso fortemente negativo perché metteva in risalto la giusta punizione per l’uomo che, colpevole di tracotanza (Ubris), era restio ad accettare la sua condizione di sottomissione e cieca ignoranza. Vi ricordate del mito di Prometeo che rubò il fuoco (la conoscenza) agli dei?

Atteone, a mio avviso, ne ricalca le orme e, nell’interpretazione di Bruno, questa sua sete di conoscenza è un evento molto positivo in accordo, oserei dire, con l’evoluzionismo biologico, che vede l’autodeterminazione dell’uomo come fine ultimo della sua avventura terrena. Bruno vede nell’incauto cacciatore, l’uomo o meglio ancora il filosofo, che spazia con l’ausilio delle sue facoltà primigenie (la volontà e l’intelletto simbolizzate dai suoi cani), in tutti i campi dello scibile, per carpire alla natura (Diana) i suoi segreti. Diana riflette la sua immagine nel laghetto e Bruno attinge ad un’espressione che fu già di San Paolo cioè riesce a conoscere la divinità “per speculum” ma fa di più: questa sua primitiva conoscenza seguita nella sua trasformazione in cervo, per Bruno significa che l’uomo, la divinità, la natura, sono una sola cosa precorrendo, a mio avviso, i temi della filosofia di Spinoza. Ma in Bruno c’è ancora di più: c’è lo spirito aristocratico di Averroè e oserei dire di un Nietzsche ante litteram perché la foresta in cui s’inoltra (la conoscenza) è talmente impervia, che solo pochi eletti possono riuscire ad attraversarla e solo con l’ausilio della filosofia. Ora io mi permetto di aggiungere che le moderne acquisizioni sulla meccanica quantistica, la bilocazione delle particelle elementari di cui, ripeto, tutti siamo costituiti, l’entanglement quantistico, preludono forse a studi atti ad avallare la tesi secondo cui noi, la natura, la divinità, siamo fusi insieme da una misteriosa rete energetica, ancora inesplorata ma seducente ed elegante che qualcuno definisce pomposamente col nome di “Matrix divina”. Ma mi fermo qui accingendomi a riassumere per me e per voi le prime pagine del saggio di Hawking, una delle menti più razionali del nostro tempo.






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