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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, ottobre 14, 2011

Il cane innocente

La donna del bar era rubiconda e gioviale. Non ho mai visto una donna rubiconda che non fosse anche gioviale ed in più le piaceva il suo lavoro ed a furia d’impastare cassate, pasticcini, biscotti e cannoli, aveva finito per somigliare ai suoi prodotti. Ecco : la donna del bar somigliava ad un babà. Sedeva alla cassa del bar con un grembiule bianco che odorava di crema. Un odorato più allenato avrebbe colto l’odore pungente dell’ammoniaca ed anche l’aroma leggero e fragrante della cannella. La cannella mi ricordava mia madre ed il suo vasetto di vetro ripieno di questi piccoli rotoli dal colore scuro. Entravo ogni mattina a prendere il caffé in quel Bar, forse attratto proprio da quel saporoso richiamo di pasticceria appena sfornata e non dovevo essere l’unico a subirne il richiamo, perché il bancone era sempre affollato ed insieme col caffé venivano sempre serviti un cornetto, una brioche o un croissant.

All’uscita del Bar, sopra un tappeto usurato dal tempo, sostava sempre un vecchio cane. Sembrava godersi un meritato riposo dopo quella che doveva essere stata una brillante carriera d’instancabile segugio. Lo dedussi dalla sua pregiata livrea di setter irlandese e dalle chiacchiere da cacciatore che avevo sentito talvolta fare dall’ormai anziano proprietario del bar. Il cane scodinzolava ogni volta che passavo. Non so se fosse una sua abitudine o se si fosse affezionato alle mie consuete visite mattutine. Fatto sta che non potevo esimermi dal fargli ogni volta una veloce carezza ricevendone in cambio uno sguardo pieno di gratitudine ed affetto. Quello doveva essere un giorno speciale per quel gruppo di anziani signori. Non so che cosa festeggiassero, ma la strada pullulava di gente come non era mai successo. Erano assiepati in piccoli gruppi e chiacchieravano allegramente come nei raduni di vecchi compagni d’armi o vecchi compagni di scuola. Pensai che avrei fatto tardi e stavo rinunciando al mio abituale caffé, quando delle voci concitate mi attrassero all’interno del locale. Un signore dall’aria distinta con barba e capelli bianchi indicava il bancone dove tra fumanti zeppole ricoperte di crema dorata, troneggiava turrito e più volte riavvolto su se stesso un enorme, schifosissimo, repellente escremento fecale. Richiamata dal chiasso e dalle risa, la signora del bar si precipitò sul vassoio ed il suo viso divenne violaceo scambiando per vero quello che in realtà non era che un pezzo di plastica ben modellato e colorato a dovere. I suoi occhi cominciarono a roteare da tutte le parti ed i capelli sembravano rizzarsi sulla sua testa tonda mentre la bocca cercava inutilmente di proferir parola, finché un lampo di genio le illuminò il volto e, presa una scopa, si avventò contro il povero cane che, intuita la mala parata, se ne fuggiva lontano. Intanto il signore barbuto, con abile mossa, fece sparire in tasca il giocattolo di plastica e, richiamata la signora, le disse affettuosamente mentre si serviva di una pasta alla crema:

“Ma che succede, signora? Mi sembra agitata oggi”

“Come che succede? Non vede che ha combinato il mio cane? Scusate signori, scusate, scusate, pulisco subito”

“Ma che deve pulire? Perché non mi fa un bel caffé invece?”

Lo sguardo della signora andò sul vassoio fumante dove mani ingorde si affrettavano a consumare la merce ed allora il suo volto assunse un’espressione indefinibile, il rossore scomparve, i suoi occhi rotearono ancora e, quasi fosse colta da un malore, sbalordita ed incredula, si accasciò sulla seggiola e pesantemente, gravemente giacque.

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