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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, novembre 27, 2011

L’arte e la ricerca di Dio

“Un'opera d'arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell'umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica.”

Così De Chirico che nasce col futurismo e di esso è l’antitesi prestandosi bene a definire la metafisica. Avete visto i suoi paesaggi statici, immobili, severi, irreali? Solo apparentemente riproducono la nostra realtà, quella che vediamo con i nostri occhi, che tocchiamo con mano, che aggrediamo con tutti nostri sensi. I colori sono irreali, le figure sono dilatate, statiche, vuote, silenziose, lontane. Intuiamo la loro Verità ma siamo nel surrealismo, quello in cui è maestro Dalì, che scava nel profondo dell'animo più di quanto facesse l'espressionismo perché intanto Freud ha scoperto l'inconscio e, con l'inconscio, il sogno, il trascendente, la follia, l'alienazione che completa l'immagine dell'Uomo. Noi cresciamo con la Scienza e la tecnologia. La Scienza è conoscenza, progresso, evoluzione. Ma non tutto ciò che esiste, è aggredibile dai nostri sensi. C'è qualcosa che intuiamo debba esserci ma non possiamo, non sappiamo vedere, toccare, valutare, soppesare. E' il campo della metafisica, quello che Kant chiama Noumeno contrapponendolo al Fenomeno che la scienza e i nostri sensi possono studiare. Dio non si può vedere, non si può studiare, non si può misurare come non si possono studiare l'anima, lo spirito o il nostro misterioso divenire. Così interviene la Fede a colmare gli spazi vuoti e, per le menti più inquiete, la Filosofia che raccorda, cementa, congloba e rende possibile il confronto senza riuscire sempre a risolvere la “vexata quaestio” tra Scienza e Fede. Intuitivamente consci di questo sconcerto, i poeti, i pittori, i musici, colgono il nostro sgomento e lo ritraggono, raffigurano, stigmatizzano sulla tela, sulla carta, sul pentagramma evocando un’immagine di Dio degna della sua grandezza che trascende il tempo e lo spazio e soddisfa appieno il nostro atavico bisogno di spiritualità e conforto

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