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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

giovedì, dicembre 08, 2011

Babbo Natale ovvero San Nicola

                                   Dino Licci-San Nicola- acrilico su tela 50X70

Si avvicina il Natale e con esso una tempesta di idee, di ricordi, di stralci di nozioni che attengono alla storia, alla mitologia, alla musica, alla pittura ed alla vita di un singolare personaggio che si è imposto di prepotenza nella tradizione natalizia, un personaggio che fa sognare i bambini e stimola nello studioso una ricerca nel tempo per giustificare e capire come un santo barese sia sbarcato in America per poi tornare a noi modificato ed arricchito da altre tradizioni.

Babbo natale o San Nicola o santa Claus che dir si voglia, nacque a Patara nella Licia nel 270.

Fu vescovo di Mira (Asia minore ) e lì fu sepolto nel 352 circa, ma la sua salma fu trafugata da marinai baresi e condotta in questa città dove i suoi resti vengono custoditi nell’omonima cattedrale costruita laddove sorgeva una coorte appartenuta ai rappresentanti di Costantinopoli.

Si narra che fece numerosi miracoli come quando salvò marinai coinvolti in una grande tempesta o quando salvò il suo paese da una carestia o quando ancora restituì alla libertà tre ufficiali ingiustamente condannati da Costantino. Ma il fatto saliente che ne fa il simpatico protettore delle “zitelle”o similari e che fa sì che sia effigiato con tre palle in mano, si riferisce all’episodio di un suo vicino caduto in disgrazia tanto da non avere i soldi per maritare le tre figlie. Il Santo nottetempo gettò loro, attraverso la finestra, tre palle o borse d’oro consentendo che le donne si facessero un corredo ed una cospicua dote.

Ma sono molti gli episodi che legano san Nicola al periodo natalizio e tutti facenti riferimento al periodo del solstizio d’inverno ed alle varie cerimonie che caratterizzano la preparazione alla vita, alla futura, rinascente primavera .Così la festa degli Innocenti celebrata il 28 Dicembre che ricorda i bambini ammazzati da Erode ma che i seminaristi hanno scelto come loro “episcopellus” abbandonandosi a scherzi carnescialeschi (da cui scherzi da preti). Danze, lazzi e frizzi sempre in relazione all’esorcizzazione dell’inverno come anche nei SATURNALI romani durante i quali il Dio Saturno veniva finalmente slegato per riportare brio e gioia di vivere all’umanità stanca dell’inverno. Anche in questo periodo veniva nominato un “rex saturnaliorum” e si ipotizzava un ritorno alla “aurea aetas” in cui non esistevano schiavi, ingiustizie e povertà.

Sarebbe troppo lungo tracciarne tutta la storia che si lega a San Nicola ed alle sue metamorfosi. Ci basti ricordare che il nostro simpatico Santo divenne popolare anche in Europa centrale e settentrionale col nome di Santa Claus. Emigrato poi in America, il suo aspetto subì una metamorfosi: il mantello vescovile diventò un robone rosso orlato di pelliccia e la mitra un cappuccio a punta quasi a simboleggiare la maschera che prelude alla frenesia laica dell’era del Consumismo. Anche la figura del babbo Natale che giunge nelle regioni polari con una slitta carica di doni, rivela tratti inconfondibili dei riti precristiani che, cercando di esorcizzare l’infertilità della terra, preparavano ai capodanni ed alla rinascita. La corsa in slitta simboleggia infatti la lunga traversata della notte artica verso il giorno che porta la luce, il rinnovamento, il risveglio della natura, in un’unica parola: la Vita. Dino

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