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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, dicembre 05, 2011

Bach




Che meraviglia Bach! Io, per esempio, m’incanto all’ascolto dei “Concerti Brandeburghesi” Eppure non tutti ne apprezzarono appieno la genialità:

Vendere come “carta da burro “ gli spartiti di tali meraviglie, può sembrare incredibile, ma è proprio ciò che accadde nel lontano 1721 quando il maggiordomo dell’insensibile margravio di Brandeburgo, certo Christian Ludwig, si sbarazzò di questa musica soave che il suo datore di lavoro aveva giudicata monotona e grave, nonostante che il grande compositore tedesco l’ avesse imbastita di trilli, suoni e colori che allietano ed incantano da decenni generazioni di appassionati uditori.

La presentazione del manoscritto era stata laboriosa, elegante, quasi servile, ma non bastevole ad incantare il borioso marchese che chiedeva solfe più leggere e più consone al suo temperamento. Eppure questi concerti grossi, scaturiti dalla briosa creatività del famoso clavicembalista, sono quanto di più soave oggi si possa ascoltare e, per quanto mi riguarda, mi ammaliano e rapiscono trascinandomi in un mondo incantato che non ha nulla da invidiare alle più fervide fantasie con cui si possa descrivere il Paradiso. Gli oboi, i corni, il fagotto, il violino del primo concerto che accompagnano gli archi ed il basso continuo, immediatamente ci trascinano in un giardino incantato, ricco di una lussureggiante vegetazione e fiori e profumi che si intravedono dalle ampie vetrate che illuminano un elegante salone dove i musici gareggiano in virtuosismo e leggiadria. Nel secondo concerto subentra una spumeggiante tromba che, aiutata da un oboe ed un flauto oltre al solito violino, sfavilla e saltella e sorride fino a sfociare in un andante che Goethe osò definire “il dialogo di Bach con Dio”. Il terzo è una disputa appassionata ed altalenante tra i violini, le viole e i violoncelli. La freschezza del quarto concerto la si deve all’introduzione dei flauti a becco, il quinto è dominato da un clavicembalo, mentre il sesto vede prevalere le viole da gamba e da braccio che ci immergono in un’atmosfera di sogno prima di esplodere nei fuochi d’artificio del movimentato finale che ci pervade e ci scuote nel profondo del cuore.

Questo è Bach alla cui musica forse ci si arriva allenando l’orecchio con pazienza e costanza, ma che riesce ad aprire una finestra sul mondo, un mondo incantato fatto di squilli, gorgheggi, vibrazioni, cinguettii che ci fanno perdere il senso dell’umana dimensione per proiettarci lontano, lontano, nel mondo incantato della fantasia che non ha barriere razziali, religiose, ideologiche ma che ci accomuna tutti, in una qualsiasi parte del mondo, immersi totalmente nella musica soave che cementa ed unisce e rafforza.

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