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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, dicembre 16, 2011




Dino Licci-Budda-acrilico su tavola


Il Buddismo nasce come un superamento o un perfezionamento dell’Induismo di cui conserva la credenza della reincarnazione, mentre invece se ne discosta completamente per l’avversione al sistema delle caste ed all’autorità dei brahmani. E’ la quarta religione del mondo per il numero di adepti che raggiungono i 3-400 milioni ed ha come punto di riferimento l’illuminazione da cui Siddhartha Gautama, vissuto nel VI secolo a.c. trasse l’insegnamento che trasmise poi ai suoi discepoli.

Era questi il figlio di un ricco e nobile signore che lo fece vivere nel lusso e nell’agiatezza finché, all’età di 29 anni, come un san Francesco ante litteram, lasciata la casa paterna, scoprì la sofferenza e il dolore che alberga nel cuore degli uomini e tentò lo yoga e l’ascesi per cercare la via della felicità.

Deluso anche da questa esperienza, si dette alla meditazione finché l’illuminazione lo colse dopo avere trascorso una notte immerso nei suoi profondi pensieri, pare sotto un albero di fico nei pressi di Bodh Gaya (noto una vaga somiglianza col comportamento di Socrate in queste lunghe ore di meditazione ). Forte di questa esperienza, decise di trasmettere al prossimo quanto aveva appreso e perciò si recò a Benares dove cominciò la sua predicazione che non avrebbe più interrotto finché morì alla veneranda età di ottant’anni. Il periodo in cui l’attività del Gautama si svolge, vede grossi capovolgimenti di carattere etico-religioso in tutto il mondo, quasi che contemporaneamente l’umanità, ancorché in zone diverse della terra, avesse deciso di sviluppare un’intelligenza di tipo logico-discorsivo a scapito di quella intuitiva ed istintiva che fino ad allora aveva pervaso le coscienze. Infatti nello stesso periodo a Samo prende origine la filosofia di Pitagora, ad Efeso quella di Eraclito mentre ad Elea si impongono gli insegnamenti di Zenone e Parmenide. In Cina poi si esaurisce il periodo delle “Primavere ed autunni” in cui operò Confucio mentre a Roma crolla la monarchia e nel medio (vicino) Oriente, si spengono le civiltà teocratiche come quella egiziana e l’assiro babilonese.

Ma vediamo quali sono Le Quattro Nobili Verità che Siddartha ricavò dalle sue profonde meditazioni:

• La realtà dell'esistenza di tutti gli esseri nella loro espressione esteriore è dolore per mancanza di ciò che si desidera, unione con ciò che dispiace, separazione da ciò che si ama;

• l'origine del dolore è il desiderio di esistere o la ricerca del piacere e anche il suo rifiuto come aveva sperimentato nell’esperienza ascetica;

• questi bisogni vanno estinti nel Nirvana (il desiderio va eliminato);

• la via che conduce al Nirvana è il Dharma (cioè l'Ottuplice Sentiero).

La strada da seguire sta nel mezzo (la giusta mediana), il segreto della felicità accettarsi come si è, evitando quella ricerca dei desideri che, anche se soddisfatti, porteranno a maturarne altri in una catena infinita. L’eliminazione dei desideri porta al Nirvana, cioè alla vera felicità, condizione in cui l’uomo è felice pur non desiderando di esserlo, è felice perché ha vinto l’illusione cosmica (maya). (ed in questa assenza di condizionamenti, mi sembra di leggere un po’ dell’imperativo categorico di Kant.)

Con la sua predicazione Siddartha (Budda) fece molti proseliti ma il buddismo si affermò quando, nel III secolo a.c. Asoka, capo di una dinastia che lottava per sottomettere al suo dominio tutta l’India, ne sposò la causa ed anzi ne fece una religione di Stato. Anche questa volta vedo una somiglianza con un evento occidentale e cioè con quel editto di Milano del 313 d.c. con cui Costantino garantiva libertà di culto . Questa frase che riporto ed ascrivibile appunto ad Asoka ne è una dimostrazione:


"Non si deve considerare con riverenza la propria religione, svalutando senza ragione quella di un altro… poiché le religioni degli altri meritano tutte riverenza per una ragione o per l'altra".

Si può esser buddisti appartenendo ad un ordine monastico o semplicemente ad una congregazione di laici secondo Budda, il quale però morì senza nominare un successore per cui dovettero essere indetti dei concili con i quali fissare per iscritto, quelle norme che inizialmente venivano trasmesse solo oralmente.

• Il primo concilio si tenne a Raiagrha (l’odierna Rajgir) per fissare le regole della disciplina monastica,

• Il secondo si tenne, un secolo più tardi, a Vaisali e riguardò soprattutto la proibizione per i monaci di assumere bevande alcoliche e utilizzare denaro ( non mi piace questo vivere di elemosine che ricorda anche la regola di alcune congreghe religiose nostrane. Se tutti facessero così, come girerebbe il mondo?);

• Il terzo concilio si tenne a Palalipruta (oggi Patna) ad opera del già menzionato re Asoka col quale si decise di smascherare dei falsi monaci e di inviare missionari al di fuori dell’India;

• Il quarto tenutosi nell’anno 100 d.c. a Jalandhar, mise in evidenza una spaccatura che da tempo si andava già delineando in seno alla dottrina buddista tra i più tradizionalisti (i Thera) ed un gruppo più progressista che voleva dei cambiamenti soprattutto per quanto concerneva il ruolo dei laici in seno alla comunità.

Sorvolando sugli aspetti esteriori della vita dei monaci buddisti, che devono avere la testa rasata, non devono avere barba o baffi, devono vestire di una tunica arancione con una ciotola appesa alla cintura e munirsi di un rasoio, un ago ed un filtro per l’acqua, analizziamo velocemente la “legge della causalità” con cui Budda iniziò la sua predicazione. Con essa si nega l’essenza di ogni cosa motivando questa asserzione col fatto che ogni cosa trae origine e quindi la propria realtà da altra cose che ne sono la causa (mi ricorda il ragionamento con cui Aristotele arriva al primo motore). Ma Budda aggiunge che col Nirvana si sfugge a tale destino in quanto questo non è uno “stato” ma una “condizione” di assenza laddove non c’è vita, morte, gioia e dolore se non come sensazioni, psichismi, insomma una sorta di solipsismo ante litteram laddove l’io, se lo si intende come realtà, non è che mera illusione. Il buddismo parte infatti dalla convinzione che la vita è dolore e che l’unico modo di sottrarsi all’infelicità, è cancellare il desiderio, che in nessun caso, realizzato o meno, procurerebbe la felicità. Chi non si sottrae a questa schiavitù è destinato a reincarnarsi in eterno, chi ci riesce raggiungerà il Nirvana, la purificazione totale. Il buddismo, come da noi il cristianesimo che vede diverse ramificazioni, ha tre diverse espressioni di culto che possiamo così catalogare:

• L’indirizzo HINAYANA (piccolo veicolo) che è il più tradizionalista e si rifà ad una comunità di anziani (i Thera), come abbiamo prima accennato intransigente nell’osservare letteralmente le quattro nobili verità rivelate dallo stesso Budda;

• L’indirizzo MAHAYANA (grande veicolo) diffuso soprattutto in India settentrionale, Cina e Giappone che è meno rigido nelle norme che portano al Nirvana estendendolo dai soli monaci anche a coloro che praticano la giusta via della carità ed amore per il prossimo. Esso si afferma intorno al IV secolo d.c.;

• L’indirizzo VAJRAYANA (veicolo del diamante), la strada considerata più facile, perché al forte impegno spirituale, sostituisce la ritualità, la formula magica, una speciale tecnica sessuale . Esso si afferma intorno al 700-800 d.c.

C’è poi il buddismo giapponese che s’impone e scompare ritmicamente contrastato od aiutato dalle grandi famiglie che dominano il Giappone. Tra le dottrine buddiste che si affermano in Giappone, alcune appartengono al Grande veicolo, altre al Piccolo veicolo ma c’è anche un Buddismo ZEN particolarmente caro ai samurai che prediligono l’osservazione diretta della natura piuttosto che la sua interpretazione.

Alla luce di quanto esposto, io considererei il buddismo più una dottrina, un insegnamento filosofico che una religione, ma naturalmente questa è solo la mia opinione.



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