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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, dicembre 16, 2011

Dino Licci-Trimurti- acrilico su tavola

L’induismo annovera più di 700.000 fedeli che lo pone al terzo posto tra le religioni del mondo ed è praticato non solo in India ma anche in Nepal, Bangladesh, Pakistan, Malesia, Bali, Sumatra e tante altre comunità orientali con qualche diramazione anche in Europa. Esso prende il suo nome dal fiume Indo e la parola induismo si trasformerà da espressione geografica in espressione religiosa quando il territorio verrà invaso dai musulmani: Induisti si chiameranno infatti gli indiani non convertiti all’islamismo e che avranno mantenuto una loro precisa identità. L’origine dell’Induismo è da collocarsi storicamente nel VI secolo a.C. se con esso trascuriamo di indicare le esperienze religiose degli indiani prima della fusione del VEDISMO (dal nome dei testi sacri detti VEDA scritti in sanscrito) col BRAHMANESIMO che non prende il nome da Brama come si sarebbe indotti a pensare, ma da una casta sacerdotale indiana.

L’induismo annovera molte figure divine adorate in templi imponenti ed a volte nascosti nella giungla, il che lo colloca tra le religioni politeistiche. Tra tante figure di deità le più importanti però sono:

Brahma , il dio creatore dell’Universo che garantisce l’ordine cosmico ed è anche il simbolo della saggezza;

Vishnu , il conservatore e salvatore, un dio buono più volte sceso sulla terra per aiutare gli uomini a vivere nella giustizia e che ha nella bontà e misericordia i suoi attributi esiziali;

Shiva, il distruttore, il dio delle guerre e delle tempeste, padre della collera, della paura, delle malattie, ma anche della forza riproduttiva della natura.

Queste tre deità sono unite insieme nella TRIMURTI, una sorta di trinità che simboleggia l’indissolubilità delle forze divine.

Gli induisti credono nella reincarnazione che però riguarda solo chi deve espiare colpe e peccati. In questo caso l’anima tornerà a vivere in un altro corpo mentre chi avrà onorato gli dei e vissuto rettamente, raggiungerà lo sukhavati, l’equivalente del nostro paradiso.

L’induismo divide la società in classi che in un certo senso, ci riportano alla concezione sociale del nostro Platone. Per Platone Dio ha creato gli uomini di tre tipi:

• gli uomini d’oro degni di fare i custodi ;

• gli uomini d’argento che saranno i militari;

• gli uomini di ottone o di ferro capaci solo dei lavori manuali;

Così per gli induisti esistono:

• una casta degli uomini superiori rappresentata dai sacerdoti (brahamani), dai guerrieri (ksatriya ) e dai lavoratori qualificati (vaisya );

• una casta di uomini servili ( sudra);

• una casta di impuri disprezzati e intoccabili (i paria);

Ad una casta si appartiene per nascita e l’unico modo di sfuggire a una rigida collocazione gerarchica, è quello di essere premiati per una vita vissuta correttamente con una trasmigrazione dell’anima in un essere di livello sociale superiore. Anche i matrimoni vanno celebrati tra appartenenti alla stessa casta anche se la contaminazione col mondo occidentale rende questa norma meno rigida. C’è anzi un tentativo di compendiare in un’unica fede le tre grandi religioni del mondo, mentre assistiamo ad altri fenomeni di evoluzione religiosa:

• quella che ha dato origine alla compagine nazionale dei Sihk, che risente della prepotente avanzata islamica in India;

• la predicazione di Gandhi che mescola insieme comportamenti politici e religiosi, mentre invita gli indiani ad usare l’arma della non violenza e il ritorno alla religiosità più pura come mezzo di lotta politico-sociale.

Questa duttilità religiosa e a mio avviso encomiabile, è da ricercarsi nel fatto che più che una religione singola dettata dall’alto e quindi indiscutibile, l’induismo è una sorta di mosaico multiforme dove convergono sette e scuole di pensiero appartenenti a diversi livelli di sviluppo e di conoscenza, così da potersi adattare a diverse categorie di uomini.

Ecco perché l’induismo è assimilabile a una dottrina che contiene in sé un codice comportamentale che si basa sull’amore di tutte le creature visto che animali, uomini e piante sono espressioni dello stesso processo vitale, il che evita il dannoso fenomeno dell’antropocentrismo delle religioni occidentali. Inoltre gli induisti credono che divinità trascendenti possano incarnarsi in particolari esseri ed anche in più di essi contemporaneamente (avatara che vuol dire discesa in sanscrito) come nel caso di Krishna, Buddha, Gandhi.

Ci sono più livelli in cui si possa praticare il proprio bisogno di religiosità, ma sono tutti validi e accettabili in quanto conformati in base alle esigenze e alle possibilità del singolo individuo. Così esiste un livello della meditazione e dell’ascesi, il livello del maestro e del santone ma anche quello del guru o del semplice individuo che viva nel rispetto degli insegnamenti.

Esiste la preghiera il che conferisce all’induismo il carattere della religione, ma esiste anche la meditazione (YOGA) che gli conferisce il carattere dell’insegnamento pratico della crescita spirituale.

In ultima analisi possiamo dire che l’induismo è:

• Libero da canoni fissi e rigidi che ne impediscano la duttilità;

• Libero da dogmi e dottrine che rendano intolleranti eventuali “eresie”;

• Libero di crescere senza il dovere di fare opera di proselitismo;

Ma soprattutto non cerca aiuti statali per il suo sostentamento!!!

I cadaveri sono cremati e le loro ceneri sono sparse nelle acque del fiume Gange , il fiume i cui gli indiani si immergono per una loro purificazione.
Osservare le religioni degli altri credo ci renda molto più obbiettivi nel valutare la nostra, ma soprattutto ci porti a meditare sulla vacuità della vita terrena e c’insegni a capire come tutto sia relativo e fortemente condizionato dagli insegnamenti e dall’ambiente in cui si vive.









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