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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

martedì, dicembre 13, 2011

I Miracoli e la Scienza

Dino Licci-Il pensatore (omaggio a Van Gogh) acrilico su tela50X70

Parlando di una grande mente come quella di Sant’Agostino, ho fatto notare, ai lettori di un mio saggio, come egli sia stato influenzato dalle dottrine della Chiesa nell’elaborare la sua filosofia e come la sua dottrina abbia condizionato le convinzioni del suo tempo. Questo per dirvi che il periodo storico e la latitudine in cui si vive, contribuiscono a creare “Verità” ritenute assolute, ma soltanto nell’ambito di una ristretta angolazione spazio-temporale. Penso che pochi di noi credano che Amaterasu ( la dea del Sole ) sia nata dal lavaggio dell’occhio destro di Izanagi e che sia la capostipite dei divini imperatori giapponesi. Eppure i seguaci dello Shintoismo ci credono, mentre invece rimangono increduli rispetto ai misteri della fede cattolica. Spostandoci nello spazio terrestre, troveremo tante altre forme di religiosità che a noi sembrano altrettanto strane ed incredibili (per esempio il dio Ganesh dalla testa d’elefante o la dea Kalì che ha sei braccia). Ma anche agli induisti sembrano strane le nostre credenze che, a pensarci fuori dai condizionamenti ambientali, non è che siano meno strampalate delle loro. Esse discendono dai miti dei primi uomini che dapprima adoravano e deificavano il tuono, il vulcano, la pioggia, insomma tutti quei fenomeni naturali che non si spiegavano ancora in modo razionale (più o meno come noi con i miracoli). Scorrendo poi il tempo terrestre, vedremo come questi miti si siano evoluti e come gli sciamani siano stati sostituiti gradualmente da guaritori, santoni, sacerdoti, medici. Anche i medici si sono evoluti col tempo e, se fossimo nati qualche secolo fa, laddove oggi si fanno le flebo per idratare l’organismo, avremmo trovato sanguisughe, clisteri, salassi, emetici e purghe di ogni genere. Praticamente si pensava che l’organismo dovesse essere disidratato laddove oggi sappiamo che è vero il contrario. Aristotele si discostò con secoli di anticipo, da questa medicina primitiva, perché introdusse il metodo scientifico, che si basava prima sull’osservazione, poi sulla verifica e riproducibilità di un fenomeno. Questa sua conquista non riguardava naturalmente il ristretto campo della medicina, anche se possiamo servirci di essa per capire il suo metodo induttivo attraverso un semplice, attualissimo, esempio: si nota che l’aspirina fa bene agli infartuati. Bene questa prima osservazione Aristotele avrebbe chiamato OTI. Si studia quindi il suo meccanismo d'azione e si scopre che fa bene perché è un anticoagulante. Si arriva cioè al DIOTI. Da una sequenza di casi particolari, (gli infartuati curati con l'aspirina migliorano), si arriva al concetto universale: l'aspirina serve a curare gli infartuati perché ce lo insegna l'esperienza e perché si è capito in che modo ciò avviene. Si arriva cioè alla sintesi della pratica con la teoria, a quella che Aristotele avrebbe definito TEKNE’. Questo primo esempio di razionalizzazione della ricerca, che si contrappone ai metodi empirici usati negli altri casi, conferma, a mio avviso, l’evoluzione del sapere ed il relativismo filosofico che boccia gli assiomi e promuove le considerazioni logiche e sperimentali. Esso si può definire come una dottrina che nega l'esistenza di verità assolute o la possibilità che si possa mai giungere a una loro definizione semplicemente in base a una presunta rivelazione divina, che oltretutto varia coi tempi e con i luoghi in cui si è “manifestata”. Nel nostro occidente, i primi a parlare di relativismo, furono i sofisti che dialogando fra di loro nell’antica Grecia nel V secolo a.c., arrivavano a trarre conclusioni contrastanti tra di loro. Poi ci fu scetticismo filosofico sempre dell’antica Grecia, che si fondava sull’analisi critica di una conoscenza superficiale e che diventò metodologico con Cartesio ed ancora, progredendo nel tempo, arriviamo al criticismo di Kant e così via fino all’attuale pragmatismo mescolato ad uno spiritualismo, che fotografano molto bene le peculiarità dell’uomo, impastato com’è di spirito e materia. La religiosità popolare è infatti supportata dalla non conoscenza di alcune manifestazioni fenomeniche che si ascrivono ai cosi detti “miracoli”, ma un’attenta analisi di essi, ci fa razionalmente dubitare che siano opera di un intervento divino, ma invece siano una dimostrazione delle enormi lacune che ancora caratterizzano la corsa gnoseologica dell’umanità. I miracoli dell’acqua di Lourdes, che tanto scalpore suscitano nell’ambito della Chiesa, diminuiscono percentualmente mano a mano che aumentano le conoscenze mediche e rappresentano una percentuale di guarigioni inferiore ad una su un milione (65 guarigioni su circa cento milioni di pellegrini), cioè una media di gran lunga più bassa delle inspiegabili remissioni spontanee che si verificano negli ospedali pubblici (una su diecimila per alcuni tipi di tumori). Queste guarigioni poi riguardano soprattutto malattie dovute a scompensi ormonali o tubercolari, il che restringe il campo delle indagini scientifiche in un ambito ben delineato che si può compendiare nell’arguto pensiero di Emile Zola: “fra gli ex voto si vedono molte stampelle ma nessuna gamba di legno” !!!

Alcuni studi attuali sull’interpretazione delle guarigioni spontanee, riguardano l’ipofisi che non è più considerata, come si riteneva una volta, il cervello endocrino dell’organismo, ma è sottoposta all’azione dell’ipotalamo, sede della nostra vita istintiva ed emotiva ma, a sua volta parzialmente controllato dalla corteccia. Forti emozioni quindi, partendo dalla corteccia, possono influenzare nell’ordine l’ipotalamo, l’ipofisi, il flusso ormonale e l’intero stato dell’organismo. Spiegava l’oncologo Sirtori che, seguendo questa strada, si potevano spiegare persino la sudorazione o la lacrimazione di sangue perché, sotto forti emozioni e seguendo l’iter appena descritto, i tessuti possono rilasciare parte delle cellule che rivestono i vasi, così che la pelle stessa potrà, sotto fortissimi stimoli emotivi, trasudare addirittura del sangue.

Io sono agnostico, non ateo. Sono un piccolo, appassionato ricercatore della Verità e cerco di usare i mezzi che la natura mi concede, par attingere conoscenza nei limiti che i miei recettori sensoriali m’impongono. Ma, quand’anche fossi un fervido credente, non potrei, allo stato dell’arte, che pensare che Dio voglia, anche attraverso il mistero di eventi “preternaturali”, incoraggiare noi uomini ad indagare sulla realtà che ci circonda, in modo da sedare la nostra angoscia e la nostra ansia di conoscenza. Soddisfare il nostro bisogno di spiritualità senza mortificare al contempo la nostra razionalità, significherebbe finalmente trovare il giusto equilibrio tra fede e ragione in un connubio fattivo e tendente a sedare le contraddizioni cui spesso incappiamo in questo nostro altalenante, misterioso divenire.

















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