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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, dicembre 18, 2011

IL CONFUCIANESIMO



Trovo molto stimolante una comparazione tra le diverse religioni che esistono sul pianeta. Stimolante e molto istruttivo ma soprattutto l’unico metodo veramente valido per liberarsi definitivamente dall’imprinting che ci viene imposto, nostro malgrado, in età infantile ed adolescenziale e in modo così penetrante, che bastano due generazioni per credere ai misteri di fede di una qualsiasi religione di carattere dogmatico. Ma questo avviene soprattutto nel nostro occidente e in quelle religioni di origine abramitica che hanno la pretesa, ognuna per suo conto, di essere le uniche depositarie della verità. E questo, pur facendo riferimento allo stesso dio, conduce necessariamente allo scontro violento come c’insegnano le numerose guerre di religione che hanno insanguinato il nostro continente per secoli e secoli. E devo dire con estremo disappunto, che nulla purtroppo è cambiato. Fare questa premessa è necessario prima di parlare di Confucio, perché profondamente diverso è l’atteggiamento mentale con cui i fedeli dell’estremo oriente, si accostano all’idea stessa di religione sia nella sua componente immanente che in quella trascendente che è, come dire, più vaga ed attenuata rispetto a quella occidentale. Mentre in occidente il ruolo della Chiesa è stato determinate nello sviluppo delle società, spesso contrapponendosi e soverchiando il potere dello Stato, in Cina la religione è stata sempre subordinata allo Stato e il suo campo d’azione è più diretto a stabilire regole di comune rispetto e convivenza che ad agire sul singolo individuo condizionandone i movimenti spirituali e sociali. Esiste inoltre in Oriente la possibilità che più insegnamenti morali provenienti da fedi diverse, convergano in un sincretismo tale da fondere insieme, per esempio, taoismo, confucianesimo e buddismo, perché quello che importa non è indagare sul trascendente o sulla cosmogonia, ma trovare uno stile di vita che conduca alla serenità e alla sconfitta del dolore. In questo senso risulta se non difficile, alquanto disagevole collocare gli insegnamenti di Budda o di Confucio nell’ambito prettamente religioso, essendo impregnati di insegnamenti tali che ci ricordano anche la filosofia e la sociologia. Il manicheo che è in noi, il dualismo spirito-materia, l’opposizione netta tra scienza e fede, spirito e ragione, anima e corpo, in oriente svaniscono come d’incanto, perché il pensiero, le emozioni, le reazioni sensoriali, sono dette Xin e coabitano insieme, in contrasto anche con la mia personale visione anatomo-funzionale di questi loci, di cui alcuni sovrintendono alle emozioni (l’ipotalamo in primis) , altre alla ragione ed al pensiero astratto (la corteccia).
Ma parliamo di Confucio che entra in scena nella Cina del V secolo a.c quasi a voler moralizzare una società che viveva nel caos sia dal punto di vista politico che sociale. Per fare ciò, Egli partì dagli insegnamenti che traeva dalla lettura di antichi testi che insegnavano a raggiungere non solo l’ armonia ma anche il piacere e la felicità. Le sue massime (e ne sono state raccolte moltissime dai suoi discepoli) esprimono gli stessi concetti che saranno ripresi dalla Thora e dai Vangeli quasi a significare che l’essenza degli insegnamenti filosofici e religiosi sia laici che religiosi, sono fondamentalmente uguali e validi in senso universale. E’ il contorno, l’intransigenza in primis, che rovinano l’insegnamento che ci viene offerto. Comunque gli allievi di Confucio spesso lo sentivano dire: “ama gli uomini, considera tutti come fratelli, non fare agli altri ciò che non vuoi gli altri facciano a te” insomma lo stesso copione che avrebbe ripetuto qualche secolo dopo Gesù. Tutto il suo insegnamento, in origine soltanto orale, è stato trascritto dai suoi discepoli nei quattro libri dei quali il più antico raccoglie i “Dialoghi”, leggendo il quale si evince che Confucio era convinto di aver ricevuto dal Cielo (Tien), altrimenti non bene identificato, una missione da compiere e cioè restaurare i vecchi valori morali riportando in auge gli usi e i rituali del passato. Quindi spronò i principi a prendere esempio dagli antichi re, i quali si preoccupavano prima di ogni cosa della felicità del popolo e, partendo dall’alto, prende in considerazione tutti i comportamenti sociali stimolando i ministri ad agire da buoni ministri, i padri da buoni padri, i figli da buoni figli:

. "Vi è governo quando il principe (si comporta) da principe, il ministro da ministro, il padre da padre, il figlio da figlio"(Dialoghi, 12,11).

"governare è correggere. Se induci il popolo a correggersi, chi oserà non correggersi?" (Dialoghi.).

Il governo non si migliora se non agendo anche sui giusti rapporti che ciascun cittadino deve avere con i suoi simili e questo comportamento parte innanzitutto dalla propria vita familiare, il che comporta conoscere un altro concetto importante, quello di HSIAO, ovvero la pietà filiale. Infatti i genitori devono essere addirittura
venerati, perché la vita prende origine da loro ed onorarli non significa solo prestare loro delle cure fisiche ma soprattutto morali, emotive e spirituali. Quando i figli avranno adempiuto a questo precipuo dovere verso i padri, potranno rivolgere l’attenzione alle sorelle e fratelli, agli altri parenti e quindi al resto del mondo, raggiungendo lo JEN, quello stato di beatitudine in cui l’amore per il prossimo prevale. Confucio a volte fu ascoltato, altre allontanato dai principi ma, alcuni secoli dopo la sua morte, l’imperatore WU TI dichiarò la sua, religione di stato e tale rimase fino al 1911.
Le idee di Confucio pare che ebbero un effetto benefico sul governo dei popoli e vennero divulgate anche in Corea ed in Giappone.

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