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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

giovedì, dicembre 22, 2011

Lucrezia Borgia


Conoscete la celebre cavatina del “Barbiere di Siviglia” sulla calunnia? Quella meravigliosa pagina di Rossini affidata alla bravura di celebri bassi che continuano ad immortalarla nei più prestigiosi teatri d’Europa? Ebbene, ogni volta che l’ascolto, penso ai danni irreversibili che la calunnia può provocare in chi deve subirla. Essa è forse la forma più subdola di aggressività cui l’uomo possa ricorrere per avere la meglio sui suoi avversari. Nel mondo animale, che andrebbe, almeno da questo punto di vista rivalutato, mai si assiste a nulla del genere. L’etologia ci insegna che la lotta per il predominio territoriale o per il possesso di una femmina, scatena nei maschi scontri terribili, a volte fatali, ma che mai una gerarchia instaurata con una vittoria leale, può venire sovvertita da un’azione collaterale. Nel nostro mondo avviene spesso il contrario e non basta lo scontro frontale per instaurare una gerarchia, anche perché l’uomo nelle sue facoltà primarie, annovera, oltre alla forza, l’astuzia, l’intelligenza, la dialettica e l’inganno.

Una vittima illustre della calunnia fu per esempio Lucrezia Borgia. Questa donna assurse a simbolo di meretricio ed infedeltà soprattutto ad opera dalla penna sferzante di Ferdinand Gregorovius, lo storico tedesco di origine polacca, che ha dedicato la sua vita per tratteggiare la perenne competizione tra Chiesa ed Impero. Ma ultimamente ed a ragione, almeno dalle letture dei libri chi io ho potuto consultare, la figura di Lucrezia viene rivalutata e questo revisionismo sta inducendo lo stesso comune di Ferrara, dov’ella visse gli ultimi anni della sua vita, ad una serie di iniziative tese a restituirle la dignità perduta.

Lucrezia era figlia di quell’Alessandro VI, papa Borgia, noto per le sue turpitudini ed immoralità e sorella di quel Cesare, il duca Valentino, cui il Machiavelli dedicò “Il Principe”, trattato che giustifica ogni azione delinquenziale, la più iniqua, purché idonea a rafforzare il potere. Stretta tra la morsa dei due potenti che la usavano come merce di scambio politico, Lucrezia fu data sposa tredicenne a Giovanni Sforza, nipote di Ludovico il Moro, che si riconobbe impotente dopo che fu accertata la verginità della sposa. Bisogna però riportare anche altre versioni di questo episodio che raccontano come, durante il processo per l’annullamento del matrimonio, Giovanni sia stato forzato a dichiararsi impotente, mentre la bella Lucrezia si concedeva, restandone gravida e partorendo di nascosto un bambino, ad un certo Perotto Calderon, poi assassinato dal duca Valentino. Altri cronisti del tempo riportano come certo che ci pensarono il padre Alessandro VI ed il fratello Cesare a riparare alla forzata verginità della giovinetta e credo che non conosceremo mai la verità. Sciolto comunque questo matrimonio, lo Sforza fu subito rimpiazzato dal duca di Bisceglie, Alfonso, di cui Lucrezia s’invaghì perdutamente ma che le fu sottratto dal pugnale del fratello, che se ne disfece per motivi di calcolo politico. Lucrezia fu quindi “venduta” ad Alfonso d’Este, figlio del duca di Ferrara, Ercole, e qui finalmente, più volte madre, morì di parto a quarant’anni, non prima di aver dato prova di morigeratezza e buon senso. Infatti ella si fece molto apprezzare per il suo mecenatismo verso l’arte e per la sua vita tanto morigerata da sfociare infine in una crisi mistica, che la vide terziaria francescana dedicare molte ore della sua giornata alla preghiera ed al raccoglimento ascetico. Altre fonti le attribuiscono però, prima di questa conversione almeno altri due amanti: Pietro Bembo , che poi sarebbe diventato cardinale ed il cognato Francesco II Gonzaga. Volendo dar credito ad un grande nemico dei Borgia, certo Burcardo di Strasburgo, maestro di cerimonie, ella organizzava, in combutta col padre e il fratello il “ballo delle castagne” una sorta di orgia o sabba satanico durante il quale accadeva di tutto. Lucrezia avrebbe ideato un anello cavo, fornito di uno spillo, al cui interno inseriva la “ cantarella”, un veleno di sua invenzione che uccideva chiunque fosse stato da lei carezzato. Onestamente non so se dare credito ai detrattori o agli estimatori di una Lucrezia, della cui bellezza almeno non si dovrebbe dubitare sempre che il ritratto che le fece il Pinturicchio non sia falsato dalla molto probabile cortigianeria dell’autore.

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