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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, gennaio 06, 2012

I templari



Sono molte le leggende che ruotano intorno ai templari, i monaci guerrieri che scortavano i pellegrini che si recavano al Santo sepolcro, il luogo santo dove venne sepolto Gesù. Questo luogo era in mano agli infedeli finché non venne riconquistato dai cristiani nel 1099 dopo che Urbano II, durante il concilio di Clermont, rispondendo ad una richiesta di aiuto da parte di Alessio Comneno, imperatore di Bisanzio, incitò tutti i cristiani a correre in aiuto dei bizantini che venivano sistematicamente massacrati dai turchi selgiuchidi dopo essere stati sottoposti ad atroci torture. Gli “infedeli” si trovavano ormai solo a cento chilometri da Costantinopoli e la lettera dell’imperatore implorava aiuto. Tutta la cristianità rispose all’appello del papa ed al grido “Dio lo vuole”, cominciò immediatamente ad armarsi ed a cucirsi sugli abiti il simbolo della croce, segno inequivocabile che stava per partire la prima Crociata. Riconquistata la terra santa, il problema era ora quello di difendere sia i luoghi santi che l’incolumità dei tanti pellegrini, che da ogni parte d’Europa partivano per visitare il Santo Sepolcro. Sorsero così diversi ordini cavallereschi. Dapprima :

*gli ordini canonici del santo sepolcro fondato nel 1099 da Goffredo di Buglione ;

*poi gli ospitalieri o teutonici , cavalieri di San Giovanni dell’ospedale;

* quindi i Templari.

Questi templari erano monaci e soldati al tempo stesso quindi difficilmente inquadrabili in una delle tre categorie che costituivano il rigido sistema sociale del tempo:

*I Bellatores (che combattevano)

*gli Oratores (che pregavano)

*i Laboratories(che lavoravano)

Quest’ordine cercò di coniugare le virtù monacali con l’uso delle armi e dobbiamo pensare che fu subito ben visto da tutti se anche il re Baldovino li accolse in Gerusalemme concedendo loro di entrare nel suo palazzo dove sorgeva il “Tempio di Salomone.” Da questa vicenda scaturisce il nome di Templari o Cavalieri del tempio.

La loro costituzione dovette essere consacrata dal concilio di Troyes (1118) dal papa Onorio II , che suscitò l’imbarazzo che la novità suscitava, con l’aiuto di quel Bernardo di Chiaravalle, monaco cistercense fondatore della famosa abbazia e dottore della Chiesa, che accorse in suo aiuto avallando la decisione papale col “De laude novae militiae”, una sorta di proclama in onore dei cavalieri.
Per capire bene l’indole di Bernardo da Chiaravalle basti pensare che era in perenne conflitto col filosofo Abelardo ( e col suo maestro Roscelin) perché quest’ultimo osava leggere Averroè ed Avicenna, tentando una fusione tra le diverse culture dell’epoca. Bernardo era così rigido anche verso se stesso che si copriva gli occhi passando sul lago di Ginevra, per non “peccare” beandosi del meraviglioso spettacolo della natura. Fu lui, Bernardo, a coniare il termine “malicidio” per giustificare le carneficine cui i crociati sottoponevano gli “infedeli” perché ammazzando essi si ammazzava il male che era in loro in quanto non credenti. Uccidere un infedele diventava dunque, nella concezione di Bernardo, un servizio meritevole reso alla causa divina:

«Il Cavaliere di Cristo uccide in piena coscienza e muore tranquillo: morendo si salva, uccidendo lavora per il Cristo».

E ancora: «Egli è strumento di Dio per la punizione dei malfattori e per la difesa dei giusti. Invero, quando egli uccide un malfattore, non commette omicidi, ma malicidio, e può essere considerato il carnefice autorizzato di Cristo contro i malvagi.»

L’Ordine dei templari così costituito con a capo certo Ugo di Payns, fu baluardo di fede e di sapere e fu riverito oltre che temuto per le grandi doti militari ma anche commerciali dei suoi adepti. Esso acquistò presto grande potenza, possedendo eserciti invincibili, depositi d’oro e d’argento per le donazioni che venivano loro elargite, flotte, possedimenti e crediti da parte di molti potenti. I Templari costruirono grandi cattedrali gotiche e praticarono le arti occulte, la cabala, l’alchimia, l’ermetismo, la magia. Fra i compiti dei templari c’era anche quello di vegliare sulle tavole di Mosè, l’arca dell’alleanza e il leggendario sacro Graal, che non furono più ritrovati dopo il loro sterminio avvenuto, come vedremo, ad opera di Filippo il bello con la complicità di Clemente V. Pare che l’idea di sterminare i templari derubandoli delle loro enormi ricchezze, venne a Filippo il bello, che usò parte di quei denari per la costruzione della cattedrale di Notre Dame, ma ci dispiace dover constatare che la Chiesa guidata da Clemente V, non seppe difendere questi monaci guerrieri che le avevano reso tanti servigi. Interessante poi notare che il consigliere del re era quel Guglielmo di Nogaret che insieme con Giacomo Colonna (detto Sciarra), oltraggiò (alcuni dicono schiaffeggiò) ad Anagni, Bonifacio VIII, reo di aver scomunicato il re. Le accuse verso i templari erano molteplici ed infamanti e andavano dalla sodomia all’eresia, dalla bestemmia alla collusione con gli infedeli islamici. Nessuna prova fu addotta ma si estorsero le confessioni con feroci torture alle quali non si sottrasse neanche il capo dei cavalieri, il gran maestro Jacques de Molay, che fu arrestato il 14 Settembre 1307. I templari germanici che riuscirono a scampare confluirono nei cavalieri teutonici, mentre i superstiti spagnoli furono accolti nell’ordine di Calatrava e d il loro simbolo apparse anche sulle caravelle di Colombo. Ma la parte residua più consistente dei superstiti di quella carneficina pare che operi in gran segreto come “Militia Templi” e si dedica alla simbolica ricerca del sacro Graal cercando di esaltare le doti dell’uomo sia sul piano materiale che spirituale attraverso ogni forma di scienza, alchimia o disciplina esoterica. Ma per un discorso veramente esaustivo sul ruolo dei templari, non ci si può fermare a studiarli da un punto di vista puramente storico, essendo in essi compenetrato quel bisogno di evoluzione spirituale che fa di ogni uomo di buona volontà un ricercatore assiduo della verità, un eterno Prometeo che sfida l’ira degli dei pur di rubare ad essi il fuoco della conoscenza. E forse è proprio questo che simboleggia il Sacro Graal, il simbolo del sapere che si rinnova generazione dopo generazione, assumendo nuovi significati con l’evolversi del sapere, ma conservando il germe primigenio e universale della guarigione, nascita e rigenerazione.
Molti documenti dimostrano la presenza dei Templari in terra d’Otranto, primo tra tutti l’inventario dei loro beni voluto da Roberto d’Angiò nel 1308. Esso ci dimostra che non pochi erano gli immobili e gli appezzamenti di terreno coltivati soprattutto a vigneto, che essi possedevano all’interno e nei dintorni della città di Lecce. Molti di essi si trovavano all’interno della cinta muraria, soprattutto nelle vicinanze di San Matteo e sul tragitto che da piazza Sant’Oronzo porta a Santa Croce dove c’è una chiesa detta santa Maria del Tempio, che sorge appunto in via dei Templari. Ma anche in agro di Maglie c’è una località Sant’Isidoro esteso fino al feudo di Melpignano che apparteneva ai vecchi cavalieri. Ancora in Galatina, nella piazza vecchia, c’è una Chiesa dedicata a santa Maria del Tempio come pure a Tricase ed anche in Otranto esistevano loro possedimenti come risulta da una lettera che nel 1198 il papa (Celestino III o Innocenzo III) inviò all’arcivescovo di Trani ed all’arcidiacono di Brindisi e che ad essi fa riferimento. Ma oltre ai beni materiali i cavalieri lasciarono in Puglia l’impronta della loro apertura mentale se collaborarono con il grande Federico II nel tentare di fondere insieme la civiltà orientale con quella occidentale, evitando tanto spargimento di sangue. Sappiano come questo atteggiamento dello “Stupor Mundi” urtò la suscettibilità della Chiesa che divenne acerrima nemica di Federico. Pare che l’ottagonale Castel del Monte più che un padiglione di caccia o un osservatore astronomico, fosse un luogo di accoglienza per questi valorosi guerrieri che seppero far germogliare in Puglia il seme di civiltà lontane, di culture diverso ed in un certo senso più progredite della nostra. I conquistatori islamici, per volontà di Maometto, si spinsero in terre lontane e copiarono pur analfabeti, le usanze di popoli raffinati come la Persia, la Grecia, l’Egitto. I templari riuscirono a mettere a frutto questa loro capacità ed insieme con gli ebrei, che riuscivano a tradurre dall’arabo in latino molte pagine sulle conoscenze orientali, contribuirono ad aumentare la “conoscenza” nella nostra terra, dove fino a quel momento la cultura era stata un privilegio di pochi ecclesiastici.



1 commento:

  1. CAVALIERI DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

    Cenni storici



    Le Origini dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, risalgono ai tempi della liberazione di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione, capo delle milizie della crociata, che nell’ambito dell’ordinamento dato alle Istituzioni religiose militari e civili del territorio appena liberato dalla dominazione musulmana, costituì l’Ordine dei canonici del Santo Sepolcro. Secondo quanto riportato dai cronisti delle Crociate, nel 1103, fu Balduino I, primo Re di Gerusalemme che si pose a capo dell’Ordine dei Canonici del Santo Sepolcro con la prerogativa, per se e per i suoi successori, di creare Cavalieri. Questa facoltà era concessa in subordine al Patriarca di Gerusalemme, in caso di assenza o impedimento del Sovrano.

    Quest’Ordine accoglieva tra i propri membri non solo i Canonici Regolari (Fratres), ma anche quelli che erano chiamati Canonici Secolari (Confratres) e Sergentes. Questi ultimi erano quei Cavalieri armati scelti tra le Milizie Crociate per il loro valore e il loro impegno e che, abbracciata la regola di Sant’Agostino della povertà e dell’ obbedienza, si erano impegnati specificamente alla difesa del Santo Sepolcro e dei luoghi Santi sotto il comando del re di Gerusalemme e ne costituivano la milizia scelta. Dopo la riconquista di Gerusalemme da parte di Saladino nel 1182, e poi definitivamente dopo la disfatta di Acri nel 1291, venne meno l’unitarietà organizzativa dell’Ordine, intesa come Corpo Militare Cavalleresco. La scomparsa del Regno Cristiano di Gerusalemme lasciò l’Ordine senza un capo. L’Ordine continuò ad esistere in Europa in quei Priorati che, sotto la protezione di Sovrani, Principi, Vescovi e della Santa Sede, mantenevano vivi gli ideali della Cavalleria Crociata di propagazione della fede, di difesa dei più deboli, della carità verso il prossimo. Raramente i Cavalieri del Santo Sepolcro parteciparono ancora ad eventi militari a difesa della cristianità, ad eccezione di quanto avvenne in Spagna.

    Nel XIV secolo la S. Sede ottenne dal Sultano d’Egitto, dietro il pagamento di un altissimo riscatto, che la custodia dei Santuari della Fede cristiana fosse affidata ai Frati Minori di S. Francesco. Durante tutto il periodo di soppressione del Patriarcato Latino, la facoltà di creare nuovi Cavalieri rimase prerogativa di chi in mancanza del Patriarca rappresentava la più alta autorità religiosa cattolica in Terra Santa e cioè il Custode di Terra Santa.
    Quando, nel 1847, il Patriarcato venne ripristinato, Pio IX conferì un assetto moderno all’Ordine con la promulgazione di un nuovo statuto. Esso venne posto direttamente sotto la protezione della S. Sede e la reggenza affidata al Patriarca Latino. Si venne inoltre a definire il ruolo fondamentale dell’Ordine, ossia il mantenimento delle opere del Patriarcato Latino di Gerusalemme, pur conservando il compito più propriamente spirituale di propagazione della Fede.
    Pio XII nel 1949 stabilì che il Gran Maestro dell’Ordine fosse un Cardinale di Santa Romana Chiesa, assegnando al Patriarca di Gerusalemme la prerogativa di Gran Priore. Giovanni XXIII nel 1962 e poi Paolo VI nel 1977 diedero un ulteriore impulso inserendo nello statuto norme più precise al fine di consentire una azione più coordinata ed efficiente.
    Nel Febbraio del 1996 il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha elevato la dignità dell’Ordine. Oggi esso è infatti un’Associazione Pubblica di fedeli, eretta dalla Sede Apostolica a norma del can. 312 par.1, 1°.
    Gode di personalità giuridica canonica e civile. Ma al di là dei riferimenti storici e delle vicissitudini che ne hanno contraddistinto la vita, ciò che oggi ha valore ed interesse, è il ruolo affidato all’Ordine e che esso svolge tramite la sua struttura operativa nell’ambito della Chiesa Cattolica e delle Comunità ove è presente.

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