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mercoledì, gennaio 25, 2012

Il giorno della memoria



La musica di Wagner risuona tetra ed evocativa mentre immagini spettrali affollano la mia mente inquieta e sgomenta. Corpi esanimi, scheletri viventi, sembrano sfilare silenziosi e mesti tra i resti fumanti di forni crematori, grovigli di filo spinato, una sensazione di morte enfatizzata da questi suoni pomposamente colmi di retorica e capaci di eccitare le masse, l’armento da trascinare in un olocausto purificatore, nell’idea di redenzione che animava il compositore e saggista tedesco.

Hitler

 
Hitler ne è soggiogato e s’inebria nella folle convinzione di una superiorità della razza ariana, del popolo tedesco che non può essere contaminato dal sangue degli ebrei. L’ideologia, il misticismo religioso, secoli e secoli di persecuzione verso i giudei deicidi, esplodono in una pazzia collettiva che farà proseliti in tutta Europa. Il primo a scrivere un saggio ferocemente antirazzista fu il conte francese Joseph Arthur de Gobineau, mentre il primo a coniare il termine di antisemitismo fu l’agitatore tedesco Wilhelm Marr. Così l’idea della razza pura sconvolse l’Europa ed il mondo intero e sembra quasi di sentire ancora l’odore del gas e dei forni crematori evocando i sei milioni di vittime che il terzo Reich fece ai danni degli ebrei.

La notte dei cristalli

Durante la notte tra il 9 ed il 10 Novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia cominciò, ad opera dei nazisti, un’opera di devastazione sistematica che sarebbe sfociata nel sacrificio supremo. In questa prima incursione, gli ebrei subirono danni incalcolabili: più di 7000 negozi distrutti, decine e decine di templi e sinagoghe date alle fiamme, centinaia di morti e circa 30 000 ebrei deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen.

Fu la “Notte dei cristalli”, termine usato ironicamente dai nazisti per ricordare le innumerevoli vetrine rotte e l’assurda richiesta di far rimborsare agli ebrei il controvalore economico dei danni subiti. Comincia così la “Shoah” che indica il genocidio di un intero popolo ed il termine è molto più appropriato di “olocausto” avendo quest’ultimo un significato vagamente religioso che potrebbe far pensare all’espiazione di una colpa mai commessa.
Ma la notte dei cristalli non fu esattamente l’inizio della persecuzione. Se ne ebbe sentore fin dal 1933 e dal 1935 con le “leggi razziali di Norimberga” e si protrasse fino al 27 Gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata rossa, marciando verso Berlino, s’imbatterono nella tristemente famosa Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento dove i poveri esseri, scampati al massacro, furono finalmente liberati.

 Il giorno della memoria


Il 27 gennaio è così diventato il giorno della memoria e lo si commemora sia per un doveroso ricordo di tante vittime innocenti, sia per evitare che casi simili si possano orribilmente ripetere in futuro. Ma perché la celebrazione non resti vuota retorica, dovremmo capire il motivo di tanta ferocia che colpì, oltre gli ebrei, gli zingari, i prigionieri politici, i testimoni di Geova, i partigiani, gli omosessuali, i portatori di handicap e per finire anche una parte del clero ma solo quando papa Pio XI prese finalmente posizione contro la Germania nazista con l’enciclica “Mit Brennender Sorge” (con viva preoccupazione).


L’accusa che inizialmente fu lanciata contro gli ebrei fu quella di deicidio e certamente bisogna ascrivere alla Chiesa cattolica la responsabilità di questa calunnia. Il potere temporale del papato usò per secoli questa motivazione a scopo punitivo nei confronti di questo popolo che si sarebbe macchiato dell’uccisione di Cristo e spinse il suo furore mistico fino ad introdurre misure restrittive anche riguardo la libertà personale degli ebrei, con la creazione dei Ghetti dove questi venivano relegati e con la pratica della conversione forzata effettuata a mezzo dell’Inquisizione.

Era talmente diffusa la pratica di emarginazione degli ebrei, che non c’è da meravigliarsi nel leggere la bolla con cui Paolo IV avallò, il 15 Luglio 1555 la creazione dei ghetti, spiegando con queste parole la necessità delle misure antiebraiche:

« Cum nimis absurdum et inconveniens existat ut iudaei, quos propria culpa perpetuae servituti submisit, sub praetextu quod pietas christiana illos receptet et eorum cohabitationem sustineat, christianis adeo sint ingrati, ut, eis pro gratia, contumelian reddant, et in eos, pro servitute, quam illis debent, dominatum vendicare procurent: nos, ad quorum notitiam nuper devenit eosdem iudaeos in alma Urbe nostra e nonnullis S.R.E. civitatibus, terris et locis, in id insolentiae prorupisse, ut non solum mixtim cum christianis et prope eorum ecclesias, nulla intercedente habitus distincione, cohabitare, verum etiam domos in nobilioribus civitatum, terrarum et locorum, in quibus degunt, vicis et plateis conducere, et bona stabilia comparare et possidere, ac nutrices et ancillas aliosque servientes christianos mercenarios habere, et diversa alia in ignominiam et contemptum christiani nominis [...] »

Traduzione:

« Poiché è oltremodo assurdo e disdicevole che gli ebrei, che sono condannati per propria colpa alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di esser protetti dall'amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo ai cristiani, mostrare tale ingratitudine verso di questi, da rendere loro ingiuria in cambio della misericordia ricevuta, e da pretendere di dominarli invece di servirli come debbano; Noi, avendo appreso che nella nostra alma Urbe e in altre città e paesi e terre sottoposte alla Sacra Romana Chiesa, l'insolenza di questi ebrei è giunta a tal punto che si arrogano non solo di vivere in mezzo ai cristiani, ma anche in prossimità delle chiese senza alcuna distinzione nel vestire, e che anzi prendono in affitto case in vie e piazze principali, acquistano e posseggono immobili, assumono balie e donne di casa e altra servitù cristiana, e commettono altri misfatti a vergogna e disprezzo del nome cristiano [...] »

Ghetto

Il documento continua su questo tono e pensate quanti danni ha potuto produrre un atteggiamento del genere nell’opinione pubblica mondiale. Queste accuse furono mosse per secoli nei confronti dei Giudei e rimosse soltanto alla fine del XX secolo quando la Chiesa Cattolica, ad opera di papa Roncalli, iniziò ad assumere un atteggiamento di apertura verso gli altri credo religiosi.
Il Concilio ecumenico Vaticano II (ottobre 1965) finalmente abolì con il decreto "Nostra Aetate" la definizione di Ebrei deicidi.

E a questo punto non posso non citare quel grande giornalista ormai scomparso che gratificò la mia giovinezza con scritti sempre ricchi di nozioni altamente formative per il ragazzo che ero allora.

Parlo di Augusto Guerriero che scriveva anche sulla rivista Epoca degli anni ‘60 con lo pseudonimo di Ricciardetto e che ha scritto un libro ormai introvabile ma di cui io custodisco gelosamente una copia. Il libro si chiama: “Quaesivi et non inveni” e fa riferimento proprio all’accusa ingiusta mossa agli ebrei cercando inutilmente la prova della loro colpevolezza. Ecco due piccoli passi estrapolati dall’interessantissimo saggio:

La favola nefasta del deicidio. Nel merito, bisogna proclamare alto e forte che è «assurdo», che è «stupido», che è un insulto all’umana intelligenza chiamare deicida il popolo ebraico (17).

Gesù e gli ebrei. L’accusa iniqua è stata sepolta. Ma - mi duole dirlo - credo che l’antisemitismo continuerà. […] Sono radici profonde, che non si svellono in un giorno. La predicazione della Chiesa fu efficacissima quando insegnava ad odiare l’ebreo. Sarà meno efficace ora che cercherà di insegnare ad amarlo. Perché allora secondava i bassi istinti dell’uomo. Da ora innanzi li contrasterà (35).

E così continua fino all’assoluzione completa dell’accusa di deicidio nei confronti del popolo ebraico.

Ma c’è un alto fattore scatenante che può aver indotto una mente contorta come quella di Hitler a compiere tali atrocità. Egli predicava la superiorità della razza ariana incarnata dal popolo tedesco, su tutte le altre. Per raggiungere questo scopo, decise l’annientamento delle razze inferiori, che avevano contaminato la purezza germanica. Da quali insegnamenti gli derivavano queste sue intime convinzioni? Qualcuno si spinge a pensare che fece sua la “teoria del superuomo” di Nietzsche, che non poteva aver conosciuto personalmente perché il filosofo impazziva proprio durante gli anni in cui il dittatore nasceva. Ma gli insegnamenti di Nietzsche aleggiavano in quell’aria contaminata dalla follia e furono certamente male interpretati. La sorella di Nietzsche aveva raccolto in un volume “Volontà di potenza” tutti gli appunti del fratello e sicuramente ebbe contatti sia con Hitler che fu suo ospite a Weimar, che con Mussolini anche se in forma epistolare. In qualche modo Hitler dovette essere influenzato dal filosofo e dalla musica di Wagner che Nietzsche aveva molto frequentato. Nietzsche era molto addentro agli studi biologici e dalla teoria evoluzionistica di Darwin aveva appreso come la natura sia selettiva favorendo la sopravvivenza del più forte.
Inoltre pensava che, se tutte le forme inferiori si erano evolute migliorandosi fino all’uomo, anche l’uomo avrebbe dovuto migliorarsi fino alla qualifica di superuomo. Quello che ne derivava, contro le stesse intenzioni del filosofo, era che se fosse esistita una razza di superuomini, ci sarebbe dovuta essere pure una razza di sottouomini che appunto Hitler identificò con gli ebrei. Il resto è storia. Ed è la storia più drammatica del ventesimo secolo. Faremmo però un grande torto ad uno dei filosofi più importanti della Storia se ascrivessimo a Nietzsche la colpa dei nefasti avvenimenti di cui trattiamo. Egli infatti si schierò apertamente contro l’amico di un tempo, il grande musicista Wagner accusandolo di decadentismo e condannando i suoi istinti nichilisti, la fatica, la morte come venivano glorificati dal Maestro. Niezsche amava il flauto, la musica dionisiaca e non poteva accettare l'ideale wagneriano secondo il quale la musica non sarebbe un punto di arrivo, ma un mezzo per esaltare il suo fervore mistico e l’antisemitismo sfrenato, dal quale Nietzsche, nonostante si pensi il contrario, era indenne .
Nietzsche

Certo entrare nella mente di uomini che hanno fatto la Storia è cosa ardua e difficile, soprattutto in questo caso che resterà scolpito nella mente di tutta l’umanità per l’orrore e lo sgomento che ha suscitato.

Per questo il 27 Gennaio si celebra il Giorno della memoria oltre che in Italia, nella stessa Germania, in Gran Bretagna e in tutti i paesi dell’Onu in omaggio alle vittime di una persecuzione assurda e incredibilmente feroce. L’episodio è considerato una catastrofe di tali dimensioni da scuotere le coscienze degli abitanti di tutto il mondo e va costantemente ricordata ad impedire che episodi analoghi si verifichino in futuro.

E proprio conseguentemente all’orrore che la Shoah ha suscitato nel mondo, nel 1948 è stata promulgata da parte delle Nazioni Unite la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” che qui possiamo sintetizzare citando il suo primo articolo che deve rimanere come segno inconfutabile dell’eguaglianza di tutti i cittadini del mondo: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Anna Frank

Molti saggi ed opere letterarie sono stati scritti intorno alla Shoah e io non posso certo esimermi a questo punto di ricordare  Anna Frank e il suo celebre diario e Primo Levi che ha contribuito a tratteggiare con grande maestria le brutture di questo nefasto periodo storico. “Se capire è impossibile, conoscere è necessario” egli ha scritto, sintetizzando così l’enorme difficoltà che si prova nell’accettare che tutto ciò sia veramente accaduto.


Onore a lui ed a tutte le vittime dell’umana follia.


Dino Licci (http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=34525171&postID=8244306400577263161)














3 commenti:

  1. "Il primo a scrivere un saggio ferocemente antirazzista fu il conte francese Joseph Arthur de Gobineau, "
    Io vorrei una indicazioni dove trovare qusto discurso antirazzista de Gobineau.Tutto che ho trovato è próprio il rovescio.Gobineau
    "oseph Arthur Comte de Gobineau, Essai sur l'inégalité des races humaines


    « ...Chez les peuples blancs de l'énergie réfléchie, ou pour mieux dire, une intelligence énergique ; le sens de l'utile, mais dans une signification de ce mot beaucoup plus large, plus élevée, plus courageuse, plus idéale que chez les nations jaunes ; une persévérance qui se rend compte des obstacles et trouve, à la longue, les moyens de les écarter; avec une plus grande puissance physique, un instinct extraordinaire de l'ordre, non plus seulement comme gage de repos et de paix, mais comme moyen indispensable de conservation et, en même temps, un goût prononcé de la liberté, même extrême; une hostilité déclarée contre cette organisation formaliste où s'endorment volontiers les Chinois, aussi bien que contre le despotisme hautain, seul frein suffisant aux peuples noirs. Les blancs se distinguent encore par un amour singulier de la vie: Il paraît que, sachant mieux en user, ils lui attribuent plus de prix, ils la ménagent davantage, en eux-mêmes et dans les autres. Leur cruauté, quand elle s'exerce, a la conscience de ses excès, sentiment très problématique chez les noirs. En même temps, cette vie occupée, qui leur est si précieuse, ils ont découvert des raisons de la livrer sans murmure. Le premier de ces mobiles, c'est l'honneur, qui, sous des noms à peu près identique, a occupé une énorme place dans les idées, depuis le commencement de l'espèce. Je n'ai pas besoin d'ajouter que ce mot d'honneur et la notion civilisatrice qu'il renferme sont, également, inconnus aux jaunes et aux noirs.

    Pour terminer ce tableau, j'ajoute que l'immense supériorité des blancs, dans, le domaine entier de l'intelligence, s'associe à une infériorité moins marquée dans l'intensité des sensations. Le blanc est beaucoup moins doué que le noir et que le jaune sous le rapport sensuel. Il est ainsi moins sollicité et moins absorbé par l'action corporelle, bien que sa structure soit remarquablement plus vigoureuse.

    La race blanche possédait originairement le monopole de la beauté, de l'intelligence et de la force."

    JTeixeira

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  2. Essai sur l'inégalité des races humaines[1] ("Saggio sulla diseguaglianza delle razze umane",

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  3. Relata refero:
    L'autore parte dalla questione etnica per spiegare i differenti destini dei popoli e le trasformazioni avvenute nelle abitudini di certe popolazioni col sopraggiungere di altri popoli; vi sono infatti razze forti e razze deboli, che pur diffusesi dovunque provengono ciascuna da un unico germe. Di qui la grande influenza suscitata dalle mescolanze etniche (matrimoni misti) con le relative conseguenze sociali: progressi e regressi sociali non sono altro che le conseguenze di tali mescolanze; così avviene pure che cadano le civiltà; il che è dovuto a mescolanze ibride, che hanno rovinato la purezza originaria. Basta osservare la storia degli Arii, dominatori dovunque; mescolandosi coi popoli da loro vinti, essi persero alcune qualità privilegiate, ma ne acquistarono altre, che assorbirono dai vinti: oggi il mondo appare abitato da gente ibrida, mentre alcuni campioni della razza aria si trovano sparsi qua e là per il mondo: sono i "figli di re" e si distinguono per l'amore alla vita solitaria, la forza e la dolcezza dell'animo, la generosità dei sentimenti. La razza, che secondo l'autore ha meglio conservato l'energia della razza ariana, è quella germanica; e questo spiega la ragione secondo la quale questo saggio fu molto in voga presso i Paesi tedeschi, favorendo le moderne leggi sul razzismo.

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