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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

martedì, gennaio 10, 2012

In principio era la gioia

                            Dino Licci-La Luce-acrilico su tela 50X70

In principio era la gioia




Disquisire di etica e morale invece che di calcio, attualità e politica, non è forse una cosa normale, ma derogare dalla normalità può essere produttivo, se comporterà una crescita del proprio bagaglio culturale. “Panta rei” ci grida ancora Eraclito dall’alto della sua filosofia immortale, “tutto scorre” e tutti siamo chiamati a modificare vecchi costumi, usanze obsolete, crudeltà assurde legate a dogmi e credenze antiche. Immergersi nel mondo della cultura, può arricchirci di nuove esperienze che ci forniscano da una parte di nuovi mezzi per combattere le atrocità che ancora esistono nel mondo, dall’altra soddisfino il nostro bisogno di creatività.


La seconda cosa è più facile perché sottende alla volontà ed alle attitudini del singolo. Che si usino i pennelli o la tecnica della grafica, la penna o la macchina fotografica, creare vuol dire elevarsi, sublimare il dolore, le emozioni, le gioie, trasferire dall’intimo del proprio animo alla sensibilità degli altri, il turbamento, la trepidazione, la commozione, l’apprensione che un evento può produrre in noi.


La prima invece sottende ai rigori dell’etica e qui il discorso si fa molto più complesso perché rimuovere abitudini ataviche, convinzioni radicate nelle tradizioni dei popoli, vuol dire agire in profondità, scendere nei tortuosi meandri della mente umana, laddove reazioni chimiche complesse e difficilmente reversibili, hanno codificato, con l’imprinting, atteggiamenti che assumono significato e valore diverso a seconda di chi li osservi. La tauromachia per esempio ancora presente nelle “corride”, ha origini antiche, risale addirittura al secondo millennio prima di Cristo. L’infibulazione, la circoncisione e tante altre pratiche che ai nostri occhi appaiono disumane, per altri sono espressione di civiltà. Il discorso si amplia enormemente ed in questi giorni mi fa pensare anche alla tortura, che Cesare Beccaria (forse) riuscì a fare abolire in Italia ed all’accanimento terapeutico, che è una forma sottile e più crudele della tortura stessa, perché perpetrata su esseri che magari hanno fatto una scelta diversa con un oculato testamento biologico ed ora non possono difendersi, non possono neanche confessare colpe mai commesse, pur di fare cessare la sofferenza. Ma liberarsi da preconcetti che ci costringono ad assistere impotenti alle infinite crudeltà che esistono del mondo, significa combattere, ognuno con le proprie forze, per fa sì che il messaggio che è insito nel Vangelo, nel Corano, nella Thorà ebraica, venga evidenziato nella sua accezione più vera che poi è riassumibile nella semplice frase “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” la stessa frase che, nel mondo laico, è insita nell’imperativo categorico di Kant o nel diritto romano: “honeste vivere, alterum non laedere, unicuique suum tribuere”.
E se ne parlo a proposito di combattimenti animali, corride, palii e cose similari, è perché un altro passo che bisognerà fare col tempo, è rimuovere la concezione cristiana che gli animali siano stati creati per uso e consumo dell’uomo. L’uomo, come gli animali e come le piante, è un momento di passaggio in questa terra, in un disegno tanto più grande di noi, che il solo pensarci ci sconcerta e sgomenta. Caso opposto quello di alcuni ricercatori ( vedi Dawkins - Il gene egoista- ) per i quali l’uomo è un mezzo, un contenitore dove il gene possa perpetuare in eterno la sua esistenza. Ma sarebbe assurdo che proprio io continuassi a parlare con gli argomenti suggeritomi della ragione, dimenticando che disponiamo anche di un emisfero destro che ci proietta nel campo dell’arte e dell’astrazione più pura. L’artista è un esteta che tenta di scuotere dalle fondamenta tutti i vecchi tabù per raggiungere momenti di trasfigurazione estatica e creare un crogiolo ardente in cui convogliare dettami aprioristici e anacronistici per ritrovare la gioia che alberga ancora dentro di noi. E sono in buona compagnia nell’esprimere questi concetti. Per rendersene conto basterebbe leggere un libro di un domenicano che, quasi sulle orme di Giordano Bruno, derogando dai precetti della Chiesa, ha scritto un libro molto esplicativo che consiglio a tutti di leggere:


“In principio era la gioia” di Matthew Fox .





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