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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, gennaio 09, 2012

La danza delle api


Il motivo per cui io non credo in un Universo autogeneratosi ma invece in un disegno intelligente ma in accordo con le teorie evolutive di Darwin e Wallace, si basa soprattutto sulle osservazioni che io stesso ho potuto compiere in 40 anni di lavoro microscopico. In una sola goccia d’acqua c’è un tale brulicare di vita, da rimanere meravigliati ed il comportamento delle varie specie non visibili ad occhio nudo, è fornita di quella intelligenza specialistica che è tipica anche di molte specie macroscopiche. Faccio un esempio: l’elegante Vorticella, visibile solo al microscopio,  reagisce sempre come una molla se un piccolo paramecio le si avvicina e quest’ultimo muoverà in continuazione le sue ciglia vibratili per tentare di catturare la preda. Nello stesso modo la Drosera, una pianta carnivora, reagirà chiudendo ed intrappolando la preda (una mosca per esempio) solo se essa per due volte consecutive essa la sfiorerà. Un mitile (la comune cozza nera) reagirà ad uno stimolo esterno, chiudendo sempre le valve, essendo come gli esempi che ho fatto prima, dotata di un’intelligenza specialistica. Invece animali superiori, come già il gatto o il cane, sono in grado di risolvere il problema attraverso un ragionamento. Hanno cioè un’intelligenza generalista, diversa per ogni situazione. Ma nel mondo animale ci sono esempi di grande intelligenza come nel caso del polpo capace di risolvere problemi abbastanza complessi ed anche nel mondo degli insetti ci sono comportamenti insospettabili per esseri così piccoli. Prendiamo il caso delle api. Ad un osservatore distratto l’ape appare come un pericoloso insetto che, ronzandoci intorno, ci mette in guardia dai suoi pericolosi aculei. E invece, nel suo cervello fatto a spillo, c’è un’organizzazione sociale veramente invidiabile tanto che molti ricercatori considerano l’intero alveare come un unico organismo perché il singolo individuo non potrebbe certo sopravvivere con la divisione dei compiti così netta che la natura ha loro assegnato. La regina è più grande degli altri tipi di api che vivono nell’alveare. Il suo compito è quello di deporre le uova e resta tutta la sua vita dentro la sua casa tranne che nel periodo della sciamatura, quando cioè decide di cambiare dimora e vola via seguita da poche fedeli compagne, oppure quando volteggia per il volo nuziale. In questa occasione uno dei fuchi (i maschi delle api) la feconderà pagando con la morte questo gesto d’amore. Strano destino quello dei fuchi: nascono da uova non fecondate, non hanno aculei per difendersi, non hanno zampe capaci di raccogliere il polline, devono essere sfamati dalla api nutrici e vivono in attesa della gara nuziale quando, lottando con i loro simili per raggiungere la sposa, vanno incontro a sicura morte sia che essa avvenga, per una legge naturale, dopo l’accoppiamento, sia che sia loro inferta, dopo la “gara” dalla api operaie che ritengono che essi siano ormai inutili alla comunità. Se invece le uova vengono fecondate, da esse nascono le api operaie, che sarebbero perfettamente uguali alla regine se anch’esse venissero nutrite con la pappa reale, che invece sarà la dieta esclusiva delle regine per tutta la durata della loro vita. Tutto nella società delle api ci stupisce e ci affascina: le celle del loro alveare hanno forma esagonale, la forma cioè più adatta a risparmiare volume e congegnata in modo tale da contenere, ognuna di esse, un uovo che in tre giorni darà luogo ad una larva che, dopo essere stata nutrita per sette giorni, verrà rinchiusa nella cella con un opercolo di cera che la costringerà al digiuno per dodici giorni, la fase di pupa. Finalmente una metamorfosi darà luogo all’ape adulta che, bucando l’opercolo, guadagnerà la luce.

Ma la cosa che forse di più affascina nel mondo della api, è il loro linguaggio, la danza dell’otto come ci ha dimostrato il famoso scienziato Karl von Frisch, uno dei tre padri dell’etologia (gli altri due son K .Lorenz e N. Timbergen, tutti e tre insigniti del premio NOBEL nel 1973). Lo stesso biologo riuscì a dimostrare che le api distinguono alcuni colori e che sono dotate di memoria e capacità decisionale. Ma torniamo alla danza dell’otto. Un’ape esploratrice scopre una fonte di cibo lontana anche più di cento metri dall’alveare. Ebbene, essa torna subito dalla sue simili e comincia a danzare. Si, proprio a danzare e tanto più freneticamente quanto più vicino e abbondante è il cibo. Muove freneticamente il ventre e danza componendo coi movimenti una specie di 8 le cui metà ( i cerchietti congiunti), individueranno una retta che formerà, con la direzione del sole, un angolo attraverso cui le compagne possono stabilire esattamente il luogo dove ha trovato del cibo. Sarà molto più semplice vederlo nel video che ho preso da YouTube. Strabiliante vero? Io direi di si . Ma questo non che uno dei tanti esempi di “intelligenza animale”.

E tutto ciò costituirebbe solo una ricerca per volenterosi scolari se non costituisse anche una prova, un’ulteriore dimostrazione della varietà dell’evoluzione, della teoria darwiniana per intenderci, la quale comporta considerazioni di carattere filosofico e metafisico. Imparando a conoscere il mondo degli animali, impareremo anche a liberarci da un antropocentrismo che ha falsato finora la nostra esatta collocazione nell’Universo animale. Dobbiamo imparare a sentirci non dominatori ma fratelli di tanti altri esseri, che rendono la nostra terra un pianeta unico, brulicante di vita e poetico mistero.

1 commento:

  1. hi, i came accros your blogs. i was enjoy.
    kep good posting story.

    thanks.
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