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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, gennaio 02, 2012

Lacrime e sangue


Il ventunesimo secolo, che stiamo vivendo con tutte le sue problematiche e tutte le sue contraddizioni, si apre come retaggio storico di un novecento inquieto che vede il mondo intero pervaso da guerre di sterminio, razzismo portato alle estreme conseguenze, utopici disegni di eguaglianza e liberazione dalla schiavitù del lavoro e dagli obblighi sociali. Quando infatti finalmente, con la fine della seconda guerra mondiale, le grandi potenze del globo cominciarono a temersi dando la stura alla proliferazione nucleare a scopo cautelativo, emersero i Sartre e i Marcuse, a spingere verso una rivoluzione che non aveva più negli operai gli attori della rivolta, ma negli studenti o negli oppressi del terzo mondo, che avrebbero dovuto sovvertire le sorti dell’umanità con la forza dell’immaginazione. Ho vissuto personalmente il ‘68 quando cercavo di dare finalmente i miei ultimi esami e le facoltà erano occupate da folle di studenti inferociti che inneggiavano al sei politico che li avrebbe liberati dall’obbligo dello studio per riversare nella società una pletora di asini con tutte le conseguenze del caso.

Marcuse contestava Freud, quando questi, conscio del potere energetico dell’eros, suggeriva d’istradarlo parzialmente verso il mondo della produzione attiva, verso un lavoro che potrebbe e dovrebbe essere gratificante. Marcuse parlava in un primo tempo di liberazione della sessualità, poi correggeva il tiro ed il genitalismo diventava amore finalmente, ma sempre come contrapposizione all’autoritarismo insito in ogni democrazia. Contestava così sia l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti d’America mettendo in un unico calderone qualsiasi forma di governo totalitario o democratico. La confusione regnava sovrana come nei nostri giorni, quando purtroppo la sinistra sta degenerando e degradandosi sempre di più, perdendo la sua identità e la sua ideologia ad opera di saputelli, ultimo retaggio di una società in disgregazione, dove si crede di poter imporre il proprio pensiero con le risatine, le battutine cattive, la demonizzazione dell’avversario politico. Ed invece di alzare alto il vessillo della laicità, si allea con la Chiesa in un connubio innaturale ed inventa l’ateo devoto, l’espressione più ambigua di una società in sofferenza, affiancando in questa scelta una destra altrettanto confusa che sacrifica la sua identità primitiva all’alto numero di elettori che l’alta finanza e la Chiesa può loro fornire e legandosi ad una frangia leghista che tenta di sconquassare completamente l’unità della Nazione. Riaffiorano antichi timori di un malcelato razzismo, mentre si tenta di dividere un’Italia di cui abbiamo celebrato i 150 anni di Storia, condendola con la corruzione ed il lassismo e minando così definitivamente un’economia di per sé già precaria. E mentre il popolo comincia giustamente ad entrare in ebollizione, conscio della confusione che li sommergerà, ecco riemergere da un passato ormai remoto, i tribuni della plebe, novelli Cola di Rienzo, maestri di populismo, furbastri opportunisti di una società in disfacimento. E finalmente i professori da cui ci aspettiamo la bacchetta magica che ci salvi dalla catastrofe. Ma la bacchetta magica, almeno finora, non ha rimosso privilegi, non ha sfiorato le corporazioni, non ha tassato le grandi proprietà, ma si è abbattuta come un maglio sul piccolo e medio ceto affondando ancora di più le piccole imprese, le famiglie, gli onesti che da sempre si arrabattano per arrivare alla fine del mese mentre loro, politici, manager, ecclesiastici di rango, varie categorie protette ed i grandi evasori fiscali, continuano tranquillamente il loro cammino, guardandoci dall’alto dei loro soldoni custoditi magari nei cavò di qualche banca svizzera al riparo dagli occhi indiscreti dello Stato Italiano. E noi paghiamo “senza lacrime e sangue” ci dicono, ma ce lo dicono con calma e signorilità.

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