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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, gennaio 30, 2012

Le tarantate


                                              Una tarantata

Una musica martellante, donne che si contorcono in preda ad un isterismo che diventa collettivo, mentre i suoni continuano, ritmici, ossessivi, trascinanti, sublimi. C’è tutta la storia atavica della nostra gente nel tarantismo salentino. Un suonatore di violino si contorce tutto donando alla sua musica un sapore mistico mentre il tamburello ritma in un crescendo senza fine le contorsioni di una donna giovane, che striscia seminuda come un ragno per il pavimento di una casa rupestre. I suoi occhi roteano dilatando le sue orbite stanche, mentre lei tenta di arrampicarsi sulle pareti contorcendosi tra smorfie di dolore e così per ore e ore fino allo sfinimento totale. Questo pare succedesse anni fa e molti studiosi descrivono il fenomeno così come ce lo raccontavano i vecchi di un tempo quando si pensava che, durante il raccolto estivo, le giovani contadine venissero pizzicate dalla "taranta". Si rivolgevano perciò al santo, a San Paolo di Galatina perché le guarisse da quei fenomeni che oggi si ascriverebbero a crisi isteriche o comunque a forti distonie neurovegetative. Ma io non sono così superficiale da pensare che tutto si spieghi semplicemente con un disturbo nervoso. Qui, nella Graecia Salentina, dove alcune popolazioni ancora parlano il “grico”, la danza ha origine antiche e un tempo manifestava una sofferenza molto più profonda, un’esplosione appariscente e plateale di un tormento atavico e tutto femminile. Bisogna tornare alle baccanti, alle danze tribali dei riti dionisiaci, per afferrare tutto il misticismo e il senso di ribellione che la donna tarantolata scatena con questo strano espediente che il tempo ha attenuato fino a trasformarlo in una danza gioiosa e coinvolgente. Con il passare del tempo la pizzica ha invaso la regione, poi tutta l’Italia fino a divenire un vero e proprio fenomeno popolare che si traduce in moltissime rassegne musicali tra cui la "Notte della Taranta" che richiama centinaia di migliaia di appassionati da ogni parte del mondo. Questa manifestazione,  che coinvolge molti centri del leccese,  culmina,  nella seconda metà di Agosto,  nel comune di  Melpignano in un’apoteosi di canti e danze, che costituiscono un appassionato connubio di modernità e tradizioni popolari.

Ma trascurando il folklore e la popolarità che oggi hanno raggiunto, queste danze ci riportano, come ho accennato, a Dioniso ed avallano la nostra provenienza in parte bizantina. Ma chi era Bacco cui vagamente somigliano le tarantate di una volta?

Bacco (Dioniso) era in origine un dio della Tracia, terra molto meno civile della Grecia che, colonizzata da essa, sposò l’adorazione di questo dio (uomo o toro?) soprattutto quando si scoprì che il suo culto era legato alla produzione della birra e, in un secondo tempo, del vino. Dioniso divenne il protettore delle messi e conteneva elementi barbarici come l’usanza di fare a pezzi gli animali e mangiarne le carni crude.
Gli elementi di similitudine con le nostre “tarantate” io li colgo nel fatto che, a quei tempi, rispettabili matrone spesso coperte da pelli di leopardo, si scatenavano in danze selvagge che duravano tutta la notte fra lo stupore e la condiscendenza dei mariti, che non osavano opporsi al volere degli dei. Esse, come si evince da una attenta lettura delle “Baccanti”di Euripide, si scatenavano in danze ritmate e condite dal vino arrivando fino all’Entusiasmo estremo che prevedeva l’ingresso di un Dio nel corpo del danzatore. Se sostituiamo al dio politeista il nostro San Paolo il gioco è quasi fatto perché misticismo, mito, leggenda, religione e realtà sono sempre profondamente mescolati tra loro.

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