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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, febbraio 05, 2012

Frankenstein e il romanticismo



Viandante sul mare di nebbia-Caspar David Friedrich

Forse non c’è niente di più espressivo del romanzo “Frankenstein” di Mary Shelley per delineare la corrente romantica che s’impose in tutta Europa fra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX. Ho già trattato il tema del romanticismo nel mio blog, quindi è inutile che qui ne riassuma le linee essenziali limitandomi proprio a capire la psicologia di un personaggio che forse può essere preso come prototipo della corrente di cui parliamo. Il mostro, che nel romanzo viene chiamato “creatura” essendo Frankestein il nome del suo creatore, tratteggia, più che altro, la complessità dell’animo umano anche al di fuori di qualsiasi collocazione storica:

E’notte, una notte tenebrosa e sublime. Il mostro vaga fino a vedere una luce, allora si avvicina furtivo ad una casetta di contadini e li spia, ne segue ogni mossa, vorrebbe catturare la loro benevolenza, il loro amore. Il suo è un animo gentile, teneramente voglioso d’amore, di calore e d’affetto, ma presto si accorgerà che il suo aspetto genera paura, repulsione, finanche terrore e solo dopo, quando si renderà conto della sua bruttezza e dei sentimenti che essa ispira nell’ oggetto dei suoi desideri, solo allora egli diventerà violento, fino ad uccidere, fino a chiedere, straziato dalla solitudine dei suoi sentimenti, al suo creatore Frankenstein di forgiare una femmina mostruosa come lui e, quando questi rifiuterà, lo ucciderà in un impeto di rabbia incontrollabile. Soltanto dopo, quando si accorgerà o meglio prenderà coscienza di ciò che ha fatto, lo sentiremo mestamente dire:

 

“Anche questa è una mia vittima! con la sua uccisone, i miei delitti sono consumati; il miserabile genio del mio essere è ferito fin nel profondo. Oh Frankenstein, generoso e devoto essere !che vale che ora io ti chieda di perdonarmi?”

 

Perché ho preso questo mostro come espressione tipica del romanticismo? ma perché la scala dei valori dei romantici era profondamente alterata. La conseguenza di una forte passione passava in secondo piano, secondo i romantici, davanti alla sublime grandezza della passione stessa. L’amore romantico, se non condiviso, se sfortunato, acquistava grandi meriti e passioni forti e distruttive come l’odio, la gelosia, il rimorso, la disperazione, l’orgoglio, davano succo alla vita come l’eroe Byroniano che i romantici vagheggiavano. Esso doveva essere violento e antisociale, anarchico e conquistatore. L’uomo doveva ormai rinnegare proprio quelle conquiste della ragione che l’illuminismo gli aveva regalato: la solidarietà, la fratellanza, l’eguaglianza per cedere il posto al più degradante solipsismo.

La sua anima si ammanta di misticismo e l’uomo, preso dalla estatica contemplazione dell’infinito, si sente esentato dai suoi doveri verso il prossimo e più soffre, più s’incarna nella stessa natura di Dio. Il mistico romantico diviene egli stesso Dio, la verità degli altri è la sua Verità in un crescendo di emozione e convinzione, che conduce alla dittatura, alla violenza o alla pazzia.

Se in Italia tale movimento fu meno sentito che nel resto d’Europa, se le pagine del Manzoni furono meno colorate di paura e mistero, lo dobbiamo al fatto che da noi il movimento romantico coincideva cronologicamente con le pagine del risorgimento che ci avrebbe presto portati all’Unità d’Italia. Ma anche l’intima essenza di questi accadimenti storici, così ricchi di amor patrio ed individualità, sono in parte da ascriversi al movimento romantico, che vedeva il risorgere del concetto di nazione e rispolverava il Medioevo anche nell’arte, proponendo pagine di orgoglio nazionale tratte dal periodo medioevale quali i “Vespri Siciliani”, “La disfida di Barletta” e così via.













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