Informazioni personali

La mia foto
Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, marzo 31, 2012

Quando sarà finita



Molecole vaganti

saranno i miei pensieri!

Viaggeranno disperse

cullandosi nel Sole.

Emozioni, dolori

e brandelli d’amore

giocheranno con gli astri

creando altri bagliori.

Ed altre solcheranno

i mari con fragore

fra le onde spumeggianti,

tra le vele e il candore

di ali delicate,

di gabbiani incolori.

Un ricordo sbiadito

diventerà farfalla,

che volteggiando infine

si poserà su un fiore.

Sarà pioggia dorata

sulle chiome del bosco,

   saranno i miei ricordi

a regalare  amore!

venerdì, marzo 30, 2012

Personale di pittura





Per tutto il mese di Aprile i miei quadri saranno esposti presso

 "Art Cafè"

 a Maglie in via N.Ferramosca ,189. Ingresso libero

giovedì, marzo 29, 2012

La madonna e i concili


Dino Licci-madonna con bambino-acrilico su tela

Circa 40 anni fa un vecchio giornalaio mi regalò una “storia della filosofia occidentale” di BERTRAND RUSSELL che avrebbe condizionato in seguito tutta la mia vita culturale. Bene, sono stati quei quattro volumi che custodisco gelosamente, a farmi appassionare non soltanto alla filosofia, ma anche alla teologia, alla matematica e, poco alla volta, anche alla storia antica e medioevale in particolare. Quando poi la storia, andando indietro nel tempo, incontrava la mitologia, il racconto diventava poesia come nell’ Iliade e nell’ Odissea di Omero nelle quali viene descritta la civiltà MICENEA. Ho appreso appunto da Russell, che questa civiltà attinse molto dalla civiltà MINOICA, quella cretese, per intenderci, civiltà caratterizzata da un’impronta di gaiezza e di lusso che la rendeva molto dissimile dalla rigorosa solennità delle credenze egizie. Di Creta si sapeva molto poco fino agli scavi ed agli studi compiuti da sir Arthur Evans, dal quale apprendiamo che era una civiltà marittima che aveva stretti contatti commerciali proprio con gli austeri Egiziani. La civiltà cretese ruotava intorno al palazzo di Minosse a Cnosso, legato ad antichi miti della Grecia classica, come Minosse e il labirinto costruito da Dedalo, e quello di Teseo e il Minotauro. La sua religione aveva molte affinità con le religioni dell’Asia minore e della Siria e credo di poter azzardare che attingesse anche al Brahmanesimo da cui discende l’attuale Induismo ma anche, in parte, il nostro Cristianesimo.

Bene, i cretesi adoravano, tra l’altro, una divinità, la “SIGNORA DEGLI ANIMALI”, che si aggirava nei boschi in compagnia del suo giovane figlio, unica deità maschile nota a parte il “signore degli animali “gemello di Artemide, come presto si sarebbe chiamata la “Signora” ma a cui non si dava grande importanza. Artemide si sarebbe trasformata, nel mondo romano, in Diana d’Efeso e finalmente, col concilio di EFESO, nel 431 d.c. nella VERGINE MARIA. Insomma, a dar credito a Russell, che è uno degli studiosi più importanti e seri della modernità, il Cristianesimo trasferì la deità di cui parliamo nella madonna, che diventò DEIPARA, cioè madre di Dio dato che, nel precedente concilio di NICEA del 325 d.c., si affermava l’identità sostanziale tra Gesù e Dio come, in quello di COSTANTINOPOLI, si erano aggiunte alle figure di Gesù e di Dio anche lo Spirito Santo, costituendo definitivamente la SANTISSIMA TRINITA’. Chiarisco che io sono agnostico e riferisco intorno alle religioni le notizie storiche che conosco e ricerco, rispettando i credo altrui, ma ritenendo che tutte le religioni sono state create dall’uomo per l’uomo e che la trascendenza divina è ben altra cosa che le decisioni prese nei vari concili di un tempo, dove si litigava violentemente tra opposte fazioni proprio come fanno oggi i nostri politicanti. Spero di non fare la fine di Giordano Bruno e di Cesare Vanini se non credo alla trinità che pure ho dipinto interpretando la tradizione cristiana cui per educazione appartengo.

martedì, marzo 27, 2012

Tsunami

Dino Licci-Tusnami.-acrilico su tavola 80X110

L’onda gigantesca (Tsunami) che qualche anno fa ha impressionato il mondo intero, ha travolto non solo le genti, le case, le costruzioni, la vita stessa di tante popolazioni, ma ha stravolto le nostre certezze, i nostri miti e le nostre speranze. Mai la solidarietà umana aveva raggiunto vette così elevate come in quella occasione quando il mondo intero si  sentì partecipe di una tragedia che aveva il sapore dell’apocalisse, del diluvio universale, dell’ira di Dio. L’uomo che affida a Dio il proprio destino, l’uomo che demanda ad un demiurgo impalpabile e sovrannaturale, tutto ciò che i suoi recettori sensoriali non possono etichettare come fenomeni aggredibili e verificabili, rimane attonito e perplesso davanti ad un cataclisma che ha dimensioni emotivamente universali. Se il terremoto di Lisbona del 1755 impressionò gli illuministi del tempo dando la stura agli attacchi impietosi dei Condorcet, dei Voltaire, dei Diderot contro una visione della vita imperniata sulle Verità rivelate, se il diluvio universale, di cui parlano varie religioni del mondo, pur con diverse sfumature, addebita agli errori dell’umanità il suo avvento come punizione divina, questo attualissimo maremoto, ci vede divisi nell’interpretazione del fenomeno in sé e nel significato più profondo della sua genesi. Così un geologo ci parlerà di movimenti tettonici, di assestamento della crosta terrestre ad opera della spinta delle masse sottostanti, altri demanderanno agli esperimenti nucleari la comparsa del fenomeno, altri ancora ci erudiranno sulla necessità dei terremoti, delle eruzioni, dei movimenti tellurici per tener vivo un pianeta altrimenti defunto. E tutto ciò ci riporta indietro negli anni. Ci trasporta in lidi lontano avvolti dal mistero, dalla fantasia, dalla poesia. Pensiamo alla terra di Atlantide che scompare per colpa dell’uomo, reo di aver smarrito la retta via. Di essa parla per la prima volta Platone in “Crizia “ e nel “Timeo”. Di essa parla Aristotele per una volta d’accordo col suo eterno rivale, nel ritenere che la mano divina debba intervenire, saltuariamente, seppellendo l’Umanità sotto le colpe dei suoi peccati. Io, piccolo pensatore solitario, mi permetto di dissentire dai grandi filosofi del passato e dalle parole dei mistici attuali. Che Dio abbia bisogno di ammazzare tanti bambini innocenti per insegnare la moralità agli uomini, è un fatto talmente immorale da qualsiasi punto di vista lo si guardi, che mi sembra veramente improbabile che la verità sia contenuta in questi concetti. Stessa cosa direi dell’assurdità di fustigarsi le carni, di sentirsi sempre in colpa persino di un peccato originale che sa molto di medioevo, di oscurantismo, d’inquisizione. Meglio il silenzio, meglio meditare sul proprio destino avvolto dalle tenebre della non conoscenza, limitandoci, come già spontaneamente stiamo facendo, ad aiutarci a vicenda quando dovessimo incappare in queste fatalità, che ci fanno sentire piccoli ed indifesi davanti alla forza della natura ed all’immensità dell’Universo intero.

lunedì, marzo 26, 2012

L'agnostico

                             Dino Licci-omaggio a Vincen-acrilico su tela 50X70
“Non c’è niente ch’io possa immaginare più grande dell’Universo, eppure il mio cervello lo contiene”

Questa frase ch’io scrissi fra i miei appunti qualche decennio fa, non so più se sia farina del mio sacco o se l’abbia “rubata “a qualche grande fra i tanti che affollano i meandri della mia mente e le mie traboccanti librerie, ma certamente racchiude in sé l’essenza stessa del mio pensiero.

Io mi appassiono allo studio del cervello, la parte più nobile che caratterizza l’Uomo tanto da poterlo definire come “l’animale che sa di dover morire”. Pitagora che credeva alla metempsicosi, riteneva l’uomo immortale proprio grazie alla peculiarità del suo cervello pensante, cui attribuiva la capacità di trasmigrare da un essere all’altro, in un moto continuo che Nietzsche definirà:"l’eterno ritorno dell’uguale". Aristotele, naturalista convinto, pensava invece che il cervello fosse una sorta di macchina atta a raffreddare il sangue, mentre, secondo lui, le emozioni ed idee erano prerogativa del cuore. Proprio lo stagirita non si sarebbe però sorpreso scoprendo che l’evoluzione ci avrebbe alfine condotto a ben comprenderne il funzionamento dei nostri organi, essendo egli, come Anassimandro, un evoluzionista convinto quasi che nei suoi geni aleggiassero già le teorie che Darwin avrebbe evidenziato molti secoli dopo.

Forse il Croce ne avrebbe tratto un ulteriore insegnamento per il suo “storicismo assoluto”ed avrebbe pensato che anche questa correlazione era già scritta precedentemente nel grande libro del destino. Ma chi, come me, ascrive al “Caso” gli accadimenti del mondo, non può che prendere atto della limitatezza della sua mente, così piccola e così grande da continuare a esplorare, cercare, indagare, in un susseguirsi di eventi che lo trasportano verso l’Ignoto, in un connubio di paura e di speranza.

E gli anni passano, giorno dopo giorno, ricerca dopo ricerca, nello spasmodico sforzo di dare una risposta alle mille domande che mi affollano la mente. E se Platone cerca di convincermi che vivo nell’illusorio mondo del sensibile fuori dal mondo delle Idee, Aristotele crede che la mia essenza prenderà “forma” nella forza del primo motore. Plotino cercherà di convincermi che, prima della materia, convivevano in me “l’Io”, il nous e l’anima alludendo quasi al mistero della trinità e Anselmo si spingerà a identificare Dio col concetto di perfezione. Così, dai padri della Chiesa fino a Kant, Hume, Spinoza, travalico i confini d’occidente, m’immergo nella filosofia orientale, scopro lo “ Yin Yang” e i concetti di tesi, antitesi, sintesi tipici del “nostro” Hegel, e già espressi nel Daodejing(Laozi):



Il Dao ha dato origine all’Uno,l’uno al due,il due al tre

Il tre a tutte le cose.Tutto ciò che esiste ha alle spalle lo Yin

(buio)e dinanzi a se lo Yang(luce)

Il vuoto del Qi è ciò per cui si armonizzano.


Medito sulla negazione del manicheismo, della dimostrazione della doppia verità, lo Yin Yang, il versante ombreggiato e soleggiato della stessa collina, due realtà che si fondono insieme e non possono esistere l’una senza l’altra.

Scopro la meditazione dello Zen nel giardino del tempio di Ryoan-ji a Kyoto e la ricerca del nirvana dettata dal Buddha, Siddhartha Gothama. Poi viaggio nello Jainismo e nello Scintoismo, nel Taoismo e nell’Animismo, nella fede dei Mormoni e dei Sich, mi sforzo di comprendere Confucio ed incappo nella crudele Kalì. M’affascino ad ammirare le immagini della Trimurti, Brahama, Siva, Visnù, simboli della creazione, conservazione e riassorbimento dell’Universo. Questo mi trascina verso concetti fisici di difficile comprensione come l’ entropia o all’essenza dell’atomo ormai ipotizzato come il contenitore di microstrutture dette “stringhe”. Ed ancora ai concetti relativistici di Einstein che riprende scientificamente ,nell’espressione del tempo, un concetto a suo modo già enunciato da Agostino.

Ma il santo aveva altri motivi per negare il tempo assoluto e voglio ricordarne assieme il perché: Platone come Aristotele, ognuno a suo modo, asserivano che l’Universo era stato creato da Dio partendo da una materia preesistente. Agostino no. Asservito ai voleri della Chiesa, egli doveva rispettare le Scritture. La sua ricerca, come quella di Anselmo, era condizionata dal “credo ut intelligam non dal “ intelligo ut credam”e quindi niente, neanche il tempo, potevano preesistere al momento della creazione. Così egli con un “contorcimento” mentale che lo eleva, a mio avviso, nel novero dei grandi pensatori, nega il passato e nega il futuro così come li consideriamo noi, ma li considera il “presente del ricordo ed il presente della speranza”. In Agostino c’erano i primordi di quello che sarebbe stato il razionalismo cartesiano in questo suo continuo interrogarsi, in questa continua ricerca di una definizione certa dell’essere. Anzi il suo soggettivismo lo portò, in campo filosofico, ad anticipare la teoria kantiana del tempo ed anche “l’ambulo ergo sum” di Gassendi.

Questa  è l’immagine, che mi sono fatto della storia, della filosofia, del sapere umano, della sua continua evoluzione che si perpetua nei secoli dei secoli all’insegna della “casualità” secondo alcuni, della “causalità” secondo altri.

E’ sulla scia di questi pensieri che ho composto questa mia preghiera, che scaturisce sinceramente dal profondo dei miei più intimi sentimenti, un misto di sentimento e razionalità:

L’agnostico

Ti sento, Cristo Dio nel Tuo Creato,

Ti sento nella vita che m’hai dato,

e nelle canne al vento, nel Tuo Sole

e guardo a Te con infinito amore.



Ma sei Gesù, sei Buddha, sei Mandè?

che dubbi per un uomo come me!

Son polvere di stelle, sono nato,



come ogni altra cosa del Creato,

dallo scoppio iniziale, dal Big Ben.

Perché ti cerco e gli altri cercan Te?



Ti cerca il pesciolino che ho allevato

nell’acqua dolce della mia cucina?

E ti cercava il ragno che ho schiacciato?

Ti cerca la bertuccia, mia cugina?



Nel mezzo degli spazi siderali,

tra miliardi di astri e nuovi soli,

il mio pensiero scruta, s’arrovella,



mi stanno per scoppiare le cervella.

Aristarco, Platone e voi di Samo,

ora voi lo sapete chi noi siamo?



Conoscete il mistero,l’Esistenza?

perché nell’animale c’è Coscienza?

Uomo scimmione, uomo troglodita,

quant’era più felice la tua vita!



Uomo di Grecia, uomo d’Afrodite,

voi ora che pensate ,che ne dite?

La via lattea non è latte di Era



E siamo imprigionati in questa sfera

più del passato, molto più di prima

perché s’è fatta avanti la Regina.



La dea Ragione non ammette errori,

ne fa brandelli dei tuoi vecchi voli.

Anche Tu sulla croce sei cascato,

Lei t’ha falciato, t’ha disintegrato.



Così la vita è angoscia, è un gran tormento,

però, Signore Iddio, io ancor Ti sento:

Ti sento nel profumo d’un bel fiore,



Ti sento negli abeti e nelle viole.

Ma Tu lo senti il grido, il nostro pianto?

e dì, lo senti, senti il nostro canto?


Chiacchierata sulle crociate



Io sono agnostico e, come tale, mi accorgo che spesso questo termine viene frainteso. L’agnostico non è un ateo, ma un instancabile ricercatore della verità. In tutti noi esiste una certo grado di religiosità, che può andare dalla semplice ammirazione della natura, all’angoscia che ci genera l’osservazione dell’Universo infinito, il tutto pervaso dall’incapacità di dare un senso logico alla nostra esistenza, al viaggio misterioso che s’inizia con la nostra nascita e non si sa dove e quando possa finire. Per sedare la sua angoscia e le sue paure, l’uomo ha creato le religioni e spesso un Dio fatto a sua immagine e somiglianza ( e non viceversa). La religione ( da non confondersi con la religiosità) è certamente un bene perché dà un senso alla vita e la riempie di una speranza di riscatto per tutte le pene e le ingiustizie sofferte sulla terra, ma quando la si istituzionalizza facendola diventare una sorta di corporazione, una potenza economica e sociale, essa perde di vista il fine ultimo per cui fu creata e si scredita di quella sacralità che dovrebbe porla al di sopra degli interessi terreni. E’ quello che è avvenuto soprattutto nell’ambito delle tre grandi religioni monoteiste che da sempre si scontrano anche cruentamente rivendicando ognuna per sé, il proprio potere egemone. Così nascono le guerre di religione che hanno insanguinato l’Europa e il mondo intero nei secoli trascorsi, così nacquero le tristemente famose crociate caldeggiate fortemente dalla Chiesa cattolica del tempo, ma che nascondevano al loro interno anche altre matrici meno ideologiche:

1) la paura che l’islamismo e i suoi califfi scendessero ad occupare l’Europa cristiana;

2) la volontà della Chiesa Cattolica di meglio figurare rispetto a quella ortodossa, prendendosi tutto il merito di aver liberato i luoghi santi;

3) Gli ambiziosi progetti delle repubbliche marinare Pisa, Amalfi, Genova, Venezia, che ambivano a dominare anche i mari orientali distruggendo l’egemonia musulmana.

Per questo Urbano ebbe buon gioco quando, ancora prima d’indire il concilio di Clermont, predicò la crociata da tutti i pulpiti dell’Italia e della Francia ma, nei suoi progetti, certamente mancava l’effetto secondario di queste spedizioni e cioè le conseguenze culturali che tali missioni avrebbero comportato. L’occidente scoprì infatti di essere “ignorante”. L’uomo medioevale credeva alle tenebre eterne, alla costola di Adamo, al mistero divino, ma ignorava del tutto la matematica, la geometria, la medicina, la filosofia se non quella di stampo prettamente clericale. Se ne sarebbe accorto il grande Federico II , che, forse conscio di tale verità, avrebbe a lungo tentato di distrarre la Chiesa dal suo pervicace proposito di guerra santa. Ma se ne accorsero anche i crociati conquistati dal lusso e dalle agiatezze del “vicino oriente” che, contrariamente alle credenze occidentali, era molto più evoluto e civile della stessa Europa. Se ne accorsero fin dal 733 quando Carlo Martello  sconfisse gli islamici a Poitiers, e i nostri combattenti  attinsero molto alla cultura orientale anche se, per farlo, dovettero ricorrere all’aiuto degli ebrei, gli unici in grado di tradurre le opere islamiche. Bernardo da Chiaravalle, l’inventore del termine “malicidio” per giustificare le carneficine dei crociati, stigmatizza molto bene l’oscurantismo e l’ottusità medioevale soprattutto se pensiamo alla sua eterna polemica con Abelardo, una sorta di Voltaire ante litteram, che aveva attinto il suo “razionalismo” dal suo maestro Roscelin, anch’egli prete, ma il primo forse che mise in dubbio il mistero della trinità. Ancora oggi siamo lontani dal ritrovare nelle alte sfere delle Chiese quell’entusiasmo che invece aleggia intorno ai semplici credenti, che si accostano alle cerimonie religiose e ai loro sacramenti col l’ingenuità ed il candore che ritroviamo anche in questi giorni che precedono la Pasqua, festa di pace, fratellanza e serenità

sabato, marzo 24, 2012

I gabbiani






 
Fra tempesta di fuoco
e fiamme,
ed afflizione,
tra spari di mitraglia
e colpi di cannone,
un rametto di pesco
sembra porgerci un fiore.

E liberi gabbiani
volteggiano felici
tra nuvolette bianche
ignari del dolore!

Poi osservano dall’alto
questo umano fragore
e scappano veloci
in alto, verso il Sole!









venerdì, marzo 23, 2012

Il temporale



E mentre il vento carico d’ozono

insaporiva l’aria dardeggiata,

il tuo profilo si levava al cielo

e gli occhi tuoi specchiavano saette!



Sul cristallo dell’auto una lumaca

traccia strade d’argento

e nel bagliore dei lampi accecanti

e nel frastuono dei tuoni,



è dolce averti accanto e carezzarti,

per poi librarsi, come due gabbiani,

nei cieli immensi, gravidi d’amore!





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mercoledì, marzo 21, 2012

Eppur si muove



Galileo aveva forse torto ad asserirlo con tanta sicumera? Non voglio certo offendere il grande scienziato, né mettere in dubbio la verità delle sue leggi ma, alla luce delle moderne conquiste della Scienza, che senso ha dire che è la terra a muoversi intorno al Sole e non viceversa? Non dipende forse tutto dal punto di osservazione? Oltre al fatto che entrambi i corpi celesti ruotano intorno al loro centro di massa che cade all’interno del Sole solo grazie alle sue proporzioni, che senso ha, alla luce delle moderne conoscenze astronomiche, dare un centro all’Universo o al sistema solare? Le leggi di Tolomeo che dovevano fare ricorso agli epicicli, non erano forse in armonia con un osservatore posto sulla terra e la teoria copernicana non comporta uno spostamento mentale dell’osservatore dalla terra, dove si trova realmente, sul Sole al solo scopo di facilitarne i calcoli matematici? Se dovessimo comportarci in armonia con i nostri recettori sensoriali e prescindendo dall’evoluzione gnoseologica dell’umanità, dovremmo tornare all’idea della terra piatta, ma qual è il momento di demarcazione tra l’accettazione delle teorie scientifiche moderne e una vita di relazione compatibile con la realtà? Intendo dire che, se dovessimo, nel quotidiano, applicare le leggi della quantistica o della relatività, tutto il nostro modo di vivere deterministico ne risulterebbe contaminato. E allora, fin dove possiamo consentire alla verità scientifica di correggere l’immagine che i nostri sensi inviano ai centri cerebrali? Per chi non fosse ferrato in fisica chiarirò alcuni punti di quanto ho scritto. La legge gravitazionale prevede che “ ogni corpo esercita sugli altri corpi una o di attrazione direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza fra i loro centri di massa.” E ciò comporta come conseguenza che siano i corpi più piccoli a girare intorno ai più grandi e, andando più avanti nella conoscenza della fisica moderna, scopriremo che queste attrazioni sono dovute alla deformazione dello spazio-tempo. Ma, se non conoscessimo la fisica, noi vedremmo, basandoci sui nostri sensi, la terra ferma ed il sole girare, cosa che, come dicevo all’inizio, nella trottola infinita dell’Universo, perde quasi d’importanza. Stessa cosa per la fisica quantistica che ci fa entrare nell’interno dell’atomo fino ai quark, ipotizzando addirittura l’esistenza delle stringhe, molto più piccole perfino dei quark e tali da prevedere un mondo multidimensionale. Dobbiamo crederci basandoci su complesse equazioni matematiche perché la verifica pratica di queste conquiste teoriche ci dimostrano che sono vere, ma mai potremmo pensare di “vedere” neanche un elettrone per quanto della sua esistenza nessun fisico ormai dubiti. Insomma, nel corso dei secoli si è passati da una visione mistica della vita ad una visone scientifica e molte conquiste erano già presenti nella mente e nelle teorie di molti filosofi greci che abitavano la nostra terra intorno al VI secolo a.c. Aristarco, Empledocle, lo stesso Talete si erano avvicinati moltissimo a verità scientifiche riscoperte soltanto quando gli eroi della Scienza quali Bruno, Vanini, Galileo, Copernico, Keplero, Newton, cautamente sfidando i dettami della Chiesa arroccata nel mondo sublunare ipotizzato da Aristotele, ebbero il coraggio di renderle pubbliche a volte dopo decenni delle loro strabilianti scoperte. Ma queste scoperte, soprattutto la relatività e la fisica quantistica, ci costringono ad accettare ipotesi vere ma fortemente contro intuitive come la negazione del tempo assoluto, che così diventa una sensazione soggettiva come il tatto, l’odorato o l’olfatto.

Il gioco della vita


Ho scoperto un gioco nuovo: il gioco della vita, che purtroppo non è solo un gioco, ma anche alta matematica e filosofia, se vogliamo dire così. Hawking, come se non gli fosse bastato mettere a dura prova le mie sinapsi col suo ultimo saggio che ho divorato come tutti gli altri suoi scritti, ha chiuso in bellezza illustrando questo gioco, che è molto di più che un passatempo, come potrete rendervi conto andando a cercarlo nelle enciclopedie scientifiche o cliccando semplicemente qui:

http://www.nemesi.net/life.htm .

A me piace condividere con gli amici quello che vado imparando come mi piace invitarli a cena se c’è da gustare un piatto particolarmente prelibato. E questo saggio non è da perdere, almeno da parte di chi sia interessato all’astronomia ed alla fisica teorica. Stavo dunque dicendo che ho letto “Il grande disegno” nel quale Hawking, oltre a condensare ciò che avevo già appreso in altri suoi libri come “Dal Big Bang ai buchi neri” o “La macchina del tempo”, cerca di dimostrare come l’Universo anzi gli infiniti Universi con i miliardi di miliardi di galassie e di stelle, si siano potuti formare da soli seguendo delle regole semplici, ma tali che difficilmente possano consentire la vita. Essa è infatti possibile solo se si verificano una serie di combinazioni favorevoli sia chimiche che fisiche, quali quelle che ci sono sulla terra e dintorni. Inutile tentare di elencarle in questo angusto spazio, anche perché non saprei spiegare dettagliatamente complessi fenomeni che vanno dalla relatività alla quantistica, dalla teoria delle stringhe alla M teoria e così via. Si diverte il famoso scienziato ad elencare tutte le teorie cosmogoniche di carattere aprioristico e religioso che hanno preceduto la cosmologia scientifica, fino alla dimostrazione di Hubble dell’Universo in espansione e la constatazione che unificare in una legge del tutto le norme che valgano per il micro come per il macrocosmo, comporterebbe l’esistenza di ben 10 dimensioni oltre a quella temporale e ci spiega come solo tre di esse, e non per caso, siano rilevabili dai nostri sensi essendo le altre piccolissime e raggomitolate in se stesse. Quando il discorso diventa filosofico e conseguentemente teologico, quando cioè dallo spiegare il come si passa al tentativo di spiegare il perché tutto ciò esista, si aprono due strade: quella di ascrivere ad un Dio creatore i motivi di tanta meraviglia o quella di credere che l’esistenza e la nascita dell’Universo sia fine a se stessa, regolata da precise regole matematiche che lui elenca. Ora, se credere alla favola biblica, per un agnostico come me, è una grande assurdità, pure credere ad un Universo che si autogoverna è altrettanto assurdo. Io credo che le strade divergano così fortemente, per il solito imprinting che condiziona anche gli scienziati. Egli si dilunga nel dimostrare come, nel corso dei secoli, la Scienza abbia costretto la Chiesa a desistere dal ritenere prima l’uomo, poi la terra, poi il sistema solare, e quindi la nostra galassia come il centro dell’Universo perché esso non ha un centro o una periferia pur espandendosi velocemente in ogni direzione. E naturalmente non ci sarebbe stato bisogno di creare miliardi di miliardi di miliardi di stelle al solo scopo di favorire la terra, ma l’errore biblico riguarda i teisti, i credenti cioè seguaci delle religioni abramitiche, non gli agnostici come me o i deisti che cercano Dio con l’aiuto della ragione e non della cieca fede. Essi non possono credere ad un Universo con capacità di autoregolamentazione ed il discorso rimane aperto come sempre, dai secoli dei secoli, quasi a sancire che la maledizione dell’uomo razionale perdurerà ancora per molto tempo ed egli continuerà a chiedersi con crescente angoscia:

Chi siamo, da dove veniamo, dove ci porta tutto ciò?

Auguri Poesia!

Auguri Poesia,

compagna fedele

di gioie,

dolori,

malinconie!

Auguri Poesia,

tu che vieni a trovarmi

nel silenzio della notte,

quando vago tranquillo

nei meandri della mente

cercando Dio,

una ragione,

un confine!

Auguri Poesia,

oggi che ti festeggiamo

in tutto il mondo:

Auguri

perché ci fai sentire Uomini,

più vicino a quell’immagine di Dio,

che ci siamo creati

per sconfiggere le paure,

le ansie, i dubbi, i tormenti.

Per te suonano i violini stanotte!

Per te le viole hanno intrecciato

i suoni con i fiori.

Un concerto d’amore

profumato e sublime,

un dolce connubio,

una tenera fusione

che c’innalza nei cieli

confortati da Amore!

lunedì, marzo 19, 2012

Il posto delle fragole

Dov’è l’amico che il mio cuore ansioso ricerca ovunque senza aver mai riposo?Finito il dì ancor non l’ho trovato e resto disperato…”
Così recitava, se la memoria non m’inganna, il protagonista del “Posto delle fragole”, il bellissimo, vecchio film di Igmar Bergman, che avrò rivisto una decina di volte nel corso della mia vita. La breve lirica fa la sua comparsa nel momento clou del film quando uno studente di teologia ed uno di medicina si scontrano verbalmente dialogando sull’esistenza di Dio e adducendo i soliti motivi, le solite argomentazioni, i dubbi di ieri che son quelli di oggi, che saranno quelli di domani:

“la Sua presenza è certa ed io la sento in ogni foglia e in ogni canna al vento”



La tremula voce del vecchio medico interviene opportuna a sedare gli animi, la sua voce è appunto tremolante come una foglia al vento, accarezza le orecchie degli spettatori, sfiora le loro menti attente e va a cadere dolcemente, lentamente, nei loro cuori, sospesi tra le tesi razionali dell’uno e le appassionanti credenze dell’altro.

Bravo Bergman! Egli ha saputo sintetizzare in una sola scena del suo film, tutte le angosce dell’uomo, le sue paure, i suoi perché, tutta la sua filosofia, la sua più intima essenza!!!

Vediamo insieme una scena di questo vecchio film, che è un mini trattato di filosofia adattata alla vita reale.

sabato, marzo 17, 2012

Rileggendo Flaubert

Dino Licci- Pensieri. acrilico su tela 50X70



Spesso gli scrittori scrivono in terza persona. Raccontano storie fantastiche, condite da un’immaginazione senza limiti, a volte vestendo abiti del sesso opposto per non correre il rischio di essere riconosciuti, a volte ambientando il racconto in epoche lontane. Ma un attento lettore saprà sempre cogliere il lato autobiografico della situazione, strappando la maschera di dosso a chi volesse coprire il suo volto vero per compostezza o pudore!

Provate a leggere “Madame Bovary” e troverete in Emma scolpite le fattezze interiori del suo autore Flaubert. Ma se Gustave ha voluto mascherare in parte la sua biografia qui, proprio nel suo capolavoro, la verità ci viene servita calda, fumante, graffiante e vera come la vita.

E con essa i dubbi, le angosce, i misfatti, le calunnie, le angherie, le passioni, gli odi, i rancori e l’acrimonia che condiscono il nostro andare solitario o affollato di amici, parenti, compagni, figli, genitori o amanti..

La Chiesa vorrebbe e non può, vedere una famiglia unita, serena, limpida, luminosa, tranquilla, esemplare e statica nella sua primitiva conformazione, quasi “la famiglia” platonica proiettata nel mondo come direttamente dall’Iperuranio (teoria delle Idee).

La si vorrebbe cristiana, laboriosa, esemplare, vero nucleo centrale e propellente indispensabile nella conformazione della società. Ma non sempre è così. A volte, come si evince nel quotidiano, la cruda realtà si scontra con questa visione utopica del nucleo primordiale e allora la Chiesa condisce d’ipocrisia le sue pietanze e le serve avariate al suo interno ma con una bella spruzzatina di apparenza che ricopra il tutto: le violenze, i disagi, le intemperanze, le angherie o semplicemente le incomprensioni, l’indifferenza, l’incomunicabilità.
E predica l’indissolubilità del matrimonio e la sua stabilità laddove il sostrato su cui si fonda è già stato lacerato dalla mancanza di fiducia e stima reciproca. Il divorzio non è la causa ma l’effetto di strappi non più ricucibili e un evento fortemente traumatico per tutti. Persiste a tutt’oggi il luogo comune che siano i padri ad abbandonare la moglie e la famiglia. Sui luoghi comuni si basano le “certezze” della società, ignara delle sofferenze indicibili cui molti padri vanno incontro nel silenzio assoluto dovuto alla dignità e al pudore.

venerdì, marzo 16, 2012

Parallelismi

            

Trinità                                                                             Trimurti

opere di Dino Licci

venerdì, marzo 09, 2012

Il Traducianismo

                                                             Sant'Agostino d'Ippona


Siamo tutti peccatori e lo siamo dalla nascita. Anzi lo siamo già dal momento in cui veniamo concepiti perché, secondo Sant’Agostino, uno dei padri della Chiesa, il peccato originale che è il sostrato sul quale si basa tutto il Cristianesimo, viene trasmesso attraverso l’atto sessuale, che così perde ancora di più il suo aspetto più puro e sacrale: quello di donare una nuova vita. Nel fare queste affermazioni, il santo filosofo che doveva trovare un modo di giustificare la trasmissione del peccato di Eva, sposò le tesi del “Traducianismo” e cioè di quella dottrina del II secolo, secondo la quale l’anima di ogni singolo individuo non è creata da Dio, ma viene trasmessa dai genitori ai figli come in una sorta di genetica virtuale. Lo stesso traducianismo si divide in due forme delle quali la prima asserisce che l’anima venga generata dall’unione dei semi maschile e femminile come nella fusione dei gameti nello zigote, la seconda che essa procede automaticamente dalla fusione delle anime dei genitori. Agostino sposò la prima tesi che trovò il suo massimo sostenitore in Tertulliano, il cartaginese che, convertitosi al Cristianesimo, nel suo trattato “De anima”, sic et simpliciter conferì all’anima una corporeità che però non si vede e non si tocca. Quindi state molto attenti a fare all’amore perché, se usate il preservativo, andate contro i dettami della Chiesa e, se non lo usate, rischiate di generare un altro peccatore proprio mentre vi state donando al vostro partner! Ci sarebbe da sorridere delle tesi di Agostino che appunto sposa le tesi del traducianismo nel suo trattato "De genesi ad litteram" e precisamente nel capitolo X. Sostiene questa tesi ritenendola la più adatta a spiegare l’ereditarietà dell’anima. Ci sarebbe da ridere se queste affermazioni non generassero mali reali e tangibili per la vita di tutti noi, che ci vediamo negare l’uso delle cellule embrionali ad uso terapeutico, solo perché questi sapientoni dell’antichità asseriscono, senza prove e senza conoscenze biologiche adeguate, che nell’embrione c’è un’anima. E i politici come pure alcuni giornalisti infarciti di dogmatismo, si buttano a capofitto nel mare magnum del medioevo per attingervi verità dogmatiche ed assiomatiche. Notate che la Chiesa è costretta a comportarsi così perché negare il peccato originale, farebbe crollare tutto l’apparato su cui si basa la sua storia. Infatti non avrebbe più senso l'avvento  di Cristo che si è sacrificato per salvarci da questo peccato, non avrebbe più senso la transustanziazione, altro mistero tutto cattolico, dal quale anche gli altri cristiani si sono dissociati e secondo il quale, quando fate la comunione, non ingerite il simbolo di Cristo, ma proprio il suo corpo come se foste antropofagi. Rileggetevi il Concilio di Trento se non ci credete che concilia tesi contrastanti risalenti a San Tommaso d’Aquino ed oltre. Il Concilio di Trento nella definizione dogmatica della XIII sessione dell'11 ottobre 1551, al capitolo IV dichiara:

« con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione. »

Ci sarebbe da sorridere come sorridiamo di Ganesh, il dio dalla testa d’elefante o della Trimurti che è paragonabile alla nostra trinità essendo la fusione di tre deità in una: Brahama, Shiva e Vishnu. o del dio sole Amaterasu da cui discende il divino imperatore del Giappone o della crudelissima Kalì con le sue quattro braccia Ma queste dogmatiche credenze, rimangono impresse nel chimismo cerebrale delle giovani menti che vengano bombardate dalla nascita con queste “Verità” col meccanismo dell’imprinting e rimuoverle non sarà più possibile senza notevolissimi sforzi. Così ognuno forte delle sue verità, è pronto ad immolarsi ed uccidere nel nome del suo Dio e purtroppo siamo proprio noi i primi a dover meditare sulle brutture delle guerre di religione fin dai tempi delle crociate, quando San Bernardo di Chiaravalle coniò il termine “Malicidio” per istigare i cristiani ad uccidere i nemici della Chiesa perché, così facendo, non si commetteva un omicidio ma un malicidio ammazzando il male di chi non credeva in Cristo! Che altro dire? Ah si: “pentitevi, pentitevi, ricordatevi che dovete morire!”

lunedì, marzo 05, 2012

La "Noetica"


Il quinto romanzo di Dan Browun , il Simbolo Perduto, ha riportato in auge il concetto di Noetica, cioè quella Scienza fondata dall’astronauta americano Edgar Mitchell, che si prefigge di studiare il rapporto tra la mente e la materia, sostenendo addirittura che quest’ultima possa essere modificata dalla potenza del pensiero. Qualche anno fa avrei sorriso di tali affermazioni ritenendole al pari della magia o della miracolistica, ma lo studio attento della meccanica quantistica e delle sue apparenti astrusità mi fa desistere dal sottovalutare queste ricerche. Il principio d’indeterminazione di Heisemberg, il gatto di Schrodinger, l’ entanglement quantistico e soprattutto il comportamento dell’elettrone che, nel’esperimento sulle due fessure cambia il suo comportamento a seconda che venga o meno osservato dall’operatore, mi riempiono di meraviglia e di curiosità. Se a questo aggiungiamo le recenti scoperte sui neuroni specchio ad opera del nostro Rizzolati, studiati a lungo anche da neurologi di fama mondiale come l’indiano Vilayanur Ramachandran, allora saggi come la “ Matrix divina” di Gregg Braden o alcuni esperimenti sulla risonanza magnetica funzionale, che vedono alcune aree cerebrali attivarsi prima ancora che un’azione ad esse connessa venga compiuta, vanno studiati con molta serietà. E sarebbe anche opportuno studiare meglio il comportamento degli animali, che possono aiutarci a capire appieno il funzionamento del nostro cervello arcaico, quelle zone cerebrali insomma, che noi abbiamo in comune con loro. Semplificando al massimo, possiamo infatti descrivere il nostro cervello come costituito da più strati: il tronco encefalico, detto anche rettiliano, perché somiglia a quello dei rettili, che è la parte più antica delle nostre strutture cerebrali risalenti a circa 500 milioni di anni fa. Poi troviamo il sistema limbico, che abbiamo conquistato circa 250 milioni di anni fa, detto anche mammaliano perché è comune a tutti i mammiferi e solo da ultimo, a ricoprire il tutto, la corteccia cerebrale tipica dell’uomo, che così acquista le sue singolari capacità d’astrazione e di coscienza. E’ proprio con la comparsa della corteccia che l’uomo conquista il suo status di “homo sapiens sapiens” e le sue peculiarità che gli hanno regalato l’uso della parola e la capacità di usare le mani come strumenti. Nella corteccia infatti esiste il centro di Broca che gli ha donato la parola e l’area del pollice opponibile che sono le due grandi conquiste dell’evoluzione della specie Uomo.

Il celebre aforisma di Haechel, “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi” sia pur oggetto oggi di accuse di mistificazione e manipolazioni nell’elaborazione della teoria cui sottende, ci aiuta molto a capire come, nel corso del suo sviluppo nella vita intrauterina ed oltre, l’uomo ripercorra tutte le tappe della sua evoluzione che è ancora in atto, a mio avviso, anche da un punto di vista puramente biologico. Ma sono altresì convinto, in armonia con quanto è implicito nella “noetica”, che la gnoseologia favorirà quest’evoluzione biologica con stimoli che, attraverso meccanismi ancora oscuri, creano un arcano collegamento tra il “nous” e la materia . A presto. Dino Licci

domenica, marzo 04, 2012

Perché il cielo è blu?

Dino Licci-"mare e cielo"- acrilico su tela 120X180

Se scomponiamo un raggio di luce bianca nelle sue componenti essenziali,ci accorgeremo che essa è la somma di sette colori che vanno dal violetto, che ha un lunghezza d’onda di 380 nm ( un nanometro (nm) è pari a un milionesimo di millimetro), al rosso che ha una lunghezza d’onda di 720 nm. Naturalmente, oltre al rosso e al violetto, la luce bianca è composta anche dall’aranciato, giallo, verde, blu e indaco. Ora un raggio solare, prima di colpire la terra, deve attraversare la sua atmosfera che è composta per il 78% di azoto, Il 21% di ossigeno e tracce di gas rari, goccioline d’acqua e polveri varie. Il comportamento della luce, che si sta propagando verso di noi in linea retta, cambia a seconda della natura delle particelle sospese che essa incontra. Se infatti incontrerà particelle di polvere o gocciolina d’acqua, essendo queste molto più grandi della massima lunghezza d’onda della luce, essa sarà riflessa in tutte le direzioni, ma se invece incontrerà delle molecole di gas di dimensioni comprese tra 380 e 720 nm, la luce avrà un comportamento singolare:

la luce rossa, che ha una lunghezza maggiore delle molecole di gas, le scavalcherà continuando la sua corsa, ma la luce blu, che ha una lunghezza d’onda minore, vi sbatterà contro e quindi sarà riflessa, solo la blu, in tutte le direzioni e fino a noi. Ecco perché il cielo ci apparirà blu.

Ancora una curiosità che riguarda le nuvole, che infatti ci appariranno bianche. Esse sono infatti costituite da particelle tutte più grandi delle lunghezze d’onda della luce e quindi diffonderanno tutte le sue componenti allo stesso modo e la somma dei colori essenziali, come sappiamo, è appunto il bianco. Ed ora non ci resta che augurarci di vivere una bella giornata primaverile con il cielo blu e tante nuvolette bianche che ci portino un poco di serenità





sabato, marzo 03, 2012

Il concetto d'entropia






Oggi voglio provare a parlare di entropia in modo semplice ed accessibile a tutti e lo farò partendo da semplici esempi:

1)Se mettiamo in contatto un corpo caldo con uno freddo, ci accorgeremo che, dopo un certo tempo, i due corpi avranno la stessa temperatura. Pensate alla borsa d’acqua calda che si raffredda mano a mano che cede calore al nostro corpo.

2) Se apriamo una boccetta contenente profumo e dimentichiamo di chiuderla, dopo un certo tempo, il profumo avrà invaso tutta la stanza e l’esperienza c’insegna che non è assolutamente possibile far rientrare il profumo nella boccetta, come non sarà stato possibile, una volta che la borsa d’acqua calda si sia raffreddata, ridonarle il calore che abbiamo incamerato durante il suo raffreddamento.

Cerchiamo di vedere che cosa è successo in ognuno dei due casi che ci serviranno a spiegare appunto cos’è l’entropia. Nel caso del profumo, sarà successo che le molecole che costituiscono il profumo, non più contenute nella boccetta, si saranno espanse per tutta la stanza, nel secondo non le molecole o gli atomi ma l’energia contenuta nel corpo più caldo, si sarà trasmessa a quello più freddo. In pratica quando il corpo è più caldo, gli atomi che lo costituiscono si muoveranno molto più velocemente di quelli del corpo più freddo ma, venendo in contatto con gli atomi più freddi, li urteranno facendo così aumentare la loro velocità a scapito della propria finché i movimenti e quindi le temperature dei due corpi non si saranno bilanciate.

Notate che in tutti e due i casi i sistemi tenderanno a diventare più disordinati. Infatti, nel caso del profumo, esso non sarà più contenuto ordinatamente in una boccetta ma occuperà tutto lo spazio a sua disposizione e, nel caso del corpo caldo , sarà l’energia contenuta in esso a trasferirsi disordinatamente nei corpi più freddi.

Da notare ancora che questi due fenomeni sono avvenuti in perfetto accordo col “Primo principio della termodinamica” il quale recita che la temperatura finale rimane invariata essendoci stato solo un trasferimento di energia da un corpo all’altro anche nel caso del profumo che, espandendosi, avrà urtato con le sue molecole quelle dell’aria uniformandone la velocità.

Se si verificasse il processo inverso e cioè se fosse possibile che il profumo rientrasse nella boccetta e il calore nella borsa d’acqua calda, il primo principio della termodinamica sarebbe comunque salvo perché si tratterebbe ancora del trasferimento della STESSA energia, ma l’esperienza ci dimostra che questo non è possibile. Allora dobbiamo chiedercene il  perché ma, prima di andare avanti, dobbiamo ricordarci che la Scienza esplora i fenomeni della Natura cercando di spiegare come e non perché essi avvengono. In questo caso abbiamo visto che è possibile passare da un sistema ordinato ad uno disordinato e non viceversa e vi sarà facile capire che il maggiore disordine che si è ottenuto  è irreversibile. Questo  è proprio il concetto di entropia che si può definire come la misura del disordine presente in un sistema fisico, incluso, come caso limite,  il disordine dell’intero Universo. Questo ci fa ipotizzare che il mondo viaggia verso un costante e continuo aumento dell’entropia, verso il disordine universale. Le leggi che regolano questo fenomeno che si potrebbe definire la "freccia del tempo"sono racchiuse nel “Secondo principio della termodinamica”che, semplificando al massimo potremmo sintetizzare in questo assioma: “È impossibile realizzare una trasformazione il cui unico risultato sia quello di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo”

Faccio un altro esempio per chiarire il concetto: quando mettiamo del cibo caldo in frigorifero, esso si raffredda il che potrebbe indurci a pensare che ci sia  stato un trasferimento dal corpo più freddo al più caldo che in effetti si raffredda, ma non abbiamo considerato che, se siamo riusciti a diminuire il disordine nel moto degli atomi che compongono il corpo caldo ( l’oggetto posto nel frigorifero),  nel contempo abbiamo aumentato quello delle molecole dell’aria nella cucina e questo aumento è ben superiore alla diminuzione all’interno del frigorifero in conformità col secondo principio della termodinamica.

p.s. Io sono un biologo molto curioso e appassionato di astronomia come di storia o filosofia, ma naturalmente non sarei in grado di sviscerare appieno il  concetto  di entropia come potrebbe farlo un fisico o un matematico. Il compito che mi sono prefisso è di “regalare” a chi  ne è proprio digiuno, delle pillole di sapere che poi ognuno, se vuole, può approfondire come spesso faccio io, facendomi venire dei feroci mal di testa. Buona giornata a tutti  . Dino






venerdì, marzo 02, 2012

Fantasia

Mi sento Apollo intento qui a cantare

Con la chitarra invece che la lira,

O forse Orfeo che perse sua Euridice

Oppur Catullo che Lesbia fe’ soffrire!


Mentre lei dorme ignara del tormento,

Io sogno di viaggiare in firmamento,

Di visitar le stelle ad una ad una

Di cavalcar comete e pur la luna.


Fra galassie, pianeti e buchi neri,

Vola veloce la mia fantasia.

La via lattea mi serve per sciare,

Con le lune di Giove fò il giullare!


E mentre mi diverto coi neutrini

Incontro Eudosso, Ipparco e Tolomeo,

Copernico che parla con Keplero

E in mezzo a tutti assiso Galileo.


C’è un’ ombra che silente s’avvicina

Mi sfiora lieve, piange e poi scompare.

Sarà mio padre, sarà la madre mia?

Quella che immantinente volò via?


Mi sento come ubriaco di dolcezza,

Dolore e gioia, affanno e fantasia

E provo pena e grande struggimento

Ma suono e canto: la vita torni mia!!!