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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

mercoledì, marzo 21, 2012

Il gioco della vita


Ho scoperto un gioco nuovo: il gioco della vita, che purtroppo non è solo un gioco, ma anche alta matematica e filosofia, se vogliamo dire così. Hawking, come se non gli fosse bastato mettere a dura prova le mie sinapsi col suo ultimo saggio che ho divorato come tutti gli altri suoi scritti, ha chiuso in bellezza illustrando questo gioco, che è molto di più che un passatempo, come potrete rendervi conto andando a cercarlo nelle enciclopedie scientifiche o cliccando semplicemente qui:

http://www.nemesi.net/life.htm .

A me piace condividere con gli amici quello che vado imparando come mi piace invitarli a cena se c’è da gustare un piatto particolarmente prelibato. E questo saggio non è da perdere, almeno da parte di chi sia interessato all’astronomia ed alla fisica teorica. Stavo dunque dicendo che ho letto “Il grande disegno” nel quale Hawking, oltre a condensare ciò che avevo già appreso in altri suoi libri come “Dal Big Bang ai buchi neri” o “La macchina del tempo”, cerca di dimostrare come l’Universo anzi gli infiniti Universi con i miliardi di miliardi di galassie e di stelle, si siano potuti formare da soli seguendo delle regole semplici, ma tali che difficilmente possano consentire la vita. Essa è infatti possibile solo se si verificano una serie di combinazioni favorevoli sia chimiche che fisiche, quali quelle che ci sono sulla terra e dintorni. Inutile tentare di elencarle in questo angusto spazio, anche perché non saprei spiegare dettagliatamente complessi fenomeni che vanno dalla relatività alla quantistica, dalla teoria delle stringhe alla M teoria e così via. Si diverte il famoso scienziato ad elencare tutte le teorie cosmogoniche di carattere aprioristico e religioso che hanno preceduto la cosmologia scientifica, fino alla dimostrazione di Hubble dell’Universo in espansione e la constatazione che unificare in una legge del tutto le norme che valgano per il micro come per il macrocosmo, comporterebbe l’esistenza di ben 10 dimensioni oltre a quella temporale e ci spiega come solo tre di esse, e non per caso, siano rilevabili dai nostri sensi essendo le altre piccolissime e raggomitolate in se stesse. Quando il discorso diventa filosofico e conseguentemente teologico, quando cioè dallo spiegare il come si passa al tentativo di spiegare il perché tutto ciò esista, si aprono due strade: quella di ascrivere ad un Dio creatore i motivi di tanta meraviglia o quella di credere che l’esistenza e la nascita dell’Universo sia fine a se stessa, regolata da precise regole matematiche che lui elenca. Ora, se credere alla favola biblica, per un agnostico come me, è una grande assurdità, pure credere ad un Universo che si autogoverna è altrettanto assurdo. Io credo che le strade divergano così fortemente, per il solito imprinting che condiziona anche gli scienziati. Egli si dilunga nel dimostrare come, nel corso dei secoli, la Scienza abbia costretto la Chiesa a desistere dal ritenere prima l’uomo, poi la terra, poi il sistema solare, e quindi la nostra galassia come il centro dell’Universo perché esso non ha un centro o una periferia pur espandendosi velocemente in ogni direzione. E naturalmente non ci sarebbe stato bisogno di creare miliardi di miliardi di miliardi di stelle al solo scopo di favorire la terra, ma l’errore biblico riguarda i teisti, i credenti cioè seguaci delle religioni abramitiche, non gli agnostici come me o i deisti che cercano Dio con l’aiuto della ragione e non della cieca fede. Essi non possono credere ad un Universo con capacità di autoregolamentazione ed il discorso rimane aperto come sempre, dai secoli dei secoli, quasi a sancire che la maledizione dell’uomo razionale perdurerà ancora per molto tempo ed egli continuerà a chiedersi con crescente angoscia:

Chi siamo, da dove veniamo, dove ci porta tutto ciò?

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