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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, marzo 05, 2012

La "Noetica"


Il quinto romanzo di Dan Browun , il Simbolo Perduto, ha riportato in auge il concetto di Noetica, cioè quella Scienza fondata dall’astronauta americano Edgar Mitchell, che si prefigge di studiare il rapporto tra la mente e la materia, sostenendo addirittura che quest’ultima possa essere modificata dalla potenza del pensiero. Qualche anno fa avrei sorriso di tali affermazioni ritenendole al pari della magia o della miracolistica, ma lo studio attento della meccanica quantistica e delle sue apparenti astrusità mi fa desistere dal sottovalutare queste ricerche. Il principio d’indeterminazione di Heisemberg, il gatto di Schrodinger, l’ entanglement quantistico e soprattutto il comportamento dell’elettrone che, nel’esperimento sulle due fessure cambia il suo comportamento a seconda che venga o meno osservato dall’operatore, mi riempiono di meraviglia e di curiosità. Se a questo aggiungiamo le recenti scoperte sui neuroni specchio ad opera del nostro Rizzolati, studiati a lungo anche da neurologi di fama mondiale come l’indiano Vilayanur Ramachandran, allora saggi come la “ Matrix divina” di Gregg Braden o alcuni esperimenti sulla risonanza magnetica funzionale, che vedono alcune aree cerebrali attivarsi prima ancora che un’azione ad esse connessa venga compiuta, vanno studiati con molta serietà. E sarebbe anche opportuno studiare meglio il comportamento degli animali, che possono aiutarci a capire appieno il funzionamento del nostro cervello arcaico, quelle zone cerebrali insomma, che noi abbiamo in comune con loro. Semplificando al massimo, possiamo infatti descrivere il nostro cervello come costituito da più strati: il tronco encefalico, detto anche rettiliano, perché somiglia a quello dei rettili, che è la parte più antica delle nostre strutture cerebrali risalenti a circa 500 milioni di anni fa. Poi troviamo il sistema limbico, che abbiamo conquistato circa 250 milioni di anni fa, detto anche mammaliano perché è comune a tutti i mammiferi e solo da ultimo, a ricoprire il tutto, la corteccia cerebrale tipica dell’uomo, che così acquista le sue singolari capacità d’astrazione e di coscienza. E’ proprio con la comparsa della corteccia che l’uomo conquista il suo status di “homo sapiens sapiens” e le sue peculiarità che gli hanno regalato l’uso della parola e la capacità di usare le mani come strumenti. Nella corteccia infatti esiste il centro di Broca che gli ha donato la parola e l’area del pollice opponibile che sono le due grandi conquiste dell’evoluzione della specie Uomo.

Il celebre aforisma di Haechel, “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi” sia pur oggetto oggi di accuse di mistificazione e manipolazioni nell’elaborazione della teoria cui sottende, ci aiuta molto a capire come, nel corso del suo sviluppo nella vita intrauterina ed oltre, l’uomo ripercorra tutte le tappe della sua evoluzione che è ancora in atto, a mio avviso, anche da un punto di vista puramente biologico. Ma sono altresì convinto, in armonia con quanto è implicito nella “noetica”, che la gnoseologia favorirà quest’evoluzione biologica con stimoli che, attraverso meccanismi ancora oscuri, creano un arcano collegamento tra il “nous” e la materia . A presto. Dino Licci

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