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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, marzo 26, 2012

L'agnostico

                             Dino Licci-omaggio a Vincen-acrilico su tela 50X70
“Non c’è niente ch’io possa immaginare più grande dell’Universo, eppure il mio cervello lo contiene”

Questa frase ch’io scrissi fra i miei appunti qualche decennio fa, non so più se sia farina del mio sacco o se l’abbia “rubata “a qualche grande fra i tanti che affollano i meandri della mia mente e le mie traboccanti librerie, ma certamente racchiude in sé l’essenza stessa del mio pensiero.

Io mi appassiono allo studio del cervello, la parte più nobile che caratterizza l’Uomo tanto da poterlo definire come “l’animale che sa di dover morire”. Pitagora che credeva alla metempsicosi, riteneva l’uomo immortale proprio grazie alla peculiarità del suo cervello pensante, cui attribuiva la capacità di trasmigrare da un essere all’altro, in un moto continuo che Nietzsche definirà:"l’eterno ritorno dell’uguale". Aristotele, naturalista convinto, pensava invece che il cervello fosse una sorta di macchina atta a raffreddare il sangue, mentre, secondo lui, le emozioni ed idee erano prerogativa del cuore. Proprio lo stagirita non si sarebbe però sorpreso scoprendo che l’evoluzione ci avrebbe alfine condotto a ben comprenderne il funzionamento dei nostri organi, essendo egli, come Anassimandro, un evoluzionista convinto quasi che nei suoi geni aleggiassero già le teorie che Darwin avrebbe evidenziato molti secoli dopo.

Forse il Croce ne avrebbe tratto un ulteriore insegnamento per il suo “storicismo assoluto”ed avrebbe pensato che anche questa correlazione era già scritta precedentemente nel grande libro del destino. Ma chi, come me, ascrive al “Caso” gli accadimenti del mondo, non può che prendere atto della limitatezza della sua mente, così piccola e così grande da continuare a esplorare, cercare, indagare, in un susseguirsi di eventi che lo trasportano verso l’Ignoto, in un connubio di paura e di speranza.

E gli anni passano, giorno dopo giorno, ricerca dopo ricerca, nello spasmodico sforzo di dare una risposta alle mille domande che mi affollano la mente. E se Platone cerca di convincermi che vivo nell’illusorio mondo del sensibile fuori dal mondo delle Idee, Aristotele crede che la mia essenza prenderà “forma” nella forza del primo motore. Plotino cercherà di convincermi che, prima della materia, convivevano in me “l’Io”, il nous e l’anima alludendo quasi al mistero della trinità e Anselmo si spingerà a identificare Dio col concetto di perfezione. Così, dai padri della Chiesa fino a Kant, Hume, Spinoza, travalico i confini d’occidente, m’immergo nella filosofia orientale, scopro lo “ Yin Yang” e i concetti di tesi, antitesi, sintesi tipici del “nostro” Hegel, e già espressi nel Daodejing(Laozi):



Il Dao ha dato origine all’Uno,l’uno al due,il due al tre

Il tre a tutte le cose.Tutto ciò che esiste ha alle spalle lo Yin

(buio)e dinanzi a se lo Yang(luce)

Il vuoto del Qi è ciò per cui si armonizzano.


Medito sulla negazione del manicheismo, della dimostrazione della doppia verità, lo Yin Yang, il versante ombreggiato e soleggiato della stessa collina, due realtà che si fondono insieme e non possono esistere l’una senza l’altra.

Scopro la meditazione dello Zen nel giardino del tempio di Ryoan-ji a Kyoto e la ricerca del nirvana dettata dal Buddha, Siddhartha Gothama. Poi viaggio nello Jainismo e nello Scintoismo, nel Taoismo e nell’Animismo, nella fede dei Mormoni e dei Sich, mi sforzo di comprendere Confucio ed incappo nella crudele Kalì. M’affascino ad ammirare le immagini della Trimurti, Brahama, Siva, Visnù, simboli della creazione, conservazione e riassorbimento dell’Universo. Questo mi trascina verso concetti fisici di difficile comprensione come l’ entropia o all’essenza dell’atomo ormai ipotizzato come il contenitore di microstrutture dette “stringhe”. Ed ancora ai concetti relativistici di Einstein che riprende scientificamente ,nell’espressione del tempo, un concetto a suo modo già enunciato da Agostino.

Ma il santo aveva altri motivi per negare il tempo assoluto e voglio ricordarne assieme il perché: Platone come Aristotele, ognuno a suo modo, asserivano che l’Universo era stato creato da Dio partendo da una materia preesistente. Agostino no. Asservito ai voleri della Chiesa, egli doveva rispettare le Scritture. La sua ricerca, come quella di Anselmo, era condizionata dal “credo ut intelligam non dal “ intelligo ut credam”e quindi niente, neanche il tempo, potevano preesistere al momento della creazione. Così egli con un “contorcimento” mentale che lo eleva, a mio avviso, nel novero dei grandi pensatori, nega il passato e nega il futuro così come li consideriamo noi, ma li considera il “presente del ricordo ed il presente della speranza”. In Agostino c’erano i primordi di quello che sarebbe stato il razionalismo cartesiano in questo suo continuo interrogarsi, in questa continua ricerca di una definizione certa dell’essere. Anzi il suo soggettivismo lo portò, in campo filosofico, ad anticipare la teoria kantiana del tempo ed anche “l’ambulo ergo sum” di Gassendi.

Questa  è l’immagine, che mi sono fatto della storia, della filosofia, del sapere umano, della sua continua evoluzione che si perpetua nei secoli dei secoli all’insegna della “casualità” secondo alcuni, della “causalità” secondo altri.

E’ sulla scia di questi pensieri che ho composto questa mia preghiera, che scaturisce sinceramente dal profondo dei miei più intimi sentimenti, un misto di sentimento e razionalità:

L’agnostico

Ti sento, Cristo Dio nel Tuo Creato,

Ti sento nella vita che m’hai dato,

e nelle canne al vento, nel Tuo Sole

e guardo a Te con infinito amore.



Ma sei Gesù, sei Buddha, sei Mandè?

che dubbi per un uomo come me!

Son polvere di stelle, sono nato,



come ogni altra cosa del Creato,

dallo scoppio iniziale, dal Big Ben.

Perché ti cerco e gli altri cercan Te?



Ti cerca il pesciolino che ho allevato

nell’acqua dolce della mia cucina?

E ti cercava il ragno che ho schiacciato?

Ti cerca la bertuccia, mia cugina?



Nel mezzo degli spazi siderali,

tra miliardi di astri e nuovi soli,

il mio pensiero scruta, s’arrovella,



mi stanno per scoppiare le cervella.

Aristarco, Platone e voi di Samo,

ora voi lo sapete chi noi siamo?



Conoscete il mistero,l’Esistenza?

perché nell’animale c’è Coscienza?

Uomo scimmione, uomo troglodita,

quant’era più felice la tua vita!



Uomo di Grecia, uomo d’Afrodite,

voi ora che pensate ,che ne dite?

La via lattea non è latte di Era



E siamo imprigionati in questa sfera

più del passato, molto più di prima

perché s’è fatta avanti la Regina.



La dea Ragione non ammette errori,

ne fa brandelli dei tuoi vecchi voli.

Anche Tu sulla croce sei cascato,

Lei t’ha falciato, t’ha disintegrato.



Così la vita è angoscia, è un gran tormento,

però, Signore Iddio, io ancor Ti sento:

Ti sento nel profumo d’un bel fiore,



Ti sento negli abeti e nelle viole.

Ma Tu lo senti il grido, il nostro pianto?

e dì, lo senti, senti il nostro canto?


1 commento:

  1. Una lunga ricerca...ti auguro che sia altrettanto!
    Buona giornata.

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