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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, marzo 17, 2012

Rileggendo Flaubert

Dino Licci- Pensieri. acrilico su tela 50X70



Spesso gli scrittori scrivono in terza persona. Raccontano storie fantastiche, condite da un’immaginazione senza limiti, a volte vestendo abiti del sesso opposto per non correre il rischio di essere riconosciuti, a volte ambientando il racconto in epoche lontane. Ma un attento lettore saprà sempre cogliere il lato autobiografico della situazione, strappando la maschera di dosso a chi volesse coprire il suo volto vero per compostezza o pudore!

Provate a leggere “Madame Bovary” e troverete in Emma scolpite le fattezze interiori del suo autore Flaubert. Ma se Gustave ha voluto mascherare in parte la sua biografia qui, proprio nel suo capolavoro, la verità ci viene servita calda, fumante, graffiante e vera come la vita.

E con essa i dubbi, le angosce, i misfatti, le calunnie, le angherie, le passioni, gli odi, i rancori e l’acrimonia che condiscono il nostro andare solitario o affollato di amici, parenti, compagni, figli, genitori o amanti..

La Chiesa vorrebbe e non può, vedere una famiglia unita, serena, limpida, luminosa, tranquilla, esemplare e statica nella sua primitiva conformazione, quasi “la famiglia” platonica proiettata nel mondo come direttamente dall’Iperuranio (teoria delle Idee).

La si vorrebbe cristiana, laboriosa, esemplare, vero nucleo centrale e propellente indispensabile nella conformazione della società. Ma non sempre è così. A volte, come si evince nel quotidiano, la cruda realtà si scontra con questa visione utopica del nucleo primordiale e allora la Chiesa condisce d’ipocrisia le sue pietanze e le serve avariate al suo interno ma con una bella spruzzatina di apparenza che ricopra il tutto: le violenze, i disagi, le intemperanze, le angherie o semplicemente le incomprensioni, l’indifferenza, l’incomunicabilità.
E predica l’indissolubilità del matrimonio e la sua stabilità laddove il sostrato su cui si fonda è già stato lacerato dalla mancanza di fiducia e stima reciproca. Il divorzio non è la causa ma l’effetto di strappi non più ricucibili e un evento fortemente traumatico per tutti. Persiste a tutt’oggi il luogo comune che siano i padri ad abbandonare la moglie e la famiglia. Sui luoghi comuni si basano le “certezze” della società, ignara delle sofferenze indicibili cui molti padri vanno incontro nel silenzio assoluto dovuto alla dignità e al pudore.

2 commenti:

  1. Ho letto con interesse il tuo post e mi trovo d'accordo anche laddove arrivi a toccare i complessi problemi della famiglia. Hai ragione! Il male della Chiesa è che raccoglie troppi conoscitori di Cristo e sempre meno imitatori del suo esempio. Ecco perchè la credibilità sta venendo meno.
    Seguirò il tuo blog.
    Buon fine settimana.
    Massimo

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