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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

martedì, marzo 27, 2012

Tsunami

Dino Licci-Tusnami.-acrilico su tavola 80X110

L’onda gigantesca (Tsunami) che qualche anno fa ha impressionato il mondo intero, ha travolto non solo le genti, le case, le costruzioni, la vita stessa di tante popolazioni, ma ha stravolto le nostre certezze, i nostri miti e le nostre speranze. Mai la solidarietà umana aveva raggiunto vette così elevate come in quella occasione quando il mondo intero si  sentì partecipe di una tragedia che aveva il sapore dell’apocalisse, del diluvio universale, dell’ira di Dio. L’uomo che affida a Dio il proprio destino, l’uomo che demanda ad un demiurgo impalpabile e sovrannaturale, tutto ciò che i suoi recettori sensoriali non possono etichettare come fenomeni aggredibili e verificabili, rimane attonito e perplesso davanti ad un cataclisma che ha dimensioni emotivamente universali. Se il terremoto di Lisbona del 1755 impressionò gli illuministi del tempo dando la stura agli attacchi impietosi dei Condorcet, dei Voltaire, dei Diderot contro una visione della vita imperniata sulle Verità rivelate, se il diluvio universale, di cui parlano varie religioni del mondo, pur con diverse sfumature, addebita agli errori dell’umanità il suo avvento come punizione divina, questo attualissimo maremoto, ci vede divisi nell’interpretazione del fenomeno in sé e nel significato più profondo della sua genesi. Così un geologo ci parlerà di movimenti tettonici, di assestamento della crosta terrestre ad opera della spinta delle masse sottostanti, altri demanderanno agli esperimenti nucleari la comparsa del fenomeno, altri ancora ci erudiranno sulla necessità dei terremoti, delle eruzioni, dei movimenti tellurici per tener vivo un pianeta altrimenti defunto. E tutto ciò ci riporta indietro negli anni. Ci trasporta in lidi lontano avvolti dal mistero, dalla fantasia, dalla poesia. Pensiamo alla terra di Atlantide che scompare per colpa dell’uomo, reo di aver smarrito la retta via. Di essa parla per la prima volta Platone in “Crizia “ e nel “Timeo”. Di essa parla Aristotele per una volta d’accordo col suo eterno rivale, nel ritenere che la mano divina debba intervenire, saltuariamente, seppellendo l’Umanità sotto le colpe dei suoi peccati. Io, piccolo pensatore solitario, mi permetto di dissentire dai grandi filosofi del passato e dalle parole dei mistici attuali. Che Dio abbia bisogno di ammazzare tanti bambini innocenti per insegnare la moralità agli uomini, è un fatto talmente immorale da qualsiasi punto di vista lo si guardi, che mi sembra veramente improbabile che la verità sia contenuta in questi concetti. Stessa cosa direi dell’assurdità di fustigarsi le carni, di sentirsi sempre in colpa persino di un peccato originale che sa molto di medioevo, di oscurantismo, d’inquisizione. Meglio il silenzio, meglio meditare sul proprio destino avvolto dalle tenebre della non conoscenza, limitandoci, come già spontaneamente stiamo facendo, ad aiutarci a vicenda quando dovessimo incappare in queste fatalità, che ci fanno sentire piccoli ed indifesi davanti alla forza della natura ed all’immensità dell’Universo intero.

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