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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, agosto 20, 2012

Apollo e Dafne


Bernini : Apollo e Dafne

In questo meraviglioso gruppo marmoreo, Bernini ha magistralmente sintetizzato la storia d’amore narrata da Ovidio nelle sue “Metamorfosi”. L’autore latino ci racconta di boschi incantati, tra i quali vagava la bellissima figlia del fiume Peneo, la ninfa Dafne che cacciava, con l’arco e la faretra, tra le querce e gli allori.

Intanto, sull’Olimpo, Apollo sfotte Eros, il piccolo dio dell’amore.

Possente, bello, forte, Apollo schernisce il piccolo dio per le sue deboli armi e per la sua bassa statura.

Eros se la prende, cova furente vendetta e dalla cima del Parnaso, lancia, con infallibile mira, due dardi divini su due diversi cuori:

il primo, dalla punta d’oro, colpisce Apollo rendendolo pazzo d’amore per Dafne, il secondo, dalla punta di piombo, coglie Dafne nel petto, rendendola insensibile a qualsiasi profferta d’amore.

Così Apollo vaga per i boschi attratto irresistibilmente dalla dolce ninfa che invece cerca di sfuggire alle bramosie del dio.

Apollo la insegue tra i rovi e le more e vola sull’erba bagnata e allunga la mano, ci siamo…

Ma Dafne, giunta sul fiume, implora suo padre, Peneo:

“Salvami, padre, salvami, non fare che egli mi prenda, salvami padre”scongiura.

E il fiume che può, perché dio, contenta la figlia che chiama!

Trasforma la ninfa in alloro, il corpo in un tronco possente, in mille rametti la chioma.
E Apollo, che vede così svanire il suo sogno d’amore, intreccia ghirlande di lauro con quei rametti che un istante prima erano le mani, le braccia, i capelli della sua amata e con esse decora la lira, l’arco e la faretra e canta per i boschi cercando di lenire il suo dolore.

Naturalmente ogni mito ha un preciso significato assiologico, un insegnamento morale che in questo caso si può ricercare nel distico che papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) scrisse sul basamento del gruppo marmoreo :

"Il piacere dietro il quale corriamo o non si raggiunge mai o, se si raggiunge, mostra di avere un gusto amaro"

Forse al racconto di Ovidio, il papa volle dare un significato di stampo cristiano e cioè quello della difesa della virtù della donna, che sfugge alle insidie del piacere, falsando così la genuinità del racconto, ma giustificando la presenza, nelle sue stanze, di un bellissimo nudo, che sprigiona comunque sensualità e passione.

Dino Licci





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