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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, settembre 15, 2012

La mano nera





Non tutti hanno una mamma fantasiosa e non tutti vivono in una casa antica con cunicoli e terrazzi che si affacciano su un immenso giardino. Michele aveva una cosa e l’altra ed inoltre era molto irrequieto. Amava correre sul grande terrazzo scavalcando i muretti, volando da una parte all’altra a rischio della vita perché spesso c’era il vuoto sotto di lui ed in alcuni tratti, queste volte ricoperte di tegole, poggiavano su semplici tralicci di canne con le quali si era soliti una volta rivestire le antiche abitazioni. Per spaventarlo ed impedirgli queste imprudenze, la madre si era inventata la storia della mano nera:

Non ti sporgere dai muretti! Non saltare da una terrazza all’altra e soprattutto non salire sulle tegole perché lì c’è la mano nera che ti prende e ti porta via”

Cos’è la mano nera, mamma?”

le chiedeva il bambino e la madre, con una voce il più possibile cavernosa, rispondeva :

E’ una mano grande e nera che esce di notte per prendersi i bambini cattivi”

Il bambino rimaneva impressionato e cercava d’immaginarsi questa mano nera che non aveva braccia e non aveva corpo. Michele era curioso di natura e la mano nera stimolava la sua curiosità almeno quanto l’angelo custode che stava dietro di lui.

“Mamma, perché non si vede l’angelo custode?”

“Perché si nasconde dietro le tue spalle e potrai vederlo solo se riesci a prenderlo”

Così Michele, sul più bello di un discorso o mentre era seduto a mangiare, si voltava indietro come una saetta ed annaspava nell’aria con l’intenzione di acchiappare e vedere finalmente il suo angelo custode, ottenendo l’unico risultato di essere schernito dalle sorelle molto più grandi di lui.

Finalmente gli dissero la verità e quel mistero fu risolto come fu risolto il fatto che, nella stanza chiusa e buia in fondo alla casa, non c’era il cavallo bianco invisibile che sarebbe apparso solo ai bambini buoni. Una volta era stato fermo, immobile per tre ore di seguito davanti alla porta di quella stanza, e quando si era precipitato dentro convinto di trovare il candido cavallo, era soltanto inciampato in vecchi giocattoli inanimati procurandosi diverse escoriazioni sul volto.

Così gli dissero la verità e quindi rimanevano solo due misteri da chiarire: la storia della befana e la mano nera.

C’erano infatti delle incongruenze anche nella befana:

“La befana vien di notte

Con le scarpe tutte rotte

Con le toppe alla sottana

Viva, viva la befana!”


Michele aveva tre anni, ma le incongruenze non le mandava giù:

“Mamma, perché la befana ha le scarpe rotte? la befana è povera?”

“Certo che è povera”

“Mamma, se è povera, dove prende i soldi per comprare i regali ?”

“Glieli dà Gesù, ”

“E chi è Gesù ?”

Gesù è Dio”

“E chi è Dio”

“Dio è Gesù , te l’ho detto e basta con le domande o viene la mano nera e ti prende”

“Ma com’è che io non la vedo mai la mano nera?”

“Perché si vede solo di notte ed ora basta, ti ho detto”

Ma Michele non era convinto come non era convinto che Gesù fosse Dio e Dio Gesù. E non capiva perché la mamma chiamava papà il nonno. Il nonno si chiamava  nonno e il papà, papà. Che imbroglio era questo? Domani, quando la mamma fosse stata più calma, glielo avrebbe chiesto ancora. Ma intanto bisognava risolvere il mistero della mano nera.

“Se si vede solo di notte, bisognerà cercarla di notte”

pensava Michele e con la sua mente di bambino, elaborò una strategia.

La notte, mentre tutti dormivano, salì in grande silenzio le scale che portavano in terrazza e cominciò a cercare la mano nera. Cercò nei comignoli dei camini, cercò dietro i vecchi mattoni, cercò perfino nei barattoli di vernice accatastati da tempo accanto al muro scrostato, ma della mano nera nessuna traccia.

“Ho capito, forse si nasconde nelle tegole” pensò Michele e cominciò a smontarle una per una.

Lo trovarono così, infreddolito ma caparbiamente dedito al suo lavoro di ricerca. Lo acchiapparono proprio un attimo prima che il soffitto della camera buia cedesse sotto il suo peso.

Ma un altro mistero era svelato perché gli dissero finalmente la verità.

Tre anni dopo, quando cominciò ad andare a scuola, gli dissero anche la verità sulla befana.

Ora rimaneva solo il mistero di Gesù.

Ma gli anni passavano e passavano anche i decenni ed ancora continuavano a dirgli che Gesù e Dio erano la stessa cosa. Anzi vi aggiunsero anche lo Spirito Santo così il mistero diventò ancora più grande.

Michele ormai ha settant’anni e da molti decenni ha scoperto che a decidere questa cosa furono alcuni religiosi che, durante il concilio di Nicea del 325 d.c., si batterono aspramente perché Alessandro sosteneva che Cristo fosse della stessa sostanza del padre, mentre Ario sosteneva che fosse emanato dal padre. Scoprì pure che, durante un altro concilio tenutosi ad Efeso nel 431 d.c., Cirillo ebbe la meglio su Nestorio e  così Maria (La Madonna) fu consacrata madre di Dio. E poi scoprì tante altre cose, ma tante che non gli sarebbe bastata un'altra vita per elencarle tutte.

Per esempio questo Cirillo, San Cirillo, pare che fosse pure l’ispiratore dell’uccisione di Ipazia, la grande matematica ed astronoma che sovrintendeva alla meravigliosa biblioteca alessandrina, uccisa perché atea. Ella fu scorticata viva con le valve di alcune conchiglie ad opera di un invasato, certo Pietro, aiutato da altri mistici scagnozzi analfabeti e fervidi credenti.

Michele oggi non crede più a niente, ma già qualche decennio fa si chiedeva come potesse Cristo, uomo finito, identificarsi con Dio, sostanza infinita. Pericoloso affermarlo se un certo Giordano Bruno fu arso vivo nel 1600 a “Campo dei fiori” a Roma per avere dubitato di questo stesso dogma .

Così ha finito col non credere più a niente, ma ha anche pensato che sarebbe stato più prudente stare zitto. Questo ha pensato, ma siccome si è pure stufato di sentirsi raccontare frottole, poi ha deciso d’indagare ancora più in fondo perché nell’animo è rimasto con la curiosità di quando era bambino ed è arrivato a questa conclusione:

Due sono le cose: o i “GRANDI” raccontano frottole perché ne traggono qualche convenienza, o gli umani sono dotati di due cervelli:

uno razionale ed uno sensitivo. Scoprì anche che era proprio così  e  che l'emisfero destro era quello della fantasia e dell'immaginazione  mentre il  sinistro era soprattutto adatto al calcolo ed al ragionamento scientifico  e  siccome in natura c’è una legge validissima che dice che “LA FUNZIONE SVILUPPA L’ORGANO”, poteva  essere che chi usava troppo il cervello della ragione faceva atrofizzare l’altra metà e viceversa.

Michele  ha sviluppato molto la metà del  cervello razionale e stranamente somiglia molto, ma proprio molto a me.

Dino Licci




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