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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

giovedì, novembre 29, 2012

Le cause di un tumore




Sono molti gli scienziati impegnati da decenni a cercare la causa del cancro, ma la medicina ufficiale deve naturalmente basarsi sul metodo scientifico che vuole che una teoria venga suffragata da prove sperimentali che devono essere riproducibili e falsificabili. Inoltre la teoria deve spiegare esattamente che cosa avviene in un organismo che venga attaccato da una malattia e come agisca esattamente una eventuale terapia, quali siano gli effetti collaterali di essa e quanto possa essere influenzata dall’effetto placebo. Circola in questi giorni sul web la notizia che Otto Heinrich Warburg avrebbe scoperto la causa del cancro già nel 1931 e che tale notizia sia stata sottaciuta dalle multinazionali del farmaco per motivi di cassetta. Onde evitare facili entusiasmi, nella mia qualità di biologo, devo smentire che le cose stiano proprio così. Senza nulla togliere alla statura dello scienziato che oltretutto fu insignito del premio Nobel per la medicina per i suoi studi sul cosiddetto enzima giallo, dobbiamo sottolineare che la sua teoria al più dimostra come le cellule tumorali siano molto facilitate rispetto alle cellule sane ove incontrino un ambiente carente di ossigeno in quanto possono respirare e riprodursi anche in anaerobiosi. Uno stile di vita e una dieta carente di cibi acidificanti aiuterebbe l’organismo a difendersi dal male del secolo ma non è ancora chiaro quali siano i veri meccanismi scatenanti il tumore. La comunità scientifica è oggi maggiormente orientata ad accreditare la “teoria di Knudson” che identifica la causa del cancro su alcune mutazioni del DNA cellulare. Credo sarebbe inutile e fuorviante entrare nel merito delle ricerche sulla glicolisi, sulla respirazione cellulare, sulla trasformazione dell’ATP in ADP e sul ruolo dell’esochinasi e soprattutto sul ruolo dei telomeri la cui funzione è indispensabile per la morte programmata delle cellule normali. Le cellule cancerogene vanno incontro infatti a delle mutazioni genetiche (vedi l’articolo sul mio blog: http://brandelli-di-vita.blogspot.it/search?q=i+telomeri ) che allungano di molto la loro vita. Un approfondimento in tal senso potrebbe al più interessare gli studiosi del settore, ma è doveroso mettere le cose in chiaro elencando oltre alla scelta dei cibi, anche numerosi altri fattori che favoriscono l’insorgenza del tumore come l’alcool, il fumo, l’esposizione ai raggi ultravioletti, la sedentarietà oltre a innumerevoli agenti fisici e chimici presenti in natura. Ma causa prima scatenante il cancro ancora non si conosce anche se è molto probabile che abbia origine da alterazioni genetiche.

Le meraviglie del nostro cervello e la spiritualità




Studiare l’anatomia e la fisiologia comparata è quanto di più interessante si possa immaginare e, fra tutti i meravigliosi organi che compongono il corpo umano e quello animale, ce n’è uno talmente complesso che in esso pare quasi sia racchiusa tutta la nostra storia evolutiva. Esso infatti si compone di più strati come se, nel corso di milioni di anni, si fosse arricchito di nuove funzioni, mantenendo inalterate anche le più primitive. Noi uomini disponiamo del cosiddetto cervello rettiliano (midollo spinale, midollo allungato, ponte di Varolio, mesencefalo) tipico dei rettili appunto e che si è formato circa 500 milioni di anni fa. Ad esso si sono aggiunti, 200-300 milioni d’anni fa, il cervelletto e quindi il sistema limbico (fornice, talamo, ipotalamo, ipofisi, ippocampo, amigdala) detto anche mammaliano, perché tipico dei mammiferi e sede dei sentimenti e delle emozioni. Questo fa sì che anche gli altri mammiferi soffrano, godano, palpitino d’amore e gelosia proprio come noi, mentre invece in nessun caso essi saranno capaci d’astrazione perché non hanno le strutture atte a sviluppare tali pensieri.

Quando si formerà la CORTECCIA, che sarà sede d’astrazione, pensiero, idea, allora l’animale sarà diventato Uomo. Solo noi uomini possediamo il centro di Broca che ci consente di parlare o un’area atta a farci usare le mani come preziosi arnesi di lavoro, mentre abbiamo in comune con gli altri mammiferi l’amigdala per esempio, sede della paura che, dando l’allarme, ci permette di affrontare un pericolo che ci sovrasta .

Ma se questa porzione cerebrale che ha la forma di mandorla come ci suggerisce il suo nome, non è geneticamente perfetta, il possessore di questo piccolo difetto è molto probabile che, nel corso della vita, vada incontro a quegli attacchi di panico che possono essere fortemente invalidanti per chi li subisce e che molti purtroppo scambiano per crisi isteriche o “fisime” del malcapitato. Faccio un esempio. Se un camion sta per investirci, noi abbiamo, per fortuna, paura. E’ la paura che ci fa prendere le precauzioni per evitare il peggio. E se siamo colti da infarto, facendo i debiti scongiuri, sarà sempre l’amigdala a dare l’allarme all’organismo, per modo che esso possa correre ai ripari. E’ questa la comunissima paura esterna che ci aiuta a vivere correttamente. Ma c’è un altro tipo di paura, la paura interna, che segnala ad un’ amigdala biologicamente difettosa, un pericolo inesistente ma che ha le stesse caratteristiche di un pericolo reale. Una volta accertato che si tratta di un falso allarme, se gli attacchi di panico si ripresentano, il paziente non saprà più distinguere il vero dal falso e vivrà una vita d’inferno laddove il suo disturbo non venga adeguatamente curato.

Già questo esempio ci avrà fatto capire come le nostre strutture cerebrali siano responsabili anche della nostra vita di relazione e come il nostro libero arbitrio sia pesantemente condizionato dalle nostre circonvoluzioni craniche. E a questo proposito ritengo sia molto interessante notare come ci sia una stretta correlazione tra alcune aree cerebrali e la nostra spiritualità:

Uno studio pubblicato di recente da un’équipe italiana coordinata dal neuroscienziato Salvatore Aglioti, dell’Università La Sapienza di Roma e da Cosimo Urgesi, dell’Università di Udine, ci suggerisce che alcune lesioni selettive corticali nell’area dei lobi temporali, producano una durevole modificazione dell’autotrascendenza ( la capacità dell’uomo a superare se stesso o sentirsi fuori di sé e oltre se stesso), fino a portare a una riduzione del senso del proprio io e una maggiore credenza in fenomeni inspiegabili e trascendenti. La stimolazione o la disfunzione di suddette aree produrrebbero le cosiddette ‘esperienze extracorporee’, da taluni ritenute prova dell’esistenza di un’anima o comunque di un ‘doppio immateriale’.

Sempre questi ricercatori ci raccontano ancora come la rimozione chirurgica di tumori localizzati nel lobo parietale inferiore e nel giro angolare destro, induce in molti soggetti operati, una sensazione di benessere psichico, una “pace interna” in tutto simile a quella descritta dai mistici e questo indipendentemente dalle loro convinzioni religiose.

A mio avviso queste scoperte scientifiche spiegano razionalmente quelle esperienze paranormali da altri interpretate come capacità superiori di comunicare con l’aldilà o come prova dell’esistenza di un’anima. Insomma, restando fermo il concetto che ogni singola personalità sia plasmabile e si formi attraverso la cultura e l’ambiente, non si possono ignorare gli effetti delle esperienze appena descritte sui propri convincimenti religiosi. Ed anzi i meccanismi appena descritti dovrebbero farci capire come non esista una netta separazione tra scienza e fede, dovendosi ascrivere a precise diversità anatomiche e funzionali, la predisposizioni di molti individui ad interpretare la realtà che li circonda, attraverso un approccio sentimentale piuttosto che tramite un’analisi logica e razionale.

La maggiore inclinazione verso un atteggiamento mistico piuttosto che scientifico, sarebbe pesantemente condizionato da precise disfunzioni dell’attività cerebrale, che differenzia un individuo dall’altro nella stessa misura in cui li differenzia per la loro intelligenza o sensibilità.
Dino Licci

martedì, novembre 27, 2012

Voglia di volare

                                      Dino Licci-Voglia di volare-acrilico su tela 50X70

Cesto di frutta

                                        Dino Licci-Cesto di frutta-acrilico su tela 50X70

lunedì, novembre 26, 2012

Sulle onde

                                           Dino Licci-Sulle onde-acrilico su tela-50X70

mercoledì, novembre 21, 2012

Il laghetto dei cigni

                                   Dino Licci-Il laghetto dei cigni-acrilico su tela 40X60

lunedì, novembre 19, 2012

Litoranea salentina

                                              Percorrendo la litoranea Otranto.Castro:

Dino Licci-Scorcio di Badisco-tecnica mista 60X40


Dino Licc-Torre della Minerva-tecnica amista-60X40

sabato, novembre 17, 2012

Natura morta con candela

                                   Dino Licci-Natura morta con candela-tecnica mista-60X40

venerdì, novembre 16, 2012

Una giornata d'autunno


                                         Il mio capanno oggi

Una giornata d’autunno

Oggi nel mio “capanno” si sente odore di primavera anche se siamo in autunno . Il mio giardino è tutto coperto di fiori gialli, la terra ricoperta di foglie. Gli uccelli sembrano impazziti di gioia mentre salutano il nostro arrivo. Sanno che tra poco ci sarà cibo in abbondanza. Io e mia moglie ci rechiamo ogni giorno al “capanno” per sfamare cani e gatti, ma ormai anche gli uccelli hanno imparato a fidarsi di noi e questo mi procura grande gioia. Sono sommerso dal verdeggiante splendore dell’erba che comincia a ricrescere dopo le piogge abbondanti dei giorni scorsi. Il sole filtra coi suoi raggi generosi attraverso la fitta coltre dei pini sempreverdi e capisco perché in molte civiltà esso è considerato il dio primigenio.

Osservo il mio giardino, i miei animali, gli uccelli! Fra tante teorie, dottrine, filosofie, culture, saperi di cui mi sono riempito la testa in questi ultimi decenni, oggi, in questa bella giornata di sole, la più attuale, la più vera, la più spontanea Verità, mi appare quella che traspare dalle righe così genuine e semplici e immediate del “Cantico di frate Sole” di San Francesco d’Assisi.

Qui non c’è erudizione, non c’è ricerca, non c’è argomentazione, ma solo un abbandono alla vita, una fratellanza tra uomini, animali e piante che ci veda tutti concordi e stupiti e felici di godere delle cose semplici che ci circondano e che ci sembrano scontate solo perché non le abbiamo osservate compiutamente. Osservando uccelli, cani e gatti fraternizzare come noi spesso non sappiamo fare, mi chiedo dove abbiamo sbagliato nella nostra corsa verso l’autodeterminazione, che sempre di più assomiglia a una corsa verso l’autodistruzione. In questi animali così simili ma anche così diversi, c’è la sintesi incompiuta dell’evoluzione vitalistica delle specie che popolano il pianeta. Per poter sopravvivere in un ambiente a volte ostile, le varie specie animali, per opera di un quid la cui natura mi sfugge, si sono dotate di un’intelligenza che, nelle specie più evolute, si complica sempre di più in una corsa infinita verso una meta sconosciuta cui tutti aneliamo senza sapere perché. Nel caso dell’uomo, l’organismo più complesso e misterioso che esista in natura, scienza, religione e filosofia, convergono insieme nello stesso obbligato crocicchio e, come in un concerto di Bach, viole, violini e violoncelli, dialogando tra loro, si contendono il proscenio regalando stupore, così ognuna di queste discipline apparentemente distanti e contrapposte, inconsapevolmente conversando, fissano dei tasselli e supportano l’evoluzione gnoseologica delle generazioni future.

A nessuno di noi è dato sapere, ma ognuno di noi può dare il suo piccolo contributo nella corsa verso la conoscenza. La storia evolutiva che riguarda uomini e animali, piante e pianeti, astri e galassie, non è lineare ma procede a sbalzi, spesso retrocedendo e quindi ricominciando la corsa, forse ripetendo il percorso infinite volte, plasmando e riplasmando una materia inerte che miracolosamente diventa vita, quando le sue molecole si fondono in una specifica sequenza di acidi e basi che chiamiamo DNA. Ma chi è il demiurgo, chi l’artefice, chi l’artista che modella l’argilla vitale in infinite forme in continua competizione tra loro? In ogni essere vivente c’è la volontà di espandersi, di prevaricare, di imporsi. Non c’è morale, religione, credenza che possa esimere l’uomo, il leone, la zebra o l’insetto, dal mangiare per vivere e per mangiare bisogna ammazzare. Il carnivoro troverà il proprio cibo nella savana, nella giungla o in una sofisticata macelleria, ma, sotto-sotto, c’è sempre scontro e tremenda violenza sia pure mascherata di “vivere civile”.

L’incontrastabile spinta verso la propria espansione è innata in ogni creatura vivente. L’ameba tende a dividersi infinite volte, il lombrico riproduce, se tagliato in due, la parte mancante, la medusa s’inventa l’alternanza di generazione, la lumaca assommerà alla riproduzione sessuale, la partenogenesi e, dove esiste dimorfismo sessuale, l’attrazione tra i due sessi sarà regolata da cascate ormonali diverse da individuo a individuo ma tali da consentire la moltiplicazione della specie. L’uomo non è padrone in casa sua -dirà Freud- riferendosi a quegli istinti atavici che non riguardano solo l’uomo, ma ogni essere vitale: la sessualità e l’aggressività, che sfuggono al nostro controllo razionale, ma che sono alla base della nostra sopravvivenza. Sembra quasi che la vita sia un percorso, una gara tra miriadi di varietà animali o vegetali. Tutti siamo dotati di un’intelligenza di base che sembra essere regolata da un essere superiore. I nostri istinti, quelli che nell’Uomo Freud chiama “Es”, ma che sono presenti anche nella “Drosera” o nella cozza nera o nel calabrone, sono più o meno uguali per ogni essere vivente. Essi rappresentano quell’intelligenza che i neuroetologi chiamano specialistica, capace e costretta a reagire a uno stimolo esterno, sempre allo stesso modo ma incapaci di fare il detour, cioè di organizzare uno schema comportamentale. Poi gli animali superiori si arricchiranno di altre facoltà mano a mano che si evolveranno nei miliardi di anni, ma conserveranno sempre, allo stato latente, le facoltà che furono dei loro progenitori. Ma nessuno potrà mai liberarsi del tutto dei propri istinti per quanto si evolva nel tempo, che non è scontato vada in un’unica direzione.

La visione darwiniana e cristiana, di una direzione lineare dell’evoluzione, sembra per una volta fare un percorso in comune anche se il fine ultimo è diverso. Ad essa si contrappone la visione circolare del tempo delle religioni orientali o dell’antica Grecia, ripresa dalla concezione filosofica dell’Eterno ritorno di Nietzsche, per il quale addirittura si ripeterebbero infinite volte le stesse condizioni e le stesse azioni in ogni singolo individuo. La verità scientifica, elevandoci al di sopra dello spazio e del tempo contingente, è che le singole molecole che compongono gli astri, siano essi stelle o comete, nebulose o pianeti, sono sempre le stesse, ma non è detto che le mie molecole debbano ricreare me stesso o ritrovarsi, domani, in un altro pianeta simile alla terra. L’universo è immenso e le possibilità di combinazioni intermolecolari sono infinite e i nostri pensieri, oggi racchiusi in una scatola cranica che contiene un’intelligenza complessa e spesso imperscrutabile che altri chiamano anima, si disgregheranno anch’essi in atomi vaganti che si aggregheranno ancora in un disegno impossibile da interpretare. Riuscire a liberarsi dell’imprinting che ci fu imposto in età giovanile e diverso a seconda della latitudine, nella quale per caso siamo nati, è uno degli esercizi più difficili della mente umana, perché è legato al senso del peccato verso un creatore che si vuole noto, certo ed unico per ognuna delle religioni che lo descrivono come tale. Religioni che si sentono trascendenti mentre invece sono quanto di più immanente esista in natura e, intrise di fondamentalismo e fanatismo, preludono a scontri cruenti e seriali, che nei secoli dei secoli insanguinano la nostra bella terra. La religiosità è trascendente non la religione, frutto della mente umana e del suo innato bisogno di Dio:




Ti sento, Cristo Dio nel tuo Creato,

Ti sento nella vita che m’hai dato,

e nelle canne al vento, nel Tuo Sole

e guardo a Te con infinito amore.


Ma sei Gesù, sei Buddha, sei Mandè?

che dubbi per un uomo come me!

Son polvere di stelle, sono nato

Come ogni altra cosa del Creato


Dallo scoppio iniziale, dal Big Bang

Perché ti cerco? e gli altri cercan Te?

Ti cerca il pesciolino che ho allevato


Nell’acqua dolce della mia cucina?

E ti cercava il ragno che ho schiacciato?

Ti cerca la bertuccia, mia cugina?


Nel mezzo degli spazi siderali,

tra miliardi di astri e nuovi soli,

il mio pensiero scruta, s’arrovella,


mi stanno per scoppiare le cervella.

Aristarco, Platone e voi di Samo,

ora voi lo sapete chi noi siamo?



Conoscete il mistero, l’Esistenza?

Perché nell’uomo oggi c’è Coscienza?

Uomo scimmione, uomo troglodita,

quant’era più felice la tua vita!


Uomo di Grecia, uomo d’Afrodite,

voi ora che pensate, che ne dite?

La via lattea non è latte di Era



E siamo imprigionati in questa sfera

Più del passato, molto più di prima

Perché s’è fatta avanti la Regina.



La dea Ragione non ammette errori,

ne fa brandelli dei tuoi vecchi voli.

Anche Tu sulla croce sei cascato,

Lei t’ha falciato, t’ha disintegrato.



Così la vita è angoscia, è un gran tormento,

però, Signore Iddio, io ancor Ti sento:

Ti sento nel profumo d’un bel fiore,



Ti sento negli abeti e nelle viole.

Ma Tu lo senti il grido, il nostro pianto?

E dì, lo senti, senti il nostro canto?



Dino Licci















domenica, novembre 11, 2012

Gli astri e la terra




Sconcerto, turbamento, confusione.
La mente mia vacilla: un’eruzione
di galassie, comete, nebulose
un girotondo immenso, un’esplosione!

 
E tutto questo immenso, eterno mare,
fatto di fuochi, nebule e scintille,
ruota nel cosmo ed infinito appare:
al mio pensiero il limitar scompare.


Piccola terra, sembri una bambina
vestita a festa con l’azzurro mare.
Tu sola colorata ed animata
tra tanti fuochi sola a navigare.

Pensare che ti stiamo rovinando:
inquinamento, guerre, distruzione,
mentre tu giri ignara ritmando
ancora giorno e notte e le stagioni.


Potessimo vederti da lontano
forse ci sentiremmo più fratelli
raccolti in un puntino luminoso,
splendenti come fossimo gioielli!!!





martedì, novembre 06, 2012

Il concetto di eguaglianza nei secoli






Nel suo scritto “Utopia”, Tommaso Moro espone il suo concetto di eguaglianza che si rivelerà un po’ ingenuo, un po’ malinconico, certamente irrealizzabile. Ma se vogliamo avere un’idea globale delle teorie sull’eguaglianza che hanno caratterizzato i secoli nel nostro mondo occidentale, dobbiamo tornare indietro negli anni fino a Platone, alla sua “Repubblica” che vedeva gli uomini nettamente distinti in tre categorie:

il popolo comune, i soldati ed i custodi. Nel suo Dogma di Dio” egli ipotizza che gli uomini possano essere forgiati in oro ed in questo caso saranno chiamati a diventare custodi (i politici), in argento, adatti a fare i soldati e in ottone, nel qual caso verranno adibiti ai lavori manuali. Il suo senso di giustizia vuole poi che ogni categoria non cerchi d’interferire con le altre in una visione del mondo statica, fissa, verticistica, oligarchica, plutocratica.

Non molto dissimile il pensiero del più dinamico Aristotele che in “Politica” demanda a pochi eletti il compito di governare le sorti dei paesi, lasciando la gran massa degli individui in una posizione di secondo, terz’ordine. Nel corso dei secoli troveremo altri filosofi che daranno loro ragione come, per esempio Nietzsche, mentre gli stoici, i cristiani, i democratici, i comunisti, si schiereranno su posizioni antitetiche seppure con motivazioni diverse: Gli stoici e i cristiani diranno che l’ingiustizia sociale è di relativa importanza (beati gli ultimi che saranno i primi), i liberali penseranno che i beni più importanti siano la libertà e la proprietà (a ciascuno secondo i propri meriti), i comunisti che si debbano del tutto abolire le classi sociali esaltando appieno l’eguaglianza dei cittadini a prescindere dai loro meriti (a ciascuno secondo i propri bisogni).

Interessante notare come nella religione induista esista una divisione in caste che richiama appieno il pensiero di Platone.

Gli induisti infatti dividono l’umanità in tre categorie:

• una casta degli uomini superiori rappresentata dai sacerdoti (brahamani), dai guerrieri (ksatriya ) e dai lavoratori qualificati (vaisya );
• una casta di uomini servili ( sudra);
• una casta di impuri disprezzati e intoccabili (i paria);

Ad una casta si apparterrebbe per nascita e l’unico modo di sfuggire a una rigida collocazione gerarchica, sarebbe quello di essere premiati per una vita vissuta correttamente con una trasmigrazione dell’anima in un essere di livello sociale superiore. Qui si chiama in ballo addirittura il trascendente per soddisfare appieno una giustizia sociale basata anche sui propri meriti.

Inutile elencare i vari tentativi di codificare in regole universali i concetti di convivenza civile. Ci hanno provato, oltre ai già citati Platone e Aristotele, molti altri filosofi, da Hobbes a Locke, da Machiavelli a Rousseau, da Voltaire a Stuart e Mill, da Bentham a Owen e tanti altri ancora, tutti protesi ad imbrigliare l’umanità in comportamenti tali da soddisfare gli insegnamenti essenziali della Bibbia, della Torah o del Corano. Nomino i capisaldi delle religioni abramitiche, perché in essi, quando vengano sfrondati dalla vuota retorica che fa da deleterio contorno, emerge quel concetto di pacifica convivenza, che verrà magistralmente espresso dal laicissimo imperativo categorico di Kant: “Agisci in modo da poter desiderare che la massima della tua azione diventi norma universale.”
Tale concetto che racchiude in sé un principio veramente universale, potrebbe essere semplicemente espresso dalla semplicissima formula:
“Non fare agli altri ciò che non vorresti che gli altri facessero a te”!

domenica, novembre 04, 2012

Malinconico autunno

                                    Dino Licci-malinconico autunno-acrilico su tela 50X70

sabato, novembre 03, 2012

I fantasmi della notte






I fantasmi della notte

vagano silenziosi

nella mia mente inquieta

e confondono sogno e realtà.

Parlano di te,

parlano di me

fuori dallo spazio

e dal tempo.

E passato e presente

si contendono

il nostro divenire

nell’incerto scorrere

di ore senza senso,

nel groviglio della memoria

ricca di gioie,

paura

e dolore.





Dino Licci-la morte del gabbiano-acrilico su tela


La morte del gabbiano

Ferito, il gabbiano
volteggia nel vento,
poi cade a spirale
fra i flutti del mare.

Nell’ ultimo volo
lui sembra riandare
al lieto passato,
a un fremito d’ale.

Il mare lo accoglie
e sembra cullare
un corpo ormai stanco
col dolce ondeggiare.