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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, novembre 16, 2012

Una giornata d'autunno


                                         Il mio capanno oggi

Una giornata d’autunno

Oggi nel mio “capanno” si sente odore di primavera anche se siamo in autunno . Il mio giardino è tutto coperto di fiori gialli, la terra ricoperta di foglie. Gli uccelli sembrano impazziti di gioia mentre salutano il nostro arrivo. Sanno che tra poco ci sarà cibo in abbondanza. Io e mia moglie ci rechiamo ogni giorno al “capanno” per sfamare cani e gatti, ma ormai anche gli uccelli hanno imparato a fidarsi di noi e questo mi procura grande gioia. Sono sommerso dal verdeggiante splendore dell’erba che comincia a ricrescere dopo le piogge abbondanti dei giorni scorsi. Il sole filtra coi suoi raggi generosi attraverso la fitta coltre dei pini sempreverdi e capisco perché in molte civiltà esso è considerato il dio primigenio.

Osservo il mio giardino, i miei animali, gli uccelli! Fra tante teorie, dottrine, filosofie, culture, saperi di cui mi sono riempito la testa in questi ultimi decenni, oggi, in questa bella giornata di sole, la più attuale, la più vera, la più spontanea Verità, mi appare quella che traspare dalle righe così genuine e semplici e immediate del “Cantico di frate Sole” di San Francesco d’Assisi.

Qui non c’è erudizione, non c’è ricerca, non c’è argomentazione, ma solo un abbandono alla vita, una fratellanza tra uomini, animali e piante che ci veda tutti concordi e stupiti e felici di godere delle cose semplici che ci circondano e che ci sembrano scontate solo perché non le abbiamo osservate compiutamente. Osservando uccelli, cani e gatti fraternizzare come noi spesso non sappiamo fare, mi chiedo dove abbiamo sbagliato nella nostra corsa verso l’autodeterminazione, che sempre di più assomiglia a una corsa verso l’autodistruzione. In questi animali così simili ma anche così diversi, c’è la sintesi incompiuta dell’evoluzione vitalistica delle specie che popolano il pianeta. Per poter sopravvivere in un ambiente a volte ostile, le varie specie animali, per opera di un quid la cui natura mi sfugge, si sono dotate di un’intelligenza che, nelle specie più evolute, si complica sempre di più in una corsa infinita verso una meta sconosciuta cui tutti aneliamo senza sapere perché. Nel caso dell’uomo, l’organismo più complesso e misterioso che esista in natura, scienza, religione e filosofia, convergono insieme nello stesso obbligato crocicchio e, come in un concerto di Bach, viole, violini e violoncelli, dialogando tra loro, si contendono il proscenio regalando stupore, così ognuna di queste discipline apparentemente distanti e contrapposte, inconsapevolmente conversando, fissano dei tasselli e supportano l’evoluzione gnoseologica delle generazioni future.

A nessuno di noi è dato sapere, ma ognuno di noi può dare il suo piccolo contributo nella corsa verso la conoscenza. La storia evolutiva che riguarda uomini e animali, piante e pianeti, astri e galassie, non è lineare ma procede a sbalzi, spesso retrocedendo e quindi ricominciando la corsa, forse ripetendo il percorso infinite volte, plasmando e riplasmando una materia inerte che miracolosamente diventa vita, quando le sue molecole si fondono in una specifica sequenza di acidi e basi che chiamiamo DNA. Ma chi è il demiurgo, chi l’artefice, chi l’artista che modella l’argilla vitale in infinite forme in continua competizione tra loro? In ogni essere vivente c’è la volontà di espandersi, di prevaricare, di imporsi. Non c’è morale, religione, credenza che possa esimere l’uomo, il leone, la zebra o l’insetto, dal mangiare per vivere e per mangiare bisogna ammazzare. Il carnivoro troverà il proprio cibo nella savana, nella giungla o in una sofisticata macelleria, ma, sotto-sotto, c’è sempre scontro e tremenda violenza sia pure mascherata di “vivere civile”.

L’incontrastabile spinta verso la propria espansione è innata in ogni creatura vivente. L’ameba tende a dividersi infinite volte, il lombrico riproduce, se tagliato in due, la parte mancante, la medusa s’inventa l’alternanza di generazione, la lumaca assommerà alla riproduzione sessuale, la partenogenesi e, dove esiste dimorfismo sessuale, l’attrazione tra i due sessi sarà regolata da cascate ormonali diverse da individuo a individuo ma tali da consentire la moltiplicazione della specie. L’uomo non è padrone in casa sua -dirà Freud- riferendosi a quegli istinti atavici che non riguardano solo l’uomo, ma ogni essere vitale: la sessualità e l’aggressività, che sfuggono al nostro controllo razionale, ma che sono alla base della nostra sopravvivenza. Sembra quasi che la vita sia un percorso, una gara tra miriadi di varietà animali o vegetali. Tutti siamo dotati di un’intelligenza di base che sembra essere regolata da un essere superiore. I nostri istinti, quelli che nell’Uomo Freud chiama “Es”, ma che sono presenti anche nella “Drosera” o nella cozza nera o nel calabrone, sono più o meno uguali per ogni essere vivente. Essi rappresentano quell’intelligenza che i neuroetologi chiamano specialistica, capace e costretta a reagire a uno stimolo esterno, sempre allo stesso modo ma incapaci di fare il detour, cioè di organizzare uno schema comportamentale. Poi gli animali superiori si arricchiranno di altre facoltà mano a mano che si evolveranno nei miliardi di anni, ma conserveranno sempre, allo stato latente, le facoltà che furono dei loro progenitori. Ma nessuno potrà mai liberarsi del tutto dei propri istinti per quanto si evolva nel tempo, che non è scontato vada in un’unica direzione.

La visione darwiniana e cristiana, di una direzione lineare dell’evoluzione, sembra per una volta fare un percorso in comune anche se il fine ultimo è diverso. Ad essa si contrappone la visione circolare del tempo delle religioni orientali o dell’antica Grecia, ripresa dalla concezione filosofica dell’Eterno ritorno di Nietzsche, per il quale addirittura si ripeterebbero infinite volte le stesse condizioni e le stesse azioni in ogni singolo individuo. La verità scientifica, elevandoci al di sopra dello spazio e del tempo contingente, è che le singole molecole che compongono gli astri, siano essi stelle o comete, nebulose o pianeti, sono sempre le stesse, ma non è detto che le mie molecole debbano ricreare me stesso o ritrovarsi, domani, in un altro pianeta simile alla terra. L’universo è immenso e le possibilità di combinazioni intermolecolari sono infinite e i nostri pensieri, oggi racchiusi in una scatola cranica che contiene un’intelligenza complessa e spesso imperscrutabile che altri chiamano anima, si disgregheranno anch’essi in atomi vaganti che si aggregheranno ancora in un disegno impossibile da interpretare. Riuscire a liberarsi dell’imprinting che ci fu imposto in età giovanile e diverso a seconda della latitudine, nella quale per caso siamo nati, è uno degli esercizi più difficili della mente umana, perché è legato al senso del peccato verso un creatore che si vuole noto, certo ed unico per ognuna delle religioni che lo descrivono come tale. Religioni che si sentono trascendenti mentre invece sono quanto di più immanente esista in natura e, intrise di fondamentalismo e fanatismo, preludono a scontri cruenti e seriali, che nei secoli dei secoli insanguinano la nostra bella terra. La religiosità è trascendente non la religione, frutto della mente umana e del suo innato bisogno di Dio:




Ti sento, Cristo Dio nel tuo Creato,

Ti sento nella vita che m’hai dato,

e nelle canne al vento, nel Tuo Sole

e guardo a Te con infinito amore.


Ma sei Gesù, sei Buddha, sei Mandè?

che dubbi per un uomo come me!

Son polvere di stelle, sono nato

Come ogni altra cosa del Creato


Dallo scoppio iniziale, dal Big Bang

Perché ti cerco? e gli altri cercan Te?

Ti cerca il pesciolino che ho allevato


Nell’acqua dolce della mia cucina?

E ti cercava il ragno che ho schiacciato?

Ti cerca la bertuccia, mia cugina?


Nel mezzo degli spazi siderali,

tra miliardi di astri e nuovi soli,

il mio pensiero scruta, s’arrovella,


mi stanno per scoppiare le cervella.

Aristarco, Platone e voi di Samo,

ora voi lo sapete chi noi siamo?



Conoscete il mistero, l’Esistenza?

Perché nell’uomo oggi c’è Coscienza?

Uomo scimmione, uomo troglodita,

quant’era più felice la tua vita!


Uomo di Grecia, uomo d’Afrodite,

voi ora che pensate, che ne dite?

La via lattea non è latte di Era



E siamo imprigionati in questa sfera

Più del passato, molto più di prima

Perché s’è fatta avanti la Regina.



La dea Ragione non ammette errori,

ne fa brandelli dei tuoi vecchi voli.

Anche Tu sulla croce sei cascato,

Lei t’ha falciato, t’ha disintegrato.



Così la vita è angoscia, è un gran tormento,

però, Signore Iddio, io ancor Ti sento:

Ti sento nel profumo d’un bel fiore,



Ti sento negli abeti e nelle viole.

Ma Tu lo senti il grido, il nostro pianto?

E dì, lo senti, senti il nostro canto?



Dino Licci















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