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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

giovedì, novembre 29, 2012

Le meraviglie del nostro cervello e la spiritualità




Studiare l’anatomia e la fisiologia comparata è quanto di più interessante si possa immaginare e, fra tutti i meravigliosi organi che compongono il corpo umano e quello animale, ce n’è uno talmente complesso che in esso pare quasi sia racchiusa tutta la nostra storia evolutiva. Esso infatti si compone di più strati come se, nel corso di milioni di anni, si fosse arricchito di nuove funzioni, mantenendo inalterate anche le più primitive. Noi uomini disponiamo del cosiddetto cervello rettiliano (midollo spinale, midollo allungato, ponte di Varolio, mesencefalo) tipico dei rettili appunto e che si è formato circa 500 milioni di anni fa. Ad esso si sono aggiunti, 200-300 milioni d’anni fa, il cervelletto e quindi il sistema limbico (fornice, talamo, ipotalamo, ipofisi, ippocampo, amigdala) detto anche mammaliano, perché tipico dei mammiferi e sede dei sentimenti e delle emozioni. Questo fa sì che anche gli altri mammiferi soffrano, godano, palpitino d’amore e gelosia proprio come noi, mentre invece in nessun caso essi saranno capaci d’astrazione perché non hanno le strutture atte a sviluppare tali pensieri.

Quando si formerà la CORTECCIA, che sarà sede d’astrazione, pensiero, idea, allora l’animale sarà diventato Uomo. Solo noi uomini possediamo il centro di Broca che ci consente di parlare o un’area atta a farci usare le mani come preziosi arnesi di lavoro, mentre abbiamo in comune con gli altri mammiferi l’amigdala per esempio, sede della paura che, dando l’allarme, ci permette di affrontare un pericolo che ci sovrasta .

Ma se questa porzione cerebrale che ha la forma di mandorla come ci suggerisce il suo nome, non è geneticamente perfetta, il possessore di questo piccolo difetto è molto probabile che, nel corso della vita, vada incontro a quegli attacchi di panico che possono essere fortemente invalidanti per chi li subisce e che molti purtroppo scambiano per crisi isteriche o “fisime” del malcapitato. Faccio un esempio. Se un camion sta per investirci, noi abbiamo, per fortuna, paura. E’ la paura che ci fa prendere le precauzioni per evitare il peggio. E se siamo colti da infarto, facendo i debiti scongiuri, sarà sempre l’amigdala a dare l’allarme all’organismo, per modo che esso possa correre ai ripari. E’ questa la comunissima paura esterna che ci aiuta a vivere correttamente. Ma c’è un altro tipo di paura, la paura interna, che segnala ad un’ amigdala biologicamente difettosa, un pericolo inesistente ma che ha le stesse caratteristiche di un pericolo reale. Una volta accertato che si tratta di un falso allarme, se gli attacchi di panico si ripresentano, il paziente non saprà più distinguere il vero dal falso e vivrà una vita d’inferno laddove il suo disturbo non venga adeguatamente curato.

Già questo esempio ci avrà fatto capire come le nostre strutture cerebrali siano responsabili anche della nostra vita di relazione e come il nostro libero arbitrio sia pesantemente condizionato dalle nostre circonvoluzioni craniche. E a questo proposito ritengo sia molto interessante notare come ci sia una stretta correlazione tra alcune aree cerebrali e la nostra spiritualità:

Uno studio pubblicato di recente da un’équipe italiana coordinata dal neuroscienziato Salvatore Aglioti, dell’Università La Sapienza di Roma e da Cosimo Urgesi, dell’Università di Udine, ci suggerisce che alcune lesioni selettive corticali nell’area dei lobi temporali, producano una durevole modificazione dell’autotrascendenza ( la capacità dell’uomo a superare se stesso o sentirsi fuori di sé e oltre se stesso), fino a portare a una riduzione del senso del proprio io e una maggiore credenza in fenomeni inspiegabili e trascendenti. La stimolazione o la disfunzione di suddette aree produrrebbero le cosiddette ‘esperienze extracorporee’, da taluni ritenute prova dell’esistenza di un’anima o comunque di un ‘doppio immateriale’.

Sempre questi ricercatori ci raccontano ancora come la rimozione chirurgica di tumori localizzati nel lobo parietale inferiore e nel giro angolare destro, induce in molti soggetti operati, una sensazione di benessere psichico, una “pace interna” in tutto simile a quella descritta dai mistici e questo indipendentemente dalle loro convinzioni religiose.

A mio avviso queste scoperte scientifiche spiegano razionalmente quelle esperienze paranormali da altri interpretate come capacità superiori di comunicare con l’aldilà o come prova dell’esistenza di un’anima. Insomma, restando fermo il concetto che ogni singola personalità sia plasmabile e si formi attraverso la cultura e l’ambiente, non si possono ignorare gli effetti delle esperienze appena descritte sui propri convincimenti religiosi. Ed anzi i meccanismi appena descritti dovrebbero farci capire come non esista una netta separazione tra scienza e fede, dovendosi ascrivere a precise diversità anatomiche e funzionali, la predisposizioni di molti individui ad interpretare la realtà che li circonda, attraverso un approccio sentimentale piuttosto che tramite un’analisi logica e razionale.

La maggiore inclinazione verso un atteggiamento mistico piuttosto che scientifico, sarebbe pesantemente condizionato da precise disfunzioni dell’attività cerebrale, che differenzia un individuo dall’altro nella stessa misura in cui li differenzia per la loro intelligenza o sensibilità.
Dino Licci

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