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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, dicembre 30, 2012

Le religioni monoteiste (abramitiche)





La prima stranezza che salta agli occhi a chi si accinge a studiare la storia delle religioni monoteiste occidentali, è che esse abbiano la stessa origine in un patriarca, Abramo, che era un semplice pastore che viveva con la moglie Sara,ormai anziana nella città di Ur. Un giorno all’improvviso Dio che, a quanto pare, in quei tempi, si manifestava con grande facilità agli umani, ordinò ad Abramo di partire per destinazione ignota, perché Dio stesso gli avrebbe indicato dove fermarsi .
Abramo radunò le sue greggi, i suoi servi ed in compagnia del nipote Lot e sua moglie Sara s’incamminò fino a giungere a Canaan (Palestina) dove Dio, che allora si chiamava Yahveh, apparsogli in località Betel, gli ordinò di fermarsi perché quella terra sarebbe appartenuta alla sua discendenza. Poi, a causa di una carestia, si recò in Egitto con Sara che, seppur vecchia, suscitò turpi desideri nel faraone. Abramo, per evitare guai, gli fece credere che Sara fosse sua sorella, cosicché il faraone poté accoglierla nella sua alcova ripagando il profeta con grandi ricchezze. Dio, invece di punire Abramo per quella che mi appare come una palese immoralità, punì il faraone colpendolo con gravi carestie e rendendo sterili tutte le donne del suo popolo. Veramente il racconto è ancora più complicato e a me è sembrato molto più semplice entrare nei meandri della meccanica quantistica, che accettare come sacri e veritieri dei racconti che, presi dalla Bibbia o dalla Torah o dal Corano, sono un coacervo di violenza, contraddizioni ed astrusità senza fine.

Ma vediamo come si dirama nel tempo questa discendenza del nostro Abramo.
Dapprima troviamo gli Ebrei che, dal punto di vista religioso, dovremmo considerare i nostri antenati, poi la seconda diramazione in Islamici che presto si differenzieranno in Sunniti, Sciiti e Sikh,
quindi i Cristiani che si divideranno prima dagli Ortodossi e poi si dirameranno in:

Protestanti, Calvinisti, Apostolici, Anglicani, Nepotisti, Luterani e finalmente Cattolici con frange di Battisti e Quaccheri.

Mi chiedo ancora se le motivazioni di queste divisione interne siano veramente dettati dalla diversa interpretazione di scritti pervenutici dopo ripetute traduzione ed elaborazioni storiche o da interessi legati allo straordinario potere che la religione apporta ai suoi capi.

Ma vediamo queste religioni separatamente:

L’EBRAISMO

                                           Dino Licci-Mosè-acrilico su tavola 30X40

Per conoscere l’ebraismo dobbiamo tracciarne almeno sommariamente la storia che cercherò di riassumerti alla meglio:

Inizialmente gli ebrei erano un popolo di pastori che, come abbiamo visto, migrarono nella terra di Canaan (Palestina) guidati da Abramo. Ad Abramo successe Giacobbe che come secondo nome aveva quello di Isra-el (forte davanti al signore) da cui Israeliti.
Quando uno dei figli di Giacobbe, Giuseppe, fu venduto ai mercanti egiziani, egli, giunto in Egitto, si fece tanto apprezzare per le sue virtù, da diventare ministro del re e, come tale, poté richiamare a sé i suoi 11 fratelli fondando le 12 tribù . Durante questo periodo che si estende dal 1600 al 1400 a.C., gli ebrei vissero indisturbati finché non cominciarono ad essere perseguitati dai faraoni. A questo punto un altro grande profeta, Mosè, che era ebreo ma era stato adattato da una nobildonna egiziana, ebbe una visione (siamo alle solite) durante la quale Dio gli comandò di salvare gli ebrei dalla schiavitù e di riportare sul giusto cammino quella parte di loro che aveva abbracciato religioni politeiste.

Così Mosè guidò gli ebrei verso la terra promessa e, lungo il cammino, ricevette da Dio le tavole della legge, i dieci comandamenti, cui il popolo eletto, che aveva stipulato un patto privilegiato con Dio, doveva attenersi. Ad aiutare Mosè nella sua impresa c’è Giosuè che gli succedette e sotto la cui guida (pare in modo assai crudele e con l’aiuto di Dio) furono assoggettate le popolazioni dei territori raggiunti. Famosa la caduta di Gerico, prima conquista degli Israeliti. Il testo biblico racconta che le sue mura crollarono dopo che i sacerdoti girarono per sette volte intorno ad esse suonando lo Shofar, che è un piccolo corno di montone utilizzato appunto dagli israeliti come strumento musicale sacro. Dopo le conquiste e la morte di Giosuè, le 12 tribù tendevano ad unificarsi ma non potendo avere un re in quanto re poteva essere solo Dio, il governo centrale fu retto dai Giudici fra cui ricordiamo Sansone, il vincitore dei Filistei. Il periodo dei giudici finì con Samuele che incoronò re Saul cui successe il famoso re Davide e quindi il ricco e saggio Salomone il quale fece costruire il grandissimo tempio nel quale sorgeva l’arca dell’alleanza, una sorta di grosso scrigno dov’erano custodite le tavole delle leggi ed il bastone di Mosè.

Ma intorno al 930 a.c. questo periodo di splendore cessò ed il popolo d’Israele si divise in due regni: quello di Israele al Nord e quello di Giuda al Sud. La fede in Dio si affievolì nonostante le esortazioni dei profeti del calibro di Elia, Isaia, Geremia ed infine i due regni, indebolitosi anche politicamente, caddero al Nord sotto gli Assiri (721 a.c.) ed al Sud sotto i Babilonesi (587 a.c.). In particolare dal Sud molti ebrei furono deportati in Babilonia e furono schiavi finché (nel 539 a.c.) Ciro, il grande,re di Persia, conquistata la Babilonia, non li rimandò in patria dove essi ricostruirono il tempio ed iniziarono l’insegnamento della Torah, il cui termine indica o il giudaismo in generale o le leggi contenute nel Pentateuco.

Ma il popolo ebraico non avrebbe più avuto pace. Assoggettati prima da Alessandro Magno, poi dai re egiziani (Tolomei) e dai re di Siria (Seleucidi), avrebbe vissuto un periodo di libertà sotto la dinastia dei Maccabei per poi cadere definitivamente sotto le armi dell’esercito romano. Con l’editto di Costantino del (313) e con il successivo editto di Teodosio (380) che faceva del Cristianesimo la religione ufficiale su tutto l’impero romano, si fece strada il mito che bollò in eterno gli ebrei come gli uccisori di Gesù, figlio di Dio. Un bel libro di Augusto GuerrieroQuaesivi et non inveni” fu scritto appunto per dimostrare l’assurdità di tale accusa, che pure ha emarginato e colpevolizzato per millenni un popolo intero.

Gli ebrei furono espulsi da molti paesi o emarginati nei ghetti, nonostante fossero degli ottimi economisti e spiace ancora una volta ricordare come la Chiesa cattolica in primis, si accanì contro di loro.
Così avvenne in Spagna, quando, con la scoperta dell’America e la conquista delle terre ricche d’ oro, i re cattolici pensarono erroneamente di poter fare a meno dell’economia ebraica e così avvenne a Venezia imitata da Roma, città dove gli ebrei furono privati di tutti i loro averi e costretti a vivere ai margini della società. Ma il peggio doveva ancora arrivare: in pieno secolo ventesimo sarebbero state promulgate le leggi razziali, fenomeno che riguardò anche l’Italia, ed infine l’apoteosi della pazzia con lo sterminio di marca nazista che decimò un’intera popolazione ad opera di Hitler, il famigerato leader ed ideologo del nazionalsocialismo.
L’importanza che riveste per noi la religione ebraica, dipende dal fatto che da questa derivano molti insegnamenti che furono adottati dai cristiani, i quali ultimi saranno paradossalmente la causa della millenaria persecuzione cui i giudei furono sottoposti col mito appunto del deicidio, che ancora li addita come assassini di Gesù.
La dottrina ebraica è radicalmente monoteista essendo stato stipulato, secondo la credenza, addirittura un patto tra il popolo ebraico e Jahweh, supremo signore e creatore dell’universo. Jahweh avrebbe consegnato al popolo eletto le leggi dettate a Mosè sul monte Sinai ed inoltre lo avrebbe assistito con straordinari interventi come la liberazione della schiavitù e l’ingresso nella terra promessa. Se la terra promessa è l’attuale Stato di Israele istituito nel 1948 e se essere assistiti dal proprio Dio comporta persecuzioni di ogni genere, mi permetto di credere che sia meglio rinunciare a qualsiasi patto e vivere alla pari di tutti gli altri mortali. Ma forse le religioni vanno intese semplicemente come dottrine che regolano la vita pubblica prima dell’avvento delle leggi dello stato ed i dieci comandamenti ne sono una prova concreta. Essi infatti non fanno che compendiare due principi essenziali: il primo che obbliga ad adorare un solo Dio, il secondo, che troviamo in tutte le religioni moderne ed in tutte le democrazie, si può sintetizzare nella frase: “amerai il prossimo tuo come te stesso.” Tutto il resto è contorno.

Riguardo i riti che accompagnano la pratica della religione ebraica, molta importanza rivestono i Salmi che sono ben 150 tra inni e preghiere che i penitenti devono recitare a capo scoperto e forniti di filatteri con cui adornano la fronte e le braccia. Questi filatteri sono scatolette quadrate contenenti pergamene con incisi alcuni passi della bibbia così come prescritto nell’Esodo e nel Deuteronomio. Responsabili del culto, almeno nell’ebraismo patriarcale, erano i Sommi sacerdoti ma vi erano altre figure che rivestivano una certa importanza sociale come gli zeloti, i sicari ed i pubblicani che s’interessavano di riscuotere le tasse.

La legge imperante era quella del taglione (occhio per occhio, dente per dente) ma voglio credere che si dovesse intendere come una giusta condanna per chi si fosse macchiato di un delitto. Mentre non trovo giustificazione alcuna per la circoncisione che non risparmiò neppure Gesù e che ancora viene in parte praticata, mentre le limitazioni nel nutrimento per alcuni cibi sono veramente buffe come la proibizione di cibarsi di pesci privi di pinne (chissà perché) e l’abitudine di mondare le bestie da ogni residuo di sangue prima di essere consumate. Gli ebrei usano indossare sul capo la kippah, una sorta di copricapo , segno della presenza di Dio e, nelle occasioni solenni, il tallit, un mantello quadrangolare munito di fiocchi che ricopre le loro spalle.

I testi sacri cui si attengono gli ebrei sono :

1) la Torah o Pentateuco (Genesi,Esodo,Levitico, Numeri, Deuteronomio);

2) Neviim ,libro dei profeti ( anteriori e posteriori);

3)Ketuvim,(scritti sacri)

Tutti scritti in ebraico e talvolta in aramaico.

Simboli d’Israele sono il candelabro a sette braccia ( menorah) e la stella di David .

Il popolo d’Israele attende ancora la venuta del MESSIA che comporterà la scomparsa del male e del dolore.



sabato, dicembre 29, 2012

LE RELIGIONI PRECOLOMBIANE

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Una piramide maya


Per quanto le piramidi dell’antico Egitto ricordino le maestose costruzioni del popolo Maya, è difficile cogliere similitudini e collegamenti tra due civiltà che si svilupparono per millenni indipendentemente l’una dall’altra. Le religioni del centro America prima dell’arrivo delle armate spagnole, erano tanto semplici quanto sanguinarie e crudeli. Le forze della natura non erano viste in senso benevolo, ma come un coacervo di divinità ostili che bisognava sedare col sangue di sacrifici umani.

Spesso erano i prigionieri di guerra ad essere sacrificati ma non mancavano i sacrifici di fanciulli innocenti che servivano a sedare le ire di Tezcatlipoca, il dio del vento o di Hiutzilopochtli, il dio della guerra. Il sole poi, per vivere, doveva nutrirsi di sangue umano e spesso veniva raffigurato con i raggi simili a fameliche lingue che si protendevano verso le ferite delle povere vittime.

In particolare la religione degli Inca era quella delle popolazioni che occupavano gran parte dell’America latina di lingua Keciua riunite in un grande impero formatosi dall’assoggettamento delle altre popolazioni limitrofe e che aveva per capitale Cuzco, considerata l’ombelico del mondo. Si venerava il sole perché il fondatore della dinastia, Manco Capac, aveva ricevuto, nei pressi del lago Titicaca, proprio dal Sole a lui rivelatosi come dio (Inti), l’incarico di diffondere la religione. Assieme al dio Sole si veneravano il dio del vento, del fulmine, del lampo o del tuono, fatto che conferiva alla religione incaica uno stampo di tipo animistico se non fosse per il fatto che si credeva ad una vita ultraterrena per cui i corpi venivano mummificati (come in Egitto) perché dopo la morte avrebbero rivestito spoglie terrene. Lo spagnolo Francisco Pizarro nel 1532 , dopo aver catturato l’ultimo dio sovrano Atahualpa, pose fine a quest’impero.

Se consideriamo come i Maya pensavano fosse stato modellato il primo uomo, non possiamo non fare un parallelismo con la creazione di Adamo anche perché inizialmente la loro fede era monoteista:

Una pallina d’acqua e mais modellata da dio,il supremo creatore Hunalu Ku” Così i Maya pensavano fosse nato l’uomo e questo spiega perché il mais fosse considerato un alimento sacro.

Inizialmente la loro religione non era molto cruenta ma, quando al supremo creatore furono affiancati dei minori come il dio del firmamento, quello della saggezza, quello della morte contornato da nove inferi ed il dio Sole, alle offerte di fiori e frutta, furono aggiunti sacrifici prima animali (soprattutto tacchini e cani ) e, ad ultimo, sacrifici umani che si svolgevano nel cuore della città dove sorgevano templi forse proprio per questo scopo.

I Maya costruivano le piramidi ma pare con uno scopo diverso da quello egiziano perché erano monumenti sorti come aneliti di elevarsi fino cielo e la piramide di Teotihuacan è alta ben 75 metri. Come tutto nel mondo, anche le religioni si evolvono più o meno lentamente ed anche la primitiva e semplice religiosità dei Maya, si andò complicando con l’avvento della classe sacerdotale di tipo piramidale. Al vertice c’erano i sacerdoti d’alto rango ( ah kin ) con capo l’ahaucan (il principe dei serpenti) e questi erano preposti all’osservazione degli astri, alla scrittura, alla medicina ed all’architettura.
I sacerdoti di rango inferiore presiedevano invece ai sacrifici umani ed ai riti atti a propiziarsi la benevolenza degli dei. Fra questi ultimi, degno di nota il gioco della palla che simboleggiava i movimenti del dio Sole e degli astri e che era praticato dai giovani appartenenti alla caste più privilegiate.

Con l’avvento degli Aztechi, i riti religiosi diventarono ancora più cruenti, ma essere sacrificati agli dei diventava quasi un onore ed un privilegio. Si arrivava a scorticare vive le vittime per far più piacere al dio e spesso venivano scelti i bambini per il semplice motivo che soffrivano e si lamentavano molto di più.

Quando i conquistatori spagnoli incontrarono gli Aztechi , l’ultimo imperatore Montezuma incontrò Hernan Cortes, che lui credeva essere il dio Quetzacoatl, lo onorò con i fiori del suo giardino, accettò persino il battesimo ed ordinò che cessassero tutti i sacrifici umani, sostituendo le immagine dei sanguinari dei aztechi, con icone cristiane. Ma durante una cerimonia indigena ed in assenza di Cortes, il comandante Pedro de Alvaro decise di uccidere tutti i personaggi più in vista della gerarchia azteca durante quello che fu chiamato “Il massacro del grande tempio”. Il popolo si sollevò in rivolta, Montezuma fu fatto prigioniero, ma cercò comunque di calmare la folla inferocita, che invece lo uccise lapidandolo e credendolo un traditore. Questo l’inizio della fine di un popolo di guerrieri e della loro religione.



venerdì, dicembre 28, 2012

La religione romana




                                            Dino Licci-Ninfe-acrilico su tela 100X80

La religione romana è un coacervo di usi e costumi evolutosi in un arco di tempo di ben dodici secoli, per quella peculiarità di Roma di inglobare nella propria sfera le abitudini dei popoli che andava conquistando. Ciò dava luogo a quel sincretismo religioso che si manifestava poi in molteplici pratiche culturali che si arricchivano nel tempo e che possiamo riassumere in tre fasi:

L’Età arcaica caratterizzata da una religiosità di tipo agreste e tipica dei culti di tipo mediterraneo. Si veneravano Cerere, Fauno, Saturno, Giano bifronte e quindi i Lari, spiriti dei campi associati agli antenati che quivi venivano sepolti ed i Penati, i numi tutelari della casa e del focolare che si accostavano a Vesta, la dea il cui fuoco sacro le famose Vestali dovevano tenere sempre acceso.
Con l’età repubblicana Roma acquisì la quasi totalità delle divinità greche ed etrusche cosicché Zeus diventò Giove, Afrodite Venere, Atena si trasformò in Minerva e poi Efesto in Vulcano, Poseidone in Nettuno, Era in Giunone e così via. Ma se Roma importava divinità nuove, vigilava pure che i culti stranieri non costituissero un pericolo sociale più o meno latente. Così accettò Apollo ed i Dioscuri mentre proibì i baccanali e soprattutto il culto di Dioniso. Gli dei romani erano fortemente coinvolti nella vita pubblica e vi erano dei sacerdoti atti a celebrare sacrifici e riti propiziatori. Inoltre religione e politica erano fortemente connesse e forse questo portò ad una crisi religiosa che s’intensificò soprattutto nell’ Età imperiale quando, dopo l’introduzione di divinità medio-orientali quali Cibele, Iside, Mitra e le critiche mosse alla religione tradizionale da parte di correnti filosofiche ellenistiche ed orientali, la religione pubblica apparve priva di quei significati escatologici (vedi la comparsa dell’anima) che invece cominciavano ad affiorare in altre civiltà. Intanto si faceva strada il culto imperiale prima con la divinizzazione post -mortem di Giulio Cesare ed Ottaviano Augusto, poi con l’assimilazione del culto del Sole a quello dell’imperatore, per sfociare infine nella teocrazia diocleziana: ogni moneta portava impressa l’immagine dell’imperatore mentre sul lato opposto erano incisi i segni del suo immenso potere.





La religione greca



                    Dino Licci-Apollo-Giove-Aurora-Ipnos.-Notte-acrilico su tela 120X80


Tutto si può dire tratte che gli antichi greci mancassero di fantasia e la loro cosmogonia non ha niente da invidiare a quella biblica.  Varie sono le leggende in proposito, ma tutte riportano alla paura di Urano prima e Crono poi di essere detronizzati dai loro figli. Urano li uccideva o ne impediva la nascita, Crono li mangiava (la nostra eucaristia ne ricorda vagamente le modalità), mentre il cielo e la terra erano naturalmente visti come nel nostro credo, cioè contrapposti con pari dignità laddove s’ignorava la grandezza dell’Universo e l’insignificante ruolo della terra negli spazi e nei mondi infiniti. Scegliamo, tra le tante versioni, quella che mi sembra più poetica sulla nascita del mondo: Urano che alcune leggende vogliono prima figlio di Gea, in altre versioni è visto  come il suo sposo (il cielo) che soffocava la terra rimanendo così avvinghiato ad essa, da impedire che i suoi figli vedessero la luce. Questa era infatti la sorte toccata ai Giganti ed ai Ciclopi. Ma l’ultimo figlio di Gea, Crono, udite le lamentele della madre, si munì di un falcetto con cui taglio i genitali di Urano quand’egli cercò di giacere con lei.
Un urlo spaventoso percorse la terra intera mentre le gocce di sangue cadute da Urano ferito generarono le Erinni, i Giganti e le Ninfe e, nel mare, la dea Afrodite. Ma soprattutto si trasformarono in muschi, erbe e licheni e poi ancora in fiori, alberi e piante d’ogni colore e le sue lacrime dettero origine ai mari e fiumi e laghi d’ogni dimensione e furono i pesci e molteplici animali, mentre al sua voce, trasportata dal vento, regalava le idee ed i sogni e fantastiche chimere e fantasie e illusioni.

Così Crono cominciò a regnare al posto di Urano ma, avendo saputo che sarebbe stato ucciso da uno dei suoi figli, cominciò a divorarli mano a mano che nascevano. Perciò sua moglie Rea, con l’aiuto di Gea, riuscì a sostituire il figlio Zeus con una pietra e proprio quest’ultimo diventò il capo degli dei dopo essere stato allevato in gran segreto dalle ninfe e nutrito dal latte della capra Amaltea. Sconfitto Crono, Zeus riuscì a fargli rigurgitare gli altri figli per mezzo di un emetico fornitogli dalla moglie, l’oceanide Meti e regnò dall’alto dell’Olimpo insieme con gli altri dei fra cui ricordiamo: Apollo, il dio della luce, Ares, il dio della guerra, Poseidone, il dio del mare, Ermes, il messaggero degli dei, Dioniso, il dio del piacere, Efesto, il signore del fuoco e poi Atena, la dea della saggezza, Afrodite, la dea dell’amore, Artemide, la dea della caccia e Demetra, la dea delle messi. Come si vede, il politeismo greco concepiva gli dei come figure umane tendenti alla perfezione. Essi erano potentissimi senza essere onnipotenti, immortali e dotati di un carattere psicologico individuale e rappresentavano la proiezione divina dell’intera gamma delle situazioni e passioni e sentimenti dell’umanità. La religione greca non si basava su alcuna rivelazione sacra, non esisteva una Chiesa con poteri universali e non esisteva un clero ufficiale. La religione greca non era statica ma dinamica e duttile essendo priva di dogmi ed aperta a qualsiasi contributo che i poeti e gli artisti vi volessero apportare nonché alle discussioni ed argomentazioni varie di filosofi ed uomini di cultura.



Il politeismo e la religione egizia

IL POLITEISMO
Il politeismo rappresenta la naturale evoluzione dell’animismo in un mondo divenuto più complesso e con un’organizzazione sociale più specializzata. Gli eventi naturali vengono declassati dal loro status di deità, mentre compaiono entità superiori che hanno creato il tutto e che sovrintendono alle varie attività umane. Gli dei costituiscono un pantheon con compiti specialistici ( esiste il dio della guerra, quello dell’amore, della sapienza e così via) e sono assoggettati ad una gerarchia che rispecchia quella delle società cui sovrintendono. Dall’alto dei cieli seguono le vicende umane nelle quali a volte si lasciano trascinare personalmente e spesso litigano tra di loro, essendo dotati di eterna giovinezza ed immortalità ma anche delle stesse passioni che albergano nell’animo degli uomini. Il politeismo era diffuso in ogni parte del mondo prima di essere soppiantato dalle religioni monoteiste: dall’India alla Persia (prima dell’avvento di Zarathustra), dalla Mesopotania all’Egitto ed dall’antica Grecia fino a Roma ed ancora nelle popolazioni nordiche. I celti in particolare, credevano che queste divinità vivessero nel sottosuolo cui si poteva accedere attraverso stagni o comunque pozze e raccolte d’acqua. Ritrovamenti archeologici anche recenti ci mostrano pozzi contenenti alberi e resti umani ascrivibili a sacrifici che garantissero la fertilità del suolo. Pare che le cerimonie fossero presiedute dai druidi che, fra canti e balli, portavano in processione gli alberi fino a seppellirli nei pozzi come omaggio agli dei.



                                            Dino Licci-Politeismo (Pervigilium Veneris) acrilico su tela 120X80

Pur essendo il politeismo una forma molto elementare di religiosità, essa, a mio avviso, espletava una funzione ansiolitica sulle vicende umane. Incolpando gli dei degli eventi nefasti che turbavano la vita dell’individuo, si allontanava il senso di colpa che oggi alberga nell’individuo moderno. Il Dio monoteista è per definizione buono e giusto per cui la colpa di un evento infausto ricade sempre su chi lo ha subito, che deve vestire i panni del penitente sempre in debito verso chi l’ha creato. Questo induce a sensi di colpa l’umanità e, negli individui più deboli, può addirittura scaturire in pericolose nevrosi e crisi di panico conclamate.

LA RELIGIONE EGIZIA

Sarebbe estremamente complesso cercare di riassumere in poche righe la pletora di dei che affollavano il pantheon egizio, conseguenza del fatto che l’antico Egitto era suddiviso in 42 distretti, ognuno dei quali aveva un nome legato alla località di origine ed un proprio dio a protezione delle messi e del raccolto. Era sempre presente un’evidente zoolatria essendo molti dei egizi rappresentati con aspetto animale ( Bast-il gatto, Fathor-la mucca, Anubi –lo sciacallo) forse in riferimento ad una primitiva componente totemica che in parte si evolse verso l’unificazione del dio nelle due componenti umana ed animale (aspetto umano e testa animale), cosa che ci ricorda le divinità indiane come il simpatico Ganesh, il dio dalla testa d’elefante.
Con l’unificazione del paese si introdusse il culto di divinità comuni come la triade divina composta da Geh (la terra), Nut (il cielo) , e Ra (il sole).

Molto poetica l’immagine del sole che veniva accolto la sera nelle braccia della madre terra per riposarsi la notte dal lungo cammino.

Ma altri dei affollarono presto la mitologia egizia spesso generando conflitti tra le classi sacerdotali delle varie località.

Così ad Ermopoli sorse una Ogdoade composta da otto divinità , quattro maschili con la testa di rana e quattro femminili con la testa di serpente , abitanti dell’isola delle fiamme o isola dei coltelli, isola formatasi da una collina di fango emersa dalle acque.

Queste divinità avevano come capostipite Thot, che simboleggiava la luna, ed erano:

Nun e Nunet : il caos delle acque primordiali;

Kuk e Keket: l’oscurità;

Huh ed Huhet: l’illimitatezza;

Amon ed Amonet: l’invisibili

 

Invece a Menfi, sede dei faraoni delle prime dinastie, si veneravano Ptah ed il creatore Atum.

Ma tutti gli egizi avevano un dio in comune, il dio della morte, il dio Osiride, perché essi credevano che esistesse una vita ultraterrena e che il corpo avesse una sorta di anima, il Ka, che però non poteva esistere senza il suo corpo. Ecco perchè gli egizi imbalsamavano e mummificavano i loro corpi.

Il Ka, giunto nel regno dei morti, veniva giudicato da Osiride ed un consesso di 42 demoni che lo condannavano, se peccatore, ad orribili tormenti , mentre lo inoltravano, se puro di spirito, nel regno di Yaru, dove il grano cresceva alto e la vita trascorreva gioiosa per l’eternità.

Mentre il cammino dell’anima di un cattolico è aiutato oggi e nel nostro occidente dalle preghiere dei suoi cari o meglio ancora (per i preti) da elargizioni in denaro (le cosiddette “messe” o lasciti in favore del clero), il Ka aveva a disposizione delle norme da seguire per non incappare negli infiniti pericoli del mondo ultraterreno. Queste norme erano scritte nel LIBRO DEI MORTI e contenevano preghiere, formule magiche, inni sacri, di cui il Ka doveva far uso per non cadere nei tranelli tesi dai demoni del male che avesse incontrato nel suo percorso verso la salvezza e la gaiezza eterna.



giovedì, dicembre 27, 2012

Le religioni degli altri:parte prima:L'animismo

Recentissimi studi di genetica umana, hanno fatto ipotizzare l’esistenza del gene della religiosità. Saremmo quindi programmati, indipendentemente dalla nostra volontà, a ricercare Dio, una nostra religione che ci aiuti a vivere e ci sostenga nei momenti di difficoltà?

Comunque stiano le cose e per quanto la verità scientifica aumenti le sue conoscenze, il bisogno di Dio difficilmente potrà essere annullato, soprattutto da quando le religioni monoteiste, spostando l’idea di Dio nel trascendente e quindi privandoci della possibilità di verifica, lo mettono al riparo da una spietata analisi razionale. Un siffatto Dio, impalpabile, invisibile, non aggredibile da nessuno dei nostri sensi, rimane così un bellissimo archetipo di amore e giustizia, capace di lenire le nostre sofferenze e renderci giustizia dai continui insulti cui la vita terrena ci sottopone.

Incredibile quanto di bello ha saputo creare l’uomo con la sua creatività: egli ha da qualche parte nascosto nei cieli, un padre, un amico, un confidente cui rivolgersi nei momenti di sconforto ed in più la speranza che tutti i torti subiti nella sua vita terrena, gli saranno ripagati nella vita eterna. Che importanza ha il tipo di religione che ha scelto? Essa avrà soddisfatto le sue esigenze e soddisfatto la sua naturale predisposizione anche nel caso che Dio non esista. E questo è uno dei motivi per cui tutte o quasi tutte le civiltà del mondo hanno le loro credenze, i loro rituali scaramantici, ammantati di misticismo e sacralità.

La storia dell’uomo parte da lontano e dal momento dello scoppio iniziale, l’ormai famigerato Big Bang, si dovranno aspettare molti milioni di anni perché compaia la vita sul pianeta e l’uomo in particolare è una creatura recentissima se paragonata ai tempi geologici che caratterizzano l’evoluzione della terra. L’evoluzione dell’uomo è lentissima come pure il suo sapere. Quando l’uomo credeva che il Sole fosse un Dio od immolava vittime agli dei impaurito dalle forze della natura, egli non sapeva ancora come si producesse un fulmine o cosa fosse una stella. La maggiore conoscenza lo portò ad abbandonare questa antiche divinità che costituivano l’essenza stessa dell’animismo, una delle forme più antiche di religiosità ancora presente in alcune sperdute tribù del nostro pianeta e ricercare altre forme di religione, altre credenze che si sarebbero evolute al pari della crescita della sua conoscenza. Ogni regione più sparuta del pianeta sviluppò un suo modo diverso di credere e dapprima queste credenze furono tramandate per via orale, poi furono invece trascritte, almeno in molti casi, in testi sacri da amanuensi che spesso sapevano scrivere senza saper leggere come ci ricorda Raffele Gorgoni col suo libro “Lo scriba di Casole” .

Seguendone la collocazione geografica e la loro diffusione, si potrà facilmente arguire come anche per esse sia valsa la regola della selezione naturale, che ha oscurato quelle che non rispondevano ai dettami delle società sempre più evolute.

Ma ecco come si presenta ad oggi la distribuzione delle religioni nel mondo:

                     Cattolici: 1.063.608.000 pari al      17,6 %
Cristiani        Protestanti: 720.829.000 pari al     11,8 %
                      Ortodossi : 215.129.000 pari al        3,6 %

Musulmani:                     1.188.240.000 pari a     19,6 %

Non credenti:                     918.249.000 pari a     15,2 %
             
Induisti:                               811.337.000 pari a    13,5 %

Buddisti :                             359.982.000 pari a     5,9 %

Ebrei:                                     14.434.000 pari a     0,2%

Religioni orientali* :             404.990.000 pari a     6,7 %

Religioni tribali:                    228.367.000 pari a     3,8 %

Altre (nuove):                        102.356.000 pari a     1,7 %

* taoisti, confuciani, scintoisti ecc;

(leggero arrotondamento delle percentuali.)

Occorrerà ora spendere qualche parola sulle peculiarità di ogni religione sia pure in forma superficiale ed approssimativa non avendo io competenza specifica di questo delicato settore della conoscenza umana:




                                  Dino Licci-L'Animismo-acrilico su tavola 20X30



L’ANIMISMO
Come ci dice la stessa parola, l’animismo crede in esseri sovrumani che, sotto forma di ombre o demoni, vagano dai vivi ai morti, dalle piante agli animali o viceversa e si manifesta in eventi naturali più o meno terrificanti come i fulmini, i tuoni, le cascate, le meteore, le eclissi e quanto di più inspiegabile esista in natura. Per quanto sia una credenza tipica delle popolazioni più primitive, alcune delle quali ancora vivono in sperdute zone del pianeta, questa forma di religiosità mi affascina e coinvolge. Lodevole la sua modalità di partecipare agli eventi naturali come il sorgere del Sole o il mutare delle stagioni, facendo sentire l’uomo parte integrante della natura stessa con un rispetto del mondo circostante che noi moderni dovremmo imparare a recuperare.



venerdì, dicembre 21, 2012

Acquario

                                           Dino Licci-acquario-acrilico su tela 50X70

Adamo ed Eva

                                     Dino Licci-Adamo ed Eva-acrilico su tela 70X50

mercoledì, dicembre 19, 2012

Fëdor Michajlovič Dostoevskij




Fëdor Michajlovič Dostoevskij


La storia dell’umanità è caratterizzata da processi evolutivi che riguardano il suo soma, la sua psiche, ma soprattutto la sua conoscenza che dai primordi della civiltà fino ad oggi, sembra seguire, per dirla con Hegel, un andamento eliodromico e cioè da oriente verso occidente come fa il sole durante il suo apparente viaggio quotidiano intorno alla terra. Solo che Hegel vedeva nella Germania del suo tempo il punto d’arrivo della civiltà gnoseologica, mentre noi oggi ci accorgiamo che forse il percorso continua fino a riguadagnare i luoghi di partenza : quella Cina ed India che proprio oggi accrescono il loro peso nel mondo da qualsiasi angolazione le si voglia guardare. Questa premessa è necessaria ove si consideri che voglio parlarvi di quel Fëdor Michajlovič Dostoevskij che tanto ci affascina con i suoi innumerevoli romanzi pregni di stimoli e di tensione emotiva. Egli nasce a Mosca nel 1821 quando il periodo illuminista, figlio in un certo senso della rivoluzione francese, avrà scoperto la forza della ragione suscitando entusiasmi tali da sfociare poi, sia pur contrastato dal pensiero romantico, in quel positivismo che sancirà il primato della scienza, capace per molti suoi adepti, di prevedere e regolare le sorti del mondo in tutte le sue espressioni. La ragione maestra di vita, la ragione che farà inorgoglire Laplace a punto tale da fargli rispondere a Napoleone, che gli chiedeva come mai non avesse lasciato spazio a Dio in un suo saggio filosofico:

”Cittadino primo console, non ho avuto bisogno di questa ipotesi”.

 Io, agnostico fino al midollo, non mi sogno neanche di contestare chi ricerca la verità anche al di fuori di Dio sfociando in un ateismo che contesto quanto e come contesto qualsiasi credo dogmatico, limitandomi a tentare di carpire ai grandi pensatori che mi hanno preceduto, le grandi verità che fanno evolvere il mondo. E fra questi c’è appunto Dostoevskij , un precursore, se vogliamo, di quei movimenti filosofici che troveranno terreno fertile nell’esistenzialismo di Heidegger , nello spiritualismo di Bergosn o nella psicanalisi di Freud , menti inquiete che rivendicheranno la complessità dell’animo umano che non potrà essere mai imbrigliato nelle sia pur complesse formule chimiche e matematiche del periodo positivista. Dostoevskij vive in Russia , al tempo degli zar, quando ancora non sarà esploso l’espressionismo pittorico che tenterà di esplorare l’uomo nei più reconditi recessi del suo animo, eppure i suoi personaggi, forse in contrasto con quelli descritti dal suo connazionale Tolstoj, probabilmente più razionale , a cui spesso viene comparato, i suoi personaggi, dicevo, dimostrano una tensione interiore, una mescolanza di umori antitetici che sfociano nel dramma, nel pathos, regalandoci pagine di sublime bellezza ed eleganza. Forse tale capacità gli deriva in parte dalla sua vita inquieta, ricca di episodi che apparentemente supera, ma che gli valgono un’esacerbazione massiva dei suoi attacchi epilettici cominciati quando apprese della morte del padre, ricco possidente della nobiltà russa, assassinato dai suoi stessi contadini, che lo punivano per la sua eccessiva severità.

La stessa severità che dimostrava come padre in modo tale che Fëdor cominciò ad augurargli la morte che sopravvenne insieme ai complessi di essere stato un parricida latente, motivo per il quale il nostro eroe, anzi la sua psiche, si puniva aumentando la frequenza dei suoi malori. Un altro episodio che lo segnò profondamente fu la condanna a morte che sia pure commutata in un certo numero di anni da scontarsi in un bagno penale, pure gli comportò un trauma psichico dal quale non si sarebbe più liberato.
Dell’episodio della mancata fucilazione come della reclusione in Siberia, troveremo traccia in Delitto e castigo e ne L’idiota mentre nelle Memorie della casa dei morti ci descrive il degrado cui può arrivare l’umanità nelle estreme condizioni di disagio cui la reclusione lo induce. Il Giocatore tratteggia ancora il masochismo cui Dostoevskij si abbandonava forse schiavo di sensi di colpa che probabilmente gli derivavano da quella fede che prorompe finalmente nel suo massimo capolavoro I fratelli Karamàzov, l’ultimo impegno che esalta una fede che emerge tra dubbi, ripensamenti , conflitti tra dogma, ragione, morale e libero arbitrio.

Molti autori moderni considerano Dostojevski più un filosofo che uno scrittore ma credo sia interessante ricordare che Freud invece lo considera un precursore della psicoanalisi affetto da bisessualità, complesso edipico e sensi di colpa. Egli descrive nel saggio “ Dostojevski e il parricidio” il nostro grande scrittore come un potenziale criminale che non diventa tale perché rivolge verso di se la sua aggressività, cosa evidente se si considera come nel Giocatore volutamente egli si degrada fino a umiliare la sua personalità.

La psicoanalisi, come ho avuto già modo di dire, non è una scienza esatta e il saggio di Freud dovrebbe essere giudicato con beneficio d’inventario e anzi credo sia opportuno a questo proposito citare il celebre aforisma del grande regista francese François Truffaut che recita così:”Tutti coloro che scrivono sono un po' matti. Il punto è rendere interessante questa follia.”

domenica, dicembre 16, 2012

Vivaldi: i sonetti delle "Quattro stagioni"

Lo sapevate che le quattro stagioni di Vivaldi si rifanno a dei sonetti che descrivono appieno i cambiamnti stagioali e le conseguenti azioni di uomini e animali? Provare a leggere e poi riascolatre la meravigliossa musica barocca:

ESTATE

“Sotto dura Staggion dal Sole accesa

Langue l’ huom, langue ‘l gregge, ed arde il Pino;

Scioglie il Cucco la Voce, e tosto intesa

Canta la Tortorella e ‘l gardelino.

Zeffiro dolce Spira, mà contesa

Muove Borea improviso al Suo vicino;

E piange il Pastorel, perche sospesa

Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;”

Adagio e piano - Presto e forte

“Toglie alle membra lasse il Suo riposo

Il timore de’ Lampi, e tuoni fieri

E de mosche, e mossoni il Stuol furioso!”

Presto

“Ah che pur troppo i Suo timor Son veri

Tuona e fulmina il Ciel e grandioso

Tronca il capo alle Spiche e a’ grani alteri.”

AUTUNNO

“Celebra il Vilanel con balli e Canti

Del felice raccolto il bel piacere

E del liquor de Bacco accesi tanti

Finiscono col Sonno il lor godere”

Adagio molto

“Fà ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti

L’ aria che temperata dà piacere,

E la Staggion ch’ invita tanti e tanti

D’ un dolcissimo Sonno al bel godere.”

Allegro

“I cacciator alla nov’ alba à caccia

Con corni, Schioppi, e canni escono fuore

Fugge la belua, e Seguono la traccia;

Già Sbigottita, e lassa al gran rumore

De’ Schioppi e canni, ferita minaccia

Languida di fuggir, mà oppressa muore.”


INVERNO

“Aggiacciato tremar trà neri algenti

Al Severo Spirar d’ orrido Vento,

Correr battendo i piedi ogni momento;

E pel Soverchio gel batter i denti;”

Largo

“Passar al foco i di quieti e contenti

Mentre la pioggia fuor bagna ben cento”

Allegro

“Caminar Sopra ‘l giaccio, e à passo lento

Per timor di cader gersene intenti;

Gir forte Sdruzziolar, cader à terra

Di nuove ir Sopra ‘l giaccio e correr forte

Sin ch’ il giaccio si rompe, e si disserra;

Sentir uscir dalle ferrate porte

Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra

Quest’ é ‘l verno, mà tal, che gioja apporte.”

PRIMAVERA

“Giunt’ è la Primavera e festosetti

La Salutan gl’ Augei con lieto canto,

E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti

Con dolce mormorio Scorrono intanto:

Vengon’ coprendo l’ aer di nero amanto

E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti

Indi tacendo questi, gl’ Augelletti;

Tornan’ di nuovo al lor canoro incanto:”

Largo

“E quindi sul fiorito ameno prato

Al caro mormorio di fronde e piante

Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato.”

Allegro

“Di pastoral Zampogna al suon festante

Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato

Di primavera all’ apparir brillante.”





giovedì, dicembre 13, 2012

Presepio dipinto

                                         Dino Licci:-Presepio-acrilico su tavola 80X80

Fantasia




Solo soletto cerco nel mio covo,
di soddisfare la mia fantasia:
una vecchia chitarra e un cavalletto
mi fanno, notte tempo, compagnia.

Così prendo una tela, i miei pennelli,
e comincio a volare in armonia
col suono di Chopin se sono triste
o con Rossini se sposo l’allegria.

Le note mi raggiungono soavi
e guidano la mano lentamente:
appare il mare, un bosco, una scogliera
dove vagare con la sola mente..

Mi guardo intorno e vedo cieli tersi,
galline, pecorelle ed un giullare
col volto triste quasi a dimostrare
il doppio volto dell’umano andare.

Son tutte proiezioni della mente
che la mia mano esperta fa parlare
vincendo la mia innata timidezza
e, per capirmi, non basta che guardare!











mercoledì, dicembre 12, 2012

Foglie morte

                                         Dino Licci-Foglie morte- acrilico su tela 50X70

domenica, dicembre 09, 2012

Profumo di donna




Dino Licci- particolare  di " Dormiente" acrilico su tela 50x70



Vorrei scrivere una lettera, una lettera d’amore. Vorrei scrivere una lettera ad un essere in estinzione. Fanno tanto discutere le foto dei mammiferi in estinzione e non ci accorgiamo che rischiamo di perdere il più bell’esemplare di mammifero che esista sulla terra. Mammifero vuol dire letteralmente “portatore di mammelle”.

Ma quale animale conoscete in natura dotato di mammelle così evidenti, così rotonde, così morbide da farci sognare?
Chi non conosce l’evoluzione della specie, ritiene che le mammelle siano solo organi produttori di latte e che la loro grandezza sia direttamente proporzionale alla produzione del prezioso alimento.

 Insomma si confonde la morfologia della mammella con la ghiandola mammaria che esplica questa funzione. Invece esse sono richiami sessuali creati apposta dalla natura per stregare lo sguardo vagante di qualche incauto osservatore, che ne sente l’attrazione violenta ed irresistibile come gli animali in calore sentono i feromoni. Non lasciatevi trarre in inganno dal fatto che un uomo finga di non accorgersi di niente. Qualche fugace occhiata basta a scatenare, se la parte osservata è ben modellata, una cascata ormonale che si tradurrà, prima o poi in un felice amplesso o in una malinconica pratica che molti definiscono erroneamente onanismo. Sull’onanismo, che assolutamente non vuol dire masturbazione, magari torneremo parlando della “bontà” divina perché il termine ha precisi riferimenti ad un episodio biblico poco noto, ma meglio non lasciarci distrarre dalla piacevole visione, che la nostra chiacchierata sta evocando.

E’ proprio per sopperire alla mancanza dei richiami olfattivi, che la natura ha creato il pannicolo adiposo che non ha assolutamente funzioni secretorie, ma solo esclusivamente estetiche. Quando la femmina d’uomo guadagnò la stazione eretta e la sua primitiva cloaca si evolse e si ritrasse pudicamente a nascondersi dietro una foglia di fico perdendo al contempo la capacità di secernere feromoni, essa già aveva perduto la sua funzione evidentissima negli altri mammiferi, di fortissimo richiamo sessuale e così la natura dovette inventarsi qualcos’altro. Coperta dai vestiti ormai dalla nascita, i residuali umori non erano più avvertiti se non da narici maschili sofisticate e particolarmente allenate a sentire anche da lontano il profumo di donna, il profumo che inebria e stordisce. Ed allora la natura, che forse non è acefala ma è dotata di una mente veramente sopraffina, la vera mente di Dio a mio avviso, s’inventò il seno per la nostra beatitudine e la nostra dannazione.

 Non si lamenti però la femmina che non ne sia abbondantemente fornita. Sulla terra ci sono i bosoman (gli amanti del seno) che vengono ammaliati da tali eburnee collinette, ma ci sono anche i bottoman, che amano quell’altra meravigliosa curva che adorna le parti basse della splendida creatura e che i Greci antichi avevano già perfettamente individuato se ci hanno lasciato capolavori scultorei come la Venere callipigia il cui etimo dobbiamo ricercare in due paroline greche: “kalli” (belle) e “pygos” (natiche). Tra queste montagnole elastiche, l’occhio può spaziare, se non visto e soffermarsi a lungo a catalogare, inventariare, schedare nel proprio cervello le rotondità nobili e quelle proletarie, quelle impertinenti e quelle popolari.

A che pro la dieta dunque? Perché privare l’umanità di questi meravigliosi regali della natura, perché indossare i pantaloni da manager o la divisa da poliziotte e perdere gli attributi divini che furono di Venere, Minerva, Giunone? Femmine, date ascolto ad un vecchio pittore: voi siete l’apoteosi del sublime, voi siete il mondo etereo degli dei, il vostro ancheggiare ci trasporta sui flutti di un mare ondeggiante, le vostre curve evocano il volteggiare sinuoso di lieti gabbiani, i cerchi multicolori di sfolgoranti arcobaleni: non diventate troppo donne, restate ancora un poco femmine per la nostra gioia e la nostra commozione!




venerdì, dicembre 07, 2012

La Dormiente

                                           Dino Licci -La Dormiente-acrilico su tela 50X70

giovedì, dicembre 06, 2012

Presepio

                                             Dino Licci-Presepio-acrilico su tela 50X70

sabato, dicembre 01, 2012

IL pericolo delle droghe



Io credo che se l’opinione pubblica fosse seriamente informata sui pericoli delle droghe, i genitori farebbero più attenzione nel tenere i propri ragazzi lontani dal pericolo di queste dannosissime sostanze ed anche i ragazzi, se ben informati, sarebbero giustamente terrorizzati dagli effetti collaterali che esse producono sull’organismo. Sarebbe doveroso da parte della scuola informare i discenti su come stanno le cose ma la scuola ha docenti all’altezza del compito? Ho discusso spesso in un forum che frequentavo prima, con professori che ridendo confessavano di farsi ogni tanto uno spinello e questo mi ha fortemente indispettito conoscendo perfettamente, data la mia professione, quali conseguenze comporta l’intraprendere questa strada dal difficile ritorno. Ma vediamo in sintesi quali sono i benefici e gli effetti secondari delle droghe più comuni:

• Alcool
Noi non ci rendiamo conto che l’alcool è una droga perché siamo abituati a consumarlo sotto forma di vino o birra ma il nostro fegato, se ne abusiamo, se ne accorge subito e basta fare un semplice esame di laboratorio, la gamma GT, per rendersi conto se c’è rischio di danno. L’alcool dà una certa sensazione di benessere e stimola la conversazione e l’ilarità ed in piccole dosi (un mezzo bicchiere a pasto), non può far male, ma il suo abuso comporta danni gravissimi che vanno fino alla cirrosi epatica e danni irreversibili al cervello.

• Anfetamine
Queste si presentano sotto forma di pasticche e si assumono per non far sentir la fatica, che invece è un segnale importantissimo che ci arriva dal cervello per farci capire che abbiamo bisogno d’immediato riposo. Queste droghe imbrogliano il cervello che non può più salvaguardarci dagli eccessi di lavoro e possono produrre un innalzamento enorme della pressione arteriosa ed un aumento velocissimo della temperatura corporea, che può raggiungere i 42 gradi C;

• Ecstasy
Terribili anche gli effetti dell’ecstasy che per alcuni individui possono avere conseguenze già con l’uso di una sola pastiglia. Insieme con l’alcool può dare disidratazione e comporta un aumento abnorme dei battiti cardiaci, aumento della pressione e temperatura corporea che raggiunge i 42 gradi C come fenomeni immediati e depressione ed insonnia come fenomeni cronici;

• Cocaina
Tipico della cocaina innalzare la potenza sessuale e dare l’impressione di essere forti e potenti ma nell’immediato può provocare tremori, tachicardia ed ipertensione mentre, a lungo andare, diminuisce proprio le capacità sessuali e fa sentire stanco e debole chi ne fa uso. L’uso contemporaneo della cocaina ed altre droghe può produrre arresto cardiaco;

• Cannabis
Questa droga può provocare un senso di benessere ed euforia e facilitare i rapporti con gli altri, ma le conseguenze sono spesso legate ad una sensazione di isolamento, torpore, demotivazione e perfino veri attacchi di panico;

• Eroina
Questo derivato dell’oppio agisce sul Sistema Nevoso Centrale deprimendolo e facendo sentire chi ne fa uso, in una specie di torpore che lo allontana dal dolore e dall’angoscia, ma può provocare perfino la morte per soffocamento, dato che agisce deprimendo il tono muscolare e quindi anche la funzione dei muscoli respiratori.

In queste brevi note ho voluto stigmatizzare i pericoli delle droghe più diffuse, una vera calamità per l’umanità, ma la mia non è certo una relazione esaustiva:mancano all’appello i pericoli del Viagra e Sexstary, della Ketamina, dell’LSD, della Salvia Divinorum, del GHB, del Popper, dello Smart drugs, e degli psicofarmaci usati in modo scorretto.

In laboratorio esistono test di screening rapidissimi per vedere se nelle urine di una persona esistono tracce di queste sostanze, ma un genitore ha il diritto di ledere la privacy di un figlio per accertarsi facendole analizzare a sua insaputa?

A questo punto l’analista deve porsi anche questo problema ed il giurista dovrebbe venire in aiuto a tanti angosciati genitori. E tutti noi dovremmo contribuire a vincere questa battaglia contro un male invisibile ma veramente terribile.