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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, dicembre 28, 2012

Il politeismo e la religione egizia

IL POLITEISMO
Il politeismo rappresenta la naturale evoluzione dell’animismo in un mondo divenuto più complesso e con un’organizzazione sociale più specializzata. Gli eventi naturali vengono declassati dal loro status di deità, mentre compaiono entità superiori che hanno creato il tutto e che sovrintendono alle varie attività umane. Gli dei costituiscono un pantheon con compiti specialistici ( esiste il dio della guerra, quello dell’amore, della sapienza e così via) e sono assoggettati ad una gerarchia che rispecchia quella delle società cui sovrintendono. Dall’alto dei cieli seguono le vicende umane nelle quali a volte si lasciano trascinare personalmente e spesso litigano tra di loro, essendo dotati di eterna giovinezza ed immortalità ma anche delle stesse passioni che albergano nell’animo degli uomini. Il politeismo era diffuso in ogni parte del mondo prima di essere soppiantato dalle religioni monoteiste: dall’India alla Persia (prima dell’avvento di Zarathustra), dalla Mesopotania all’Egitto ed dall’antica Grecia fino a Roma ed ancora nelle popolazioni nordiche. I celti in particolare, credevano che queste divinità vivessero nel sottosuolo cui si poteva accedere attraverso stagni o comunque pozze e raccolte d’acqua. Ritrovamenti archeologici anche recenti ci mostrano pozzi contenenti alberi e resti umani ascrivibili a sacrifici che garantissero la fertilità del suolo. Pare che le cerimonie fossero presiedute dai druidi che, fra canti e balli, portavano in processione gli alberi fino a seppellirli nei pozzi come omaggio agli dei.



                                            Dino Licci-Politeismo (Pervigilium Veneris) acrilico su tela 120X80

Pur essendo il politeismo una forma molto elementare di religiosità, essa, a mio avviso, espletava una funzione ansiolitica sulle vicende umane. Incolpando gli dei degli eventi nefasti che turbavano la vita dell’individuo, si allontanava il senso di colpa che oggi alberga nell’individuo moderno. Il Dio monoteista è per definizione buono e giusto per cui la colpa di un evento infausto ricade sempre su chi lo ha subito, che deve vestire i panni del penitente sempre in debito verso chi l’ha creato. Questo induce a sensi di colpa l’umanità e, negli individui più deboli, può addirittura scaturire in pericolose nevrosi e crisi di panico conclamate.

LA RELIGIONE EGIZIA

Sarebbe estremamente complesso cercare di riassumere in poche righe la pletora di dei che affollavano il pantheon egizio, conseguenza del fatto che l’antico Egitto era suddiviso in 42 distretti, ognuno dei quali aveva un nome legato alla località di origine ed un proprio dio a protezione delle messi e del raccolto. Era sempre presente un’evidente zoolatria essendo molti dei egizi rappresentati con aspetto animale ( Bast-il gatto, Fathor-la mucca, Anubi –lo sciacallo) forse in riferimento ad una primitiva componente totemica che in parte si evolse verso l’unificazione del dio nelle due componenti umana ed animale (aspetto umano e testa animale), cosa che ci ricorda le divinità indiane come il simpatico Ganesh, il dio dalla testa d’elefante.
Con l’unificazione del paese si introdusse il culto di divinità comuni come la triade divina composta da Geh (la terra), Nut (il cielo) , e Ra (il sole).

Molto poetica l’immagine del sole che veniva accolto la sera nelle braccia della madre terra per riposarsi la notte dal lungo cammino.

Ma altri dei affollarono presto la mitologia egizia spesso generando conflitti tra le classi sacerdotali delle varie località.

Così ad Ermopoli sorse una Ogdoade composta da otto divinità , quattro maschili con la testa di rana e quattro femminili con la testa di serpente , abitanti dell’isola delle fiamme o isola dei coltelli, isola formatasi da una collina di fango emersa dalle acque.

Queste divinità avevano come capostipite Thot, che simboleggiava la luna, ed erano:

Nun e Nunet : il caos delle acque primordiali;

Kuk e Keket: l’oscurità;

Huh ed Huhet: l’illimitatezza;

Amon ed Amonet: l’invisibili

 

Invece a Menfi, sede dei faraoni delle prime dinastie, si veneravano Ptah ed il creatore Atum.

Ma tutti gli egizi avevano un dio in comune, il dio della morte, il dio Osiride, perché essi credevano che esistesse una vita ultraterrena e che il corpo avesse una sorta di anima, il Ka, che però non poteva esistere senza il suo corpo. Ecco perchè gli egizi imbalsamavano e mummificavano i loro corpi.

Il Ka, giunto nel regno dei morti, veniva giudicato da Osiride ed un consesso di 42 demoni che lo condannavano, se peccatore, ad orribili tormenti , mentre lo inoltravano, se puro di spirito, nel regno di Yaru, dove il grano cresceva alto e la vita trascorreva gioiosa per l’eternità.

Mentre il cammino dell’anima di un cattolico è aiutato oggi e nel nostro occidente dalle preghiere dei suoi cari o meglio ancora (per i preti) da elargizioni in denaro (le cosiddette “messe” o lasciti in favore del clero), il Ka aveva a disposizione delle norme da seguire per non incappare negli infiniti pericoli del mondo ultraterreno. Queste norme erano scritte nel LIBRO DEI MORTI e contenevano preghiere, formule magiche, inni sacri, di cui il Ka doveva far uso per non cadere nei tranelli tesi dai demoni del male che avesse incontrato nel suo percorso verso la salvezza e la gaiezza eterna.



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