Informazioni personali

La mia foto
Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, dicembre 28, 2012

La religione romana




                                            Dino Licci-Ninfe-acrilico su tela 100X80

La religione romana è un coacervo di usi e costumi evolutosi in un arco di tempo di ben dodici secoli, per quella peculiarità di Roma di inglobare nella propria sfera le abitudini dei popoli che andava conquistando. Ciò dava luogo a quel sincretismo religioso che si manifestava poi in molteplici pratiche culturali che si arricchivano nel tempo e che possiamo riassumere in tre fasi:

L’Età arcaica caratterizzata da una religiosità di tipo agreste e tipica dei culti di tipo mediterraneo. Si veneravano Cerere, Fauno, Saturno, Giano bifronte e quindi i Lari, spiriti dei campi associati agli antenati che quivi venivano sepolti ed i Penati, i numi tutelari della casa e del focolare che si accostavano a Vesta, la dea il cui fuoco sacro le famose Vestali dovevano tenere sempre acceso.
Con l’età repubblicana Roma acquisì la quasi totalità delle divinità greche ed etrusche cosicché Zeus diventò Giove, Afrodite Venere, Atena si trasformò in Minerva e poi Efesto in Vulcano, Poseidone in Nettuno, Era in Giunone e così via. Ma se Roma importava divinità nuove, vigilava pure che i culti stranieri non costituissero un pericolo sociale più o meno latente. Così accettò Apollo ed i Dioscuri mentre proibì i baccanali e soprattutto il culto di Dioniso. Gli dei romani erano fortemente coinvolti nella vita pubblica e vi erano dei sacerdoti atti a celebrare sacrifici e riti propiziatori. Inoltre religione e politica erano fortemente connesse e forse questo portò ad una crisi religiosa che s’intensificò soprattutto nell’ Età imperiale quando, dopo l’introduzione di divinità medio-orientali quali Cibele, Iside, Mitra e le critiche mosse alla religione tradizionale da parte di correnti filosofiche ellenistiche ed orientali, la religione pubblica apparve priva di quei significati escatologici (vedi la comparsa dell’anima) che invece cominciavano ad affiorare in altre civiltà. Intanto si faceva strada il culto imperiale prima con la divinizzazione post -mortem di Giulio Cesare ed Ottaviano Augusto, poi con l’assimilazione del culto del Sole a quello dell’imperatore, per sfociare infine nella teocrazia diocleziana: ogni moneta portava impressa l’immagine dell’imperatore mentre sul lato opposto erano incisi i segni del suo immenso potere.





Nessun commento:

Posta un commento