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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, febbraio 24, 2013

Giorgo De Chirico


De Chirico, che nasce col futurismo, ne è l’antitesi e  si presta bene a definire la metafisica. Avete visto i suoi paesaggi statici, immobili, severi, irreali? Solo apparentemente riproducono la nostra realtà, quella che vediamo con i nostri occhi, che tocchiamo con mano, che aggrediamo con tutti nostri sensi. I colori sono irreali, le figure sono dilatate, statiche, vuote, silenziose, lontane. Intuiamo la loro Verità ma siamo nel surrealismo, quello in cui è maestro Dalì che scava nel profondo dell'animo più di quanto facesse l'espressionismo perchè intanto Freud ha scoperto l'inconscio e, con l'inconscio, il sogno, il trascendente, la follia, l'alienazione che completa l'immagine stessa dell'Uomo. Noi cresciamo con la Scienza e la tecnologia. La Scienza è conoscenza, è progresso, è evoluzione. Ma non tutto ciò che è, è aggredibile dai nostri sensi. C'è qualcosa che intuiamo debba esserci ma non possiamo, non sappiamo vedere, toccare, valutare, soppesare. E' il campo della metafisica, quello che Kant chiama Noumeno contrapponendolo al Fenomeno che la scienza ed i nostri sensi possono studiare. Dio non si può vedere, non si può studiare, non si può misurare e così l'anima, lo spirito, il divenire, l'immortalità, se ci sono. Così interviene la fede a colmare gli spazi vuoti ma tra la Scienza e la Fede ci sarebbe un abisso. A far da tramite c'è la Filosofia che raccorda, cementa, congloba e rende possibile queste lunghe discussioni che ci caratterizzano come Uomini, esseri in continua evoluzione, esseri pensanti che s'interrogano sul loro misterioso cammino, tutti costretti a strisciare sulla terra ed a sognare di volare oltre lo spazio ed il tempo. E il filosofo, il poeta, il pittore, colgono questo sconcerto e ritraggono, raffigurano, stigmatizzano il nostro dolore e lo sublimano sulla tela, sulla carta, sul pentagramma di uno spartito musicale. E nasce l’arte  che ci sostenta ed aiuta in questo nostro misterioso divenire.

                                                                      Dino Licci

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