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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, febbraio 17, 2013

Il negro ubriaco (Tratto dal "Violinista folle)

IL NEGRO UBRIACO



Si è formato un gruppetto di pugliesi nei pressi dell’Università. Difficile entrare nella cerchia dei “romani di Roma”. Così ci riuniamo a gruppetti riconoscendoci dall’accento. C’è anche una “colonia”di calabresi “ molto numerosa. Dappertutto abruzzesi ma loro sono di casa perché il sabato tornano nelle loro vicine città mentre noi viviamo nella capitale per gran parte dell’anno.

Il bar dove c’incontriamo é gestito da un profugo alcolizzato con una giovane moglie che soffre di solitudine. Lui siede dietro una cassa impartendo ordini a due camerieri siciliani che ridacchiano in continuazione dietro al bancone del caffé e non si muove mai dalla sua postazione tanto che la postura abituale gli ha allargato i glutei in senso smisurato e vederlo in piedi, quelle rare volte che si alza, dà l’impressione di avere di fronte una piramide. E’ un razzista, fanatico ammiratore di Almirante (che certamente é molto più moderato del suo fan) e non esita ad usare un nebulizzatore di DDT ogni volta che un uomo di colore varca la soglia del suo “caffé dello sport”.
Entra un giorno nel bar un giovane negro, uno studente di filosofia e Mario, così si chiamava il gestore el bar, non esita ad usare contro di lui la solita bomboletta. Il negro tace. Silenziosamente si avvicina ad una vetrina piena di maritozzi e cornetti caldi. Il nebulizzatore riempie il silenzio di noi avventori che ci guardiamo allibiti. Accade l’incredibile. Lo studente si slaccia i pantaloni e spruzza un violento getto di orina nella vetrina della cremeria. Mario è pallido, sudato, incredulo, incapace di proferire parola mentre il negro grida barcollando:

”Ignoranti, voi non sapete chi è Voltaire, voi non conoscete Condorcet, voi sporchi bastardi, mangiatori di merda”(l’allusine alle creme dei cornetti caldi è evidente)….

Qualcuno chiama un vigile, io cerco di calmare il negro, Mario, ritrovato l’uso della parola, riesce a dire :”Io a questo gli faccio solo l’elemosina” e si mette la mano in tasca in cerca di spiccioli. Spiccioli che non trova perché la moglie glieli aveva sottratti precedentemente. Mario s’innervosisce, si fa quasi prendere da una crisi isterica, il negro siede per terra e comincia a tenere una lezione sui filosofi francesi. Il vigile non sa bene che fare. Vuole stendere un verbale, chiama rinforzi mentre arriva la madre di Mario, più razzista del figlio ma molto più grassa ed aggressiva. Messa al corrente dell’accaduto, prende un ombrello e sta per colpire l’uomo che imperterrito sciorina ad alta voce la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo”. Sembra una farsa, un parapiglia incredibile. Qualcuno chiede un caffé. I siciliani cominciano a ripulire e la lezione continua:

"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza"

grida il negro e continua

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione."

Se non fosse per il gestaccio compiuto prima, ci sarebbe da ammirarlo. Una memoria straordinaria! Si decide di chiudere lì l’incidente date le responsabilità di entrambi. Io mi offro di accompagnare il negro nella vicina pensione. Barcollando raggiungiamo la casa mentre il suo volto si riempie di lacrime silenziose, copiose, parlanti. Chissà quante volte era stato insultato! chissà quante volte quella parola “sporco negro” gli aveva scorticato il cervello come una frusta invisibile ma non meno dolorosa, con quei colpi inferti nel profondo dell’anima dove il sentimento esplode, sconvolge la mente e scava in profondità con effetti dirompenti sull’integrità psichica di un individuo segnato dalla “diversità.” Un ultimo saluto e scompare nel buio inghiottito dalla notte nera, nera come la sua pelle, nera come il suo umore.



Tratto da:

Il VIOLINISTA FOLLE







IL VIOLINISTA FOLLE

Editore: DEL GRIFO EDIZIONI

Autore: ( LICCI DINO )

Anno e mese di pubblicazione: 2006

Prezzo: 10,00 €

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pp.94 brossura 14x19

... Passano gli anni, le esperienze e le conoscenze si sommano ai primi rudimenti del sapere. Passano inesorabili ed il tempo tinge di bianco le tempie ed i saggi che ti hanno forgiato allo studio ed alla ricerca, coloro che ti hanno preceduto nei dubbi, nelle ambizioni, nelle osservazioni, sembrano indicarti quel puntino laggiù Iaddove si compie il gran salto e ed allora, conscio, nella tua razionale laicità, che i tuoi pensieri , le tue idee, i tuoi amori finiranno nel nulla o sazieranno, al più, immondi insetti necrofagì, cerchi di salvare coi pennelli, con un racconto o una poesia, un momento di gioia, iI voIto di una persona a te cara, il tepore dei primi, timidi amori e ti illudi così di diventare immortale ed imbrigli la paura della fine, nell`infinito splendore dei tuoi ricordi più lieti...





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