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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, febbraio 22, 2013

IL TRIANGOLO DELLA MORTE

                                              Dino Licci-la sfida-acrilico su tela 50x70

Il comandante Max procedeva tranquillamente alla guida del suo aereo da trasporto. Ancora qualche ora e sarebbe stato a casa, nel tepore della sua casa accogliente, fra le braccia della bella moglie che certamente lo aspettava con ansia. Qualche nuvoletta bianca affiancava il suo cammino. Sotto di lui la distesa sterminata dell'oceano di un azzurro intenso che inebriava la sua mente, donandole un'incredibile serenità…

 
"Max, Maxxxxxxxxxx,"Il grido improvviso e acutissimo partiva dalla gola concitata del suo secondo che gli indicava, stravolto nel viso, gli strumenti impazziti. Non una turbolenza, non una scossa, solo gli strumenti dalla girobussola all'altimetro, dal virosbandometro all'anemometro, dal variometro all'orizzonte artificiale, tutto sembrava girare senza senso, mentre l'oceano sotto i loro occhi si apriva miracolosamente mostrando un aeroporto dove l'aereo, incurante dei comandi che Max tentava d'impartire, placidamente e silenziosamente atterrò.

"Il triangolo, il triangolo delle Bermude, il triangolo del diavolo" fece in tempo a gridargli Ale, il suo secondo, mentre la sua figura andava assottigliandosi sempre più come un'ombra e come un' ombra lentamente svanì. Max si trovò da solo in un corridoio senza fine dove archi si succedevano ad archi e lui sembrava inseguire se stesso mentre determinato, a pugni chiusi, camminava sorretto dalla forza di volontà che ore e ore di addestramento gli avevano rafforzato, cercando di raccapezzarsi in quella situazione così singolare. Ma vedeva la sua figura assottigliarsi e alleggerirsi sempre di più, mentre altri Max, simili a lui, perfetti in tutti i dettagli, lo precedevano e lo seguivano come in un gioco di specchi d'immagini riflesse. Ma non erano immagini: era proprio lui che vedeva se stesso muoversi, precederlo, seguirlo, svanire e ricomparire in un crescendo di confusione estrema. All'inizio era lucido, determinato, deciso, poi cominciò a vacillare, mentre cercava di capire quale dei tanti Max fosse proprio lui e quando stava per crollare, quando le forze della sua potente psiche stavano per cedere allo sconforto, si sentì trascinato verso i suoi sosia, fondersi con essi, riunirsi, ricongiungersi a essi mentre riprendeva il suo peso normale e tornava a essere una sola persona con il suo peso e con le sue capacità sensoriali. Si trovò un'ultima porta di fronte. Cautamente la spinse, armato del coraggio della disperazione e uno spettacolo incredibile si offrì ai suoi occhi increduli. Era in un elegantissimo salotto dalle poltrone color porpora dove Ale sedeva contornato da una decina di cardinali, stravolto in viso ma lucido e attento a quanto i prelati gli andavano spiegando. Le pareti erano ornate da affreschi michelangioleschi molto simili a quelli che adornavano i Musei Vaticani… Max riconobbe qualche personaggio della cappella Sistina e sempre più sbalordito si accasciò su una poltrona vellutata attendendo spiegazioni.

"Gloria in excelsis Deo. Et in terra pax hominibus bonæ voluntatis" sentiva in lontananza declamare e poi un coro di voci rispondere: "Laudamus te. Benedicimus te. Adoramus te. Glorificamus te. Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam." "Sono finito in Vaticano?" pensò, "ma com'è possibile?"

Come intuendo i suoi pensieri, un cardinale gli si avvicinò chiedendogli se volesse qualcosa da bere per rinfrancarsi dal viaggio e dallo spavento e, prevenendo la sua domanda, gli disse: " Lei è passato attraverso un piccolissimo buco nero che, per fortuna del pianeta terra, è talmente piccolo da estendere la sua azione solo nel "triangolo delle Bermude" e solo in particolari condizioni. E poi non è così profondo da impedire che se ne esca, come ha potuto vedere. Insomma è una singolarità di cui ancora nessuno conosce le leggi. Lei ora si trova in un universo parallelo a quello da cui proviene e, per arrivare qui, ha dovuto attraversare il "quantum traforo" dove tutto è probabilistico e dove esistono ben 11 dimensioni. Per questo la sua persona sembrava essersi moltiplicata. Nell'Universo quantistico niente è certo e qualsiasi evento è regolato dalla casualità, non dalla causalità. Nel mondo quantistico niente si trova esattamente in un posto e tutto può succedere. Dipende solo dal calcolo delle probabilità."

Il comandante Max cominciava a realizzare qualcosa, soprattutto cominciava a capire come mai tanti aerei e tante navi fossero scomparsi inghiottiti per sempre nel triangolo della morte. Intuì che nei buchi neri le leggi fisiche della nostra dimensione non funzionano, ma gli eventi sono retti dalla meccanica quantistica, soprattutto dal principio d'indeterminazione di Heisenberg per cui niente è prevedibile e gli effetti non sono consequenziali alle cause che li dovrebbero generare. Ma non sapeva perché si trovava in Vaticano. Questo proprio gli sfuggiva e ne chiese riverente spiegazione al suo illustre ospite. Il cardinale tossicchiò, si sistemò l'elegantissimo abito e quindi rispose: "Questo non è il Vaticano ma solo una sua copia, o meglio il Vaticano stesso ma visto da un'altra dimensione. Quando i primi "naufraghi" raggiunsero questa dimensione e cominciarono a divenire numerosi, si chiesero dove andare a condurre la loro vita parallela. Dopo molte discussioni, calcoli e argomentazioni, scelsero di vivere nello Stato più piccolo ma anche più potente del mondo, al riparo delle leggi internazionali, nella segretezza assoluta che il potere del Papa impone."

Il cardinale finì di parlare e discretamente si allontanò pregando Max e Ale di servirsi pure del cibo e delle vivande messe a loro disposizione e stendersi a riposare su quei lussuosi divani. Dopo, solo dopo, sarebbero stai istruiti sul loro stato di ospiti-prigionieri.

Max e Ale si guardarono disperati e i loro occhi esprimevano tutta l'angoscia ma anche la meraviglia di quanto stavano vivendo. Prigionieri di un'altra dimensione? "ed ora come ne usciamo?" si chiesero angosciati. Max cercò disperatamente di ricordare tutto quanto sapeva sugli universi paralleli. Conosceva le formule matematiche, sapeva delle geodetiche, della curvatura spazio temporale ed era abituato a considerare il tempo come la quarta dimensione proprio perché sapeva che un aereo in movimento, per essere localizzato, necessita della dimensione tempo oltre alla latitudine, longitudine e altimetria. Ma di Universi paralleli aveva solo sentito parlare vagamente. Ale invece era incuriosito dal posto in cui si trovavano. Ospiti del Vaticano, il Vaticano e i suoi segreti: il banco ambrosiano, lo IOR, Marcinkus, il rapimento di Manuela Orlandi, il suicidio di Estermann, tutto racchiuso in quelle mura dove potevano tranquillamente girare. "Come mai ci lasciano liberi di andare dove vogliamo?" Chiese Ale. "Perché siamo in un'altra dimensione evidentemente" gli rispose Max "perché probabilmente da qui non usciremo mai più". "Eppure il cardinale ha detto che il buco nero in questione lascia una possibilità d'uscita" gli rispose Ale guardando il suo comandante come se questi potesse trovare una soluzione immediata. Ma Max era assorto completamente nei sui pensieri: cercava freneticamente di ricordare una frase di un grande fisico, forse Daniel Bohn o Stephen Hawking, comunque un grande. La sua mente sembrava scoppiare mentre tentava disperatamente di ricordare. Ale stava per dire qualcosa riguardo a un gruppo di cardinali che sembravano confabulare più lontano. "Lascia perdere i misteri vaticani" gli disse "quelli non li risolverà mai nessuno." E ricominciò a pensare. Ecco: La fisica quantistica descrive diversi livelli di realtà che vengono influenzati dal comportamento dell'osservatore. "Ale ascoltami" disse concitatamente al suo secondo "Essendo capitati in un buco nero, se ne troviamo l'ingresso, dato che esso deve obbedire alle leggi della quantistica, potremmo cercare d'influenzarne gli eventi, aumentando così le probabilità favorevoli al rientro nella nostra dimensione. É l'unica speranza che abbiamo, ma dobbiamo trovare il punto d'ingresso. Diamoci da fare".

Si avvicinarono cautamente in una vicina cappella.

"Domine Deus, Rex coelestis, Deus Pater omnipotens. Domine Fili unigenite, Jesu Christe. Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris. Qui tollis peccata mundi, miserere nobis."

Un gruppo di preti pregava riempiendo gli spazi di cantici d'amore. Cominciarono a cercare, disperatamente, freneticamente uno spazio, un buco, un pertugio che non poteva essere lontano perché non si erano mai allontanati dal punto d'ingresso. Ale ebbe un'idea. S'infilò di soppiatto in un confessionale e sentì una scossa, come un vento caldo che gli percorse il corpo. "É qui, è qui"disse rivolto a Max che stava arrampicandosi sopra un pulpito dorato.
"Et introibo ad altare dei"

I preti erano vicinissimi. Ale tirò quasi con violenza Max nel confessionale e insieme si concentrarono sull'idea del mare cercando d'influenzare gli eventi con la forza della psiche. S'immaginarono voli di gabbiani e onde spumeggianti che li sommergevano e rollavano. E così lentamente, dolcemente, incredibilmente il pensiero divenne realtà e si trovarono in mare, tra i flutti dell'oceano, mentre decine d'elicotteri della marina militare volteggiavano sopra di loro. Erano ore che li cercavano e proprio quando stavano per perdere le speranze, li avvistarono come spuntare dal profondo del mare. Fu calata una corda. I due naufraghi furono issati a bordo. E furono domande e domande. Forse il mistero delle Bermude, del triangolo maledetto, sarebbe stato finalmente svelato. Ma Ale e Max non ricordavano niente, assolutamente niente, mentre si chiedevano incuriositi, dove avessero potuto prendere quei fazzoletti rosso porpora con cui si stavano asciugando la fronte.

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