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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, marzo 30, 2013

Pasqua


                                  Dino Licci- Trinità- acrilco su tela 80x120


L’Uovo, l’agnello e la colomba

Quando ero bambino, nella mia grande casa patriarcale, in tempo di Pasqua, arrivava mio zio, mio zio monsignore. Con la sua lunga tonaca nera, col suo breviario ricco di nastrini colorati e misteriose pagine dorate. Una volta provai a contare i bottoni della sua lunga tonaca che, partendo dall’alto dei suoi due metri di altezza, scendeva a carezzare le sue lucide scarpe che avanzavano, passo dopo passo, sotto il pergolato ombroso che odorava di sole. Le sue labbra si muovevano al ritmo del vento e la sua andatura ondeggiante, il suo volto severo, lo sguardo dritto al cielo ne facevano una figura ieratica e quest’uomo di Chiesa portava il mio nome, lui uomo di fede, io campione di laicità. Quando egli veniva in paese per predicare nelle Chiese odorose d’incenso il nome del Signore, per noi era festa grande, perché riusciva a dare alla festività un significato speciale come quando ci disse di innaffiare dell’orzo con acqua e nasconderlo in penombra per farlo germogliare. Un’usanza che permane ancora nel mio paese nativo, che vede le donne pie adornare i germogli biancastri coi nastrini colorati il Venerdì di passione e fonderli insieme alle immagini del Signore. Belle tradizioni che permangono ancora ma vi siete mai chiesto perché a Pasqua si usano regalare uova di cioccolata o sode dipinte e incastonate nei pani? lo sapevate che l’uovo è il simbolo del Cristo risorto e che tale usanza ha origini che si perdono nella notte dei tempi? Il simbolismo dell’uovo non ha infatti neanche limiti spaziali.

In India, per esempio, ancora oggi si venera Trimurti, un dio uno e trino dove Brahma è il dio creatore dell’Universo che garantisce l’ordine cosmico ed è anche il simbolo della saggezza, Vishnu, il conservatore e salvatore, è un dio buono più volte sceso sulla terra per aiutare gli uomini a vivere nella giustizia mentre Shiva è il distruttore, il dio delle guerre e delle tempeste, padre della collera, della paura, delle malattie, ma anche della forza riproduttiva della natura. Bene, un’antica leggenda che si perde nella notte dei tempi, narra che l’artefice supremo dapprima creò le acque, quindi depose in esse un uovo da cui nacque Brahma che, dopo un anno di letargo, uscì dal proprio guscio dividendolo in due parti e formando così il cielo e la terra divisi dalle acque degli oceani.

Nell’antica Grecia invece si narrava che in principio era la notte simboleggiata da un uccello che, una volta fecondato dal vento, depose un uovo d’argento nel grembo dell’oscurità. Nacque così Eros dalle ali d’oro, che rese visibile il cosmo fino ad allora nascosto dalle tenebre.

Nell’antica Roma l’uovo era, come ancora oggi è, il simbolo della resurrezione, un sepolcro dove riposava il principio vitale in attesa di sbocciare alla vita. Racconta infatti Alfredo Cattabiani, che nei sepolcri di santa Balbina e santa Teodora in Roma, sono state ritrovate uova di marmo come appunto simbolo di resurrezione e che un tempo, in molti paesi europei, la nobiltà fosse solita scambiarsi uova benedette ma forgiate in oro e argento, incastonate di pietre preziose, perle ed altri preziosi manufatti.

Nelle nostre tradizioni, l’uovo simboleggia il Cristo stesso, anche se l’uovo di cioccolato va lentamente sostituendosi alle uova sode variamente colorate, che i parroci di una volta benedicevano il Sabato santo, perché fossero poi mangiate la Domenica di Pasqua. E nel pranzo pasquale non può mancare l’innocente agnello secondo un’antica usanza ebraica che ricorda la notte in cui Dio salvò il suo popolo dalla schiavitù:

l’angelo sterminatore passò nelle case degli egiziani uccidendo i primogeniti e passò oltre le case degli ebrei che avevano segnato gli stipiti delle porte con il sangue dell’agnello sacrificato.”

Per commemorare questo evento, nel pranzo della Pasqua ebraica, si consumava l’agnello, tradizione poi ripresa, purtroppo per gli agnelli, anche dalla religione cristiana.
Ma, alla fine del pasto, un altro simbolo pasquale è rappresentato dalla colomba, un dolce spesso impastato con mandorle e zucchero che vorrebbe personificare Cristo stesso o meglio ancora lo Spirito Santo secondo quanto ci ricorda san Giovanni evangelista :

Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di Lui.”

Questi simboli cristiani come abbiamo visto, si mescolano e sovrappongono a quelli ebraici ma, mentre per noi questa importante ricorrenza è Pasqua di resurrezione, per gli ebrei è invece Pasqua di liberazione, intendendosi la liberazione dalla schiavitù degli ebrei d'Egitto.

Per i cristiani in particolare, essa indica il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Lui. Per un agnostico come me, è simbolo di pace e fratellanza e un dolce ricordo di un’infanzia felice condita di dolci e canti e processioni e fiori e odore di mandorle amare! Dino Licci

venerdì, marzo 29, 2013

Sheherazade

Oggi pomeriggio su radio tre hanno trasmesso Shéhérazade di Nikolaj Rimskij-Korsakov. Suoni incantevoli e molto “colorati” mi hanno tenuto  incollato alla radio, mentre cercavo di raccordare la musica con la leggenda ad essa legata. Lasciatemela raccontare anche se già la conoscete: La favola ( almeno ritengo sia tale) è ambientata in Persia dove lo shah  Sharian , volendo sincerarsi della fedeltà delle sue numerose mogli e soprattutto della sua favorita Zobeide, finge di andare a caccia col fratello Zahman lasciando gli eunuchi a guardia dell’harem. Ma questi  tradiscono la fiducia dello shah  facendo entrare nell’harem gli sciavi negri tra cui il bellissimo “Schiavo d’oro”, di cui Zobeide s’invagisce. Ne scaturisce un’orgia  ed una conseguente  carneficina di schiavi, eunuchi  e mogli infedeli quando, al suo ritorno, lo shah si rende conto dell’accaduto. Solo Zobeide scampa al massacro ma per darsi la morte da sola. Non contento di cotanta vendetta, lo shah decide, per sedare la sua ira, di sposare ogni giorno una donna vergine che mette sistematicamente a morte dopo aver consumato il matrimonio. Quando è il turno di Sheherazade, ella si salva grazie alla sua magistrale bravura  nel raccontare allo sposo  storie così avvincenti da tenere desta la sua attenzione per giorni e giorni. Infatti, sul più bello del racconto, rimandava il finale al giorno successivo e così andò avanti per “Mille e una notte”. Riuscì così a far sbollire l’ira dello shah salvando se stessa e le altre vergini dalla morte. Vogliamo sentire la favola in musica ? Allora voliamo nel vicino oriente.


 

http://youtu.be/QgONcogeFxk

giovedì, marzo 28, 2013

Grappolo d'uva

                                              Dino Licci - Grappolo d'uva- acrilco su tavola 30x40

mercoledì, marzo 27, 2013

NOVELLO PIGMALIONE




                                              Dino Licci-Lo sguardo-acrilico su tela-40x50


M’incantano i tuoi occhi, lo sguardo tuo rivolto
più lontano del sole a dar conforto al volto.
Ti carezzo i capelli mentre, tremante e stanco,
or ti guardo smarrito, innamorato e affranto.

Son qui disorientato, vorrei poterti amare
e sfiorarti le labbra e poi farti parlare.
Ti sfioro col mio fiato, con le mie sporche dita,
ora che t’ho creata, vorrei darti la vita.

Strano come l’amore possa produrre affanno
Persino in una tela, in un palese inganno,
desiderare un bacio da un sogno, una chimera,
da una donna dipinta che un’ora fa non c’era.

Eppure più ti guardo e più ti sento mia
come se palpitassi, vibrassi in sintonia
col mio cuore che pulsa in perfetta armonia
con te che, pur beffarda, sei mia, sei la Poesia!!!

Dino Licci



giovedì, marzo 21, 2013

Quasi una magia







Quando nel cuore infuria l’uragano,
prendo una tela bianca e i miei pennelli
poi scelgo tra i colori solo quelli
che possano lenire l’afflizione
e disegno di case e invento un fiore.


Il cruccio s’addormenta, la mia angoscia
Svanisce per l’incanto del colore,
ascolto nel mistero della notte
antichi suoni che la vita vuole:


il latrato di un cane solitario,
il miagolio di un gatto innamorato,
il messaggio del vento ch’è passato
tra mille fronde del giardino in fiore.
E sento Dio e annega la ragione!!!




lunedì, marzo 18, 2013

Porto Badisco (tagliate)

                                          Dino Licci-Le "tagliate" di Porto Badisco acrilico su tavola 30x60

domenica, marzo 17, 2013

Pensieri da spaventapasseri


Dino Licci - Spaventapasseri-acrilico su tela 120x90


Con la testa di paglia e un gran cappello,
m’hanno lasciato solo in mezzo al grano.
Il vento già mi sferza tutto il volto,
volteggia molto in alto un gran gabbiano!

Devo tener lontani gli uccelletti
che rubano le spighe: son guardiano
con un fuscello al posto del fucile,
la giacca rattoppata ed un badile!

Mentre gli uccelli scappano impauriti,
una gazza gagliarda s’è posata
sul braccio teso dove son finiti
vecchi bottoni d’oro arrugginiti.

Li becca, poi li strappa, forse vuole
rubarne uno perché ancor sfavilla,
ma il suo coraggio ancora mi commuove:
anche la paglia cerca un po’ d’amore !





sabato, marzo 16, 2013

La strega


                                                   Dino Licci- inqusizione -acrilico su tela-50x70


Ed ora bruci sgomenta tra i tormenti,
tra croci e preci e monaci impietosi:
Curasti gli ammalati tra i lamenti
dissero ch’eri strega quei potenti!

Torturata, straziata e condannata,
fosti legata a un palo e poi bruciata
per il tuo bene, per la tua salvezza,
da questi santi, mistici vegliata!

Questa è la fede, questa la speranza,
e ti gettavan acqua a ritardare
che tu esalassi l’ultimo respiro,
ma te ne andasti con un gran sospiro.

Accanto a te squartato un gatto nero
condivideva il tuo destino infame:
Una croce, una tiara, un tribunale.
Tal la pietà di chi combatte il male!



Dino Licci

giovedì, marzo 14, 2013

La stella







Ho affidato i pensieri a una stella .
L’ho cercata con cura nel cielo
E ne ho fatto un diario segreto
Che raccolga la mia gioia e i dolori.


Nelle notti serene mi appare
Luminosa e splendente e tremante.
Quando è nuvolo lei si riposa
Ma conserva i segreti del cuore.






mercoledì, marzo 13, 2013

La baia d Badisco (Otranto)

                                        Dino Licci.-porto Badisco-acrilco su tavola 30x60

domenica, marzo 10, 2013

L’Amore




Quanti tipi d’amore esistono’

Amore è la parola più abusata in tutto il mondo ma sappiamo davvero distinguere le varie forme attraverso cui esso si manifesta?

Vediamole insieme:

C’è l’Agape, parola greca che indica l’amore della ragione, incondizionato ed immutabile anche se non ricambiato e spesso usato con riferimenti religiosi; equivale alla caritas latina e per i cristiani di un tempo rappresentava il “banchetto comunitario” dove ci si riuniva per esternare l’amore fraterno di una comuntà;

Il Phileo, sempre secondo il Vangelo, è l'amore di affetto e piacere, di cui ci si aspetta un ritorno e, secondo me, potrebbe sintetizzarsi nel celebre aforisma di Seneca:"Nullius boni sine socio iucunda possessio est!" ;

Eros definisce invece l'amore sessuale, fisico e carnale: è la fiamma che divora due amanti, la cascata ormonale che ci fa palpitare di grande emozione, il motore pulsante che spinge l’umanità a rigenerarsi e procreare. Eros era, nella mitologia greca, il dio dell’amore che, armato di frecce, giocava coi sentimenti degli umani colpendoli con i suoi infallibili dardi;

Anteros è l’amore corrisposto e, sempre secondo gli antichi greci, era il fratello di Eros e sfogliando Wikipedia, ho appreso che: Afrodite si unì ad Ares e generò Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme,ma ogni qualvolta Anteros si allontanava da Eros, quest'ultimo ritornava fanciullo. Questo grazioso mito insegna che l'amore (Eros) per crescere ha bisogno di essere corrisposto (Anteros);

Himeros è la passione del momento, il desiderio fisico presente ed immediato che chiede di essere soddisfatto e, nella mitologia greca, era un dio che si accompagnava sempre ai due fratelli Eros e Anteros;

Photos è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che vorremmo si avverasse per soddisfare le nostre speranze; .

Stergo è l'amore d’appartenenza, ad esempio l’affetto che lega più amici ma anche l’ ammirazione verso un maestro o anche l’amore istintivo e genuino di tutti gli animali, insomma l’amare per natural affezione;

Thelo è il piacere di riuscire in qualcosa, il desiderio voler fare, la molla che ci spinge ad agire riuscendo così a soddisfare le nostre ambizioni e i nostri desideri: E’ una forma d’amore forse un po’ particolare ma che produce comunque piacere;

Quale forma d’amore soddisfa maggiormente i vostri desideri? Forse Freud trarrebbe grande giovamento dalle vostre risposte!

giovedì, marzo 07, 2013

La grotta Zinzulusa (Castro)

                                       Dino Licci -.la grotta Zinzulusa - acrilco su tela 50x70                               

lunedì, marzo 04, 2013

Isolabella

                                           Dino Licci -Isolabella-acrilico su tela 50x70

sabato, marzo 02, 2013

Flash su alcuni strampalati filosofi


                                                      Schopenhauer

Se dovessimo giudicare Schopenhauer dalla sua vita privata, dovremmo considerarlo solo come un povero misantropo che viveva rinchiuso nella sua nevrosi, un sorta di mania persecutoria che gli faceva vedere nemici dappertutto. Non si fidava di nessuno ed era tanto geniale quanto invidioso. Hegel era il bersaglio preferito delle sue invettive, quell’Hegel che cercò d’imbrigliare il trascendente nel razionale, quell’ Hegel che predicava una sorta di monismo panteistico, che faceva coincidere lo spirito assoluto con il mondo finito. Insomma mentre Kant ed a ragione secondo me, nella “Critica della ragion pura” pone dei limiti alle nostre conoscenze sensoriali prefigurando l’esistenza di un “trascendente” (noumeno), che i nostri sensi non possono esplorare, Hegel, con una grandiosa quanto inaudita teoria, cercava di porre sullo stesso piano, finito e infinito sostenendo che il mondo non è altro che la manifestazione e realizzazione dell'infinito perché ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale. Troppo complesso il discorso per poterlo imbrigliare in una sola paginetta, ma il pensiero hegeliano ci serve per capire perché Schopenhauer lo contestava essendo quest’ultimo un fedele sostenitore delle idee kantiane. Schopenhauer però mostrò da subito il suo spirito pessimistico descrivendo la natura come :

il teatro di una lotta feroce in cui la volontà di vivere divora perennemente se stessa”.

In un certo senso egli precorre le idee di Darwin e dello stesso Nietzsche, secondo i quali ogni creatura vivente lotta per la sopravvivenza. Ma secondo il grande biologo non c’è niente di allarmante in questa lotta che porta alla selezione degli individui più congeniali alla continuità delle specie, che si evolvono migliorandosi. E secondo Nietzsche solo i migliori dovranno emergere elaborando quella teoria del superuomo che trarrà in inganno la mente malata di Hitler.

Schopenhauer no. Egli vede in questa “Volontà di vivere” un’energia o un impulso inconscio che ci spinge ad agire e a combattere per la sopravvivenza portandosi dietro, come effetto collaterale, una sofferenza globale dovuta al fatto che questa sua volontà di vivere lo porta a desiderare l’ appagamento dei suoi bisogni e il desiderio appagato al subentrare immediato di un desiderio nuovo.

Insomma l’uomo sarebbe costantemente insoddisfatto e la vita umana, secondo lui, è solo dolore e sofferenza perché anche il piacere, dato dalla soddisfazione di un desiderio, è solo temporaneo mentre il dolore è una condizione permanente della vita.

E quand’anche lo stimolo del desiderio venisse meno, insorgerebbe la noia che fa emergere un senso di vuoto e il sentimento dell’infelicità.

Per uscire da questa infelicità egli indica tre strade:

1)L’arte in tutte le sue espressioni ma soprattutto musicali;

2)L’etica intesa come compassione verso il prossimo anche se egli non ebbe mai compassione per nessuno durante tutta la sua vita;

3)l’ascesi, che nasce dall’orrore per l’umanità e che è intesa come l’unica vera tecnica in grado di liberare l’uomo dalla volontà di vivere e che s’identifica col nirvana buddista ma tende al nulla, alla non volontà, alla “Noluntas”che è diverso dal niente, in quanto è la negazione del mondo stesso da lui considerato il peggiore dei mondi possibili.

Invece Leibniz vedeva questo come il migliore dei mondi possibili. Per lui il mondo era fatto da monadi che esistevano grazie a un orologiaio creatore che regolava il tutto. Un orologio per ogni monade, creature senza finestre manovrate da un creatore che racchiudeva in sé “l’armonia prestabilita”. Secondo lui un cane che riceve una percossa, guaisce subito dopo non già come effetto del dolore provato, ma perché era già prestabilito che si dolesse in quel preciso momento. Mah! Come se la vista di una bella donna mi provocasse una reazione emotiva indipendentemente dal suo aspetto ma solo perché il Creatore aveva già stabilito che io in quel preciso momento reagissi in quel modo. E non possiamo neanche ridere troppo di queste strampalate teorie perché è proprio all’ingegno di Leibniz che dobbiamo in larga misura l’esistenza oggi di questi computers che tanto allargano i nostri orizzonti. E a chi gli faceva notare la complessità di una tale visione della vita, egli rispondeva che la capacità di regolare con tanta precisione i cambiamenti delle monadi e delle loro apparenti interazioni con una tale precisione matematica, altro non era se non la dimostrazione dell’esistenza di Dio. Ma come al solito c’era chi la pensava esattamente in maniera opposta perché , se egli asseriva che questo era il miglior mondo possibile, come abbiamo visto Schopenhauer replicava che questo è il peggiore dei mondi possibili, opinione condivisa da Voltaire ma con altre e ben più razionali argomentazioni.

Dino Licci