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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

venerdì, maggio 31, 2013

Pesce fresco

                                               Dino Licci-Pesce fresco-acrilico su tavola 40x60

giovedì, maggio 30, 2013

Fane come u prete dice, nù comu u prete face



La storia è fatta veramente di corsi e ricorsi come diceva Vico. Ci sono periodi storici in cui prevale il raziocinio, altri in cui prevalgono la spiritualità o addirittura il misticismo. Dopo il lungo periodo medioevale, l’illuminismo dette la stura a tante speranze dell’uomo compresse dall’oscurantismo clericale, dall’inquisizione, dai roghi, dalle persecuzioni e cominciarono ad emergere la Scienza, la Cultura e la tecnologia ma già il romanticismo era alle porte e l’uomo, stanco di obbedire alla fredda ragione, si tuffò nelle braccia del sentimento, nello "Sturm und Drang", (tempesta ed impeto) con l’esplosione delle passioni e del soggettivismo. Si esaltarono la moralità, l’amor di patria, la lealtà, l’amicizia mentre la malinconia ed il dolore divennero compagni inseparabili dell’uomo. Si esaltarono la morte, l’angoscia e il terrore mentre i sepolcri e i cimiteri ispiravano i poeti di questa età romantica. Il positivismo, col primato della biologia e col ritorno della scienza, iniettò nuovo ottimismo, nuovo entusiasmo all’uomo tecnologico, che presto però precipitò nel decadentismo dove ancora una volta l’uomo venne avvolto da un senso di languore, di smarrimento, di angoscia mentre l’immagine della morte tornò a dominare la scena.


E volendo fare un parallelo tra questo percorso dell’Umanità (filogenesi) con l’ontogenesi del singolo individuo, vedremo l’uomo talvolta esaltare la sua ragione, altre rifugiarsi nella fede, ultimo baluardo che lo riscatti dal terrore di essere annichilito ed inglobato nel grande mistero che lo sovrasta.




Io non faccio certo eccezione, essendo da sempre gravato da dubbi, ripensamenti, perenne ricerca della Verità. Ho letto, per esempio, attentamente Odifreddi che analizza lucidamente tutta la Bibbia. Egli dimostra l’assurdità dei tempi, dei costumi, della morale di cui essa è pervasa, ma non mi ha convinto del tutto. Son passato ad assaporare la più sottile analisi del costume che fa Comte Sponville ne “Lo spirito dell’ateismo” dove si dimostra che non essere credenti non significa ripudiare la propria cultura, le proprie origini cristiane. Ho riletto poi Hawking che mi ha trascinato nell’infinito mondo di un Universo in espansione, in uno spazio-tempo che, come c’insegna Einstein, diventa un' opinione o una sensazione come il sapore, l’odore, il colore. Ho capito che tutto è relativo e mi ritrovo, alla fine del viaggio, più frastornato di prima ma ho compiuto il percorso, tutto quello che il sapere degli altri mi può trasmettere e almeno, prima di buttarmi nelle braccia dei molto improbabili angeli, ho voluto sfamare la mia ragione che mi fa gridare con Nietzsche : “Dio è morto” ucciso si dalla ragione e dalla scienza, ma anche dall’ipocrisia di chi predica dagli altari povertà e bontà con i salmi e le parabole, mentre nuota nel lusso, nella magnificenza, nell’agiatezza e nell’arroganza. E con questo non voglio ripudiare la religione ma prenderne soltanto la parte migliore. Attenersi ai comandamenti “divini” secondo la massima popolare salentina:




Fane come u prete dice, nù comu u prete face”.

martedì, maggio 28, 2013

Sulla Bibbia

Ricostruire storicamente la nascita dell’ebraismo e del cristianesimo, è come voler dipanare una matassa senza fine aggrovigliata più volte su se stessa e con tratti interi mancanti o resi inservibili dall’usura del tempo. La fonte principale cui attingere in questo paziente, certosino lavoro, è proprio la Bibbia, il libro dei libri, che però va interpretato tenendo conto dell’ enorme divario culturale e sociale che esisteva ai tempi degli avvenimenti narrati. Per esempio prendiamo il " Genesi":  il "libro"  spazia della creazione dell’Uomo fino all’ingresso degli Ebrei in Egitto e ruota attorno alle vicende di questo popolo che subito si proclama l’unico prediletto dal Signore, innescando forse fin da allora, la miccia del risentimento degli altri popoli che, non si sa perché, verrebbero declassati ad un ruolo secondario negli intendimenti del Creatore.

Comunque il termine ebreo deriva da Abramo, che a sua volta significa “padre della moltitudine” essendo un capo tribù nomade, costretto a spostarsi in continuazione per cercare pozzi per il bestiame fino ad arrivare in Egitto ed offrire (pare che fosse l’usanza del tempo) la bella moglie Sara in pasto agli appetiti del faraone che lo ricompensa con mandrie, cammelli, schiavi e schiave. In cambio il popolo egiziano viene colpito da grandi calamità e pestilenze che i credenti ascrivono ad una ipotetica ira di Dio, i laici alla scarsa pulizia delle popolazioni nomadi che trasmettevano i germi delle malattie agli abitanti delle città avvezzi ad un’igiene più scrupolosa.



Abramo nella terra di Canaan (Gustavo Dorè)


Intanto Sara non finisce di stupirci mettendo al mondo alla venerabile età di novant’anni (ma pare con l’aiuto divino!) il figlio




    Prova di fede di Abramo (Gustavo Dorè)


Isacco, figlio legittimo e fratellastro di Ismaele che invece il buon Abramo aveva avuto da una schiava-concubina (certa Agar). Sorvolando sui numerosi incesti che caratterizzano il periodo, ( da notare la condiscendenza della Bibbia sugli incesti del tempo e la severità della stessa verso la sodomia che avrebbe caratterizzato le città di Sodoma e Gomorra che pare fossero avvezze a questa pratica sessuale), arriviamo al figlio che Isacco ebbe da Rebecca,



    Incontro tra Isacco e Rebecca (Gustavo Dorè)




Giacobbe, suo secondogenito che si guadagnò la primogenitura imbrogliando Esaù col famoso piatto di lenticchie e che divenne il terzo ed ultimo patriarca .

Giacobbe ebbe dodici figli che costituirono le dodici tribù di Israele. Uno di essi, Giuseppe, venduto dai fratelli ai mercanti egizia finì in Egitto dove divenne così importante da richiamare praticamente tutto il popolo ebraico che però venne ridotto in schiavitù da parte del Faraone. I lettori meno intransigenti pensano che non si trattasse di vera e propria schiavitù ma lavoro pesante e mal retribuito. Comunque da questa situazione ne uscirono per intervento del profeta Mosè ed intercessione divina che li fa fuggire attraverso il Mar Rosso che si apre al loro passaggio per richiudersi sugli inseguitori.




      Gli egiziani annegano nel mar Rosso (Gustavo Dorè)


Dopo cinquanta giorni sul Monte Sinai il popolo israeliano riceverà la Torah, in sintesi le dodici tavole e stringerà un patto con Dio (beati loro che potevano parlarci). Certo è tedioso ripercorrere tutto il cammino biblico, ma in effetti è un percorso che bisogna fare se si vuole poi esprimere un’opinione consapevole sull’origine del nostro credo.



        Mosè scende dal Sinai (Gustavo Dorè)


Mi chiedo come facciano i protestanti a trarre direttamente insegnamenti da una Bibbia che è caotica nella narrazione e satura di incesti,  omicidi, violenza senza fine. Me lo chiedo senza protervia, ma animato  solo dal desiderio di capire come si arrivi da Giacobbe e Giuseppe a Mosè. Insomma ci sono personaggi che spuntano come funghi saltando interi secoli e poi si descrivono avvenimenti fin nei minimi dettagli.
E poi ci sono enormi incongruenze scientifiche. Rimanendo nella genesi, vediamone alcune:

Nel primo giorno viene separata la luce dalle tenebre (ma il sole viene creato nel quarto giorno!!!)( 1,3-5)

Nel secondo giorno vengono separate le acque superiori dalle acque inferiori(1,6-8)-bisogna  immaginare un mondo geocentrico (Aristotelico o Dantesco) con le stelle fisse  che costituivano una sorta di spartiacque per cui sopra la volta celeste si relegarono le acque superiori-(povero Copernico)

Nel terzo giorno dalle acque inferiori si fa emergere la terra  e viene generato il mondo vegetale(1,9-13). Mi chiedo:come facevano a vivere le piante se esse sono autotrofe e vivono di fotosintesi clorofilliana che abbisogna del sole che fu creato il quarto giorno?

Nel quarto giorno vengono sistemate nei cieli le stelle maggiori, il sole e la luna, (e pensare che il nostro sole non è che un granellino di sabbia nell’immensità dell’Universo) (1,14-19) e quindi si separa la luce dalle tenebre.(povero Giordano Bruno, povero Galileo)

Nel quinto giorno vengono creati gli abitanti del mare e dei cieli (gli uccelli)(1,20-23)

Nel sesto giorno vengono creati gli animali(1,24-25) .
Ma, dico io, i pesci e gli uccelli non sono animali? Da biologo aggiungo che è certa la discendenza  dei mammiferi e degli uccelli dai rettili e dei rettili dai pesci  in un disegno (magari anche divino  )  ma che ha  una logica consequenziale tanto ammirevole quanto contestata dai creazionisti. (Povero Darwin) E sempre nel sesto giorno venne finalmente creato l’Uomo(1,26-31) a immagine  e somiglianza di Dio stesso.

Il settimo giorno finalmente si riposò(2,1-3) e consacrò il giorno festivo per la gioia dei lavoratori!

Questo è quanto rilevo io ritenendo però indispensabile conoscere il libro dei libri che è parte integrante della nostra cultura e fondamento della nostra fede (naturalmente per chi ci crede).
Io mi fermo qui ma in  un mio saggio (lettere a un’amica), ho ampliato il discorso con  la storia delle religioni, le ultime scoperte scientifiche e l’evoluzione filosofica dell’occidente. Insomma  io credo che sia importante conoscere prima di giudicare, abbracciare una fede, professarsi atei o agnostici. Il sapere è l’unico antidoto al fondamentalismo  ed io, con queste brevi righe,  vi sprono allo studio ed alla divulgazione della cultura.
  I

venerdì, maggio 24, 2013

La ricerca di Dio



                                                  Dino Licci: "Il  padre" acrilico su tela 50x150



Perchè si vive?
Già, perché si vive? Dove tende tutto questo brulicare di vita? Se tutto finisce con l’ultimo respiro, perché ho coscienza di me, perché so di dover morire? Da dove veniamo, dove andiamo? che c’è fuori di noi e che c’è dentro di noi? che c’è oltre noi? Finiremo con l’ultimo respiro regalando le nostre ultime energie ai fuochi fatui che saliranno lievemente al cielo o sarà la nostra anima a salire, magari per reincarnarsi in un altro corpo o per pagare nell’inferno il fio dei peccati del corpo che l’ha ospitata? Dove risiede l’anima? ma esiste l’anima? O è la nostra fantasia che ne produce l’illusione?

L’uomo del XXI secolo racchiude in sé tutto gli studi dei grandi che lo hanno preceduto ma ancora annaspa nella ricerca di una risposta esaustiva. Quando la mia mente incappa in questi argomenti, di solito ascolto un po’ di musica per rilassare la mia mente e sto ascoltando Bach ora, uno dei suoi concerti brandeburghesi, il terzo, che si presta egregiamente allo scopo:
 Come in una pacata ma animata discussione tra amici in cui ognuno vuole dire la sua, così in questo concerto animato solo dal suono di archi leggeri (viole e violini) c’è una gara, una educatissima ma estenuante rincorsa degli uni sugli altri . I violini vogliono dire la loro col loro suono limpido ed acuto e subito le viole riprendono lo stesso motivo con un suono più basso, più dolce e leggiadro ed ancora i primi ricominciano la corsa e così via in un crescendo infinito a deliziare le nostre menti immerse in un mare di suoni, in una cascata di emozioni che sanciscono il trionfo del barocco, della musica italiana, laddove Vivaldi segnò indelebilmente la mente del grande compositore tedesco. .


Niente meglio di questa musica sublime rappresenta la corsa alla verità, con gli interlocutori tutti pronti ad esporre le proprie tesi, le proprie teorie! Il manicheismo che è in noi, nelle nostre religioni, nella nostra cultura, potrebbe essere attenuato, certo, dalla studio attento delle religioni degli altri. Così, dai padri della Chiesa fino a Kant, Spinoza, Croce, potremmo cercare di travalicare i confini d’occidente, arrampicarci nel “Cielo Anteriore e posteriore, "lo Yin Yang" orientale e scoprire che i concetti di tesi, antitesi, sintesi del nostro Hegel, son già espressi nel Daodejing (Laozi) orientale ,


la negazione del manicheismo, la dimostrazione della doppia verità, lo Yin Yang, il versante ombreggiato e soleggiato della stessa collina, due realtà che si fondono insieme e non possono esistere l’una senza l’altra. 


Potremmo scoprire la meditazione dello Zen nel giardino del tempio di Ryoan-ji a Kyoto e la ricerca del nirvana dettata dal Buddha, Siddhartha Gothama. Poi viaggiare nello Jainismo e nello Scintoismo, nel Taoismo, nell’Animismo, nella fede dei Mormoni o dei Sich! Sforzarci di comprendere Confucio ed i fini esistenziali della crudele Kalì. Ed anora ammirare le immagini della Trimurti, Brahama, Siva, Visnù simboli della creazione, conservazione e riassorbimento dell’Universo. E dopo questo viaggio, tornare indietro, nel mondo della fisica e della tecnologia, purificati di grossi condizionamenti che l’educazione infantile, nostro malgrado, ci ha imposto. Potremmo cercare di entrare per un attimo nella mentalità degli altri, dei lontani, nel loro “creazionismo”, nelle loro verità e compararle con le nostre.


Guardiamo Ganesh, il simpatico dio dalla testa di elefante che compare nelle religioni induiste. Già sembra strano a noi occidentali che si possa adorare una tale mostruosità ed ancora più strana ci apparirà la storia del motivo di questa testa riattaccata per sbaglio da un dio distratto al figlio decapitato ingiustamente. Ma è solo un esempio ! ce ne sono tanti nelle tante rispettabilissime religioni degli altri. E se a noi appare assurda questa storia, pensiamo a quanto assurda possa apparire agli altri, agli orientali la storia di una madonna che ha partorì, vergine, una figlio che è stato concepito da suo padre che è, contemporaneamente se stesso e lo spirito santo ed in più si ritrova un altro padre santo e falegname! .


Eppure quando chiamano il nostro Cristo “cadaverino” anche il più ateo di noi traduce la frase in un’inammissibile bestemmia, come un sovvertimento dei propri valori più intimi. Ed anch’io che so che della Madonna non se parla proprio nei vangeli, che so che Ella è stata promossa al rango di madre di Dio solo col concilio di Efeso da un consesso di umani litigiosi ed interessati, anch’io che mi evolvo e razionalmente ne boccio l’esistenza se non come un ricordo storico di un’Artemide cacciatrice che nasceva nelle fantasie dei nomadi asiatici, pure io debbo usare la maiuscola se ne scrivo il nome e sento di doverle usare, ma proprio nel mio intimo, un sacro rispetto quando ne parlo sia pure contestandone l’esistenza. Cos’altro è questo se non l’imprintig, un enorme condizionamento della mia liberta di scelta, quel dualismo bene –male, un manicheismo magistralmente impostomi in età adolescenziale e che non abbandonerà mai più la mia mente? E questo nostro mondo attuale che scivola ancora una volta nell’ irrazionale non sposa forse la tesi di un' assurda dicotomia manicheistica di chi vede Satana nel corpo dei cristiani e parla, in pieno secolo ventunesimo, di scuole d’esorcismo? E gli orientali,che tanto ci sgomentano oggi, non provano queste nostre stessa emozioni, non hanno anche loro un imprinting che li condiziona a vita ?


Io sono un deista, un agnostico che crede nell’esistenza di un Dio che non conosce, che rispetta e cerca d’interpretare attraverso i segni tangibili della sua esistenza che vanno da un battito d’ali  di una farfalla al sorriso di un bambino, dall’infinito vorticoso girare di miliardi di stelle, al silenzio ovattato della notte sublime. E se poi c’è la musica a tenermi compagnia, allora mi sembra di dialogare con Lui ascoltando la sua “voce” come un bambino ascolta una favola bella che lo acquieti e rassereni nel suo misterioso divenire..









sabato, maggio 18, 2013

Epoi?

 

Molecole vaganti
saranno i miei pensieri!
Viaggeranno disperse
cullandosi nel Sole.
Emozioni, dolori
e brandelli d’amore
giocheranno con gli astri
creando altri bagliori.

E altre solcheranno
i mari con fragore
fra le onde spumeggianti,
tra le vele e il candore
di ali delicate,
di gabbiani incolori.

Un ricordo sbiadito
diventerà farfalla,
che volteggiando infine
si poserà su un fiore.
Sarà pioggia dorata
sulle chiome del bosco,
saranno i miei ricordi
a regalare amore!

venerdì, maggio 17, 2013

Il vecchio campanile



Il campanile



Il campanile della chiesa antica,

s’erge maestoso in alto seppur stanco.

Ricorda i tempi antichi e la campana

che richiamava mistici fedeli,

un chiacchiericcio, un calpestio di piedi,

preghiere, pianti, sussurrii sommessi

che s’elevavan alti verso i cieli.

Sembrano amanti la chiesa e il campanile,

due vecchi amanti ricchi di ricordi:

Sommessa nostalgia di tempi antichi,

segnati nelle tegole dal tempo.

Ma fra le pieghe di quelle pietre antiche

colorate dal muschio e dai licheni,

spuntano per incanto tanti fiori

ridonando la vita e la speranza.

Due occhi grandi colgono il candore

di questo lieto evento del creato

ed affidano il fatto alla poesia,

e, colta dal racconto singolare,

una campana suona: è fantasia!!!

.







martedì, maggio 14, 2013

Ricordi



Quanti ricordi, vecchio ,caro ulivo,
e il vento che filtrava le tue fronde
e il tronco che cresceva qui muschiato
dall’altra parte secco ed assolato!

Eri un fuscello quando t’han piantato,
ora sei forte, grande, imperituro!
Rugoso certo e curvo e già solcato
da forze avverse e pure tormentato.

Ma ancora svetta alta la tua chioma
e il vento la carezza con amore!
Fruscian le foglie, sembrano pregare,
lontano giunge un suono di campane!



domenica, maggio 12, 2013

Le ricette di Dino


Dino Licci-Pesci-acrilico su tela 50x50


Le cozze

Sono mitili bivalvi

prelibali. e delicati

ma son fonte d’infezione

senza qualche precauzione.

Tu ti devi ricordare

Di pulirle e cucinare:

dentro al sugo o gratinate

sempre buone e delicate.

Se le passi poi nell’uovo

e le friggi nel tegame,

sentirai venire fuori

la fragranza del suo mare!

Se le apri prima a fiamma

E le tiri con del vino,

verrà assieme al pomodoro

condimento sopraffino.

Dino Licci-acrilco su tela 50x70

Il Pesce

Sviscera un pesce e toglili le squame:

passalo prima a fiamma se vuoi fare

l’ operazione senza mai sporcare.

Poi scalda l’olio ma che sia d’oliva

e adagia il pesce nella tua padella.

Cospargila d’origano, fai girare

per ogni verso il pesce e non andare.

Devi guardarlo piano rosolare

senza distrarti e quando senti urlare

l’olio che bolle, devi preparare

del vino bianco, senza esagerare.

Basta un vinello privo di pretese

Ma il momento è bellissimo, cruciale:

versa veloce il vino, alza la fiamma.

S’alza una nube che t’inebria in viso

Ma non fermarti, devi preparare

pomodorini freschi da gettare

dopo che il vino hai fatto evaporare.

Or puoi salare ma non fare passare

più di dieci minuti per tornare.

Spegni la fiamma, resta ad osservare

il piatto pronto:è ora di mangiare!






















sabato, maggio 11, 2013

La sessualità e i neuroni specchio




In un forum che frequentavo anni fa, due amiche discutevano sul meccanismo della sessualità e sulla sua facile trasformazione in “scambio commerciale”. Io vorrei aggiungere qualcosa a completamento delle loro spiegazioni che, devo riconoscere, erano molto oculate e dotte, ma trascuravano di spiegare come il sesso nell’uomo non sia soltanto una risposta a stimoli chimici, tattili od olfattivi come negli animali, ma invece un coacervo di sensazioni, messaggi, percezioni, che implicano dei meccanismi tuttora in fase di studio, i principali dei quali io individuerei nei “neuroni specchio”. Queste cellule scoperte di recente con l’ausilio di ricercatori italiani (Giacomo Rizzolatti), sono neuroni che si attivano sia quando compiamo un'azione, sia quando osserviamo un’azione compiuta da altri (in particolare tra animali della stessa specie). Il neurone dell'osservatore "rispecchia" quindi il comportamento dell'osservato, come se stesse compiendo l'azione egli stesso. Questi neuroni sono stati scoperti prima nelle scimmie osservando la loro capacità imitativa poi in alcuni uccelli e finalmente nell' uomo. Nell'uomo sono localizzati nell'area di Broca (della parola) e nella corteccia parietale inferiore del cervello e questo comporta la capacità, tutta umana, di simulare a distanza anche le parole emesse da una persona cara. Si può portare come esempio quello della madre che silenziosamente muove le labbra all’unisono con quelle del figlio, che stia recitando una poesia in pubblico. Insomma una manifesta dimostrazione di empatia tra persone che si amano. Sono così altamente specializzati questi neuroni, da riuscire in pochi secondi ad informarci se una persona appena conosciuta ci piace o no, se la desideriamo o se dobbiamo temerla, se vorremo conoscerla meglio o tenerla a distanza. I neuroni specchio sono insomma responsabili dell’empatia che caratterizza la razza umana, una manifesta attrazione tra persone che si ammirano a vicenda. Se così non fosse, se l’uomo non fosse un animale sociale, se non si aiutasse vicendevolmente oltre a farsi la guerra, la razza umana sarebbe estinta da tempo, come sarebbe estinta se non ci fosse questa forte attrazione tra sessi diversi, talmente forte che, a mio avviso (ma è una considerazione personalissima), la natura ha dovuto provvedere a creare l’omosessualità per frenare il pericoloso incremento demografico. Questa attrazione è dovuta anche all’azione dei neuroni specchio a completamento di quegli altri stimoli chimici ed olfattivi filogeneticamente più antichi. Sul sesso mercenario mi pronuncerei come un variante della sessualità spontanea che, specialmente se condita da sentimenti di vero amore, produce effetti molto benefici sull’organismo e un piacere veramente esaustivo perché coinvolge insieme il corpo e la mente. Naturalmente ci sono molte varianti individuali e generalizzare è sempre pericoloso ma io ritengo che le cose siano messe in questo modo.










giovedì, maggio 09, 2013

Un aneddoto di Plinio il Vecchio



Plnio il vecchio


A proposito di arte, Plinio il vecchio ci  racconta  di una gara di pittura che si tenne nell’antica Grecia tra i due maggiori artisti del tempo: Zeusi e Parrassio. Zeusi dipinse dell’uva ma lo fece con tale perizia che gli uccelli del cielo cominciarono a girare intorno al quadro cercando di beccare gli acini dell'uva. Inorgoglito  dalla vittoria che ormai credeva sua, Zeusi chiese a  Parrasio di scoprire il panno che copriva la tela per vedere cosa questi avesse dipinto. Grande fu la sua sorpresa nel constatare che il panno stesso era stato dipinto dal suo rivale.  Se la sua uva aveva ingannato gli uccelli, il panno di Parassio aveva ingannato  un artista  e così Zeusi perdette la gara.

lunedì, maggio 06, 2013

La teiera d Russell



La teiera di Russell


Il mio modesto editore sta per pubblicare un mio breve saggio  che racconta "Le religioni degli altri" cercando di  razionalizzare quella genuina religiosità che alberga nell'animo umano.  Mentre studiavo per documentarmi sull'argomento trattato, sono incappato in due brevi scritti di due studiosi che io stimo moltissimo. Dei due il primo, B.Russell mi ha aperto la mente fin dai tempi dell’Università ed è stata l’arma che ho potuto usare per liberare il mio cervello dalla gabbia in cui era stato costretto da condizionamenti ambientali. Così ho pensato che sarebbe stato fruttuoso per voi che mi leggete e per me, riportarvi i testi così come furono scritti in tempi diversi da questi due instancabili ricercatori:


La teiera di Russell:

« Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente. »


Nel suo libro "Il cappellano del Diavolo", Richard Dawkins sviluppa ulteriormente il tema della teiera:

« Il motivo per cui la religione organizzata merita ostilità aperta è che, a differenza della fede nella teiera di Russell, la religione è potente, influente, esente da imposte e inculcata sistematicamente in bambini troppo giovani per difendersi da sé. »

 

Trascrivo ancora una nota a piè di pagina di quanto ho riportato che rimanda nientemeno che a Locke, il filosofo inglese che ideò il liberalismo che è stato spesso travisato nella sua pratica quotidiana:


L'argomento di Dawkins è analogo a quello di John Locke il quale, con riferimento alle pratiche autoritarie del cattolicesimo a lui contemporaneo, asserì che "I papisti non devono godere del beneficio della tolleranza, perché, dove hanno il potere, si ritengono obbligati a negare la tolleranza agli altri"

In molti siti razionalistici che condannano il teismo tipico delle religioni abramitiche, salvaguardando il deismo che è ricerca razionale di Dio, si compendia il pensiero degli agnostici facendo riferimento all'Invisibile Unicorno Rosa cioè la divinità di una religione satirica che avrebbe le sembianze di un unicorno paradossalmente invisibile e rosa allo stesso tempo. Alla citazione dell’Unicorno rosa, segue solitamente questa scritta:

« Lo scopo di questa scemenza è stimolare i teisti a ricordare che quanto vanno predicando ha verosimilmente, per gli atei, la stessa credibilità e serietà di quanto predicato [dagli atei] a proposito dell'Invisibile Unicorno Rosa. »


Ma vediamo cosa si inventò Carl Sagan, noto astrofisico e divulgatore scientifico statunitense, per esprimere lo stesso concetto:


Un drago nel mio garage:


"Supponiamo che io affermi seriamente e nel pieno delle mie facoltà mentali, di avere un drago nel mio garage. Sicuramente voi vorreste verificare: nel corso dei secoli ci sono state innumerevoli storie di draghi ma nessuna vera prova, che opportunità fantastica per voi! Vi conduco quindi nel mio garage. Voi guardate, e vedete una scala, dei barattoli vuoti ed un triciclo, ma nessun drago. "Dov'è il drago?" mi chiedete. "Ma è proprio qui", vi rispondo, facendo cenni vaghi. "Dimenticavo di dirvi che è un drago invisibile".
Voi proponete di spargere farina sul pavimento del garage per renderne visibili le orme. "Buona idea" dico io, "ma questo è un drago che si libra nell'aria". Allora proponete di usare dei sensori infrarossi per scoprire il suo fuoco invisibile.
Idea eccellente, se non fosse che il suo fuoco invisibile è anche privo di calore". Voi proponete allora di dipingere il drago con della vernice spray per renderlo visibile. "Purtroppo però è un drago incorporeo e la vernice non fa presa su di lui". E così via, a ogni prova che voi proponete io ribatto adducendo una speciale "spiegazione" del perché essa non funzionerà. Ora qual è la differenza tra un drago volante invisibile, incorporeo, che sputa fuoco privo di calore ed un drago inesistente?
Il fatto che non si possa dimostrare che la mia ipotesi è falsa, non equivale certo a dimostrare che è vera!"

 
Io non vorrei essere etichettato per ateo con quel disprezzo che ormai si accompagna alla parola per due motivi:


Il primo è che sono agnostico e, come tale, instancabile ricercatore della verità e intriso di un profondo senso religioso che non si identifica però con nessun “Credo” conosciuto;


Il secondo è che rispetto gli atei quanto i credenti, purché anche essi  rispettino il mio convincimento.
E dopo questa breve chiacchierata, v’invito a sollevare gli occhi al cielo in una notte serena e capire, sorpresi e sbigottiti per la meraviglia dell’Universo infinito, quanto limitativa sia qualsiasi religione che voglia spiegare il mondo con verità aprioristiche e prive di qualsiasi fondamento razionale!


Dino Licci










venerdì, maggio 03, 2013

Libertà

                                          Dino Licci-Libertà-acrilico su tela-40x60