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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, settembre 28, 2013

La Chiesa evangelica e la Chiesa curiale

                                                                     L'inquisizione

Spesso sento definire nemici della Chiesa  quelli che osano parlare  delle crociate e dell’inquisizione. Io, al contrario, mi domando perché non si difenda la Chiesa evangelica e non si condanni, una volta per tutte,  quella Chiesa che si è distinta per le sue atrocità impedendole di continuare a sbagliare. Beninteso, io ho ricevuto un’educazione cattolica e scrivere queste pagine mi costa molta fatica perché con grande difficoltà mi sono liberato dall’imprinting  di stampo cattolico che ho subìto   dalla nascita fino  alla maggiore età. Inoltre capisco che ci sia una Chiesa evangelica e caritatevole che predica e pratica il bene, ma anche come spesso  questa Chiesa sia  relegata nelle piccole  parrocchie o nelle sperdute missioni di chi veramente porta avanti il discorso di Cristo, un vero benefattore dell’umanità. Se Egli sia un dio o meno, lasciamolo affermare alle diatribe conciliari  e ai cavilli teologici, visto che questa  decisione fu frutto del concilio di Nicea  del 325 poi ribadito nel concilio di Efeso del 431. La predicazione di Cristo, fosse Egli un dio o un uomo, è pari a quella di tanti altri grandi maestri di vita che  hanno calcato le scene mondiali anche di recente, ma la protervia di una Curia romana che ha accolto nella  sue fila  il cardinale Marcinkus su cui pesavano accuse gravissime ed ancora attuali, i misteri connessi alla morte di Emanuela Orlandi, la  misteriosa morte di Roberto Calvi, di papa Luciani, della guardia svizzera Herman, la sepoltura di Renatino nella Chiesa di Sant’Apollinare, la morte di Sindona e tanti altri misteri, è ben altra cosa dalla carità cristiana. I più non fanno caso a queste “sciocchezze”,  non leggono neanche libri che sono un tesoro d’informazioni  come “Poteri forti” di Ferruccio Pinotti,  “Vaticano S.p.A.” di Gianluigi Nuzzi, “L’Entita” di Eric Frattini, “Wojtyla segreto” di Galeazzi-Pinotti, “Sua Santità” di Pierluigi Nuzzi, “Vaticano rapace” di Massimo Teodori e  tanti altri  libri passati sotto silenzio. C’è un libro per esempio che negli altri stati è diventato un best seller e qui non è poco conosciuto: “In principio era la gioia”  di Matthew Fox, che prima della pubblicazione del libro era un padre domenicano, ma dopo venne espulso dal suo ordine per iniziativa dell’allora cardinale Ratzinger, che agì  in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Padre Fox ricalca in piccolo le orme di Giordano Bruno o di Giulio Cesare Vanini, torturati in modo crudele e spietato prima di essere bruciati vivi per eresia. E pensare che erano solo dei liberi pensatori!
Il bombardamento mediatico  continua con le prediche domenicali, con radio Maria, con le numerose comparse televisive e radiofoniche di alti prelati, con i giornali, con l’interferenza continua sulla morale comune, sul parlamento, sui politici in generale, nel campo della medicina come  della biologia, dovendosi per forza negare il progresso che smentisce punto per punto la genesi, la bibbia in generale e perfino il vangelo.

Non si tratta di chiedere perdono per un errore del passato. Tutto il comportamento di una certa Chiesa è improntato sulla prevaricazione dei diritti altrui e sull’archiviazione e cancellazione di peccati attraverso la penitenza. Nei casi  attualissimi di pedofilia, che io sappia nessuno o quasi nessuno dei colpevoli (e sono tanti, tanti) ha pagato col carcere, ma solo con  la penitenza. Ora finché questa  pratica di punire attraverso  la recita di tantissimi Pater-Ave-Gloria rimane nell’ambito della Chiesa, facciano pure come  credono, ma quando un’azione di tale gravità  è un reato per il mondo laico, sarebbe  quanto meno doveroso fare intervenire la legge statale.   Potremmo mai perdonare  Hitler  per lo sterminio nazista? Potremmo perdonare  Stalin per le sue atrocità? Abbiamo forse perdonato Sadam Hussein? Abbiamo perdonato Milosevic, ci siamo forse dimenticati di  piazza Teananmen? Perché dovremmo perdonare la Chiesa per le crociate, per l’inquisizione, per la strage degli Ugonotti, per la persecuzione dei Catari, dei Valdesi, delle accuse mosse agli Ebrei?  Le atrocità dell’inquisizione cattolica è tale da fare sembrare pietosa perfino  la fine che i nazisti riservavano agli ebrei!



  Il Malleus Maleficarum  era il testo pubblicato nel 1486 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, allo scopo di soddisfare l’urgenza di reprimere l’eresia in Germania  e, per quanto non sia stato  ufficialmente adottato dalla Chiesa cattolica, fu, fino  al 1650, il manuale di riferimento  degli inquisitori  per della caccia alle streghe. Leggo che furono commesse o documentate atrocità incredibili, dalle donne incinte arse sul rogo a cui il calore faceva  aprire il ventre con fuoriuscita del feto vivo agli arti e unghie strappate via con la forza, mentre altre donne furono affogate, incatenate, torturate con indicibile crudeltà  e martoriate nel fisico e nello spirito. E pensare che spesso erano semplicemente  contadine che praticavano in buona fede  riti legati  al  ciclo lunare o usavano l’innocua arte  erboristica a scopo puramente curativo. Bisogna pensare che quelli erano i tempi?

 Allora vi parlerò di tempi anteriori fino ad Ipazia, la grande matematica ed astronoma scorticata viva, dopo che le furono enucleati gli occhi pare per volere di San Cirillo e siamo nel 415. Oppure  saltiamo nel 1492 quando le armate spagnole cominciarono a far razzia degli immensi giacimenti aurei dell’America del sud e  le civiltà dei Maia, degli Inca, degli  Aztechi,  furono sterminate e costrette alla fede cattolica  secondo gli intendimenti della cattolicissima Isabella. Pizarro, dopo ogni carneficina, si confessava e il battesimo era la prima cosa che veniva imposta  ai pochi scampati al massacro. O  facciamo un salto nel 1600 quando Giordano Bruno fu arso vivo a “Campo de’ fiori” perché dubitava del mistero della trinità e Galileo fu costretto ad abiurare e Campanella dovette fingersi pazzo per sfuggire alla tortura ed alla morte.  O preferite  che ci trasferiamo nel  1572 quando nella notte tra il 23 e il 24 Agosto 10.000 innocenti  Ugonotti furono trucidati nel nome di Dio? L’episodio è noto come “La Strage di San Bartolomeo” Ma  posso continuare per giorni e giorni su questo tono, anzi lo farò nel tempo esaminando dettagliatamente caso per caso i misfatti più eclatanti. Sono milioni e milioni le vittime innocenti della furia mistica di stampo cattolico. Ma intanto v’invito a leggere una delle pagine più belle e affascinanti della letteratura mondiale. La pagina   tratta dal celeberrimo romanzo di F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov: “la leggenda del grande inquisitore”. Io non saprei mai descrivere come  magistralmente ha fatto questo grande scrittore, l’angoscia di vedere sulla terra ed in nome di Dio, maltrattata la predicazione evangelica che parlava di povertà, fratellanza, solidarietà, umiltà ed invece nuota nell’oro, invita i fedeli ad essere solidali con i poveri, gli emigranti,  i disperati ma continua tranquillamente a gestire tesori immensi e spaventare le masse con la paura dell’infermo. L’inferno e Belzebù nel 2011. Incredibile! Speriamo che papa Francesco davvero cambi le cose.

martedì, settembre 24, 2013

L'asinello




                                 Dino Licci: Scena campestre salentina-acrilico su tela 50 X 70

lunedì, settembre 23, 2013

Profumo di donna



Profumo di donna (tra il serio e il faceto)

Vorrei scrivere una lettera, una lettera d’amore. Vorrei scrivere una lettera ad  un essere in estinzione. Fanno tanto discutere le foto dei mammiferi in estinzione e non ci accorgiamo che rischiamo di perdere  il più bell’esemplare  di mammifero che esista sulla terra. Mammifero vuol dire letteralmente “portatore di mammelle”. Ma quale animale conoscete in natura dotato di mammelle così evidenti, così rotonde, così morbide da farci sognare? Chi non conosce l’evoluzione della specie, ritiene che le mammelle siano solo organi produttori di latte e che la loro grandezza sia direttamente proporzionale alla produzione  del prezioso alimento. Insomma si confonde la   morfologia della mammella  con la ghiandola mammaria che esplica questa funzione. Invece esse  sono richiami sessuali creati apposta dalla natura per stregare lo sguardo vagante  di qualche incauto osservatore, che ne sente l’attrazione violenta ed irresistibile come gli animali in calore sentono i feromoni. Non lasciatevi trarre in inganno dal fatto che un uomo finga di non accorgersi di niente. Qualche  fugace occhiata basta a scatenare, se la parte osservata è ben modellata, una cascata ormonale che si tradurrà, prima o poi in un  felice amplesso o in una malinconica pratica che molti definiscono  erroneamente onanismo. Sull’onanismo, che assolutamente non vuol dire masturbazione,  magari torneremo parlando della “bontà” divina perché il termine ha precisi riferimenti ad un episodio biblico poco noto, ma meglio non lasciarci distrarre  dalla  piacevole visione, che la nostra chiacchierata sta evocando. E’ proprio per sopperire  alla mancanza dei richiami olfattivi, che la natura ha creato il pannicolo adiposo che non ha  assolutamente funzioni secretorie, ma solo esclusivamente estetiche. Quando la femmina d’uomo guadagnò la stazione eretta e la sua  primitiva cloaca  si evolse e si ritrasse pudicamente a nascondersi  dietro  una foglia di fico perdendo al contempo la capacità di secernere feromoni, essa già aveva perduto la sua funzione evidentissima negli altri mammiferi, di fortissimo richiamo sessuale e così la natura dovette inventarsi qualcos’altro. Coperta dai vestiti ormai  dalla nascita, i residuali  umori non erano più avvertiti se non da narici  maschili sofisticate e particolarmente  allenate a sentire anche da lontano il profumo di donna,  il profumo che  inebria e stordisce. Ed allora la natura, che forse non è  acefala ma è dotata di una mente veramente sopraffina, la vera mente di Dio a mio avviso, s’inventò il seno per la nostra beatitudine e la nostra dannazione. Non si lamenti però  la femmina che non ne sia abbondantemente fornita. Sulla terra  ci sono i bosoman (gli amanti del seno) che vengono ammaliati da tali  eburnee collinette,  ma ci sono anche i bottoman, che amano quell’altra meravigliosa curva che adorna le parti basse della splendida creatura  e  che i Greci antichi avevano già perfettamente individuato se ci hanno lasciato capolavori scultorei come la Venere callipigia il cui etimo dobbiamo ricercare in due paroline greche:  “kalli”  (belle) e “pygos” (natiche). Tra queste montagnole elastiche, l’occhio può spaziare, se non visto e soffermarsi a lungo a catalogare, inventariare, schedare nel proprio cervello le rotondità nobili e quelle proletarie, quelle  impertinenti e quelle popolari.

A che pro la dieta dunque? Perché privare l’umanità di questi meravigliosi regali della natura, perché indossare i pantaloni da manager  o la divisa da poliziotte e perdere gli attributi divini che furono di Venere, Minerva, Giunone? Femmine, date ascolto ad un vecchio  pittore: voi siete l’apoteosi del sublime, voi siete il mondo etereo degli dei, il vostro ancheggiare ci trasporta sui flutti di un mare ondeggiante, le vostre curve evocano il volteggiare sinuoso di lieti gabbiani, i cerchi multicolori di sfolgoranti arcobaleni: non diventate troppo donne, restate ancora un poco femmine per la nostra gioia e la nostra commozione!

Temporale estivo





S’annuncia con un tuono
ed un lampo abbagliante
un forte temporale
che  s’avanza festante.
La pioggia già zampilla
 come fosse una danza
e scroscia poi violenta
trascinata a distanza,
da un vento sibilante
che sfoltisce la chioma
del  bosco che frusciante
ad esso s’abbandona.

Ma ora un vento amico
ha ripreso a soffiare:
compare già una stella,
svanisce il temporale…
la luna già risplende
col suo mantello d’oro,
un gufo allegro grida
e ricomincia il coro.
Un cane già si scrolla,
Nell’aria  ripulita,
odorosa d’ozono,
rifiorisce la vita.
Risplendono le foglie,
la terra tutta intrisa
di pioggia rugiadosa
profuma e una formica
s’affaccia timorosa
curiosa a controllare
che tutto sia finito.
Lontano il temporale
spara un ultimo tuono
a guisa di saluto
e se ne va felice

del lavoro compiuto!

domenica, settembre 22, 2013

Arriva l'autunno






L’estate, si riposa  dolcemente
coi vestiti leggeri sonnecchiante:
sogna ancora il suo mare e un  caldo Sole
che la racchiuda con il suo tepore.

 Ma  pigramente  le  foglie verdeggianti.
si colorano in rosso e dondolando
si lasciano cadere lentamente,
 la tramontana arriva:  già si sente.

Offre la chioma il bosco  alla rugiada,
alla pioggia  ed al vento che la sfiora
cade ancora una foglia volteggiando
l’albero spoglio perde la sua chioma.



sabato, settembre 21, 2013

La donna del vento





La donna  del vento
Non  ha  un nome
o forma
o  volto.....
La donna  del vento
è pura poesia!
Ma io la vedo
avvolta dalle nuvole,
danzare  col vento
della mia fantasia.




venerdì, settembre 20, 2013

Il geco


Studiare la Natura in tutte le sue espressioni è quanto di più edificante e istruttivo possa esserci. E le varietà degli animali, la diversità dei loro recettori sensoriali, il loro misterioso linguaggio e comportamento, mi affascinano e sconcertano. Anche il mondo degli insetti riserva incredibili sorprese  e  basta osservare la società delle api o delle formiche per capire  come essi siano dotati di un’intelligenza e di un’organizzazione sociale a volte veramente invidiabili. Ma oggi voglio parlare del geco, un animaletto innocuo, temuto e perseguitato anche se  invece è molto utile all’uomo. Più che il suo aspetto, incutono  timore le dicerie, vere calunnie, che, fin dall’antichità, lo descrivono come  essere mostruoso e velenoso,   se è vero che, fin dai tempi di Aristotele,   lo si accusava di insediarsi nelle narici degli asini per provocarne il soffocamento.


Il piccolo rettile è invece una delle meraviglie della natura. Intanto ha una capacità visiva notturna di ben 365 volte superiore a quella dell’uomo ed è un cacciatore d’insetti   di cui i nutre,  con un’abilità che, ancora una volta,  ci sorprende. Si muove così lentamente verso l’insetto preso di mira, da sembrare immobile per scattare poi fulmineo sulla malcapitata preda. Ma ciò che più sorprende del simpatico animale è nascosto nelle sue zampette formate da  14..600 “setae “per millimetro quadrato, piccole lamelle che sfruttano le  forze di  van der Waals  per aderire a qualsiasi superficie con una forza insospettabile. Né  ventose quindi, né sostanze viscose, ma solo  un numero elevatissimo di lamelle cambiando la cui inclinazione, il geco può facilmente aderire o staccarsi facilmente dalla parete. La Stazione spaziale internazionale da tempo cerca di costruire stivali che abbiano queste peculiari caratteristiche! Non è meraviglioso tutto ciò? Quanto ci avranno messo la natura, la selezione naturale a creare simili meraviglie? E pensare che spesso viene ammazzato senza pietà . Accortosi di essere braccato, talvolta riesce a scappare perdendo la coda, che poi ricrescerà,  distraendo per qualche istante il suo inseguitore, ma la maggior parte delle volte farà una brutta fine. Purtroppo, mi permetto di aggiungere io.

mercoledì, settembre 18, 2013

La relatività generale di Einstein


Per capire appieno la teoria della relatività generale di Einstein, bisogna  fare uno  sforzo mentale tale che ci liberi da nozioni classiche che vengono solitamente accettate al pari dei dogmi della metafisica. Le teoria della relatività generale riguarda la forza di gravità sulla cui natura ancora s’indaga ma che, come ammetteva lo stesso Newton, nella sua espressione prettamente meccanicistica, presenta dei  vuoti concettuali che Einstein in parte ha colmato. Ma se vogliamo ben comprenderla,  dobbiamo procedere per gradi così come per gradi procede il metodo scientifico che si basa sulla verifica e sulla falsificabilità (Popper).
Facciamo quindi un passo indietro fino al “Principio d’inerzia” che era stato felicemente intuito da Leonardo da Vinci, formulato da Galileo nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi del Mondo” e codificato da Newton  nel celebrePhilosophiae Naturalis Principia Mathematica”.

L’inerzia , come definita dal Primo principio di Newton recita che:
 “ un  corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato.”
Un secondo  principio newtoniano, a completamento della dinamica classica, c’insegna che :
“L’ammontare di una forza necessaria a far accelerare un corpo dipende dalla sua massa e che, se la stessa forza viene applicata a corpi di massa diversa, si avrà maggiore accelerazione nel corpo di massa minore e minore in quello di massa maggiore.”
Da queste leggi si può finalmente definire la massa di un corpo come resistenza al moto  come si evince facilmente dai seguenti esempi:
Ci vorrà  molta più forza per lanciare lontano una palla da biliardo piuttosto che una pallina da tennis e per far accelerare un camion occorrerà molta più energia ( e quindi molto più carburante) se esso è carico di mattoni piuttosto che vuoto. Aumentando la massa aumenta la resistenza al moto e questo è facilmente intuibile ma se lasciamo cadere nel vuoto due corpi di massa diversa, essi raggiungeranno il suolo nello stesso preciso momento come ha magistralmente dimostrato Galileo con la celebre esperienza sulla Caduta dei gravi.  Come è possibile che ciò avvenga?
Per capirlo appieno bisogna  ricordare che maggiore è la massa di un grave   più forte è l’azione della gravità su di esso,  ma la sua resistenza al moto sarà anche maggiore di quella di un grave di massa minore. Ecco perché una pallina da tennis e una palla di cannone lasciate cadere nel vuoto, raggiungono il suolo nello stesso istante, perché  le forze d’inerzia e gravità si bilanciano perfettamente.
Questo principio del casuale, perfetto equilibrio tra gravità e inerzia, non convinceva però Einstein come  non lo convinceva che la gravità agisse anche sui corpi lontani con una velocità istantanea, superiore quindi a quella della luce.. Questo suo scetticismo lo portò a formulare una nuova teoria sulla gravità oggi ampiamente sperimentata ma, per capire la quale, bisogna tornare un attimo sul concetto di spazio-tempo.


Eisntein ci aveva già fatto capire nella sua “Relatività ristretta” che un concetto di tempo assoluto non esiste e che esso  è la quarta dimensione  indissolubilmente legata al concetto di spazio.
Pensate a un aereo per identificare la cui posizione non bastano le tre dimensioni cui siamo abituati (latitudine, longitudine e altitudine), ma bisogna tener conto del suo spostamento nel tempo. Facendo un piccolo sforzo mentale, si capirà ora come il nostro concetto (relativo) di tempo,  sia necessariamente legato al concetto di  spazio e viceversa. Quella che noi chiamiamo un’ora è uno spazio di tempo dovuto alla rotazione della terra su se stessa di quindici gradi e quelle che chiamiamo 24 ore sono la rotazione completa di 360 gradi  che la terra compie durante un giorno. Un anno equivale alla rivoluzione  completa  della terra intorno al sole, cioè alla sua diversa posizione nello spazio. Per ogni istante che passa, tutti i corpi celesti avranno variato la loro posizione  nello spazio e variato quindi il punto in cui esercitano l’attrazione gravitazionale verso gli altri corpi. Detta in altre parole, la  gravità non è una forza statica, ma dinamica che cambia continuamente nello spazio e nel  tempo. La luna non viene attratta da un punto dello spazio, ma dalla deformazione che nello spazio ha prodotto la terra e che cambia nel tempo mano a mano che essa si muove. La terra e tutti gli altri corpi celesti, dai satelliti alle galassie, deformano continuamente il tessuto spazio temporale così come un pesciolino deforma, nuotando in un acquario la composizione molecolare dell’acqua. Ecco come  Einstein ha formulato una nuova teoria della gravitazione universale che meglio si adatta alla conoscenza dei fenomeni naturali. Gli studiosi della materia, per far comprendere meglio la differenza tra il concetto newtoniano da quello di Einstein sulla forza di gravità il cui meccanismo non è ancora del tutto chiaro, sono soliti ricorrere all’esempio che sto per illustrarvi:
In un cortile c’è un bambino che gioca con una piccola palla facendola rotolare su un terreno pieno di buche e di cumuli di terra. La pallina sarà attratta dalle buche e un osservatore che si trovasse sui piani alti del palazzo limitrofo, non conoscendo le forti difformità del terreno, penserebbe che la pallina venga attratta da alcuni punti da una forza misteriosa. Un osservatore che si trovasse a piano terra invece, si renderebbe conto del motivo di quel comportamento dovuto semplicemente  alla curvatura del terreno. Uscendo da metafora Newton sarebbe l’osservatore dei piani alti, Einstein l’osservatore del piano terra e il terreno del cortile   il tessuto spazio temporale deformato dalla gravità esercitata dai corpi celesti che incurvano il “lenzuolo cosmico spazio temporale” tanto più profondamente quanto maggiore è la loro massa come riportato nella figura allegata.

Da questa visone della gravitazione universale di Einstein, se ne deduce che l’Universo non è statico e immutabile, ma plastico e continuamente cangiante nella sua architettura spazio temporale, una sorta di lenzuolo cosmico deformato anzi continuamente deformabile spazialmente nel tempo. Estremamente mutevole perché ,per ogni secondo che passa, gli astri avranno cambiato la loro posizione nello spazio e quindi la gravitazione ad essi legata. Dino Licci

giovedì, settembre 12, 2013

Sul metodo Stamina

Il metodo Stamina di  cui oggi vorrei argomentare, è un  controverso trattamento terapeutico a base di cellule staminali creato da Davide Vannoni  che, stranamente, non è né un medico né un biologo,  ma un professore associato di psicologia generale presso il corso di laurea in filosofia dell’Università di Udine (“Relata refero” Wikipedia).

Il metodo, allo stato dell’arte, risulta privo di validazione scientifica e sperimentazione tali da attestarne l’efficacia. Sempre da Wikipedia apprendo che Umberto Veronesi sostiene che il caso “ripercorre il canovaccio  delle vicende Bonifacio e Di Bella”, cioè di sperimentazioni avviate sotto la spinta dell’emotività della piazza piuttosto che da criteri scientifici.
Mi verrebbe voglia di ricordare al professor Vannoni, laureato in lettere e filosofia, che proprio un filosofo, forse il più autorevole dell’antichità, aveva già fissato, più di duemila anni fa, i canoni di un corretto comportamento nella sperimentazione scientifica.
Nella "Metafisica" infatti Aristotele argomenta che l'uomo  da sempre aspira alla conoscenza  che, per essere tale,  deve seguire un percorso obbligato che parte dalla SENSAZIONE  che l’uomo ha in comune con gli animali e che sfrutta i suoi  recettori periferici. Ma il grosso limite della sensazione è che essa coglie il fatto (l’oti)  ) e non il perché (il "dioti") di un fenomeno. Per arrivare al perché bisogna seguire un  percorso  che invece è peculiare dell’uomo, quello della  MEMORIA  e dell’ESPERIENZA che consentono di comparare e memorizzare  vari fenomeni  e verificarne l’efficacia e la riproducibilità. Nel caso di una malattia si avrà una generalizzazione se ci accorgiamo  che una medicina giova ad una determinata persona malata e poi ad un'altra e poi ad un'altra ancora  affetta dalla stessa sindrome. Ma questa  non potrà dirsi vera "scienza" finché non avremo conoscenza del meccanismo con cui una medicina  agisce su determinati organi, cellule, apparati. Si passa così dall’OTI ( semplice esperienza) al DIOTI (conoscenza). Per esempio,dice Aristotele,  esistono medici che hanno molta esperienza empirica (OTI) e poca conoscenza (DIOTI) o viceversa. Ma così non va ancora bene per lo stagirita. Egli c’insegna che un buon medico deve sommare la pratica alla teoria, l’esperienza alla conoscenza e così, fondendo l’oti col dioti si passa alla TECNE’ che consente una formulazione valida e  universale di un metodo.
Io non voglio dilungarmi su speculazioni filosofiche,  ma far notare che già duemila anni fa si bocciava il metodo puramente empirico per sommare insieme esperienza e conoscenza. Molti secoli dopo la “vexata quaestio” tra la “res cogitans” di Cartesio, tipica dei razionalisti (semplice conoscenza) con la “res extensa” degli empiristi del calibro di Hume (semplice esperienza), fu risolta dal criticismo di Kant che argomentò che  le  recezioni  sensoriali  devono passare  al vaglio delle funzioni cerebrali per essere validate e  viceversa.
Saltando ancora qualche secolo arriviamo a Popper, il filosofo della Scienza,  che  finalmente stigmatizza le qualità cui essa deve rispondere per essere considerata tale e cioè riproducibilità, conoscenza razionale, esperienza  empirica e falsificabilità che significa la possibilità di adeguare le conquiste scientifiche con altre più attuali. Insomma  nel mondo scientifico si boccia “ab origene” un metodo puramente empirico che  ci farebbe regredire alla stato di animali. E per tornare al tema che mi ha spinto a intervenire con questa mia breve nota, devo dire che, a mio avviso, illudere un malato con una cura non ancora passata al vaglio della farmacopea ufficiale,  non lo aiuta certo a guarire ma solo ad andare incontro a cocenti delusioni. Si può stimolare l’effetto placebo e la produzione di endorfine anche col semplice affetto, la vicinanza, la preghiera che io, agnostico, consiglierei  comunque  visti i risultati che la suggestione mentale produce in chi scambia questo meccanismo chimico ed ancora in parte sconosciuto, con eventi miracolistici e sovrannaturali.
Dino Licci