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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

giovedì, settembre 12, 2013

Sul metodo Stamina

Il metodo Stamina di  cui oggi vorrei argomentare, è un  controverso trattamento terapeutico a base di cellule staminali creato da Davide Vannoni  che, stranamente, non è né un medico né un biologo,  ma un professore associato di psicologia generale presso il corso di laurea in filosofia dell’Università di Udine (“Relata refero” Wikipedia).

Il metodo, allo stato dell’arte, risulta privo di validazione scientifica e sperimentazione tali da attestarne l’efficacia. Sempre da Wikipedia apprendo che Umberto Veronesi sostiene che il caso “ripercorre il canovaccio  delle vicende Bonifacio e Di Bella”, cioè di sperimentazioni avviate sotto la spinta dell’emotività della piazza piuttosto che da criteri scientifici.
Mi verrebbe voglia di ricordare al professor Vannoni, laureato in lettere e filosofia, che proprio un filosofo, forse il più autorevole dell’antichità, aveva già fissato, più di duemila anni fa, i canoni di un corretto comportamento nella sperimentazione scientifica.
Nella "Metafisica" infatti Aristotele argomenta che l'uomo  da sempre aspira alla conoscenza  che, per essere tale,  deve seguire un percorso obbligato che parte dalla SENSAZIONE  che l’uomo ha in comune con gli animali e che sfrutta i suoi  recettori periferici. Ma il grosso limite della sensazione è che essa coglie il fatto (l’oti)  ) e non il perché (il "dioti") di un fenomeno. Per arrivare al perché bisogna seguire un  percorso  che invece è peculiare dell’uomo, quello della  MEMORIA  e dell’ESPERIENZA che consentono di comparare e memorizzare  vari fenomeni  e verificarne l’efficacia e la riproducibilità. Nel caso di una malattia si avrà una generalizzazione se ci accorgiamo  che una medicina giova ad una determinata persona malata e poi ad un'altra e poi ad un'altra ancora  affetta dalla stessa sindrome. Ma questa  non potrà dirsi vera "scienza" finché non avremo conoscenza del meccanismo con cui una medicina  agisce su determinati organi, cellule, apparati. Si passa così dall’OTI ( semplice esperienza) al DIOTI (conoscenza). Per esempio,dice Aristotele,  esistono medici che hanno molta esperienza empirica (OTI) e poca conoscenza (DIOTI) o viceversa. Ma così non va ancora bene per lo stagirita. Egli c’insegna che un buon medico deve sommare la pratica alla teoria, l’esperienza alla conoscenza e così, fondendo l’oti col dioti si passa alla TECNE’ che consente una formulazione valida e  universale di un metodo.
Io non voglio dilungarmi su speculazioni filosofiche,  ma far notare che già duemila anni fa si bocciava il metodo puramente empirico per sommare insieme esperienza e conoscenza. Molti secoli dopo la “vexata quaestio” tra la “res cogitans” di Cartesio, tipica dei razionalisti (semplice conoscenza) con la “res extensa” degli empiristi del calibro di Hume (semplice esperienza), fu risolta dal criticismo di Kant che argomentò che  le  recezioni  sensoriali  devono passare  al vaglio delle funzioni cerebrali per essere validate e  viceversa.
Saltando ancora qualche secolo arriviamo a Popper, il filosofo della Scienza,  che  finalmente stigmatizza le qualità cui essa deve rispondere per essere considerata tale e cioè riproducibilità, conoscenza razionale, esperienza  empirica e falsificabilità che significa la possibilità di adeguare le conquiste scientifiche con altre più attuali. Insomma  nel mondo scientifico si boccia “ab origene” un metodo puramente empirico che  ci farebbe regredire alla stato di animali. E per tornare al tema che mi ha spinto a intervenire con questa mia breve nota, devo dire che, a mio avviso, illudere un malato con una cura non ancora passata al vaglio della farmacopea ufficiale,  non lo aiuta certo a guarire ma solo ad andare incontro a cocenti delusioni. Si può stimolare l’effetto placebo e la produzione di endorfine anche col semplice affetto, la vicinanza, la preghiera che io, agnostico, consiglierei  comunque  visti i risultati che la suggestione mentale produce in chi scambia questo meccanismo chimico ed ancora in parte sconosciuto, con eventi miracolistici e sovrannaturali.
Dino Licci



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