Informazioni personali

La mia foto
Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

sabato, novembre 30, 2013

Costa salentina di notte



                                         Dino Licci -Costa salentina- acrilico su tela 30 x 40

Ho bisogno di te




Ho bisogno di te per cantare
Le fantastiche danze e ballare
Ho bisogno di te per sognare,per amare

Ho bisogno di te per coprire
Le fantastiche tele a colore
Ho bisogno di te per sognare,per amare.

   Danza ,mio amore,all’aurora
   Danza,mio amore ,per me.
   Danza,mio amore col sole,
   Danza ,mio amore,per me.

Ho bisogno di te per lottare
Le carogne del mondo brutale,
Ho bisogno di te per sognare,per amare

Ho bisogno di te per capire
Qualche cosa del mondo animale,
ho bisogno di te per amare ,per sognare!

   Danza,mio amore,col vento
   Danza,mio amore,per me,
   danza,mio amore,col mare
   balla,miao amore per me!

Ho bisogno di te ad inventare
Le fantastiche notti d’amore
Ho bisogno di te per sognare,per amare

Ho bisogno di te per sfuggire
Le paure e tornare a sperare
Ho bisogno di te per amare per sognare




giovedì, novembre 28, 2013

Personale di pittura di Dino Licci

DINO LICCI

In occasione delle festività natalizie 2013
(per tutto Dicembre e fino all’Epifania)

Espone le sue opere






presso  il ristorante  pizzeria
il Basco
via Duca degli Abruzzi,59
Minervino di Lecce


Contatti: eldi@email.it - http://brandelli-di-vita.blogspot.it/ - tel. 0836 343691 -  338 3996408

giovedì, novembre 21, 2013

Cesto di frutta





                                               Dino Licci-Cesto di frutta- acrilico su tela 30 x 40 

martedì, novembre 19, 2013

L'inquisizione e le streghe

Ci sono nella storia dell'umanità momenti tragici, apocalittici, vergognosi, deplorevoli e vili che, per fortuna,  l’evoluzione  corregge, istaurando gradatamente governi democratici laddove esistevano dittature totalitarie e repressive. Lo   sterminio degli ebrei, i forni crematori, i campi di concentramento che ci evocano tempi  recenti di orrore e raccapriccio,  come pure le purghe staliniane ed i gulag  a noi meno noti ma altrettanto crudeli ed efferati, sono un esempio di repressione violenta ed annientamento della libertà. I popoli si sono dovuto  guadagnare col sangue la loro liberà divenendo da sudditi cittadini con le loro rappresentanze parlamentari ed i loro sindacati che tutelino i loro diritti e le loro aspirazioni. A chi di noi, se non  a sparute minoranze di esaltati e fanatici che ancora sventolano la svastica come  vessillo di lotta, verrebbe in mente di perdonare la vergogna e l’infamia delle persecuzioni razziali?  Eppure ci sono vergogne altrettanto eclatanti  che vengono perdonate scusandole con la storia che quelli erano i tempi. Anche Lutero apparteneva a  quei tempi quando tuonò contro le gozzoviglie   e le aberrazioni  dei papi rinascimentali che dissipavano in baldorie   e bagordi,  ricchezze enormi  che le monarchie europee elargivano loro e dette la stura al fenomeno della riforma. E la Chiesa che fece? Indisse il concilio tridentino e partorì la  controriforma  che esacerbò, fra l’altro l’uso dell’inquisizione che da allora si chiamò Sant’Uffizio, un fenomeno di prevaricazione e crudeltà che, nella sua totalità, è durato nientemeno che 5  secoli, cinquecento anni di persecuzioni, torture, roghi che significano intolleranza, faziosità, estremismo, settarismo, chiusura mentale e CRUDELTA’.  Gli inquisitori, mentre i corpi  degli “eretici” ardevano tra i canti e le litanie dei mistici  fedeli che assistevano allo scempio, comandavano che si gettasse acqua sul corpo degli arsi vivi per ritardarne la morte e dar tempo alla loro anima di pentirsi per meritarsi il perdono divino. Tutto ciò è  talmente deplorevole ma VERO che, mentre scrivo mi si accappona  la pelle.
Per questo ho scritto una poesia ed ho dipinto una tela sulle streghe:


Dino Licci-l'Inquisizione-acrilico su tela 50 x 70


Ed ora bruci sgomenta tra i tormenti,
tra croci e preci e monaci impietosi:
Curasti gli ammalati tra i lamenti
dissero ch’eri strega quei potenti!

Torturata, straziata e condannata,
fosti legata a un palo e poi bruciata
per il tuo bene, per la tua salvezza,
da questi santi, mistici vegliata!

Questa è la fede, questa la speranza,
e ti gettavan acqua a ritardare
che tu esalassi l’ultimo respiro,
ma te ne andasti con un gran sospiro.

Accanto a te squartato un gatto nero
condivideva il tuo destino infame:
Una croce, una tiara, un tribunale.
Tal la pietà di chi combatte il male!


domenica, novembre 17, 2013

Candela




                           Dino Licci- Natura morta con candela - acrilico su tela- 50 x 70

Il mito di Adone

Nell’antica Grecia vigeva un tempo un mito che ricorda vagamente la nostra Pasqua intesa come rinascita, risveglio della natura e  della primavera.  Per rendercene conto dobbiamo attingere ad un’opera enciclopedica  vergata da  James Frazer: “Il Ramo d’oro”. Il titolo del libro  lo dobbiamo alla leggenda che vede la Sibilla consigliare a Enea di fornirsi di un ramo d’oro (probabilmente un rametto di vischio reciso), per  poter ritornare nel regno dei vivi dopo la sua famosa catabasi (la discesa nel regno degli inferi). Ma sorvolando sul racconto virgiliano, addentriamoci ora  nel mito di Adone il cui antico nome era Tammuz, il dio venerato  dalle genti semitiche di Babilonia e Siria, che i Greci adottarono agli inizi del settimo secolo avanti Cristo.

 Nella tradizione babilonese Tammuz appare come il giovane sposo di Ishtar, la grande dea madre, incarnazione delle energie riproduttive della natura. Sulla nascita di Adone, che personifica la bellezza maschile,  s’impernia un’altra leggenda che si deve alla fantasia del poeta epico Paniassi: Afrodite, adirata con  Smyrna (Mirra) per la sua scarsa devozione, la costrinse ad innamorasi  del  padre Teia, un re assiro che giacque  con la figlia per ben dodici notti prima che gli venisse  in  mente di accendere un lume e scoprirne l’identità. 
Teia, scoperta finalmente l’identità dell’amante, venne  preso dall’ira e l’avrebbe di certo ammazzata se Dei pietosi non l’avessero trasformata in un albero dalla resina  profumata, l’albero  di Mirra.  Trascorsero nove mesi,  Mirra fu colta dalle doglie tanto che il suo tronco s'incurvò e Ilizia, la dea protettrice delle partorienti, mossa a pietà dai suoi gemiti,  s'avvicinò all'albero e posò le mani sulla corteccia pronunciando la formula del parto. Subito s'aprì un piccolo varco, da cui affiorò il piccolo Adone.

Le Naiadi lo raccolsero e lo allevarono amorosamente ungendolo con le odorose  lacrime di sua madre. Ne venne fuori un giovine così bello che la stessa Afrodite se ne innamorò tanto che lo nascose in una cassa per preservarlo dai mali del mondo. Anzi, per maggior sicurezza, affidò la cassa a  Persefone, la regina degli inferi. La dea infernale, vistone il contenuto, si innamorò del bel bambino che non volle  più restituire alla dea dell’amore. Ne nacque una violenta disputa tra le due dee per sanare la quale intervenne Zeus che affidò  Adone per sei mesi a Persefone che c’impone ancor oggi  l’inverno e l’autunno e sei mesi ad Afrodite, che ci restituisce la primavera e l’estate. Insomma noi dovremmo la fertilità della terra ed il   suo risveglio, a questa saggia decisione, ma tutta la storia  degli antichi miti  e delle religioni è imperniata  sul risveglio di madre natura, sulla rinascita, sulla resurrezione. In onore di Adone si celebravano in Grecia, dopo l’equinozio primaverile, le feste adonie, simbolo anch’esse, di fertilità.

 La storia  di Adone non ha  però un lieto fine perché egli  venne sventrato da un cinghiale inviatogli contro dalla gelosia di Ares o di Efesto (non si capisce bene  dalle  mie fonti)  e, a dar retta ad Ovidio, dal suo sangue nacque un fiore: l’anemone che dopo pochi giorni muore come i germogli delle  piantine che ancor oggi noi poniamo nei sepolcri il giorno del giovedì santo.  Ma anche allora si pensò alla resurrezione. Nei santuari di Astante a Byblo dopo le lamentazioni per la sua morte, se ne canta gioiosamente la resurrezione e l’ascensione al cielo. Dino Licci








mercoledì, novembre 13, 2013

La scuola d'Atene



Tutti i lavori che noi, poeti, artisti scrittori sia pure dilettanti, andiamo producendo e che mettiamo in vetrina chiedendo consensi e giudizi, cos’altro sono se non un bisogno d’affetto, comprensione, amicizia? L’uomo è un animale sociale, non può vivere da solo e tanto più progredisce la sua tecnologia, tanto più necessita del suo simile per far funzionare la complessa macchina sociale atta ad appagare i suoi bisogni primari. Ma ancora non gli basta se, per soddisfare quel bisogno di affetto e spiritualità che lo caratterizza e distingue, ha bisogno di musica, ha bisogno di poesia, ha bisogno d’amore! L’uomo si suole definire come “l’animale che sa di dover morire” e in questa frase è concentrato un coacervo di emozioni, aneliti, brame, affanni e desideri che fanno di noi quella meravigliosa creatura che ha fatto della ricerca di sé e della sua propria essenza, lo scopo principale della sua Vita. Progrediamo, ci evolviamo, ci trasformiamo così lentamente che non ce ne accorgiamo nemmeno, e mentre i nostri canini affondano sempre di meno nei loro alveoli e il coccige riduce ulteriormente i suoi residui di coda, gli emisferi cerebrali crescono ancora di più e le idee si sommano alle idee, condizionando inconsapevolmente i nostri geni, i nostri cromosomi e tutto cambia, tutto si trasforma in un gioco senza fine, apparentemente senza scopo ed in tempi che forse la nostra mente dilata all’infinito, mentre può darsi che avvengano in un attimo in questo gioco spazio-temporale che pare essere solo un prodotto della nostra mente, una percezione sensoriale meramente illusoria (Einstein).
Ho fatto partire Debussy mentre vi scrivo e, cullato dalla sue dolci note, ripercorro le fasi della mia vita fin da quando ero bambino, e vado comparando la mia crescita temporale con quella di tutta l’umanità. E rivedo il vecchio Socrate porsi infiniti problemi e fermare i passanti e interrogarli e coinvolgerli nella sua paziente ricerca mentre Platone appunta le sue idee, le elabora, trascrivendole fino a noi, lui, Platone ed il suo “Iperuranio”, lo stampo primigenio di ogni manifestazione reale.
E Aristotele che risale alle cause studiandone gli effetti, lui che, gradualmente, percorrendo a ritroso il nostro iter evolutivo, cerca il “Primo Motore” la  Causa prima che abbia innescato la vita, la girandola infinita che ci coinvolge e trascina.
Siamo già molto avanti, la “Scuola d’Atene” mirabilmente espressa dal celebre affresco di Raffaello ci mostra già cervelli sopraffini che si disputano il sapere, che ipotizzano, valutano, elaborano, compongono, sviluppano nuove idee nella grande fucina delle loro menti e partoriscono il “Sapere” e lo tramandano fino a noi in un crogiolo infinito di contraddizioni, correzioni, smentite e rielaborazione mentre spuntano i dogmi, incredibili assiomi a frenare la corsa, a rallentare il passo.
Siamo già lontani dal mondo delle baccanti, dalle orgiastiche danze di donne vestite di animali, dai misteri eleusini, dai canti orfici che inducevano all’ubriachezza, all’estasi, momento saliente della nostra crescita culturale quando il demone (il Dio, l’anima) s’impossessava del nostro corpo, manifestazione primaria di un concetto astratto di spiritualità soffusa. Quando Socrate ribalterà il concetto e non nell’estasi ma nella “prudenza” avvertirà l’anelito divino, già si porranno le fondamenta di rigidi schemi che vogliono anima e corpo contrapposti, rigidamente fermi nelle regole inamovibili che l’incalzante cristianesimo cementa e fossilizza in dogmi indiscutibili (pena l’arrosto immediato) per tutto il medioevo.
Si suole dire che Freud e Nietzsche abbiano per primi rimosso queste certezze, scardinato dalle fondamenta gli assiomi della civiltà occidentale. E forse è vero in parte se pensiamo che tutta la filosofia moderna, dal medioevo all’ottocento, si è basata sul concetto di “Io” così come nel cogito cartesiano o nell’Io penso kantiano o nello Spirito hegeliano. Ma prima dell’avvento di Freud che frantuma, come già avevano fatto Copernico in campo astronomico e Darwin in campo biologico, tutta la filosofia medioevale, già altri pensatori avevano avuto sentore, nei secoli precedenti, che le cose non fossero così semplici . Così il neoplatonico Plotino che aveva già colto (pensiamo al nous) diversi strati nella nostra coscienza. Così nel seicento Leibniz , che parla di “piccole percezioni”, di un “innatismo virtuale”che già configura la presenza di nozioni presenti in noi senza che se ne abbia piena coscienza. Ed anche Hume smonta in età illuministica l’idea stessa di sostanza quando si chiede che cosa rimane dell’uomo quando lo si svuoti delle sue percezioni sensoriali. E poi Schopenhauer che legge l’Io come espressione di Volontà ed arricchisce la nostra razionalità col mondo delle passioni, importante componente della nostra più intima essenza.

Niezsche in “Umano troppo umano” arriva ad ipotizzare che siano le idee a pensare noi e non viceversa e la sua teoria da tempo mi affascina ed intimorisce conoscendo il complesso chimismo che regola le nostre azioni profondamente modificate da droghe introdotte nel soma anche soltanto come medicamento.

Freud ha il merito di aver ricucito tutti questi astratti convincimenti irrorandoli col sapere della scienza e la sua “scoperta” dell’inconscio, dell’istinto, di questa trinità” laica, che porta l’Io a far da tramite fra i suoi bisogni inconsci e la coscienza acquisita con l’imprinting e l’apprendimento, sono oggetto di grande interesse anche nel mondo scientifico. La corsa verso la verità e la conoscenza non si fermerà certo con Freud che si è interessato anche dell’interpretazione dei sogni e del famoso complesso di Edipo già immortalato dai tragediografi greci, ma il suo principale merito è quello di aver rimosso le limitazioni del pensiero cartesiano. Dire “cogito ergo sum” limita le capacità umane alla semplice sfera dell’io cosciente mentre egli ha dimostrato che l’io è solo una piccola parte della “Psiche” che ci caratterizza, la punta di un iceberg sommerso che noi non avvertiamo ma che ci condiziona ed influenza. Freud era considerato, pur essendo vissuto in periodo positivista quando esisteva il primato della biologia, un antipositivista perché ancora non c’erano i metodi per esplorare i meccanismi chimici ed elettrici della nostra coscienza ma chi di voi avesse la pazienza di leggere “La donna che morì dal ridere” del noto neurochirurgo Ramachandran, vedrà che i “loci” che regolano le attività motorie del nostro organismo stanno per essere riconosciuti con estrema esattezza e sbalordirà per le grandi possibilità della nostra mente, regolata da complesse reazioni chimiche e microscariche elettriche, che attraversano i nostri dendriti in uno scambio continuo tra reazioni chimiche ed elettromagnetismo. Ho pensato a tutto questo mentre osservavo per l’ennesima volta sbalordito e ammirato, la grande opera di Raffaello, una dimostrazione di grande maestria, un omaggio doveroso ai grandi pensatori dell’antichità, raffigurati nella celeberrima “Scuola d’Atene” che vi propongo di osservare ancora con grande attenzione.







martedì, novembre 12, 2013

Ateismo e agnosticismo




Ateismo e Agnosticismo



                                                       Dino Licci –autoritratto-


Io stesso, pur essendo agnostico ed estremamente razionale, nel pronunciare o udire la parola “Ateo”, provo una sorta di repulsione, di ancestrale giudizio che mi porta ad associarla a qualcosa di riprovevole da rinnegare e combattere. Eppure non c’è niente nell’ateismo che io possa razionalmente biasimare. L’ateismo è soltanto la forma, la più razionale e scientificamente accettabile, atta a liberare l’umanità dai condizionamenti ambientali, che hanno limitato la sua capacità di lucida analisi e ricerca. Il nostro cervello è un organo estremamente plastico che durante l’infanzia ed in età adolescenziale, molto meno in età adulta, attraverso complesse reazioni chimiche ed elettriche, fissa dei concetti base, che siano un valido supporto per tutto il resto della nostra esistenza (imprinting). Ma se le informazioni che riceviamo nei primi anni di vita sono false, esse si fisseranno comunque nel nostro cervello e così saldamente, che poi sarà assai arduo rimuoverle e questa condizione costituirà un grande ostacolo nella ricerca della verità. Facciamo un esempio. Il civilissimo Giappone ha adottato come religione ufficiale lo Shintoismo. Esso ci racconta come il divino imperatore discenda dalla dea Amaterasu (la dea del sole) e come quest’ultima sia nata dal lavaggio dell’occhio sinistro di Izanagi che lo stava purificando dalla contaminazione del mondo degli inferi, dove egli era disceso per trovare sua moglie Izanami.
(Da Izanagi e Izanami sarebbero nati tutti i “kami” della terra). Queste leggende che a noi occidentali appaiono palesemente assurde, sono la loro verità nella stessa misura in cui le favole raccontate dalla nostra genesi, sono le nostre verità apparendo altrettanto assurde a loro. E questo accade per tutte le religioni del mondo, dal Taoismo al Gianismo, dal Buddismo all’Induismo e fino all’Ebraismo, all’Islamismo e al Cristianesimo, le cosiddette religioni abramitiche che, pur avendo una genesi comune e come fonte d’ispirazione i sacri testi (Bibbia, Torah, Corano), si scontrano duramente fra loro causando guerre di religione foriere di morte e distruzione senza fine.

Ogni credo ha la sua verità preconfezionata da un’astuta classe sacerdotale, che manovra a suo piacimento una pletora di fedeli tenuti artatamente e per secoli in uno stato di abissale ignoranza. Ma se soltanto ognuno facesse uno sforzo intellettuale scarnificando appena la crosta di quanto gli viene imposto fin dall’età prepubere, si accorgerebbe che la nostra fede si basa su miti e fantasie altrettanto incredibili del lavaggio dell’occhio di Izanagi. Mettetevi nei panni di un orientale o di chiunque non abbia subito il “lavaggio del cervello” cui noi veniamo sottoposti in ogni luogo e in ogni occasione, e pensate al nostro Dio. Egli è insieme uomo, divinità e spiritualità paragonabile alla Trimurti induista che riunisce in un’unica triade: Brahma, il Principio di creazione, Vishnù, il Principio di preservazione, Shiva, il Principio di dissoluzione e riassorbimento dell’Universo o al dio Ganesh per metà uomo e metà elefante.

                                                             Dino Licci - La Trimurti-

Queste mostruosità chimeriche non sono dissimili dal nostro Dio nella sua essenza trinitaria che gli fu attribuita da uomini che si combattevano furiosamente tra di loro durante i concili che una volta videro Alessandro primeggiare su Ario (I concilio di Nicea), un’altra Cirillo su Nestorio (concilio di Efeso) e così via di questo passo fino al Concilio  Ecumenico Vaticano Secondo, praticamente ignorato dalle attuali,  alte gerarchie ecclesiastiche. Da questi scontri persino cruenti (si ricordi che si ascrive a San Cirillo la volontà di eliminare la matematica Ipazia perché ritenuta atea), scaturiscono i “Misteri della fede”, che impongono ai credenti di accettare come verità rivelate, gli atti conciliari scaturiti dalla turbolenza di opposte fazioni.

Ma andiamo avanti. Dio si sarebbe fatto uomo per salvarci dal peccato originale. Insomma quel morso dato da Eva alla mela, condizionerebbe tutta l’umanità dal cristianesimo in poi, facendoci tutti nascere marchiati dal peccato pur non essendo, appena nati, capaci d’intendere e volere. Per non parlare della pletora di umanità vissuta prima dell'avvento del cristianesimo: tutti dannati, in assenza del battesimo, a scontare per l’eternità una colpa di terzi proprio come gli Ebrei condannati nei secoli  a scontare l’uccisone di Cristo ascrivibile semmai a Pilato o alla classe dirigente dell’epoca. E pensare che la figura storica di Cristo si personifica proprio in un ebreo! Ma non finisce qui: Cristo sulla croce si rivolge a suo padre chiedendogli perché lo ha abbandonato, si rivolge cioè a se stesso (secondo il mistero della Trinità) sdoppiandosi a piacimento tra umano e divino.


                                         Dino Licci-Trinità


E c’è poco da scherzare se pensiamo che l’evidenziazione di questa incongruenza tra la fusione del finito con l’infinito che Kant avrebbe definito antinomia, costarono a Giordano Bruno e a Cesare Vanini la tortura e la morte sul rogo.

Un’altra perla sul peccato originale è data dalla modalità di trasmissione voluta da Sant’Agostino che, senza aver studiato neanche i primi rudimenti di genetica ed embriologia, sentenzia, ascoltato anche dalle alte sfere gerarchiche  della Chiesa, che il peccato originale si trasmette attraverso l’atto sessuale (traducianesimo). Cose da pazzi.
E, pur di non contraddire i dottori della Chiesa, si sacrifica la teoria di Darwin che apre uno squarcio sulle nostre origini e sulla nostra storia evolutiva. Noi, secondo il credo cattolico, non deriveremmo da specie meno evolute con cui condividiamo la gran parte del patrimonio genetico: le radici dei nostri canini non sarebbero un ricordo filogenetico dei nostri progenitori, ma affonderebbero per caso così profondamente ed ingiustificatamente nei nostri alveoli, il coccige non sarebbe un moncone di coda e tutti gli altri organi vestigiali sarebbero un inutile accessorio perché, secondo la genesi, discenderemmo tutti da una coppia fatta di fango in competizione con la religione maya che invece vorrebbe l’uomo forgiato dalla semente di mais.

                                             Dino Licci-L’evoluzione-

 Stare al passo con le religioni senza spronarle a rivedere le loro aprioristiche verità, significherebbe rimanere ancorati ai riti antichi dei nostri predecessori, che vedevano nei fenomeni naturali l’espressione della volontà degli dei identificati con gli astri o con i vulcani. I vichinghi, per esempio, credevano che due lupi, Skoll e Hati, inseguissero l’uno il sole, l’altro la luna, facendo avvenire un’eclissi, quando uno dei due avesse raggiunto il suo astro. Gli uomini allora, durante un’eclissi, si riunivano in folti gruppi facendo un enorme baccano per spaventare i lupi e venire in soccorso degli astri, considerati dei. Questa diversità di credenze che variano nello spazio e nel tempo, sono la riprova che le religioni sono immanenti, fondate tutte  dall’uomo con lo stesso, identico scopo ma con modalità diversa a seconda della loro  collocazione spaziale e temporale. Non è stato Dio insomma a creare l’uomo ma l’uomo a creare Dio (Feuerbach), anzi l’idea di un Dio immateriale e trascendente che sia insieme un anelito di speranza e di riscatto per tutte le ingiustizie ed i dolori subiti sulla terra. Una mente veramente razionale e scevra da condizionamenti ambientali, non può accettare l’idea di un Dio costruita a tavolino a tutto, esclusivo vantaggio di classi sacerdotali che, nel corso di millenni, hanno manovrato folle immense col ricatto della punizione eterna e giocando sul concetto di anima immortale.

Il concetto di anima è quanto di più sfumato esista ed entra nel bagaglio culturale dell’umanità attraverso secoli e secoli di profondi studi introspettivi. Fin dai tempi dei tempi, Platone e man mano gli altri, i neoplatonici, gli stoici, gli idealisti, gli empirici, gli esistenzialisti e così via, si sono cimentati a definire lo spirito, l’anima, il mondo delle idee, l’immortalità, la metempsicosi.  Ma  viene da chiedersi cosa sia  il libero arbitrio, cosa la propria  spiritualità, la propria coscienza se una sostanza che  immettiamo  nel nostro  organismo come droga, come medicamento, come sedativo, può modificare i nostri  costumi, le nostre reazioni, la nostra sessualità, i nostri appetiti? Non è forse più logico accettare una volta per tutte ciò che è facilmente dimostrabile e cioè che sia un complesso chimismo cerebrale a regalarci la memoria, il pensiero, la forza delle idee?
Il concetto di anima si fra strada tra un serpeggiante cammino che solo al tempo di Socrate trova una sua collocazione all’interno del corpo umano.

                             Dino Licci- Le baccanti-

Prima di lui le danze primordiali, i canti orfici ritmati da frenetiche musiche, l’entusiasmo che essi scatenavano fino all’ebbrezza estrema, altro non erano se non l’ingresso di un dio (quindi dell’anima) nel corpo dell’umano che sconfiggeva la prudenza e si abbandonava al piacere, all’estasi, alla voluttà. Queste due forze contrastanti e simbiotiche (prudenza ed entusiasmo) accompagnarono sempre l’uomo nella sua evoluzione, ma mentre nell’orfismo il “demone” entrava in lui nei momenti di minore coscienza ( svenimento, stordimento, sonno), con Socrate il concetto si ribalta e l’anima diventa la componente cosciente e prudente della sua essenza e su questo binomio anima - materia si costruirà tutta la successiva metafisica della storia dell’umanità. Sul concetto di anima immortale, di un riscatto ultraterreno ed un giudizio divino con relativa pena o castigo eterno, si baserà l’etica dei popoli ignorando che le norme che ne delineano l’essenza, possono dedursi direttamente dalla natura (giusnaturalismo) e codificate in un “corpus iuris” imposto dal vivere sociale. A questo proposito basti pensare che già intorno al 1770 a.c. Hammurabi, sesto re di Babilonia, aveva formulato il primo codice della storia dell’umanità, scolpendo le leggi sulla famosa stele in diorite oggi conservata al Louvre di Parigi.

Tutti gli animali hanno paura della morte: la fiutano e cercano in ogni modo di sottrarsi ad essa per quella legge di natura che si chiama istinto di conservazione. L’uomo è in grado di prevederla con largo anticipo tanto da meritarsi l’appellativo di “animale che sa di dover morire”. Questa sua capacità predittiva aumenta enormemente la paura dell’aldilà, e invece di accettare tranquillamente il suo misterioso divenire, l’uomo si culla nell’illusione di poter divenire immortale senza neanche chiedersi di quale enorme noia sarebbe ricolma tale eventualità. Io avrei molta più paura di una vita immortale che raggiunge il parossismo proprio nel cattolicesimo, che premia l'uomo buono "condannandolo" all’eterna contemplazione della luce divina. Semmai molto più credibile la visione circolare delle religioni e credenze orientali, che prevedono la purificazione di un’anima che si reincarna infinite volte in forme di vita, le più congeniali ai propri meriti della vita appena trascorsa. Così, col ricatto del castigo eterno, le religioni potenziano il loro potere sia spirituale che temporale, arrivando al paradosso evidentissimo della Chiesa di Roma, che predica la povertà chiaramente espressa dagli insegnamenti di Cristo e vive in un lusso stomachevole per sfarzo e dispendio delle spontanee elargizioni delle anime semplici. C’è un insegnamento della natura che si trascura d’interpretare: l’immortalità delle specie attraverso il continuo rinnovarsi del proprio patrimonio genetico. Ogni pianta produce i suoi semi e, ad ogni generazione, attraverso i meccanismi del “crossing over”, piccole modificazioni cromosomiche produrranno nel tempo delle mutazioni a volta positive altre negative che sono alla base della nostra naturale evoluzione.

Così le piante producono i semi che a loro volta producono piante, così gli animali si accoppiano e si riproducono mescolando i loro caratteri ereditari in un gioco infinito che, a ben pensarci, si potrebbe identificare con l’amore universale. Perché l’uomo, che ha le stesse modalità di rigenerazione dovrebbe accumulare le “anime” di miriadi di persone mentre invece i cavalli, le farfalle, i gabbiani devono sparire per sempre? Come sarebbe più felice l’umanità se si liberasse dall’antropocentrismo che le impedisce di godere della fratellanza con le altre specie, nel rispetto delle quali si può ritrovare un equilibrio ecologico che abbiamo perduto da tempo. Ma l’uomo aspira pure ad un altro tipo d’immortalità: a quella delle sue idee, cosa concessa a pochi eletti nel bene e nel male. Ha bisogno d’inventarsi il concetto di tempo assoluto che la Scienza moderna (la relatività di Einstein) boccia irrimediabilmente.

Noi abbiamo inventato un concetto di tempo congeniale alla nostra esigenza di adattarlo agli accadimenti storici che dobbiamo ordinare cronologicamente ed in questo tempo surrettizio vorremmo guadagnarci la nostra immortalità terrena come è concesso solo ai grandi scienziati o poeti o musici di ogni tempo. Ma dovremmo abituarci a pensare che siamo solo un agglomerato di molecole a loro volta formate da atomi la cui essenza è costituita soprattutto dal vuoto. Dobbiamo capire che, dopo la morte, ci dissolveremo nei nostri costituenti essenziali, che formeranno altri agglomerati molecolari, probabilmente altre forme di vita inimmaginabili nell’immensità dell’Universo che ci sovrasta e impaurisce.

Diceva Epicuro che il bene e il male risiedono nei nostri sensi e quindi, se la morte è privazione dei sensi, con la morte muoiono anche i nostri concetti di bene e male. Questo dovrebbe portarci ad apprezzare di più la caducità della vita e godere dei tanti piccoli doni, dei quali non ci accorgiamo dominati da assurde idee di incontrastato dominio sulla natura.
Come si conciliano quindi queste argomentazioni razionali con l’enorme diffusione delle religioni nel mondo? Io credo che l’uomo abbia bisogno d’illusioni per sedare la sua angoscia e la sua inquietudine, e se finora ho difeso appieno le argomentazioni degli atei, ora cercherò di spiegare la mia scelta di agnostico razionalista. Il mio ragionamento è questo: Posto che l’evoluzione ci ha regalato ad un certo punto del nostro percorso, il centro di Broca, che mi consente di dialogare col mio prossimo e poi ha forgiato il pollice opponibile che mi ha permesso di fabbricarmi l’organo accessorio dalla clava al computer, avrebbe senso che questi organi mi fossero stati “elargiti” dalla natura senza che avessero una precisa funzione? Non credo proprio perché ho imparato dagli studi di anatomia umana e comparata che ogni organo, ogni ossicino e ogni cellula hanno una loro precipua funzione. Ora se il mio cervello è dotato di capacità di astrazione e non è ancora capace di dare risposte esaurienti alle sue domande esistenziali, ciò significa che esso è ancora in via di evoluzione e le continue domande che l’uomo razionale si pone, non sono inutili ma stimolano, a mio avviso, le progressive quanto lentissime mutazioni che porteranno la nostra specie a raggiungere capacità cognitive molto superiori a quelle odierne. Ed in questo ragionamento sono in ottima compagnia se è vero che lo stesso Seneca, evoluzionista ante litteram, in “Naturales quaestiones” affermava la stessa cosa. Finché ciò non avverrà, l’uomo, a mio avviso, sarà costretto a vagare nel dubbio, che è sempre una scelta migliore dell’abbracciare una fede priva di qualsiasi riscontro razionale.

Nessuno oggi è in grado infatti di produrre prove sull’esistenza dell’anima o dello stesso Dio ma si può vagamente ipotizzare che ci sia una mente superiore che regola il tutto, un disegno intelligente il cui fine ultimo mi sfugge, ma certamente non identificabile con le teorie teologiche che ci vengono propinate in modo aprioristico e dogmatico. E quando si tenta di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, a parte la prova cosmologica cui ho appena accennato e che è solo un’ipotesi non dimostrabile, le altre possono ritenersi semplici esercizi di retorica come la prova ontologica di Sant’Anselmo che è la meno credibile in assoluto: Egli infatti prima definisce aprioristicamente Dio come l’Essere perfettissimo e quindi aggiunge che, essendo perfettissimo, non può non esistere perché la non esistenza sarebbe un’imperfezione. Così io sarei in grado di dimostrare qualsiasi cosa. E quando si passa a dire che neanche la non esistenza di Dio è dimostrabile, s’incorre in un grande errore concettuale perché compete a chi asserisce qualcosa la sua dimostrazione, non a chi la nega. Si è anche tentato di dimostrare l’esistenza dell’anima basandosi sui sogni che a volte ci fanno incontrare persone defunte. Ma staremmo freschi se dovessimo basarci sui sogni per dimostrare incontrovertibili verità e se dovessimo basarci sui “miracoli” che diminuiscono vertiginosamente man mano che la civiltà dei popoli progredisce. Una vera truffa degna di maghi e fattucchiere. Questa tendenza a manipolare la buona fede di tanti credenti come la liquefazione del sangue di San Gennaro m’indigna profondamente. Ho già espresso le mia perplessità in merito ad una certezza assoluta su qualsiasi Verità, ma sarei propenso a qualsiasi forma di religione che servisse ad aiutare l’umanità. D’altronde lo stesso Voltaire e prima di lui Crizia dicevano che, se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo per sedare le masse ansiose nell’illusione di giustizia e riscatto al dolore.


                                        Dino Licci- Le religioni-


Ma nel corso dei secoli molte religioni e soprattutto il nostro cattolicesimo, hanno perduto di vista il fine ultimo per cui furono inventate. E se esiste una Chiesa pastorale, umile, fattiva, caritatevole, filantropica e liberale, purtroppo c’è e soprattutto in questo periodo, anche una Chiesa superba, sprezzante, boriosa che si riconosce in una curia oligarchica, verticistica, maschilista e plutocratica.
Un domenicano di nome Mattew Fox ha scritto un libro che è diventato un vero best seller in ogni parte del mondo tranne che in Italia. Si chiama “In principio era la gioia” e già il titolo o la prefazione che ne fa il prof. Mancuso, danno un’idea di come, anche all’interno della Chiesa, ci sia ormai gente stanca di veder rovinata la vita della gente comune da un oscurantismo ottuso, che soltanto un grande papa, Giovanni XXIII stava tentando di combattere col Concilio ecumenico vaticano secondo. Ma quelle innovazioni sono state ignorate e si continua con il celibato dei preti, la mortificazione della carne, la pratica dell’esorcismo, la preclusione alla carriera ecclesiastica per le donne, con i danni (pedofilia in primis) che sono sotto gli occhi di tutti per la gloria di una Chiesa che ha fallito il suo intento scadendo nell’esercizio di un potere sempre più temporale e sempre meno spirituale. Per convincersene, basterebbe leggere attentamente la meravigliosa pagina del “Grande inquisitore” tratta dai “Fratelli Karamazov”di Dostoevskij. Queste invece sono le note di un semplice pensatore.