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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, febbraio 23, 2014

venerdì, febbraio 21, 2014

L'umanità


                      Dino Licci. L'Evoluzione- acrilico su tela 50 x 70

Mi viene spontaneo scomodare Kant  e la sua critica della ragion pratica. Qual è la formulazione del suo imperativo categorico?
“Agisci in modo da poter desiderare che la massima della tua azione diventi norma”
Già. Questa potrebbe essere una  definizione corretta di altruismo.
E il Cristianesimo, il Maomettismo, l’Ebraismo, dicono praticamente la stessa cosa:
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” è l’insegnamento  della Bibbia ma anche del Corano  e  della Torah ebraica. Ma diventa pura retorica se approfondiamo la conoscenza di noi stessi: Passatevi le mani sopra i canini!!! Riuscite a sentire quali profonde radici li affondano negli alveoli? E sapete perché? Perché quei canini sono organi vestigiali che, con gli occhi puntati in avanti e quel residuo di coda che chiamiamo coccige, ci ricordano che siamo animali  predatori potenziati da un evoluzione cerebrale tale che ci ha donato il centro di Broca, cioè la parola e con essa la cultura e la possibilità di tramandare verbalmente prima, per iscritto poi, le nostre conquiste cognitive. E poi  abbiamo guadagnato la funzione del pollice opponibile e, con essa, la capacità di forgiare l’organo accessorio, dalla ruota al computer,  ma anche l’arco, il cannone, la bomba atomica aumentando enormemente le nostre capacità di animali predatori. Pensiamoci un attimo. Noi che scriviamo dolci poesie, che ci estasiamo davanti alla  musica, che ci lasciamo trascinare  dai violini di Bach  o da un concerto di Beethoven o dalla dolci note di Chopin, noi che rimaniamo incantati davanti a un dipinto rinascimentale o colpiti nel profondo dell’anima dal coinvolgimento emotivo della pittura espressionistica, noi che ci commuoviamo davanti a un cucciolo come davanti  a un bambino, proprio noi  siamo costretti, per vivere, a divorare i nostri compagni di viaggio siano essi animali o piante.  Noi e tutti gli altri animali qui sulla terra, costretti, nostro malgrado, a nutrirci  di altri esseri viventi e se non lo facessimo, se per esempio i carnivori smettessero di nutrirsi degli erbivori, la vita, privata della selezione naturale, cesserebbe del tutto.  Eppure recente  scoperta dei neuroni specchio del nostro Rizzolatti, neuroni  presenti anche nelle scimmie antropomorfe, deporrebbero per un’empatia generale che coinvolga insieme tutta l’umanità e la vita animale. E poi levando lo sguardo al cielo, a quel cielo che solo poche migliaia di anni fa, Aristotele ipotizzava circoscritto nell’alveo delle stelle fisse, levando oggi lo sguardo al cielo con l’ausilio dei satelliti e dei nostri  potentissimi telescopi, ammiriamo l’immensità degli spazi siderali, i miliardi di miliardi di stelle che nascono, muoiono, si trasformano, esplodono, si scontrano e si espandono in una giostra senza fine. Dai pulsar alle galassie, dai quasar ai buchi neri, è tutto un fermento di vita del quale noi facciamo parte sia pure in forma infinitesimale. Forse solo così, liberandoci, come ci siamo liberati dal geocentrismo, dall’antropocentrismo che c’induce in arrogante errore, solo così  potremmo guadagnare la capacità di essere altruisti, sentendoci tutti fratelli, piccoli fuscelli vaganti, accomunati dallo stesso destino che c’inchioda sulla terra e alla bestialità mentre la nostra mente tende alla trascendenza, alla conoscenza ed all’amore di un Dio che non ci è dato conoscere!!!.


mercoledì, febbraio 19, 2014

Il Carnevale e il tempo che fu



Per parlar del Carnevale,
zoppicando in qualche rima,
a poetare faccio prima.
Ma vorrei poi  pubblicare
qualche strofa  in un giornale
per adulti e per piccini
per sapienti e per cretini!
Sto  cercando  un  editore
oculato e pien d’amore
per le cose pure e belle
come il pane e le frittelle.

Sto creando rime pure,
filastrocche durature
che riportino l’amore,
la speranza ed il candore!
Il signor Bonaventura
Arcibaldo e Petronilla!
Personaggi d’altri tempi
molto lieti  e noi contenti.
Il “Corriere dei piccini”
si leggeva nei camini.

C’era il nonno e la befana
con la scopa e una campana
che annunciava il lieto evento
Ogni cuore era contento!
Biancaneve  e i sette nani
Favolette artigianali:
mi ricordo Pulcinella
Arlecchino e pur Brighella!
La vogliamo pubblicare
qualche cosa in un giornale?
Se qualcuno è interessato,
io son qui pronto e gasato!

















lunedì, febbraio 17, 2014

HIV e AIDS




L’HIV  è un virus ed un virus  potrebbe essere considerato il più piccolo essere vivente se fosse capace di vita autonoma  ma non è così. Per vivere esso  deve parassitare un ospite e quindi è incapace  di sbrigarsela da solo. Come tutti gli esseri viventi lotta anche lui per la sua esistenza e, se non trova materiale su cui impiantarsi, naturalmente muore. Faccio questa premessa perché esprime un concetto importante: in natura e nell’arco di circa 4 miliardi di anni, la vita si esprime sotto forma di lotta continua tra specie  diversissime fra di loro,  dal batterio fino all’uomo ed ogni specie vivente cerca il modo migliore di rimanere a galla. Chi sbaglia si estingue e, come l’uomo neppure il virus dell’HIV ha nessuna intenzione di morire. Cosi il cavallo dispone della capacità di correre, il leone di aggredire,  il polpo di mimetizzarsi e così via. In questo mondo così variopinto, c’è da chiedersi se saranno gli uomini a vincere questa battaglia o gli insetti, i mammiferi o i batteri. Sto divagando ma non troppo perché il virus dell’HIV ha inventato un modo di sopravvivere molto singolare:  muta in continuazione il suo assetto genetico per così dire, in modo che non lo si possa studiare con facilità e quindi abbatterlo. Naturalmente io parlo di specie e non di singoli individui quando parlo di lotta per l’esistenza. Cioè, se parlo di  sopravvivenza dell’uomo, intendo quella di  tutta l’umanità e la stessa cosa faccio parlando di virus.

L’HIV per perpetuarsi usa diverse modalità di trasmissione :

·       la trasmissione sessuale;

·        la trasmissione ematica;

·      la trasmissione verticale (madre-figlio).

La trasmissione per via sessuale e di gran lunga la più diffusa (circa l’85%) e se all’inizio dell’epidemia si pensava che gli unici esposti fossero gli omosessuali, forse tale credenza  dipendeva dal fatto che  la mucosa anale  è molto meno spessa di quella vaginale e va più facilmente incontro a traumi durante un rapporto per  la minore lubrificazione di cui dispone. Ma anche un rapporto eterosessuale è molto a rischio specialmente per la donna che deve trattenere più a lungo  nel suo organismo un liquido seminale eventualmente infetto. Il rapporto orale, pur essendo notevolmente meno pericoloso, pure non può considerasi del tutto esente da possibili infezioni.La prevenzione  consiste nell’avere rapporti sempre con lo stesso partner o nell’usare il preservativo nei rapporti occasionali.

La trasmissione per via ematica  avviene 
 tramite l’uso della stessa siringa nei tossicodipendenti, durante una trasfusione di sangue se questo non è stato precedentemente trattato con processi  virucidici, durante pratiche dentistiche o tali da comportare l’uso di strumenti taglienti o perforanti la pelle. In questi casi la prevenzione consiste:
1)nell’evitare di usare aghi , siringhe, lamette già usati da altri prediligendo l’uso di materiale monouso (bisogna controllare anche il barbiere  e l’estetista) ;
2) nel richiedere l’autotrasfusione negli interventi programmati;
3) controllare che gli strumenti di dentisti, manicure, tatuaggi, piercig, pedicure, siano perfettamente sterili;

La trasmissione verticale (madre figlio) avviene:
1)    durante la gravidanza (attraverso la placenta);
2)    durante il parto;
3)    durante l’allattamento;
La prevenzione  in questi casi consiste nell’affidarsi  all’esperienza del medico che deciderà se effettuare un parto cesareo (più sicuro sotto questo punto di vista ) o ricorrere all’uso di appropriati medicinali (zidovudina) quando si sia accertato che la madre è infetta. Si eviterà anche di allattare i neonati col latte della madre infetta.


Saltando a piè pari la terapia di stretta competenza medica, posso invece illustrarvi, essendo proprio il mio campo come accertarsi  di non essersi infettati. Esiste un semplice test  di laboratorio di veloce esecuzione e di basso costo  che consente di evidenziare la presenza di anticorpi specifici che deporrebbero per un’infezione in atto. Ma bisogna tener presente che esiste un periodo di latenza fra il momento del contagio e la comparsa  degli anticorpi nel sangue.
Per cui conviene fare:
un primo test dopo un mese per acquisire, se negativo, una certa tranquillità;
un secondo test dopo tre mesi che da, se negativo, la quasi certezza di non essersi infettati;
un terzo test dopo sei mesi per avere, se negativo, la certezza di non correre alcun rischio.
Nel caso invece il test risulti positivo bisogna fare un ulteriore test di conferma  (la PCR per esempio) in strutture altamente specializzate in infettivologia.

Ma  che cosa succede se si viene in contatto con l’HIV?  Si rischia di doversi ammalare di AIDS  che è una malattia (sindrome da immunodeficienza acquisita) che, come dice il nome, abbassa le difese immunitarie dell’organismo che così va incontro ad ammalarsi  di qualsiasi malattia opportunistica portando il soggetto malato fino alla morte.  Non esiste ancora una terapia specifica contro l’AIDS e neanche un vaccino proprio per il motivo che vi ho accennato all’inizio. Il virus HIV infatti “muta” il suo aspetto impedendo ai ricercatori di allestire vaccini specifici. Ma HIV ed AIDS non sono la stessa cosa e, se si diagnostica un’infezione prima che il virus abbia dato luogo alla malattia, si potrà intervenire con una terapia che può allungare di molto la vita. Attenzione però: il paziente che sia  stato contagiato  da HIV, sarà sempre un potenziale pericolo di trasmissione del virus stesso.





Anemone nemorosa


Vivo nei boschi ombrosi,
sono il fiore del vento,
sono il soffio vitale
e già Zefiro sento.

Quando il sole discioglie
i cristalli di neve,
il mio bianco splendore
copre i campi più lieve.

Anemone mi chiamo
e ondeggio  come il mare
quando soffia il mio sposo
già scompare ogni male!

Atlantide


Una notizia abbastanza recente ci parla di una scoperta sensazionale: Alcuni scienziati dell’Istituto Oceanografico di San Paolo e dell’Agenzia per la Scienza della Marina giapponese, a bordo del sottomarino “Shinka”,  avrebbero recuperato a 6500 metri di profondità, sotto l’oceano Atlantico, alcune rocce di granito che solitamente si trovano soltanto sulle terre emerse. Secondo alcuni esperti tali resti apparterrebbero a un continente scomparso nel Paleozoico quando Africa e America, dividendosi,  ne provocarono lo sprofondamento in mare. Il singolare ritrovamento ha subito fatto pensare alla mitica Atlantide di cui parla per la prima volta Platone in “Crizia “ e nel “Timeo”.
Nel Timeo, dopo aver parlato di “Repubblica” riassumendo la sua importante opera, egli introduce Timeo, un astronomo pitagorico sostituendolo nei dialoghi a Socrate, la cui filosofia ci giunge solo attraverso gli scritti di Platone. Nel Timeo egli parla di Atlantide prima di esporre la sua Cosmogonia e la scelta del matematico non è casuale,  perché tutta la filosofia platonica è imperniata sui numeri  e questo è molto importante quando si parla di Atlantide ed i suoi prestigiosi abitanti che sarebbero gli artefici delle Piramidi d’Egitto, delle costruzioni degli Atzechi e dei Maya,  nonché della città inca di  Macchu Picchu della civiltà precolombiana.
In “Crizia”egli fa una dettagliata descrizione della favolosa isola che si trovava al di là delle famose “colonne d’Ercole”, lo stretto di Gibilterra, così battezzato dallo storico Erodoto nel V secolo a.c.
Crizia ci descrive Atlantide così come un sacerdote di Iside l’avrebbe descritta a Solone nel 590 a.c. in occasione di un suo viaggio a Sais:
Dal mare, verso il mezzo dell’intera isola, c’era una pianura e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta…”
 Insomma Platone ci descrive, attraverso le parole di Crizia che a sua volta traeva le sue conoscenze dal racconto che il sacerdote avrebbe fatto a Solone, una città meravigliosa, immersa in una pianura molto fertile e ricca del famoso metallo “oricalco”, il metallo più prezioso dell’epoca che veniva estratto in grande quantità nell’isola. Ci parla anche della genealogia degli abitanti di Alantide, che sarebbero discendenti del dio Poseidone e della grande abbondanza di piante ed animali e soprattutto elefanti :

“esisteva un gran numero di elefanti sull’isola, poiché v’era pascolo abbondante per tutti i generi d’animali, sia per quelli che vivono nei laghi, nelle paludi e nei fiumi, sia per quelli che vivono in montagna e così anche per l’animale più e più vorace”

Il territorio,  vastissimo, era circondato per tre lati dalla montagna e aperto a sud sul mare. La pianura, fertilissima,  era fornita da un complesso sistema d’irrigazione e Atlantide sorgeva sulla costa meridionale circondata da una cerchia di mura  la cui circonferenza era di settantuno chilometri circondata da alte mura di terra e di acqua.
Atlantide dominava  il mondo dall’Africa all’America e la sua collocazione geografica (esistono numerose cartine a riguardo) doveva  appunto essere compresa tra  questi due grandi continenti.
Non so quali riscontri  inducono molti studiosi a  ritenere che i suoi abitanti siano i costruttori delle misteriose opere degli antichi egizi e delle civiltà precolombiane. Accenno brevemente al fatto che studi astronomici, studiando la “precessione degli equinozi” suppongono che le piramidi ricalchino esattamente la cintura  della costellazione d’Orione e  datano la loro costruzione, ad opera degli atlantidei,  nell’anno 10450 a.c.

Sulla fine d’Atlantide c’è poi una componente mistica, la nemesi, che avrebbe punito l’arroganza di uomini troppo potenti ad opera di Zeus .

Insomma Atlantide sarebbe scomparsa ad opera di un terremoto e un’inondazione voluta dal cielo e tale che ci ricorda non solo il diluvio universale, così come descritto nella Bibbia,  ma anche il diluvio che troviamo nel  testo di Gilgamesh, dalla leggenda di Manu ed altri testi ancora.
Insomma Noè, Deucalione, Ziusudra, Coxcox, ricordano tutti lo stesso fenomeno, quel diluvio che avrebbe sommerso Atlantide, la città del mistero che continua da secoli a far parlare di se.
Ed è molto interessante notare che, mentre in età illuministica si tendeva a considerare il diluvio solo come una leggenda, a partire dal 1880, con le prime traduzioni dell’Epopea di Gilgamesh, scritta in caratteri cuneiformi e risalente a circa 4500 anni fa,  la tesi di un diluvio universale fu presa in seria considerazione.

Se poi pensiamo che anche la città di Troia si pensava  che esistesse solo nella leggenda narrata da Omero,  fu realmente scoperta dall’archeologo dilettante Heinrich Schliemann nel XIX secolo, non è del tutto assurdo pensare che anche Atlantide sia davvero esistita con i suoi tesori e i suoi misteri.  La caccia è ancora aperta. Buona fortuna ai ricercatori!

venerdì, febbraio 14, 2014

La notte sublime (Ascoltando Albinoni)


Io non so quale
sia il tuo volto,
io non so chi tu sia:

Sei l’amica del vento,
tu sei pura poesia!


Se  penso a te
 in queste notti insonni,
sento solo aleggiare
flebili note
di flauti e clarini
e un pianoforte suona
consolando, soave,
la mia fantasia.

Resta con me,
fantasma della notte,
resta con me,
musica divina.
Scaleremo insieme
vette imbiancate
di candida neve,
solcheremo
mari spumeggianti
sfidando nel volo
garruli gabbiani.

Sazieremo
le nostre anime
di sublime poesia
quando la notte
c’invoglierà a sognare:
Complice silente,
ci regalerà
note sublimi quando
vibranti legni ed ottoni
suoneranno solo per noi
violando dolcemente,
 il  sublime silenzio della notte.

E sconfiggeremo  l’andare del  tempo
e spazi infiniti
colmeranno la nostra eterna
sete d’amore…

Poi, già presi  dal sonno,
viaggeremo lontano,
e voleremo alto
più in alto del sole
confortati dal suono

di mille violini!

lunedì, febbraio 10, 2014

Malinconia





Che sia dolore o lacerante amore,
che sia struggente anelito di pace,
quanta malinconia nella mia vita
quanti rimpianti e ancor non è finita!

Fiori non colti,ormai sono appassiti
amori giovanili,vani sogni,
la gioventù sciupata nel dilemma,
l’ambiziosa ricerca di uno stemma!

Tutto si tace ormai come le notti
Tranquille e silenziose finalmente,
tristi e fide compagne della mente
lontane dalle grida della gente!!!


                    Dino Licci

venerdì, febbraio 07, 2014

Il mio parere sull'uso della soia




Un'amica mi ha scritto una mail chiedendomi un'opinione sull'assunzione di soia e sul suo effetto nella prevenzione dei tumori del seno. Da biologo, ritenendo l'argomento di interesse generale, lo inserisco qui apportando solo qualche modifica alla risposta che ho dato alla mia amica.

Ogni volta che si assume una sostanza a scopo curativo, sarebbe bene conoscerne il meccanismo d’azione. Viviamo in un’epoca in cui l’umanità sente il bisogno del divino, del soprannaturale, dell’esoterico. Non è una novità. Siamo davanti a quelli che Gianbattista Vico chiamava corsi e ricorsi della storia. L’umanità si stanca del razionale e cerca soddisfazione nel paranormale, poi riscopre la scienza finché non le viene di nuovo a noia e così via. Così si spiegano il medioevo, il periodo illuminista, quello romantico, il positivismo e quello attuale in cui addirittura si fa scuola di “esorcismo” materializzando il concetto di Satana laddove per il mondo laico, esso sarebbe tutt’al più un concetto astratto legato all’etica ed al costume. Vi starete chiedendo perché io faccia questa lunga premessa, ma troverete la risposta da soli se mi leggerete fino in fondo. Venendo al dunque, nessuno è oggi in grado di stabilire se la soia e la dieta ad essa legata favorisca o combatta il tumore al seno nella donna. Ma nel dubbio sarebbe bene non farne largo uso. La farmacopea ufficiale non la contempla nei medicamenti ed il malvezzo di ricorrere alla medicina alternativa va contro ogni logica perché significa semplicemente saltare a piè pari la sicurezza che la sperimentazione tradizionale ci offre. Ma è difficile sfatare una moda come quella della medicina omeopatica o l’uso di erbe sulla quale si è sempre indulto ritenendola innocua mentre invece ultimamente si comincia a temere che possa arrecare seri danni alla salute. Ma vediamo come funziona la cosa. I principi attivi della soia sono i fitoestrogeni in essa contenuti e che hanno un meccanismo d’azione simile ma meno potente degli ormoni femminili. Si chiamano isoflavoni (genisteina, dadzeina ) e l’interesse per loro deriva dalla considerazione che donne orientali ( abituate ad una dieta ricca di soia ) trapiantate negli Stati Uniti d’America, si ammalavano di tumore al seno con una percentuale minore rispetto alle donne indigene, ma ultimamente si ritiene che ciò sia dovuto al fatto che le orientali solitamente hanno un maggior numero di figli. Si è anche detto che la soia combatta le malattie cardiovascolari riducendo la quota LDL del colesterolo e dei trigliceridi e che combatta l’osteoporosi ma è tutto da dimostrare ed in fase di sperimentazione. Inoltre gli isoflavoni vengono introdotti nell’organismo sotto forma di precursori inattivi e soltanto la flora intestinale ( che varia moltissimo da individuo ad individuo ), può innescarne il processo attivo. Alcuni studi hanno poi dimostrato che la soia può interferire con la tiroxina, l’insulina ed il glucacone con effetti di disturbo sulla tiroide e sul metabolismo degli zuccheri. Il discorso è molto lungo ma almeno un caso di danno all’organismo è evidentissimo: il danno che provoca in chi è sotto terapia con tamoxifene: Le cellule tumorali del seno, per potersi dividere e quindi moltiplicare, hanno bisogno degli estrogeni femminili. Esse hanno dei recettori specifici per gli estrogeni che vengono, per così dire,ingannati dal tamoxifene che simula l’azione degli estrogeni, viene accolto dai recettori delle cellule cancerose ma non fornisce loro il “cibo”perché si riproducano. Facile capire che la soia entra in conflitto con tale medicamento largamente usato per combattere appunto il cancro della mammella. Facile altresì concludere che non si devono assumere farmaci o sostanze similari senza consultare un bravo medico che sarà l’unico in grado di prescriverla in tutta coscienza ed assumendosene tutte le responsabilità.

mercoledì, febbraio 05, 2014

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

                                                 Luigi Pirandello

Qualche giorno fa Rai 5 ha mandato in onda i “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello. Il dramma, rappresentato per  la prima volta nel 1921, suscitò varie critiche,  ma servì a dare una fama internazionale all’autore che, con questa prima opera di una trilogia comprendente “Questa sera si recita a soggetto” e “Ciascuno a suo modo”, trattava un tema inedito e cioè la pretesa del personaggio di avere una vita autonoma al di fuori della mera rappresentazione teatrale. Io non so se Pirandello abbia consapevolmente scomodato due grandi filosofi dell’antichità per dare peso al suo dramma,   ma certamente il  trascinante eloquio dei suoi personaggi comprendono e compendiano  due grandi temi che costituiscono i cardini di due dottrine paradossalmente contraddittorie  e simbiotiche. Mi riferisco alla filosofia di  Parmenide da una parte, di Eraclito dall’altra.
Sarà bene a questo punto che io ricordi ai cortesi lettori  la trama del celeberrimo dramma cercando al contempo di analizzare il vero messaggio che emerge da un’attenta analisi dei testi:

  “ Una compagnia di attori sta provando  la commedia “Il giuoco delle parti” sotto la regia  di un capocomico giustamente esigente, quando sul palcoscenico  irrompono sei personaggi rigettati dal loro  stesso autore : un Padre, una Madre, un loro  Figlio e tre figliastri, una Donna, un  Giovinetto e una Bambina.
Il Padre  dopo aver avuto da lei un Figlio, si separa dalla Madre sollecitandola a ricostruirsi una famiglia   con il segretario che lavorava in casa  loro,  sentendosi emarginato dalla tacita intesa che emergeva dagli atteggiamenti dei due. La Madre avrà da quest’ultimo altri tre figli:   la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina. 
Già da queste prime battute emerge una tematica cara a Pirandello e resa esplicita  in “Uno,  nessuno, centomila”: l’incomunicabilità.  Il Padre cerca di spiegare alla madre che il suo gesto era anche altruistico e dettato dalla consapevolezza che sua moglie sarebbe stata molto più felice nelle braccia del suo segretario, mentre egli stesso si sarebbe liberato dall’incresciosa situazione di vedersi emarginato in casa sua. La Madre interpreta questo atteggiamento come un ripudio e riversa il suo odio verso il Padre che, da questo gesto, si aspettava riconoscenza.  Si palesa così  la condizione dell’uomo pirandelliano che è uno perché ogni singolo individuo crede di essere unico nelle sue prerogative essenziali ma viene frainteso e, per farsi accettare, è costretto a cambiare la sua personalità indossando centomila maschere, diverse per quante sono le persone che l’osservano, nessuno perché, costretto ad indossare panni non suoi, finisce per non sapere più quale sia la sua vera identità, la quale comunque varia col passare degli anni perché “tutto scorre”  come avrebbe detto Eraclito ed egli non riconosce più se stesso giovinetto, adulto, anziano,vecchio. Egli muore già prima dell’ultimo trapasso  nelle  varie fasi della sua vita. Un uomo muore, un personaggio no. E’ questo che il Padre cerca di far capire al capocomico che  ascolta, sempre più interessato,  il racconto e le argomentazioni del Padre che sciorina e non so quanto consapevolmente negli intendimenti pirandelliani, tutta la filosofia parmenidea.
Un uomo è vivo se lo si  pensa e nel momento in cui lo si pensa, dice Parmenide, anche se materialmente non c’è più e sembra quasi che il personaggio che chiede al capocomico di dargli vita eterna, l’immortalità, conosca appieno questa dottrina che avalla con esempi concreti: è forse morto Sancio Pancia emerso dalla fantasia di Cervantes?  è forse morto don Abbondio  di manzoniana memoria? I personaggi sopravvivano ai loro autori e il Padre sa che, se troverà un autore che lo riabiliti nel suo ruolo, diventerà appunto immortale. Queste le argomentazioni che adduce a difesa della sua richiesta che infine viene accolta dal suo interlocutore che lo sprona  a finire di raccontare la sua storia che continua così:
Il segretario muore,  la famiglia cade in miseria, tanto che la Figliastra è costretta a prostituirsi in un atelier  dove la Madre lavora come sarta. Qui si reca abitualmente il Padre per sedare i suoi bassi istinti e il suo bisogno d’affetto.  Padre e Figliastra non si riconoscono e l'incontro carnale viene evitato appena in tempo dall'intervento della Madre. Tormentato dalla vergogna e dai rimorsi, il Padre accoglie in casa la Madre e i tre figliastri suscitando   il risentimento del Figlio così che  la convivenza diventa insostenibile e che sfocerà in tragedia laddove la Bambina annegherà in una vasca e il Giovinetto si suiciderà con una pistola reperita chissà dove.
Finito il racconto, gli attori della  compagnia teatrale provano a rappresentare il dramma dei personaggi che non si riconoscono in quella simulazione che non  riesce ad evidenziare il vero essere di ciascuno di loro: il dolore della Madre, il rimorso del Padre, la vendetta della Figliastra, lo sdegno del Figlio. Sulla scena tutto appare falsato  e distorto. Mancano il pathos, il lirismo, il sentimento.  E’ ancora il tema dell’incomunicabilità che emerge in tutta la sua cruda realtà  come pure l’impossibilità di ricostruirsi un vita ripartendo da zero come apparirà più evidente nel “Fu Mattia Pascal”.
Con quest’opera Pirandello ha inserito una commedia nella commedia o forse dovremmo dire un dramma nel dramma dando la stura alle mille domande che un lettore attento si pone di fronte alle tante provocazioni che conducono inesorabilmente a  riflessioni che lacerano un’ umanità sommersa   in un mondo finto, ipocrita, dal quale mai potrà emergere un’ incontrovertibile  Verità.
E forse non a caso la morte della bambina, posta alla fine del dramma, disintegrerà la finzione teatrale riportandoci alla nostra ambigua realtà abituale  tra le risate stridule e beffarde della figliastra, che getterà  ancor più un’ombra d’inquietudine   e turbamento nello spettatore già ammaliato e basito dalle tante verità nascoste in queste pagine diventate, esse si, veramente immortali. Dino Licci


martedì, febbraio 04, 2014

Presentazione di: Pillole di sapere - Dal Big Bang alla ricerca di Dio








  

C’è una frase di Seneca, il famoso precettore di Nerone,  che compendia in un rigo le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo mio breve saggio :
“Nullius boni sine socio iucunda possessio est”
Frase che, tradotta in italiano, suona così:
Nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla.

Purtroppo in Italia si parla poco di  argomenti scientifici  e scoprire quello che si nasconde dietro tanti fenomeni naturali mi ha, negli ultimi decenni della mia vita, riempito di grande entusiasmo, lo stesso entusiasmo che vorrei trasmettervi con queste “pillole di sapere” che non hanno la pretesa d’insegnare, ma solo  di coinvolgere, d’invogliare ad approfondire  i vari argomenti che, capitolo dopo capitolo, vado proponendo.



Dalla meccanica quantistica alla relatività,
dallo studio degli embrioni umani all’eutanasia,
dalla nascita dell’universo alla morte di una stella,
dal bosone di Higgs  alla gravitazione universale,

io ho cercato di raccontare, senza formule e semplificando al massimo concetti difficili, tutto ciò che mi ha appassionato in tanti anni di studio intenso e continuo.


Una definizione biologica dell’uomo recita così:

 “L’uomo è l’animale che sa di dover morire”
intendendo con ciò che l’uomo è capace d’astrazione avendo sviluppato, nel corso dei milioni di anni, la corteccia e con essa la capacità di parola, (il centro di Broca ) e  poi la possibilità di crearsi organi accessori, dalla clava al computer  mediante  la modificazione della mano (il pollice opponibile) ma soprattutto  con la relativa area cerebrale  preposta a questa funzione.
E quando conquistò questo stato,  subito cominciò a guardarsi intorno incuriosito e cominciò a farsi quelle stesse domande che noi ancora oggi ci poniamo:
Chi sono? Da dove vengo, e dove vado?
 Allora non esisteva ancora l’inquinamento luminoso e di notte la volta celeste risplendeva di stelle, di tanti puntini luminosi a volte oscurati da terribili temporali che lo atterrivano e affascinavano. Il giorno veniva illuminato dal Sole e la notte dalla pallida Luna e non ci volle molto perché gli uomini primitivi scambiassero questi astri per dei. Così cominciarono ad adorarli a volte in forma così cruenta da farci inorridire. I Maia per esempio credevano che i raggi del Sole fossero   lingue fameliche assetate di sangue ed al Sole sacrificano giovani vite per sedare la sua fame o la sua presunta ira.

La comparsa dell’uomo sulla terra è relativamente recente dovendosi più o meno datare in 2.500.000  di anni fa laddove la comparsa della terra  delle forme primordiali di vita risale a circa 4,5 miliardi di anni e la nascita dell’Universo a 13,7 miliardi di anni fa! Ma la sua evoluzione biologica e gnoseologica ha compiuto passi da gigante. Forse questo è dovuto alla sua naturale curiosità di soddisfare  quelle domande essenziali che ancora oggi ci affliggono e al suo guardare al cielo, alle stelle, alla sua paura della non conoscenza, o forse alla possibilità di trasmettere le sue conquiste alle nuove generazioni ora che aveva acquistato l’uso della parola e, più tardi, della scrittura!


 Che l’uomo abbia da tempi immemorabili  cercato di capire le regole che governano il mondo, lo possiamo dedurre dagli antichi miti come quelli di  Prometeo che cercò di rubare il fuoco agli dei e che, per questo suo ardire, scontò una punizione esemplare.
Ma l’uomo, uscendo dal mito, continuò nelle sue affannose ricerche e qui, nel nostro occidente, a partire dal sesto secolo prima di Cristo ci fu un fermento di intelligenze che cominciarono razionalmente a chiedersi quale fosse la verità sulla propria natura e sulla natura dell’Universo che tutti ci contiene:


I primi grandi pensatori, i presocratici, cercavano gli “archè”, i principi vitali  che giustificassero l’essenza stessa delle cose (ilozoismo). E se Talete identificò nell’acqua l’incorruttibile materia che genera il mondo, Anassimene  pensava che essa andasse ricercata nell’aria e Anassimandro la identificò con “l’apeiron”, l’infinito indefinito da cui tutto proverebbe. Parmenide coniò la filosofia dell’Essere statico e immutabile mentre Eraclito vedeva nel movimento e nell’eterno divenire (Panta rei) l’essenza primaria delle cose. Il primo grande unificatore di queste contrapposte teorie fu il grande Platone che al divenire del mondo sensibile contrappose  l’iperuranio, il mondo delle idee, dove l’uomo tenderebbe e dove ci sarebbe  lo “stampo” primigenio ed immutabile di ogni apparenza terrena.  Aristotele razionalizzò ancor più queste impervie ricerche, analizzando “scientificamente” i fenomeni osservabili e identificando nel primo motore (Dio) il propulsore di una catena altrimenti infinita di causa-effetto (se ogni effetto ha una sua causa, il processo durerebbe all’infinito senza una causa prima). Ai filosofi si affiancavano i  primi matematici (Pitagora, Euclide, lo stesso Talete) e i primi astronomi e scienziati ( Archimede, Eulero, Eudosso, Aristarco, Ipparco, Tolomeo).  Gli atomisti  del calibro di Democrito  o Leucippo descrissero l’infinitamente piccolo avvicinandosi tanto alla realtà che soltanto la modernissima meccanica quantistica ne ha parzialmente smontato l’apparato, mentre l’epicureismo, lo stoicismo, il neoplatonismo, cercavano teorie che aiutassero l’uomo a lenire le sue sofferenze.
Il bisogno di Dio aleggiava sempre nel pensiero dell’uomo le scoperte scientifiche come pure le  credenze religiose si condizionavano reciprocamente!


A quei tempi  era opinione comune che l’Universo fosse sempre esistito,

ma  già con gli Stoici si cominciò a parlare  in infinite creazioni e distruzioni che si sarebbero replicate  sempre allo stesso modo.

Anche la Rivelazione ebraica, il Cristianesimo e il Giudaismo credevano al creazionismo :

Origene sposò la tesi degli Stoici ma senza accettare la replicazione continua degli stessi eventi;
mentre Agostino  negando che  lo spazio e il tempo  esistessero prima della creazione, entrò di prepotenza nel novero dei maggiore filosofi di tutti i tempi.

Già da tempo si osservavano i cieli formulando varie teorie intorno i movimenti della terra . Aristarco (310 a.c.)  aveva già capito che era la terra a girare intorno al Sole, ma ebbe più  fortuna la tesi di Tolomeo (367 a.c.) con la sua teoria degli epicicli, che vedeva la terra al centro del sistema solare.

Dovettero passare molto secoli prima che  Copernico mettesse a punto  la sua teoria eliocentrica dando la stura alle molte ricerche scientifiche da parte di  Keplero prima, di Galileo e Newton poi. Stava nascendo  la Scienza moderna nonostante che  l’inquisizione  tentasse di frenare ogni conquista bollandola come eresia!

Giordano Bruno come pure il nostro  Cesare Vanini pagarono con la vita le loro “Eresie” e furono arsi ed anzi il Vanini fu anche mutilato della lingua e strozzato prima di essere dato alle fiamme!

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Passarono i secoli, la visione meccanicistica del mondo si affermò sempre di più fino a far credere che tutti gli avvenimenti potessero essere predeterminati, ma con l’inizio del XX secolo due nuove teorie avrebbero spento l’entusiasmo positivista: la meccanica quantistica di Plank e le relatività di Einstein.
Si scoprì insomma che le leggi meccanicistiche scoperte da Newton non erano più valide per l’infinitamente piccolo o per l’infinitamente grande e questo gettò nello sconcerto il mondo della scienza e spense di colpo l’entusiasmo positivista.


Alcune conseguenze di queste nuove scoperte furono veramente sconcertanti e cambiarono completamente la nostra visione sulla nascita dell’Universo.


Finalmente si cominciava a capire  come tutto è avvenuto, la Scienza coniava una nuova teoria che studi ed esprimenti successivi avrebbero confermato:
Si affacciava sulla scena l’affascinante Big Bang.

Questo termine fu coniato in modo ironico e dispregiativo da uno studioso inglese che insegnava a Cambridge, certo Hoyle che aveva formulato la teoria dello Stato Stazionario. Egli insomma credeva che l’Universo fosse statico e che fosse sempre esistito, ma oggi sappiamo, perché lo si è potuto ormai variamente sperimentare, che Hoyle aveva torto:

L’Universo ha avuto un inizio 13,7 miliardi di anni fa ed è tutt’altro che stazionario. Esso  si espande a grande velocità con un curioso meccanismo laddove le galassie si allontanano le une dalle altre  pur senza muoversi direttamente ma come se fosse lo spazio stesso a dilatarsi.

Anche Einstein pensava, a torto,  che l’Universo fosse statico e ipotizzò l’esistenza di una forza misteriosa, la costante cosmologica che impediva agli astri di collassare secondo le leggi della gravità. Ma la sua teoria della relatività suggeriva proprio il contrario .

Il primo a formulare la teoria del BIG Bang o UOVO cosmico fu padre Lemaitre  che aveva tratto le sue conclusioni proprio studiando le formule di Einstein..
Ma fu  Hubble, con l’aiuto di potentissimi telescopi e l’analisi spettroscopica, a fornire le prove che l’Universo in effetti  si dilata espandendosi  in ogni direzione e da qualsiasi punto lo si osservi.  Egli, per calcolar la velocità d’espansione,  si basò sul metodo delle candele standard e cioè di alcune stelle di cui conosceva la luminosità, le Cefeidi per esempio, che pulsano con ritmi costanti.

Se l’Universo si dilata, ciò voleva  dire che prima era più piccolo e via via, andando indietro nel tempo, sempre più piccolo fino alle dimensioni sub microscopiche laddove la temperatura e la pressione dovevano essere altissime.

Hubble inoltre aveva scoperto la galassia  di Andromeda,cioè un altro mondo immenso fuori dalla nostra via Lattea, che fino al 1920 si pensava comprendesse l’intero Universo.

Hubble in una sola notte   ci fece capire che l’Universo era immensamente più grande di quanto si pensasse a quei tempi!!!

Non una sola  galassia con 100-200 miliardi di stella ma 100 miliardi di galassie simili alla nostra che ruotano tutte insieme nell’Universo infinito

Ma quali prove si  avevano che si era intrapresa la strada giusta?

A questo punto entra in scena uno scienziato russo.

Gamov pensò che se l’Universo, andando indietro nel tempo diventava sempre più piccolo, allora la sua pressione e la sua temperatura dovevano essere enormemente più alte e quindi  ipotizzò una  Radiazione cosmica di fondo che non riuscì a trovare personalmente ma che fu  scoperta poi quasi per caso da  Penzias e Wilson, due scienziati insigniti del premio nobel nel 1978. La teoria dello stato stazionario veniva così abbandonata per sempre mentre tutti gli scienziati del mondo confermarono la teoria  del BIG BANG

Molte però furono le critiche mosse  alla teoria del big bang:

Emersero perplessità  sull’equilibrio termico dello spazio profondo e sui tempi delle formazioni delle galassie: L’Universo è troppo grande e non abbastanza vecchio perché la sua temperatura sia costante in tutti i suoi punti, si disse.
.

Così, per rispondere a queste critiche, si formulò la teoria dell’Inflazione di Alan  Guth, la quale  prevedeva  che un Universo, inizialmente  piccolissimo e incredibilmente caldo, si sia espanso ad una velocità molto superiore a quella della luce  consentendo così l’uniformità della temperatura-
Le quattro forze della natura( forza nucleare forte, forza nucleare debole, elettromagnetismo e gravità) sarebbero state ancora fuse  insieme e l’espansione sarebbe avvenuta quando ancora le leggi di Einstein non potevano perciò  essere valide. Poi  la gravità si staccò dalle altre forze nei primi istanti di vita  liberando energia e consentendo l’inflazione di Guth. Sarebbe stato questo il momento in cui venne emessa la radiazione cosmica  di fondo  (380.000 anni).

Il WNIP, il satellite inviato dalla Nasa per avere conferma della teoria dell’inflazione  (2001)  ci fornì  nel 2003 un’immagine dell’Universo bambino (380.000 anni di età)- Tutto corrispondeva alle teorie proposte!!!  
Il Big bang non è più solo una teoria ma quasi una certezza verificata sperimentalmente.

 Vediamo ora come finirà:
Fra circa 5 miliardi di anni Il Sole starà esaurendo l’idrogeno di cui si “nutre”. Il Sole diventerà una  Gigante rossa: l’enorme nuvola di gas che lo compone sfuggirà all’attrazione del suo nucleo ed ingoierà prima Mercurio poi Venere e quindi la Terra.  Poi il nucleo si contrarrà  ancora di più ed il nostro astro  diventerà una nana bianca, per evolvere ancora in una nana nera  quando  tutto il suo calore residuo  si sarà disperso.
 Dopo qualche miliardo di anni spinto da una misteriosa Energia oscura, sulla cui natura ancora s’indaga,  l’Universo continuerà ad espandersi fino a dissolversi nel grande strappo  dove le molecole, i nuclei, gli stessi atomi si disgregheranno costituendo la FINE dell’Universo.

Molte stelle che oggi vediamo splendere nel cielo sono già estinte da anni: Dobbiamo pensare che la velocità della luce, per quanto grande, è pur sempre limitata e che occorrono a volte miliardi di anni per percorrere gli spazi infiniti dell’Universo.


 E dobbiamo pensare che le immagini del nostro presente saranno ancora captate tra miliardi di anni da mondi lontani.
Mi piace immaginare, fuori dai rigidi schemi della Scienza che, se disponessimo di una macchina più veloce della luce, potremmo raggiungere  i volti dei nostri genitori bambini vagare nello spazio  infinito. Questi pensieri mi affascinano e sconvolgono e, per vincere l’emozione  che me ne deriva a volte non mi resta che  rifugiarmi nella poesia:





La Luce

L’interruttore scatta,
una scintilla…
e la luce si perde all’improvviso
e sei nel buio
a domandarti

dove sta proiettando,
rubate agli occhi  tuoi,
le immagini e il tepore 
che ora devi provare a ricordare.
E non sai come
e perchè
e dove
vagano per lo spazio con furore
volti che ritenevi tuoi,
cose d’amore,
che forse incontreranno altre scintille,
si fonderanno,
correranno insieme
tra mille stelle
o bruceranno al Sole!!!