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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

lunedì, febbraio 17, 2014

HIV e AIDS




L’HIV  è un virus ed un virus  potrebbe essere considerato il più piccolo essere vivente se fosse capace di vita autonoma  ma non è così. Per vivere esso  deve parassitare un ospite e quindi è incapace  di sbrigarsela da solo. Come tutti gli esseri viventi lotta anche lui per la sua esistenza e, se non trova materiale su cui impiantarsi, naturalmente muore. Faccio questa premessa perché esprime un concetto importante: in natura e nell’arco di circa 4 miliardi di anni, la vita si esprime sotto forma di lotta continua tra specie  diversissime fra di loro,  dal batterio fino all’uomo ed ogni specie vivente cerca il modo migliore di rimanere a galla. Chi sbaglia si estingue e, come l’uomo neppure il virus dell’HIV ha nessuna intenzione di morire. Cosi il cavallo dispone della capacità di correre, il leone di aggredire,  il polpo di mimetizzarsi e così via. In questo mondo così variopinto, c’è da chiedersi se saranno gli uomini a vincere questa battaglia o gli insetti, i mammiferi o i batteri. Sto divagando ma non troppo perché il virus dell’HIV ha inventato un modo di sopravvivere molto singolare:  muta in continuazione il suo assetto genetico per così dire, in modo che non lo si possa studiare con facilità e quindi abbatterlo. Naturalmente io parlo di specie e non di singoli individui quando parlo di lotta per l’esistenza. Cioè, se parlo di  sopravvivenza dell’uomo, intendo quella di  tutta l’umanità e la stessa cosa faccio parlando di virus.

L’HIV per perpetuarsi usa diverse modalità di trasmissione :

·       la trasmissione sessuale;

·        la trasmissione ematica;

·      la trasmissione verticale (madre-figlio).

La trasmissione per via sessuale e di gran lunga la più diffusa (circa l’85%) e se all’inizio dell’epidemia si pensava che gli unici esposti fossero gli omosessuali, forse tale credenza  dipendeva dal fatto che  la mucosa anale  è molto meno spessa di quella vaginale e va più facilmente incontro a traumi durante un rapporto per  la minore lubrificazione di cui dispone. Ma anche un rapporto eterosessuale è molto a rischio specialmente per la donna che deve trattenere più a lungo  nel suo organismo un liquido seminale eventualmente infetto. Il rapporto orale, pur essendo notevolmente meno pericoloso, pure non può considerasi del tutto esente da possibili infezioni.La prevenzione  consiste nell’avere rapporti sempre con lo stesso partner o nell’usare il preservativo nei rapporti occasionali.

La trasmissione per via ematica  avviene 
 tramite l’uso della stessa siringa nei tossicodipendenti, durante una trasfusione di sangue se questo non è stato precedentemente trattato con processi  virucidici, durante pratiche dentistiche o tali da comportare l’uso di strumenti taglienti o perforanti la pelle. In questi casi la prevenzione consiste:
1)nell’evitare di usare aghi , siringhe, lamette già usati da altri prediligendo l’uso di materiale monouso (bisogna controllare anche il barbiere  e l’estetista) ;
2) nel richiedere l’autotrasfusione negli interventi programmati;
3) controllare che gli strumenti di dentisti, manicure, tatuaggi, piercig, pedicure, siano perfettamente sterili;

La trasmissione verticale (madre figlio) avviene:
1)    durante la gravidanza (attraverso la placenta);
2)    durante il parto;
3)    durante l’allattamento;
La prevenzione  in questi casi consiste nell’affidarsi  all’esperienza del medico che deciderà se effettuare un parto cesareo (più sicuro sotto questo punto di vista ) o ricorrere all’uso di appropriati medicinali (zidovudina) quando si sia accertato che la madre è infetta. Si eviterà anche di allattare i neonati col latte della madre infetta.


Saltando a piè pari la terapia di stretta competenza medica, posso invece illustrarvi, essendo proprio il mio campo come accertarsi  di non essersi infettati. Esiste un semplice test  di laboratorio di veloce esecuzione e di basso costo  che consente di evidenziare la presenza di anticorpi specifici che deporrebbero per un’infezione in atto. Ma bisogna tener presente che esiste un periodo di latenza fra il momento del contagio e la comparsa  degli anticorpi nel sangue.
Per cui conviene fare:
un primo test dopo un mese per acquisire, se negativo, una certa tranquillità;
un secondo test dopo tre mesi che da, se negativo, la quasi certezza di non essersi infettati;
un terzo test dopo sei mesi per avere, se negativo, la certezza di non correre alcun rischio.
Nel caso invece il test risulti positivo bisogna fare un ulteriore test di conferma  (la PCR per esempio) in strutture altamente specializzate in infettivologia.

Ma  che cosa succede se si viene in contatto con l’HIV?  Si rischia di doversi ammalare di AIDS  che è una malattia (sindrome da immunodeficienza acquisita) che, come dice il nome, abbassa le difese immunitarie dell’organismo che così va incontro ad ammalarsi  di qualsiasi malattia opportunistica portando il soggetto malato fino alla morte.  Non esiste ancora una terapia specifica contro l’AIDS e neanche un vaccino proprio per il motivo che vi ho accennato all’inizio. Il virus HIV infatti “muta” il suo aspetto impedendo ai ricercatori di allestire vaccini specifici. Ma HIV ed AIDS non sono la stessa cosa e, se si diagnostica un’infezione prima che il virus abbia dato luogo alla malattia, si potrà intervenire con una terapia che può allungare di molto la vita. Attenzione però: il paziente che sia  stato contagiato  da HIV, sarà sempre un potenziale pericolo di trasmissione del virus stesso.





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